Tanto non succederà

Avanti Tutti,
Fedeli alla Linea di mezzeria,
risoluti, nessuno guardi indietro!
Bruci pure la Foresta, poco importa,
lavorino senza quartiere i più piccoli,
né pane né rimedio,
non si faccia caso agli steli di donna
recisi e gettati nel deserto dell’uomo.
Sia metodico, continuo impegno,
bruci d’allegria
questo tempo fuori controllo
che nessun imperatore potrà sanare.
Tanto non succederà. – Dite??

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Tra eccesso e sconcerto: il caso Galloni/Buon Pastore.

Credo ci sia un limite invalicabile tra buono e cattivo gusto. Questo limite è oggettivo. Questo limite non va mai superato. Specie in poesia, specie quando non la si rispetta. E’ questo il caso di Gabriele Galloni, sedicente e logorroico poeta, attivissimo sui social. Trovo due affinità tra l’operazione Olimpia Buon Pastore e le opere proposte in passato da autori seri. La prima è con Ivano Ferrari, con l’unica differenza che lui dentro un macello ci ha lavorato davvero, mentre la sedicente Olimpia, monta e smonta cervelloticamente una madre che non l’ha mai messa al mondo. Primo perché non esiste la madre, secondo perché non esiste nemmeno Olimpia Buon Pastore. Si tratta del clone malato uscito a freddo dalla mente del sopra citato giovane autore, Gabriele Galloni, che, evidentemente, soffre molto se ogni giorno almeno una dozzina di persone non gli fa la claque. L’altro esempio illustre è quello dell’indimenticabile Beppe Salvia, negli anni in cui compose splendide poesie con lo pseudonimo femminile di Elisa Sansovino, raggiungendo risultati artistici di vertice. Nello specifico invece di Gabriele Buon Pastore (Olimpia Galloni?) la pretesa artistica e, diciamolo pure, umana dell’autore travestitosi da donna è pura arroganza e velleità. L’asticella è troppo alta, e l’esperimento non produce altro che gas. Ho ospitato Gabriele Galloni su queste pagine tempo fa, è, ribadisco, un ragazzo che ha bisogno prima di maturare e poi di sbocciare. Spero solo si renda conto della sconsideratezza e dell’assoluta mancanza di rispetto con cui ha trattato recensori e lettori di poesia: per parte mia aggiungo pubblicamente che non nutro più nessuna stima umana e artistica nei suoi confronti. Il ribrezzo che mi provoca il suo coming out sui social, dove rivela di essere la sedicente Olimpia e minaccia di rendere note mail private di ignari lettori/editori al falso profilo creato ad hoc, è davvero eccessivo.

BESTIARIO:

Olimpia Buonpastore ha scritto il canzoniere poetico più estremo degli anni Duemila. Le sue poesie sulla madre carbonizzano

Poesie di Olimpia Buonpastore dalla raccolta inedita “Corpo di mamma”

FLASHES E DEDICHE – 86 – “SQUIRTARE” TRA I VERSI DI OLIMPIA BUONPASTORE

Scrive Galloni su fb:

Nota a (o dal) margine (amArgine? sciacquati la penna prima)
La mia Olimpia Buonpastore, e la sua relativa silloge ‘Corpo di mamma’, sono state innanzitutto un esperimento sociale. E molti di voi – non tutti, ça va sans dire – ci sono cascati. Dopo la prima pubblicazione su Pangea, il finimondo; chiunque cercava la povera Olimpia: mail su mail, contatti su contatti. Proposte di pubblicazione a go go. Non sapevo a chi dare i resti.
Perché questo esperimento? vi starete chiedendo. (mah, veramente no, la tua bravata mi è stata riferita)
Volevo creare un personaggio; l’editoria italiana, più che di autori, ha bisogno di personaggi. It’s a fact. L’ultimo anno e mezzo di pubblicazioni lo dimostra. (parli dei vivinetti? avevi così bisogno di crearne un altro?) E dunque: biografia fittizia alle spalle, silloge (scritta in mezza mattinata) dal tema unitario, e una mail personalizzata: olimpiabuonpastore@libero.it.
Ho ricevuto più offerte con Olimpia Buonpastore – anche da editori prestigiosi come Nottetempo (perché è un editore prestigioso?) – che con il mio nome e il mio lavoro. (dunque, fatti delle domande sul reale spessore di quel che scrivi col tuo nome)
Questo conferma la mia tesi: non più autori, ma personaggi. Tant’è che quando svelavo la mia vera identità, tutti si tiravano indietro (eccerto, ti credevano donna e un po’ facile/disadattata… invece eri l’ennesima moglie del soldato). Ecco ciò che cerca l’editoria contemporanea. Olimpia Buonpastore ne è stata la prova. Poi un giorno – e ‘sti cazzi del diritto di privacy, coprirò i mittenti – pubblicherò magari tutte le mail adoranti ricevute dal mio ortonimo femminile: circa un centinaio.
E si trattava di merda, in fondo: versi in cui il dolorismo di certa poesia femminile veniva portato a un eccesso grandguignolesco. Ma contava il personaggio: una ragazza orfana di madre che, per ricostruire il genitore, non trova nulla di meglio da fare che buttare giù una silloge che considerare depravata è dire poco (‘na cagata, fa pure rima, che dici?). Personaggi, ribadisco; e non autori (sì caro, vedi di non ricapitarmi più tra le balle, qualunque sia l’identità che assumi).
Buona serata a tutti.

qui il falso profilo fb:

https://www.facebook.com/olimpia.buonpastore.16

I critici sono foglie morte

“I poeti animali parlanti | sciagurano in bellezza versi | profumati – nessuno li legge, | nessuno li ascolta. Gridano | nel deserto la loro legge di gravità.” Dario Bellezza.

