Tutti assolti

Poteri dello stato.
.
Pennacchi neri su teste equine
lucide di fatica mentre tirano
il carro così lento
da fare accapponare il gelsomino
sui muri più vecchi
.
conoscono la storia fino alla noia,
sanno come funziona,
cosa bisogna dimenticare
perché replichi il dramma
.
tutti assolti,
il danaro lenisce ogni menzogna
lava a specchio le strade d’ogni città
pronta a cedere il passo.

*

Giganti

Photo by Kilian M
I giganti non vivono a lungo,
amano rimanere in ombra
perché non è lecito farsi vedere
solo per vanità di essere osservati,
hanno un cuore troppo grande
lo adoperano senza parsimonia
e mani grandi come piazze,
le loro idee volano in fretta
che sono più vicine al cielo.
.
Amano le nuvole,
la loro testa le sorvola
non è illecito pensare
come saprebbero accarezzarle;
quando torna maggio vogliono
uscire, ma non sanno
com’è fatto il mondo.

*

Fotografie

Guarda non saluta,
ancora regge lo spazio violato
dal passaggio del vento.
Le ferite non cedono 
e nemmeno chiuderanno.
.
Sui muri c’erano angeli,
caselli della via crucis,
la realtà non è pose di luce
e questa è guerra,
sento di dovermene andare.
.
Rimane là con fierezza
il suo lavoro è non cadere:
quel piccolo miracolo 
parla da solo, resta su
come nelle fotografie.

*

L’epoca post traumatica

L’epoca post traumatica è terminata,
tornano gli stermini, fame e malattia
sono sempre state qui, ce n’è voluta
a demolire i privilegi di piccoli mondi,
il lavoro finalmente ritorna a due lire,
previdenza, leggi giuste, ideologie
e tutti quanti hanno creduto all’idea
di giustizia, al bisogno e alle risposte
che fatica stordirli col progresso
mentre si saziavano a morirne.

*

.
L’epoca post traumatica, così mi è venuto di definirla, è stata quel lasso di tempo intercorrente tra il 1945 e il 1989. Periodo di tempo in cui la guerra in Europa, nelle altre parti del mondo no ma erano quasi tutte guerre per procura, era considerata tabù dopo i traumi provocati dalla seconda guerra mondiale. Ingenuamente si pensava che non ci sarebbero più state ingiustizie, fame, discriminazione. La guerra fredda in Europa è stata un universo di violenza latente. L’occidente pur di vincerla ha addirittura acconsentito al benessere diffuso, alla libertà di parola, ai diritti dei lavoratori: tutti ammennicoli che in epoca successiva hanno iniziato a essere smantellati. Nell’Europa attuale chi dice la verità rischia la vita. Ora che i fascismi corrono indisturbati e le armi vanno via come il pane.

Sabato 22:21

Amo poco le formalità, intanto
tra sette anni saranno settanta,
e non ho ancora ben chiaro
cosa potrei fare da grande:
non so quanti ne rimangano
e di tutti quanti i trascorsi
pochi sono stati vita, sai
è scarica ad alta tensione
durante il temporale,
credo di aver saputo cosa fosse
soltanto alla fine,
quando l’affaticamento
fa sentire cotti e mangiati,
o un treno per Ravenna
inchiodato a Classe
che non riparte più.

*

Nulla dietro

Il guado è dentro un fiume
stagnante, profondo,
che ha smarrito la via del mare
illuso com’è da un paese
riempito a rivoli di latte e miele.
Dentro l’acqua scura
prospera pesce coriaceo e cattivo.
La riva lascia intravedere
nulla dietro,
l’indovino predice e tace
l’esistenza di un luogo
dove le strade corrono parallele
intersecando per un istante
i propri destini,
dove ogni casa possiede un numero
diverso da ogni altra
e una cassetta senza lettere.
Qualcuno pensa sia possibile.

*

Fin qui

Dove porti,
dove mi hai portato,
chi sei:
maggio e subito dopo era novembre,
chiedo chi sei
non ti conosco,
di te soltanto le spalle sono familiari,
non guardi, rispondi
fin qui
nel tempo non luogo,
fin qui
dove stanno illusioni
nessuna città
niente piatti
da riempire con frutta e grano,
bastano le mani, il fiato,
le labbra;
un cambio di piano e ancora
fin qui.

*

di un poeta

Piero ha scritto anche poesie,
le ha tracciate sulla neve
bianca come carta senz’esserla.
La neve con suo disinganno
si è disfatta, e tanta poesia
si è sciolta in acqua per dissetare
uccelli, lupi, la terra stessa
che l’invocava da lungo tempo.
Così è stato,
la Terra si è resa conto
forse fuori tempo
dell’esistenza di un Poeta.

*

Lavoricidio (lettera a un lavoratore nato morto)

Oggi hai chiuso, senza bisogno di dimissioni, senza aver mai iniziato un lavoro privo di dignità, senza paga. Niente si perde, se non l’emozione di un momento dato in pasto ai riflettori, poi torna tutto buio, come il freddo di una delle tante tombe di lavoratori senza pretese, senza garanzie, bisognosi soltanto di tornare a casa la sera. Che pensare di un paese, un luogo stretto e lungo come un imbuto, uno stivale, pieno di ignoranti sorridenti consacrati al soldo, capaci di vendere anche l’ingiustizia? E tu, così giovane, già così freddo, recapitato al luogo del non ritorno, in compagnia di tanti come te. Giovani, più anziani, uomini, donne, chiunque aveva un nome che adesso non ha più. E i sindacati? Lasciali rifiatare nei loro uffici più belli, nelle anticamere di poltroncine di un colore solo, ai loro galà di pensionati, alle manifestazioni di momentaneo cordoglio: non hanno altro da fare, non funzionano più. Fossero stati efficienti, tu non saresti là sotto a star zitto. Quando si muore di lavoro, nell’approssimazione della fretta, perché i soldi son pochi, perché le carte sono a posto il resto no, quando i mandanti non saranno mai puniti, si chiama lavoricidio.