I critici sono foglie morte

“I poeti animali parlanti | sciagurano in bellezza versi | profumati – nessuno li legge, | nessuno li ascolta. Gridano | nel deserto la loro legge di gravità.” Dario Bellezza.

«Queste non saranno pagine di critica. I critici sono foglie morte che giacciono immobili mentre lassù, in alto, infuria l’uragano. Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io stesso l’uragano; e anche l’unico modo di scrivere criticamente di poeti» Emanuel Carnevali

In genere i critici sono poeti senza ali, in altri casi porci con le ali, ma sono argutissimi: catalogano i libri anche senza leggerli. Non hanno bisogno di aprirli; rischierebbero di farsi plagiare, e poi sanno già chi sono i bravi e onesti, e chi sono i mediocri e disonesti. Soltanto i critici possono essere allo stesso modo mediocri e disonesti e, a dire il vero, lo sono quasi sempre. Il critico deve limitarsi a indicare e dirigere il buon gusto, le buone letture, specie ai non addetti ai lavori: ma si sa, l’idiota guarda il dito e molto volentieri se lo lascia mettere in culo. I poeti critici, o i critici poeti, sono tutti da deportare alla Cayenna, specie se fondano movimenti letterari già vecchi, specie se fanno gli opinabili opinionisti TV, specie se trombano poetesse (o, a seconda delle tendenze, poetini/chierichetti) appena ne trovano una passabile. Bisogna esonerarsi dal frequentarli e nemmeno tollerarli.

Annunci

Della Poesia e dell’uso scorretto che se ne fa.

La Poesia c’è o non c’è. Chiunque pensi possa essere usata per scopi diversi dalla poesia non ne ha compresa la portata o è insano di mente. Non si fa uso diverso dalla Poesia che non sia Poesia: la si può criticare, può essere malmessa e non piacere, ma è pur sempre Poesia e non un telegramma. Chiunque interpreti diversamente la poesia, certo nasce da uno spunto, da un’emozione e dalla persona che c’é dietro, piantandogliela come un coltello tra le scapole, é soltanto un povero essere. Così come chi l’adopera per fare discutibili carriere, e atteggiarsi a madonnina. Si leghi una macina al collo e si getti nel torrente Senio, specie quando è in piena.

amArgine

Nato sulla piattaforma splinder, trasmigrato su iobloggo; amArgine è approdato qui a fine 2011. Era il mio blogghettino personale, senza pretese. Così è stato per qualche anno, fintanto che non decisi di trasformarlo in una buona occasione di incontro per cultori di musica, poesia e cose belle in genere. Fino al 2014, quando era underground, questo blog faceva un migliaio di visite l’anno, poco più poco meno. Dopo la svolta 6700 nel 2015, 7200 nel 2016, 30.300 nel 2017, 53.000 a oggi nel 2018. Sappiate tutti che lo faccio SOLO perché mi piace farlo e portarlo avanti. Quando non mi piacerà più smetterò immediatamente, mandandovi tutti a fare in culo, come ho sempre fatto nella vita, anche rinunciando a successo e visibilità, roba di cui non mi importa un emerito cazzo. In questi ultimi due giorni sto riflettendo seriamente se ne sia valsa la pena, o magari valga la pena di cambiar pelle. Non sopporto chi tiene la sua casina in ordine, linda e pulita, poi va a pisciare sul tappeto in casa d’altri. Dai, magari poi mi passa, ma di certo stasera l’umore è tipico di un lunedì di grosso autunno. Resta inteso che da ora in poi, chi viene qui per situazioni diverse dal buon leggere, sarà silenziato senza pietà. Cosa che fino a oggi ho evitato, ma da questo momento, qui, non è più una democrazia. Basta.

ho tanto di stigmate

La buona poesia, non esiste buona poesia, c’è Poesia e basta: se hai un minimo di onestà intellettuale e di preparazione la riconosci subito, il tempo la consacrerà (ma cosa importa?) ed è assolutamente da non confondersi con quella collezione di farfalle spillate in teca che è la letteratura. Troppo spesso siamo noi obnubilati dal bisogno di approvazione e relazioni sociali, tanto da esprimere giudizi che nulla hanno a che vedere con la Poesia. Si sa, è tipico dei mediocri dare buone recensioni in cambio di buone recensioni.

comunicazione

Rendo noto di non far più parte dei membri dell’Associazione Independent Poetry di Faenza, di cui sono stato co fondatore, a seguito degli episodi di forte e insanabile divergenza d’opinione accaduti negli scorsi giorni con altri associati e non.
A tale riguardo ho già provveduto a inoltrare regolare lettera di dimissioni in data di ieri: nemmeno faccio più parte dell’organizzazione del Festival Tres Dotes di Tredozio. Diffido pertanto l’associazione e la direzione del festival e loro collaboratori a non utilizzare da ora in poi il mio nome e la mia immagine, o qualsiasi altro materiale audiovisivo che mi riguarda.

Castelbolognese, 9 giugno 2018

Il poeta, l’assassino, sua Santità

Il sistema poetico letterario italiano è fatto come gli strati geologici, dal basso si lecca verso l’alto sperando nel classico ascensore sociale.
Conoscevo il fenomeno dei leccaculo, poi mi sono imparato anche quello degli scherani.

Se proprio ci tieni a farne parte devi possedere un’adeguata dose di anticorpi. Specie quando appaiono i cosidetti “fenomeni”. Fidati nella misura in cui riconosci il talento del tuo interlocutore, bellissimi incontri sono ancora possibili, incontri con persone ma non tra poeti. Sii coerente e non scendere a compromessi. Non esitare a cambiar strada non appena ti accorgi che le cose cambiano.

Stattene a margine, occasionalmente una qualche auto ti sfiorerà, ma non fa male.

vivi netto ragazzuolo (2)

pubblico qui gli screen shot della conversazione avuta con il futuro premio Pulitzer per la Poesia domenica scorsa. Giusto per vedere chi ha offeso chi. Mi limito a questi, non certo a quelli delle decinaia di offese ed epiteti che la stessa ha procurato sulla sua pagina e diretti alla mia persona. Preghi il futuro premio Pulitzer che nessuno mi venga più ad offendere o a insultare.