Consummatum est (a Primo Levi) di Sante Notarnicola

Sante Notarnicola (1938 – 2021)

È stato freddo e feroce
l’inizio di questo aprile
deturpato dai silenzi
che
scuotono-inseguono
e ci riportano
i ricordi originali
quando: leggendo il possibile,
tutti quanti ci schierammo.

Auschwitz, la fine dell’infanzia:
un’ombra lunga sui giochi
interrotti e mai più ripetuti.

Ma rimane il ricordo
del gallo di metallo: trafitto
dalla banderuola di latta
che vibrava al soffio del vento,
e
questo aprile così duro
ha il colore dello sterrato,
tarda a passare e ci costringe
spalle al muro al silenzio,
perché tutto possa consumarsi.

*

Ricordo di Sante Notarnicola (Castellaneta, 15 dicembre 1938 – Bologna, 22 marzo 2021) con una lettura di Gian Maria Volontè.

Tutti i testi sono stati tratti da
https://santenotarnicola.it/

IL GUARDIANO DELLE MACCHINE

Venni dal Sud
con la mia valigia di cartone

Il padrone
gettò al volo cinquanta lire
al guardiano delle macchine:
“Tieni ragazzo, divertiti!”
Le cinquanta lire rotolarono
sull’asfalto fermandosi
vicino ad un tombino.
Soddisfatto il padrone
entrò nell’Hotel
con la sua puttana.
Guardai la moneta
allungai il piede
spingendola nel buco.

Pioveva. Lunga,
lunga la strada
per la periferia. Quella
sera non presi il tram,
mi mancavano cinquanta lire.

Venni dal Sud
con la mia valigia di cartone

S. Vittore 25 marzo 1970

*

GALERA

Là, dov’era più umido
fecero un fosso enorme
e nella roccia scavarono
nicchie e le sbarrarono

alzarono poi garitte e torrioni
e ci misero dei soldati, a guardia

ci fecero indossare la casacca
e ci chiamarono delinquenti

infine
vollero sbarrare il cielo

non ci riuscirono del tutto

altissimi
guardiamo i gabbiani che volano.

Favignana 1 giugno 1973

*

UNA LACRIMA

Con la Grande Svolta
venne la restaurazione
e furono necessarie
le pietre e gli acciai.

Smarrimmo alla svelta
gli scopi e non fu possibile
vivere sopra le righe.

In un angolo
una donna a tutt’oggi aspetta.
Una lacrima lunga
scivola via.
Troppo lunga da asciugare.

(1987)

*

MAGGIO

Succede che di maggio
i confini delle colline
restano nel vago

e furono quelli i giorni
in cui ci trovammo
ad osservare il grano immaturo

C’erano già i primi papaveri,
e i moscerini…
La rugiada, e quel filo di vento
sul tuo corpo…

Come quella volta che,
nel chiuso dell’inverno,
ti chiesi tutto il possibile.
E tu: ritta,
afferrata alla sponda del letto,
svelasti ogni mistero. Ricordi?

Su questo campo torniamo
e ti pieghi sul fianco
e osservo tutte le pieghe dell’universo
e il grano, che resta tutt’ora immaturo

Succede che di maggio
i profili delle colline
restano nel vago…

(2001)

*

Sulla tomba di mio nonno
c’è scritto:
“Eroe, morto per la patria”.
Sulla tomba di mio padre c’è scritto:
“Eroe, morto per la libertà”.
Sulla tomba di mio zio
c’è scritto:
“Eroe, morto per il lavoro”.
No, imbecille, sulla mia tomba
scriverai: “Bandito!”.

(1970)

*

Stamani anche i mandorli sono fioriti

A Bianca G. Serra

Alla maniera ebraica
qui sulla tua tomba
vengo a posare
la pietra del cordoglio
e a raccontarti
cose raccattate
sul selciato assolato

Sepolcro privilegiato il tuo
– si dice in giro –
proprio di fronte al mare
oggi infuriato e,
dall’altro lato:
i tuoi amati monti
e poi, ancora,
i fiorellini che coprono
tutto il prato intorno.

Spero tu possa sentire
per un momento solo
questi profumi
che stordiscono,
e udire se puoi
i rumori del vento
e del mare
che cullano il tuo sonno.

Tutte le lapidi qui
sono ruvide, lo sai,
consumate dal tempo,
del vento, incessante
nei mesi più freddi.

In questo pezzo di terra
volutamente disadorno
affido la memoria
tua e mia
a questa piccola pietra.

Giugnola 1 luglio 2014

*

Poesia come strumento di agitazione. Poesia
per comunicare in condizioni difficili. Poesia
per rompere l’isolamento a cui vorrebbero
costringere corpo e cervello. Poesia come difesa
dall’abbrutimento della prigione. Poesia
per amare ancora, per vivere ugualmente
una vita complessiva

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