sul declinare

Deliziosi silenzi carichi
di voci in lontananza
non capire una parola,
trovo fascinosi certi intrecci
di attempate signorine
con giovanotti in disarmo.

Alcuni sono poeti, altri
viaggiatori difficili da riconoscere
specialmente al mattino,

non sanno più tenere un’arma in mano,
ma sono pronti a declinare senza sosta
ogni piega del tramonto.

Lasciano impronte lievi sul talco
usciti dopo un bagno
coi loro bagagli e i trucchi
dimenticati sul letto

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sempreverde

Unico mai fuori servizio
sempreverde
non accenna a trovare riposo
nemmeno sui luoghi
in cui ha già suonato,

c’è bisogno traboccante
di seminare, confondere
senza ripensamenti
coinquilini di seconda mano,
perdute le chiavi del cuore

basta nemmeno anteporre
un annuncio con fotografia
per dire, liberatemi
da questo bene maledetto
mai voluto,

consci che ogni Roma
porta i geni sciatti della fine
e la luna è in pessime condizioni,
ovunque ci risveglieremo
soli e forestieri e al freddo.