Torna a casa

Torna a casa col solito freddo
che non saluta,
rimane seduto tra gli oggetti
intenti alla cura della casa.
.
Nessuno è stato qui, fuori
è delizioso rimarcare avverbi e aggettivi
dando spazio ai sogni lanciati
su chilometri d’acqua mai caduta.
.
Torna a casa per sentirsi ospite
tra armadi e libri, alcuni letti altri no,
fuori il tempo gira
senza memoria come sempre.
.
L’inospitalità si concede qualche giorno 
per l’essenziale riadattamento
alla vita sempre uguale e piena.
L’arrivo è borse poggiate a terra.
.
Nulla accoglie, altrettanto rifiuta.
Unico modo per guardare e vedersi
è appannare lo specchio.

*

Altrove

Nervose le ginocchia non fanno presa
sul cruscotto e voci cantilenano
sottolineando un tramonto che sembra vero,
forse è soltanto altrove,
gli uccelli non cantano, accordano
mentre i sogni provano a ricordare le corsie
verso un cassetto
dove il mare prende lunghe pause.
Intanto la strada vuole proseguire.

*

Tra primo e secondo tempo

Foto Gisella Canzian
Dio soffierà via
le minacce di pioggia di un giorno
che si farà notte
in attesa del successivo,
sempre lo stesso
mai disposto ad arrivare;
col tempo, non te ne accorgi,
ogni piccola cosa si fa sabbia
per le onde che la portano via
scivolare inavvertito,
tutto non termina rapido
è concerto suonato in ombra
dove gli astanti non fanno che pregare
incapaci,
impoveriti come uranio
dentro il deserto soffice
dove l’ascolto è inibito
tra primo e secondo tempo.

*

Confidenze

Quando parliamo in silenzio 
sorgono monti di domande insondabili
per via delle risposte.
.
Gli anni provano la carne con freddo,
febbri e piaceri e speranze
ma quel poco detto è molto meno del resto.
.
Basta così a finire il giorno,
ritrovare la notte e coprirsi col buio
dov’è altra vita, resta qualcosa
del mare da cui partimmo.

*

Caro esimio giorno

Caro esimio giorno,
mi diverto a smussare gli angoli
inciampando su ogni pietra
giusto per darti soddisfazione,
altrimenti illanguidisci e non trovi pace
se non hai sulla lingua il sapore di sale
delle lacrime altrui.
Ti ho buggerato e non te ne sei accorto.
Ho gustato pane fresco, fumato bene,
riordinato alcuni oggetti
che ritenevo smarriti. Quel che manca
lo troverò domani.

*

Italia delocalizzata

Siamo Italia figliastra dei savoia
della cricca ben salda comunque vada
dei vecchi arnesi pieni di ruggine
che sono il nostro bello assieme alle pietre
alle tele dipinte di un passato
mai più presente,
siamo quelli che sanno tenere chiuso senza pietà
il singhiozzo dentro lo stomaco,
bravi a sparare ma non sappiamo usare il fucile.
.
Siamo Italia radiosa di un giorno di festa
dopo tanto patire pronto a tornare,
qui da noi tutti vogliono andar via
ma torneranno, ardimentosi rocciatori
pronti a scalare muri verso la prima finestra aperta.
.
Siamo Italia a ore,
Italia delocalizzata.
Anche oggi sempre pronti a sputare il solito
siamo in Italia.

*

Non ho piu’

con la pelle scavata d’inverni,
mi sento giovane alle soglie del seno:
quello che non ho mai avuto, avrò,
sulla pelle che profuma di sangue
non si sente urlare,
pensando sia gradevole il suo profumo
e altrettanto lo scricchiolio
di alberi fottuti dal vento;
le unghie guardano senza interferire,
gialle di anni e amici
che non ho piu’

l’incattività

di quali e quante parole siamo capaci,
rapaci, qui dove non cresce che nulla
e nulla ha le braccia o le mani pronte
ad afferrare, abbracciare qualcuno
e non qualcosa senza odore né parte;
il significato non regge al tintinnare
lasciato dolorare nell’infinito
dove galleggiano noia e pessima volontà
e un comodino a fianco del letto
ove s’impolverano letture d’appendice
e mancanza di tatto, sotto un vaso
di cariatidi indurite assieme al tempo
immobile, scandito da un fuori
di eventi sterili;
lo sdegno, la morale garibaldina,
ci lasciano credere liberi e vergini
da ogni tentativo di manomissione:
di quali e quante parole siamo capaci
noi complici?