«Queste non saranno pagine di critica. I critici sono foglie morte che giacciono immobili mentre lassù, in alto, infuria l’uragano. Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io stesso l’uragano; e anche l’unico modo di scrivere criticamente di poeti» Emanuel Carnevali

In genere i critici sono poeti senza ali, in altri casi porci con le ali, ma sono argutissimi: catalogano i libri anche senza leggerli. Non hanno bisogno di aprirli; rischierebbero di farsi plagiare, e poi sanno già chi sono i bravi e onesti, e chi sono i mediocri e disonesti. Soltanto i critici possono essere allo stesso modo mediocri e disonesti e, a dire il vero, lo sono quasi sempre. Il critico deve limitarsi a indicare e dirigere il buon gusto, le buone letture, specie ai non addetti ai lavori: ma si sa, l’idiota guarda il dito e molto volentieri se lo lascia mettere in culo. I poeti critici, o i critici poeti, sono tutti da deportare alla Cayenna, specie se fondano movimenti letterari già vecchi, specie se fanno gli opinabili opinionisti TV, specie se trombano poetesse (o, a seconda delle tendenze, poetini/chierichetti) appena ne trovano una passabile. Bisogna esonerarsi dal frequentarli e nemmeno tollerarli.

Della Poesia e dell’uso scorretto che se ne fa.

La Poesia c’è o non c’è. Chiunque pensi possa essere usata per scopi diversi dalla poesia non ne ha compresa la portata o è insano di mente. Non si fa uso diverso dalla Poesia che non sia Poesia: la si può criticare, può essere malmessa e non piacere, ma è pur sempre Poesia e non un telegramma. Chiunque interpreti diversamente la poesia, certo nasce da uno spunto, da un’emozione e dalla persona che c’é dietro, piantandogliela come un coltello tra le scapole, é soltanto un povero essere. Così come chi l’adopera per fare discutibili carriere, e atteggiarsi a madonnina. Si leghi una macina al collo e si getti nel torrente Senio, specie quando è in piena.

amArgine

Nato sulla piattaforma splinder, trasmigrato su iobloggo; amArgine è approdato qui a fine 2011. Era il mio blogghettino personale, senza pretese. Così è stato per qualche anno, fintanto che non decisi di trasformarlo in una buona occasione di incontro per cultori di musica, poesia e cose belle in genere. Fino al 2014, quando era underground, questo blog faceva un migliaio di visite l’anno, poco più poco meno. Dopo la svolta 6700 nel 2015, 7200 nel 2016, 30.300 nel 2017, 53.000 a oggi nel 2018. Sappiate tutti che lo faccio SOLO perché mi piace farlo e portarlo avanti. Quando non mi piacerà più smetterò immediatamente, mandandovi tutti a fare in culo, come ho sempre fatto nella vita, anche rinunciando a successo e visibilità, roba di cui non mi importa un emerito cazzo. In questi ultimi due giorni sto riflettendo seriamente se ne sia valsa la pena, o magari valga la pena di cambiar pelle. Non sopporto chi tiene la sua casina in ordine, linda e pulita, poi va a pisciare sul tappeto in casa d’altri. Dai, magari poi mi passa, ma di certo stasera l’umore è tipico di un lunedì di grosso autunno. Resta inteso che da ora in poi, chi viene qui per situazioni diverse dal buon leggere, sarà silenziato senza pietà. Cosa che fino a oggi ho evitato, ma da questo momento, qui, non è più una democrazia. Basta.

ho tanto di stigmate

La buona poesia, non esiste buona poesia, c’è Poesia e basta: se hai un minimo di onestà intellettuale e di preparazione la riconosci subito, il tempo la consacrerà (ma cosa importa?) ed è assolutamente da non confondersi con quella collezione di farfalle spillate in teca che è la letteratura. Troppo spesso siamo noi obnubilati dal bisogno di approvazione e relazioni sociali, tanto da esprimere giudizi che nulla hanno a che vedere con la Poesia. Si sa, è tipico dei mediocri dare buone recensioni in cambio di buone recensioni.

comunicazione

Rendo noto di non far più parte dei membri dell’Associazione Independent Poetry di Faenza, di cui sono stato co fondatore, a seguito degli episodi di forte e insanabile divergenza d’opinione accaduti negli scorsi giorni con altri associati e non.
A tale riguardo ho già provveduto a inoltrare regolare lettera di dimissioni in data di ieri: nemmeno faccio più parte dell’organizzazione del Festival Tres Dotes di Tredozio. Diffido pertanto l’associazione e la direzione del festival e loro collaboratori a non utilizzare da ora in poi il mio nome e la mia immagine, o qualsiasi altro materiale audiovisivo che mi riguarda.

Castelbolognese, 9 giugno 2018