letture amArgine: Stefano Vitale “La saggezza degli Ubriachi” (2017)

Stefano Vitale ha sempre avuto il pregio della chiarezza: non quella banalizzante o didascalica di facile arredo, ma una chiarezza caparbiamente raffinata e secreta. Ha lavorato con tensione e attenzione sull’occasione poetica, sulla materia sorvegliata del verso, del suono, della parola. Ci conduce tra specchi deformati, vapori, ombre, disegni abbozzati, alla ricerca del Vero, che per noi tutti «eterni dilettanti della vita», «fatti della stessa materia dei nostri sbagli» è il naturale senso del viaggio stesso «passo dopo passo/ all’indietro/ verso la prima e ultima luce».
La forza di questi testi sorprende sia per la grande veemenza concettuale degli incipit, sia per l’eruzione dal fondale delle riflessioni e dei pensieri introspettivi, di improvvise e decisive aperture gnomiche («la voglia di sentenze»), che nulla hanno a condividere con il facile epigrammismo e la saccente sentenziosità che inaridiscono certa poesia contemporanea.
(dalla prefazione di Alfredo Rienzi)

Desideriamo soste felici di sospensione
nella congettura che gli altri hanno di noi
nell’illusione di presentarci intelligenti
perché silenti e talvolta sorridenti
anche un po’ distratti
eppure così affidabili e improbabili.
Ma non abbiamo imparato la lezione
così ci coglie in fallo la voglia di sentenze
e ci tiene in stallo il maldestro tentativo
di ridurre le distanze tra noi e la maldicenza.
Eterni dilettanti della vita
dovremmo camminare rasenti ai muri
per godere del silenzio
dei nostri pensieri nascosti e veri
nella segreta allegria, o meglio, allergia
al mondo che si rivela goccia dopo goccia
nella porosità del tempo.
Così temiamo e aspettiamo
che qualcuno se ne accorga
e nel dubbio ci dica:
ma tu, quella volta, c’eri?

*

Rubare i sogni delle piante?
Pensa, è solo acqua e luce quel che desiderano
senza sosta né errori fanno la spola
tra la terra e il vento.
Sembra una contorsione
ma è un volo perfetto
contro ogni disperazione.
Rubare i sogni delle piante?
È quel che mi dico la mattina
guardando nello specchio
il volto consumato
dalla notte appena abbandonata
al suo destino.

*

Contro l’ingarbugliarsi delle cose
vince la mente immobile
attenta a evitare trappole,
lacci, spilli e sabotaggi:
tacere è la verità della ragione
rende impermeabili allo sconnesso movimento
tiene al riparo dagli assalti del nemico
perché dentro di noi riposa
il senso dell’orientamento.
Gli occhi strizzati nel buio vedono
stelle evanescenti
perfette costellazioni di niente
nella nera calma che inonda il mondo.

*

Siamo in trappola
su questo dente di granito
tra un respiro e una bestemmia
affiorano gli istanti illuminati
così senza una ragione
come quando s’era bambini
e non conoscevamo né felicità né dolore
ma niente ora ricordiamo.
Oltre l’indicibile resta l’agonia
del tempo che intanto tutto allevia
anche il peso dell’errore
che noi stessi siamo.

*

La finestra sul terrazzo
è aperta sul teatro
di rose e gelsomini
trionfo innocente dell’allegria
di questa inquieta primavera
tremolante e timida carezza
sull’acero rosso di ruggine e di fuoco
sulla fiera idrangea ancora da fiorire
sulle pallide piccole mele
sulle tenere timide ortensie.
Il profumo del rosmarino
è un vortice di luce e mare
che protegge i piccoli bossi
accucciati ai suoi piedi:
il resto è verde in ogni possibile
sfumatura che avvolge l’aria
e ferma il tempo nell’istante
d’un eterno ritorno
forma dell’Essere
incomprensibile e chiarissima
Natura

*

Grande è il suono del silenzio
respiro sospeso di slanci
tra l’arco e il muro del tempo
ansima tra i vicoli dei volti sorpresi
pizzica la pelle dei morti
accarezza i pensieri più storti
e ritorna qui, al centro della terra,
dentro di noi, inermi creature
sedute sull’orlo di un cielo in tempesta
il gesto calmo del suono celato
nell’ossessione scomposta della vita che ci resta
pesta nel mortaio dell’inutile attesa
per poi sfumare nel pianissimo del Nulla
oltre il dolore
oltre una porta chiusa per sempre.

(Toru Takemitsu, Requiem per archi).
84

**

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.
Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia; nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce). Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007, prefazione di Giorgio Luzzi)) che hanno dato vita a spettacoli di poesia e musica. Ha partecipato inoltre a diversi Festival e letture pubbliche, sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie (ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta” , Puntoacapo, 2013 e “Il fiore della poesia”, Puntoacapo, 2016). Nel 2012 ha pubblicato la raccolta “Il retro delle cose” (prefazione di Gabriella Sica) sempre per Puntoacapo. Nel 2013 “Angeli” presso l’editore Gribaudo nella collana “Disegno diverso” con le illustrazioni di Albertina Bollati. Dal libro è nato lo spettacolo omonimo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra di Torino nel 2014 e nel 2015 nel quadro di “Torino Spiritualità”.. Ha curato, con Maria Antonietta Macciocu, l’antologia di poesia “Mal’Amore no. Frammenti di un percorso amoroso” (prefazione di Bianca Pitzorno) per le Edizioni “SeNonOraQuando”? (2015). Nel 2016 ha scritto una silloge di 24 poesie per il catalogo e la mostra “La figura messa a nudo” di Ezio Gribaudo presentata all’Accademia Albertina di Torino. Nel 2017 pubblica presso “La vita felice” la raccolta di poesie “La saggezza degli ubriachi” (prefazione di Alfredo Rienzi). Giornalista pubblicista, è redattore della rivista “école”. Idee per l’Educazione (Como) dove cura la rubrica “Anni Verdi” e del giornale on line http://www.ilgiornalaccio.net con le rubriche “Fatti e Misfatti” e “Oggetti smarriti” dedicata alla critica letteraria e di poesia in particolare.