tutte le poesie

i sogni a turno sono vittime
di sonni leggeri e cupe vampe,
invocano piaceri a pioggia
che rivedranno il sole:
tutto tace, anche l’eco, ben oltre
la necessità di rinsavire

nel conforto senza fede
tutte le poesie cercano sostanza.
bisognerebbe tacere
quando c’è nulla da dire su vicoli
diventati campi d’amore e guerra
per opposte fazioni di felini

le campane di Forte Interrotto

sulla via di Forte Interrotto
fossili di vita trascorsa
e lo squillare senza fonte
di campane mosse dal vento.
sono venuto a vivere il silenzio
di fantaccini falciati,
derubati anche del nome
e dispersi nella furia della Vaia

in attesa del rientro
a morire di cicale e zanzare,
anche noi carne da cannone:
questa volta
non prenderanno prigionieri
ma siamo già in gabbia,
poveri e illusi

Ho un libro pronto

M’incontro periodicamente, non so
stia bene o male e poco importa
sia sereno, piova, afa o freddo,
argomenti di conversazione futili
e utili a tenere caldo il ferro.
I sogni, invece, fanno parte della notte.
Quelli a occhi aperti sono inutili.
Credo anche di aver sognato,
ma non ricordo bene la trama
e quante pagine fossero.
Adoro il profumo di stampa fresca
di un volume nuovo, lo trovo legittimo
e denso. Spesso mi chiedo
cosa sarà di me, quanti possibili destini
abbia ancora a disposizione,
ma finisco per sembrarmi patetico.
Onestamente non mi sopporto.
Ho un libro pronto, lo scriverò
soltanto alle mie condizioni
non certo per compiacere editori
e critici da sbarco.

la lunetta

riposano tra rocce e faggi,
il sentiero va oltre la fine del mondo,
le nubi non domandano
ma vorrebbero sapere di tante croci:
perché la vaia sia stata dolce con alcuni
così tremenda con altri

chiedono quanto metallo sia rimasto,
quanto ne resti tra le ossa
di tanta roccia interrotta.
ancora si specchiano,
anche chi, caro a Dio, non ha nome
sopra questo altipiano di buche

lascia andare

lascia andare
trattieni quel poco di stillato
sulle spalle, tra i capelli,
ci vuole mano ferma
per poter afferrare la pioggia,
il cattivo tempo che tutto è

quando nacqui
c’erano sporco e scontento
solo meno case
a fare differenza.
andrò contento, quando sarà,
con l’impossibile peggioramento

oggi piove,
quel che fa lo fa in silenzio,
delicatamente in tranquillità
taglia e disinfetta preciso,
non interrompere
lascia andare

e sta bene

Almeno non vedo più
la tua faccia da culo.

Scartò il panino
per sgombrare la bocca
dal sapore d’insulto,
non prima di essersi lagnato
per il caldo, e bere
per mandar giù tutto.
Non è tempo di ripensamenti,
ancora non sente sale,
quand’è sangue in tumulto
e sta bene.

l’ultimo passo

amore al tempo dei bastoni
è dare una mano a non cadere,
rialzarsi quando inizia a muovere
la campana delle Dodici

il ribelle diavolo ch’è stato
fa parte ormai del non c’é più:
tutto suo nonno, dicevano

amore aiuta a rialzarsi
urtando lieve un banco vuoto,
vanno via insieme
a compiere l’ultimo passo