selce e bastone

Un cane, Arma fedele,
squadra attento il perimetro
e abbaia, quando è certo
non vi siano intrusi.
Merita fiducia, guadagna il pasto.
Onesto. Chissà se prima di lui
è nato il suo appetito.

La primavera, bella donna
com’è, ai primi caldi
decide di mostrarsi, vergognosa
si ritrae subito dopo.
Nel silenzio domenicale è terra,
Greta Garbo perduta in un fosso,
assetata ringhia.

Domani mattina poca pioggia
rifiorirà il giardino. Invisibile,
molto lontano da qui, un bimbo
armato di selce e bastone
sembra giocare, prepara
la prossima guerra mondiale.

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Ascolta & Leggi: Enri, non c’è tempo per la verità, testi di Pasolini, Almerighi, musica di Cindy Lauper.

(al mio amico Enri)

Verità su Portella della Ginestra?
Verità sul golpe De Lorenzo?
Verità sul Piano Solo? (risposero colpa di Bobby Solo)
Verità su Piazza Fontana?
Verità su Piazza Della Loggia?
Verità sulle bombe a Savona?
Verità sulle bombe del Sessantanove?
Verità sull’Italicus?
Verità sul Rapido Novecentoquattro?
Verità su Gioia Tauro?
Verità su Peteano?
Verità sulla strage di Bologna? (maledetti!)
Verità per Vittorio Occorsio e Mario Amato?
Verità per Cesare Battisti?
Verità per Giorgiana Masi?
Verità sui Kissinger Cables?
Verità sul S.I.D. e su tutti i servizietti segreti?
Verità sugli anarchici?
Verità per Aldo Moro e Giuseppe Impastato?
Verità su Licio Gelli e suoi apprendisti?
Verità per Pier Paolo Pasolini?
Verità su Gladio?
Verità per la strage di Ustica?
Verità sui traffici di Esseri Umani e neo colonialismo?
Verità per Giulio Regeni?
(Giulio accodati, abbiamo parecchi arretrati.
Mi spiace Enri)

*

«Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero»

(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 14 novembre)

*

«Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna[Treno Italicus]. (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. È chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla.»

(Pier Paolo Pasolini, Processare la Dc.)

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Tabacco boliviano

Trovo immondo lo spettacolo dello sbarco in Italia del latitante Cesare Battisti, “accolto” dai becchini della democrazia.

Hanno montato un gioco di luci.
Gli appaltatori di regime,
allenati al soldo – chi meglio di loro?
Il Macellaio è stato catturato,
messo a nudo. Tutto è bene
quel che finisce bene: il porco
avrà quello che si merita, e del maiale
niente va gettato.
A scuola ci insegnarono
l’imperfezione del buio.
Un finale felice non è trionfo del bene.
La smisurata dolcezza nascosta,
assieme a piccoli fiori appassiti,
dentro le pagine dei libri.
Leggemmo romanzi, capimmo
quanto fosse dignitoso vivere
dentro questo Paese.
Ancora crediamo sia così,
malgrado tutto, malgrado i torti
e l’ibridazione della democrazia.
Sappiamo tutti che il tabacco boliviano
non fa bene e fuma troppo.
Siamo vivi, distinguiamo il maiale,
e da che parte sta.

Ars Poetica o Ars Cra?? Discorsetto di fine anno.

