all’orto botanico

mi piace guardare
morire, spuntare,
e tempo dopo, rinata
adoro imparare da te
che ogni spina ha un nome
e un posto dove stare,
mentre la tua risata,
divagazione di un attimo,
attraversa l’aria d’eucalipti
fino alla punta dei capelli
della palma di Goethe,
intatta come l’autunno.
Adoro il disappunto breve
sui lucchetti chiusi in serra,
e andare via senza neanche
sfiorare l’orchidea.
La passiflora invece cresce
e non ricorda quanto,
solo passione che sfugge
ai vetri e li infrange lenta,
violenta, pensandosi già a casa,
dal piano superiore al tetto,
e nelle aiuole sfilate e antiche
dove aspetto da un momento
all’altro di rivedere Linneo,
senza per altro
incontrarlo mai.
*
(da qui è Lontano, Tempo al Libro Faenza, 2010)
*

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