carriera postuma (feat. Piero Ciampi)

Pensava poco alla discografia,
qualche titolo rarefatto nel tempo,
altrettanti pezzi, nessun successo:
nato per essere postumo.

Poesie divulgate per amore
da un amico, altre su fazzoletti,
ricordi, spacciati per reliquie,
di un uomo dentro il suo frigo.

Bellissima e delicata,
tra mandorle di pianto
e noccioli di frutta, la sua vita
non sarebbe mai stata espiazione.

A noi generalmente bastano
poche intramuscolo
di cattiva poesia.
A lui bastavano gli anticipi.

Barbara?
Mai saputo dove fosse andata.
Sempre presente è
la sua assenza.

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ascolti amArgine: Piero Ciampi tre canzoni

BARBARA NON C’È (Ciampi – R. Ciampi – Marchetti)

Amore,
hai preparato ogni cosa
per cena,
Hai messo anche una rosa.
Ed ora
che i grattacieli sono spenti
il porto
ci porta tutti i caldi venti.
Ma Barbara non c’è,
ha chiuso casa e se ne è andata ed ora
provo smarrimento
provo smarrimento.
Tutte le sue scarpe sono qui.
Il mio amore è scalzo
il mio amore è scalzo.
Barbara non c’è,
ha chiuso gli occhi ed è fuggita ed ora
provo un pentimento
senza alternative.
Molta nostra vita è stata qui.
Io non ho capito.

Barbara non c’è,
ha scritto “vado” ed è scomparsa ed ora
provo smarrimento
provo smarrimento.
Io non voglio più tornare indietro,
costi quel che costi
costi quel che costi.
Barbara non c’è,
ha chiuso gli occhi ed è fuggita ed ora
provo un pentimento
senza alternative.
Molta nostra vita è stata qui.
Io non ho capito.
Lei non ha capito.

IN UN PALAZZO DI GIUSTIZIA (Ciampi – Pavone – Marchetti)

Siamo seduti in una stanza
di un Palazzo di giustizia,
ci guardiamo di sfuggita.
Io ti sparo, tu mi spari,
io ti sparo, tu mi spari.
Tu ti alzi all’improvviso,
non sei più quella di prima.
Un usciere indisponente
ti sospinge tra la gente,
ti sospinge tra la gente,
ti sospinge tra la gente.
Tu mi provochi di nuovo,
tu mi guardi spaventata,
mi coinvolgi un’altra volta.
La tua astuzia è misteriosa.
Forse tu non ne sai niente,
forse tu non ne sai niente,
forse tu non ne sai niente.
Ho chiamato una carrozza
che si porti via il passato,
sei salita con rancore,
uno sguardo e tu sei scesa,
uno sguardo e tu sei scesa,
dopo un attimo sei scesa.
Qui ci prende la paura,
ci sembrava tutto strano.
è tra ben diverse mura
che cercavi la mia mano,
che cercavi la mia mano,
che cercavo la tua mano.
Siamo seduti in una stanza
di un Palazzo di giustizia.
Tu sei pazza, vuoi spiegare
una vita con due frasi.

SUL PORTO DI LIVORNO (Ciampi – Marchetti)

Era la dolce figlia
di un uomo solitario,
tra il loro amore il mare,
lui era un pescatore.
Prima un bacio, poi un altro,
ogni sera un addio,
lei gli porgeva il cestino
e sorrideva al destino.

Io non ho lasciato il mio cuore
a San Francisco.
Io ho lasciato il mio cuore
sul porto di Livorno.
Le luci si accendevano sul mare,
era un giorno strano,
mi rifiutai di credere che fossero lampare.

Al ritorno ero amaro
anche se sorridevo,
era tutto cambiato,
mi sentivo un estraneo.
Me ne andai verso il mare
a cercare un ricordo,
a trovare un passato,
di quando era tempo d’amare.

Io non ho lasciato il mio cuore
a San Francisco.
Io ho lasciato il mio cuore
sul porto di Livorno.

Necrologio di una mosca

La morte mi fa ridere.
La vita no (Piero Ciampi)

Oggi è morta una mosca.
Zoppicava in ombra, l’ho messa al sole.
Due ore dopo accasciata sul dorso
scalciava al cielo, finché è rimasta immobile.

Libertà finita alla prima gelata novembrina.
Il ghiaccio è vetro, graffia.
Dopo l’ultimo rimpianto lascia
un vivere svagato, peccati senza ricordo.

Dalla sua biografia non affiorano domande,
altrettante le risposte, per il resto
cavalcò tigri e buoi evitando di ferirsi.

Ne danno il triste annuncio un incallito fumatore,
l’oceano di cicale già defunte.
Il caldo che presto o tardi tornerà.

**

a proposito di Piero Ciampi

tu ed io
la nostra situazione è identica
la condizione diversa
mio malgrado
c’è qualcosa di molto pesante
che mi attira verso di te
tu mi hai incontrato
sei andata oltre
ti sei fermata
hai messo i tuoi occhi nei miei
conosciuto la mia paura
proseguito la tua strada
lentamente attendendomi
ebbene mi hai scoperto
e stanotte ripensandoti
ho deciso che da domani
affretterò i miei passi (Piero Ciampi)

(le immagini del video sono tratte dal film
Un chien andalou di Luis Bunuel, 1929)

letture amArgine: Pino Pavone (Piero Ciampi) Maledetti amici

“Quando è morta mia moglie?”
“Nel 1959. Si chiamava Billie Holiday”

Pino Pavone: Piaro Ciampi Maledetti amici
Aliberti Editore
http://www.aliberticompagniaeditoriale.it

Pino Pavone ci racconta gli amici, quei punti di riferimento che resero irripetibili i suoi anni giovanili. Roberto, Marcello, Pino, Mario, Nello, Franco, il cane Buio, infine l’amico che gli ha marcato la vita, Piero Ciampi. Momenti, ricordi, tutto quello che rimane viene raccontato con amore vero al lettore. Il tutto con una prosa tranquilla, leggera, estremamente gradevole e leggibile. Il ricordo molto affettuoso della granitica figura paterna si affaccia in diverse pagine. Ho tratto da questo libro una delle migliori definizioni di poesia e canzone “Io penso che la poesia, se è bella, vive da sola, perché è musica delle parole…” “La canzone invece è parole nella musica, con la ritmica e il suono più congeniale.”
Pino Pavone è nato a Catanzaro nel 1937, ha collaborato a lungo con Piero Ciampi con cui ha scritto pezzi memorabili, come quello qua sotto. Il libro è impreziosito da un’appendice con una serie di testi, alcuni scritti con Piero Ciampi, altri scritti esclusivamente da Pavone, (Metti la fretta in valigia/e considera chiusa la paternità.)

effetto topic

Generosamente protesi dalle tastiere verso terremotati congelati, fiche in cerca d’autore, molte poesie mediocri nella media otto su dieci, finti disillusi alternativi, vagonate di frasi a effetto (le solite), 250.000 blog di nostalgici del comunismo, qualche tentativo di rimorchio sui nuovi intonaci di matrone che lo erano già quando ero bambino, l’Inter può arrivare fra le prime tre, foto di portate, quanti belli colori e nessun odore, bimbi belli, cani belli, gatti belli, croste, decrescita felice (specie della materia grigia) un altro giorno è andato. L’amore, marito della vita. Meno male.