A mia madre

gli uomini cedui non chiedono conto.
in base alle leggi gravitazionali
cadono insolenti come finimondi
facendo scempio di vetri smerigliati.
Gli anniversari vanno composti
inscenati più volte, giorno e notte
sillaba per sillaba, silenzio per silenzio
fermati e disposti senza deviazioni
dentro l’aria chiusa di camere oscure,
tenendo ben saldi i polsi all’acropoli
di ogni desiderio pratico. L’avevi detto,
sembra un gioco a dadi e sponda
su un tappeto verde che arrossisce
prima di aver rilanciato l’addio.
Il torto è dalla parte del soldato,
pagine sciatte di gerundi avvoltoi
incontinenti e subito dimenticate
rivelano un tardivo volerti bene
intessuto d’improvvisazioni, sai
ora è molto tempo fa e mi sento
stazionarti in grembo

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