Amore, indignazione

Alcuni portano felicità ovunque vadano.
Altri quando se ne vanno. (Oscar Wilde)

Amore, indignazione.
Rischio di ripetizione
commuove sapere d’essere
in due di fronte al mondo.

Sorsi della capacità di un medinait
con ghiaccio, pari portata amore dolore
da smaltire indugiando
per dimenticare meglio.

Burrasca di rose, mentre ti guardo
amore buono.
Torna fra vent’anni, dicembre è lontano,
i capelli filano, la tinta è terminata.

La notte si sposta tutta immobile,
basterebbe sedersi senza ascoltare:
il tagliaerba reclama vendetta,
l’acqua ragia mente, la santità latita.

La mano in mano, sempre,
questo amore è stato luna, spettacolo,
non intendevo prassi
ma per sempre

cosa successe dopo

un labbro, un accento,
non si è mai scoperto
poi, cosa successe dopo?

il non visto.
oltre il vestito
il sale sa di poter sciogliere
dolore con dolore

fianco a fianco, stesso respiro
aromi di sera e carezze,
sorrisi, sorsate
al costo di una lacrima,
colgono senza gravità
grazia indomita e ferina:
moneta sotto la panca
in me

ancora

ecco tutto

Non smetto di essere spudorato,
di mostrarti i miei muscoli vocali;
la pazienza violenta
pronta a spazientire:
senza te non potrei più respirare.

Una profonda fondazione
ammirare senza lasciarlo intendere.
Amore. Batte in ritirata
il tempo necessario al primo bacio
da sempre voluto.

Voler bene
a ogni singola goccia di destino,
ogni tormento,
ogni notte,
lasciandoli passare.

Infine s’alzano gli occhi, i nostri,
tormenta elettrica, vigilia di pioggia:
ecco le mani,
ecco tutto, amore

Perché, credo, non ci sia più una netta demarcazione tra noi. Io, certamente, sono Te.

dentro l’appartenenza

accoccolato sull’ombra
il desiderio turgido e afono
attende refrigerio
dalla tua seta, trovando
dentro l’appartenenza
essenza vera d’amore,
della stessa natura di figli,
comune destino senza riserve

lo stesso ogni giorno,
da quando il seno ti libera
il cuore rosso,
malgrado scarti improvvisi,
il meglio
dell’intero esistere

Cydonia

Ho visto un sogno, intanto
gli astri divoravano false promesse
e talenti in derive senza necessità.

Volevo l’inafferrabile.
Primo varco è stato il cuore.
Amore è un passamano meraviglioso.

La seconda, Cydonia di nuovo libera,
non più consumata di belle speranze
per l’eternità.

Finalmente calore in tanto caldo,
tutto incita a nascere: le mani,
gli immensi, sanno riconoscersi.

Ti muovi come futuro

non sei sola,
nemmeno là, dove cerchi ombra
e l’Aurelia sibila traffico

dove l’unico bicchiere d’acqua
è in mezzo a due parole,
e tutto il resto finti bisogni

sarei solo, non potrei respirare
se non ti sapessi, amo
i vestitini estivi cuciti a fiori

ed eleganza accorta,
quando le cose non si fermano,
né passano, là dove sei tu

dove sono anch’io, e le finestre
danno tutte sui tuoi occhi,
che poi sono i miei

ti muovi come futuro,
certo esisti

Giornata di vigilia

Giornata di vigilia,
obblighi di pane e mattina
sorridendo, suoni d’argento.
Manchino pure le rondini,
sono distanti anch’esse,
ma ci sei tu.

Amore non è plenilunio rosa,
tranne giornate come questa,
in eccesso d’iperboli
a definire bellezza, oltre l’oggi
altro futuro.

Quando mi racconti la tua vita,
io la mia,
libellula sudata,
vibrano le ali
sul mio cuore.

Ci si incontra e scontra
sui condizionali,
nei caffè con poco zucchero.
Ti voglio con semplicità,
sono seduto, scrivo.
Penso a te.

Edith

che tanto amore sia defluito
e diventato scorso
in così pochi momenti,
specie di marea senza Luna,
ne definisce l’umanità

conchiglia lasciata persa
da chi o cosa non è stato,
sola, atterrita, infelice,
certo il bisogno dell’abbraccio
così come non è mai stato

dopo tutto
è accaduto niente,
l’acqua manterrà il suo nome,
i figli scorderanno i padri,
i maschi a coprirsi di ridicolo

fumando
penso questa beffa
di te nemmeno l’ombra,
una rondine si racconta in volo.
poi tre