Tendenzialmente ogni poeta che si rispetti è imprigionato nel corpo sbagliato.
Ermafrodita? No, semplice sfigato.
Qualcosa che cerca riscatto nelle parole e, quando si prende troppo sul serio, ha un solo muscolo sviluppato. Adoro le multiformi immagini da Dopolavoro poetico che hanno costellato l’intera mia vita fin qui. Adoro il lettore che si ferma al primo rigo e ha già la propria idea sulle afflizioni di chi le ha scritte. Ogni poeta che voglia farsi rispettare si crea attorno un nugolo di mosche, se uomo vorrà essere la fica che non è; se è donna si ossessionerà del peso dei due pendagli di cui mamma l’ha sfornita. E ci scriveranno attorno tutta la vita, e continueranno a prendersi sul serio, a prendere posizione su tutto, tanto il potere logora chi non ce l’ha (vero Rondoni?). Chi potrà si cucirà su misura una definizione, o se la lascerà cucire ai piedi, pur di riuscire a darlo via per un pochino di celebrità.
Capiterà che una Dacia Maraini il cui concetto di poesia è piuttosto vago e, ne sono convinto, Chiara Marinoni scrive molto meglio: troverà modo e maniera di sponsorizzare una giovine poetessa, che poi così poetessa non è. Sai quanti pezzi si vendono con questo giochino, specie se un coglione osa dire la sua al proposito?
Tanti.
Eppure quanto sono belli quei lettori che dopo averti letto ti dicono: Non ci ho capito niente. E ti sbattono in faccia il tuo fallimento: non hai saputo dire, imbecille!
Partiamo quindi dal presupposto che il 99% della poesia che viene “prodotta” (cagata?) in questo paese, è sfogo ormonale che nemmeno dovrebbe uscire dal cassetto o dal taccuino (su cui apporre una bandiera gialla) di chi l’ha scritto.
Continuino i critici a tracciare percorsi, a scrivere decaloghi, e continuino i volenterosi, privi per automutilazione di ogni senso e basta, a cercare di adeguarsi a percorsi che non gli appartengono, i pessimi risultati non valgono nemmeno la pena di essere citati. E con questo un altro 0,99% ce lo stiamo giocati: resta uno 0,001% forse degno di una qualche considerazione.
Tu lettore, scrittore, poeta o cosa credi di essere, sganciati dal personale, ma non dal tuo sentire. Se non hai sentire, o è già troppo tardi o devi fartene uno. Cercati, cerca, non smettere. Il dinamismo non esibito è l’essenza della vita vera. Il tuo sentire probabilmente saprà indicarti quello 0,001% per cui vale la pena sbattersi.
Fregatene del giudizio di chiunque, chi critica caste e cerchie in genere, lo fa perché ne è stato escluso. Più che criticarne, basta non farne parte.
Soprattutto proviamo a stare tutti dentro il corpo giusto, quello che ci è stato assegnato.
Fallo anche tu, sventurato lettore, e parti dai fondamentali. Se scrivo male, vienimelo a dire.

Tamerici dal Sahel

Tamerici dal Sahel sono atterrate
per falciare le ramblas.
le cicale dal mese di settembre
non canteranno più per il resto della storia:
noi salvati non siamo tutti morti.
chiunque sia, l’assassino
ha macchiato i muri di sangue perdente.

La notizia non sarà subito abbandonata.
nell’indagine sugli omicidi, la vita ai morti
sarà perquisita in continui siparietti,
accaduti, ripetuti. anche le cortigiane,
nella loro professionalità tutta da studiare,
racconteranno benissimo e per molti versi
i malori di libertà e democrazia

denunceranno invano il proficuo terrore,
ogni paura fa senz’altro crescita, ogni crescita
fa paura, manca soltanto vera crescita;
un vento fascista l’ha portata via

assieme a verità, pagine in cronaca
sui pavimenti dalle stie alle prigioni,
mentre coprono indigenti spogliati di piume,
cognome, nome, appartenenza

Kylie Minogue

Le puttane si prendono a schiaffi tra loro,
non hanno molti denti ma li lavano spesso:
le parole più belle sono quelle pensate
dopo un buon risciacquo. I poeti, da bravi
cantastorie stanziali senza storie
ma con qualche problemino d’apparato,
terminano un’epoca, ma non iniziano
quella successiva, già morenti, settimini
o anche prima, sottopeso. L’odore è pessimo
misto sudore, inchiostri scaduti
tastiere sporche di auto erotismo, fard.
Diventano tutti Cuor di leone
per sfondare porte già spalancate.
Le puttane sanno di poter contare, se tutto
va bene, su qualche ora di cattività, dentro
case molto anonime senza nomi sui citofoni.
Molto correttamente applicano,
già da tempi non sospetti, la direttiva europea
di nessuna identità. Io sul mio
scriverò Kylie Minogue.

Romagna mia

questa terra odia i pedoni,
non è pretesto pensare si sia trattato
di un momento di distrazione di Dio
tra Arcangelo Corelli e buon lavoro:
augurio jattura non saprei,
perché così poco tempo per essere vivi?

Strano, una terra così generosa
invece di idilli partorisce iene
coi denti tutti uguali, case a schiera metano
agricoltura intensiva pesci morti ceramiche,
gente chiusa indocile apertamente ostile
falsa al rosso e al nero

mio padre diceva per proteggersi
in cinque anni si tira su un uomo,
giusto in tempo: ha portato dietro
i suoi occhi per non lasciarli qui;
tutti mentono passata l’età della ragione
questione di luci e opportunità

in scalmane abbaiano non mordono
anche qui, vite di soppiatto
le donne le gonne il resto sotto
mentre si prepara pioggia per le ferie