Brian Eno con tre poesie inedite di Maria Allo.

Della terra e del mare
.
Cercare gli dei della terra e del mare
nel sole che sorge o nel chiarore lunare
in ogni fenditura o in una pagina vuota
quando da una gioia nasce sulle gote
una piega musicale da assaporare
nel fumo azzurro delle lontananze.
Cercare gli dei della terra e del mare
sulle sabbie ardenti nel deserto
[mai quanto avrei pensato]
o nella luce fredda di una casa.
Mettersi alla prova quando la nebbia
si infittisce e dopo un poco ci si accorge
che chi possiede  il tuo cuore
si è fermato nel lungo labirinto
con l’infinito alle spalle
.
*
.
Follia umana
.
Un più grande silenzio regna
poco lontano dalle coste.
Mani screziate di vene volteggiano
come ceneri contro onde
indifferenti e un’occhiata fugace
rimuove la preziosità della vita
.
*
.
Declino
.
Tutti proveniamo dall’acqua ma non tutti apparteniamo all’acqua.
Il silenzio e il vento mi appartengono
sono  vene innaffiate di sale
in ogni suono muto incoraggiano
il biancospino a resistere
come il mio corpo di mirtillo selvatico
con gli stessi gesti di quando si resta
mentre gli occhi hanno guizzi di gabbiani
e ricordi inaspriti nel mare di corallo.
C’è il riverbero di terra incolta
di un parco in abbandono con la bocca secca
della fontana del Nettuno in ogni nome
stagliato contro la siccità dei rovi
sabbia e cenere tra rami e pietre
Intanto cigolano scaglie di bacche
                                                        [sulla pelle.
.
*********************************
visitate il suo blog:
https://nugae11.wordpress.com/

Flavio Almerighi: Lettere a cura di Maria Allo

Una lettura di Lettere a cura di Maria Allo, che ringrazio.
A chi interessasse procurarsene una copia, il libro è reperibile qui:
https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/148-lettere

il giardino dei poeti

almerighi lettere

Presenza e assenza dell’interlocutore-destinatario

in “Lettere” di Flavio Almerighi
Per conto di Macabor Marzo 2021

Desidero essere Te,
amore è sequenza di metastasi benigne
e anticorpi a renderle felici

diventiamo l’un l’altro per osmosi
con rapidi cambi di ruolo
e il nome non è più tuo né mio,
ma tutto è verità
da “Lettere” pag.63

-flavio-almerighi-

 

“Lettere” di Flavio Almerighi si configura come un’allegoria dell’atto poetico. Non a caso la genesi diaristica dei testi di Lettere, frammentata e composita, concepita e ambientata nella terra di nessuno, (Dentro il nulla di lettere mai scritte) trova via via un suo ritmo spoglio e si fa testimone di una condizione esistenziale, di una volontà di aderire al proprio vissuto, anzi di ricostruirlo attraverso i luoghi (il lago, la Lunetta, Caffè del mare) visitati, anche quando il senso di appartenenza continua a sfuggire. In Lettere, Almerighi compie un viaggio iniziatico…

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Ascolta & Leggi: Mike Oldfield con La produzione poetica di Flavio Almerighi (letta da Maria Allo pt. 2)

La poesia di Almerighi si mostra specchio attento e sensibile di una realtà che sta vivendo dei mutamenti profondi, contraddizioni e tensioni destinati a perdurare e a segnare intimamente la vita del paese negli anni a venire. Il poeta sente la necessità di dare testimonianza di un momento particolarmente difficile delle nostre vite con una visione beffarda e dissacrante che ne ripudia il tradizionale approccio retorico e apologetico.
Infatti, dall’avvio a pag. 21 di Caleranno I Vandali leggiamo:

Gentile signore, sono state
dette parole molto importanti
su declino e ideologia
mentre preti addestrati
spandono unicamente vanità,
l’indirizzano ebbri di strazio
a noi, naufraghi come siamo
di un battello immenso
invasi, sicuri di non tornare.

*

Caleranno i Vandali

Niente fuga in ferrovia,
nessun distanziarsi in autobus
schiacciati senza intimità
dentro tripudi d’indifferenza,
dove cortili più che brevi
scordano poche soffitte rosse.
Caleranno i Vandali
pochi e male armati
spaventati cederanno
al ritardo che li acceca,
scagliati già supini
dai mari alla Penisola.
Noi dietro il vetro in utopie,
ogni cosa non va bene
qualche idea da collezione
nasce morta, già rubata
paia di ciabatte all’ombra
di vecchie colonie estive,
caleranno i Vandali,
gli Unni sono qui.

**

Testo tratto da Procellaria Fermenti, Roma, 2013

(Procellaria, è un animale solitario fin dalla nascita, vive di pesce e dei rifiuti gettati dalle barche, ma ha la capacità unica di sapersi lanciare in alto tra due ondate di mare robuste e parallele).

La recessione

Pizzerie etniche a ogni semaforo
il kebab è insapore ma a buon prezzo.
Esportiamo i migliori per i manovali
la bilancia è attiva, la decrescita acquisita.
I nostri vecchi rovistano cassette a mercatini chiusi
fuori orario sotto la pioggia battente;
chi è stato operaio chi facoltoso perquisisce il nulla
i bambini per ora non sanno della minestra sporca.
La sera è l’ultima recita, la notte rilegge Pasolini
alternando saette a un’aria che odora di cane bagnato,
treni e corriere portano pendolari in ritardo
e con le paghe svanite.
Le grandi città non resistono più
tutti parlano, pochi propongono nessuno accetta.
I vecchi palazzi carichi di vivibili trascorsi
sono chiusi per sempre soprattutto il sabato.
Le piccole fabbriche traslocate o scosse
fanno ressa con altre nazioni sulla via della seta
per il solito tagliente cinismo dei cinesi
nessun Marco Polo le riporterà indietro.
I banditi hanno facce da impiegati onesti,
i funzionari di partito hanno adottato le modernità,
alzano la gonna di impegni ben più sciolti
smerciano nero di seppia senza luna.
Lo zoccolo del cavallo è infranto a terra
poco distante un fuoco,
berlino Millenovecentoquarantacinque
mangiamo carne scottata nel silenzio decomposto
del mondo che è già qui.

Recessione è un esempio di poesia, impegnata, civile, un omaggio a P.P.Pasolini. In un quadro storico e sociale così profondamente mutato, la voce ribelle e anarchica di Almerighi pone domande nuove e sostanzialmente diverse sul rapporto da allacciare con la realtà. Lo stile va nella direzione dell’esercizio combinatorio, del gioco linguistico e dell’irrisione dissacrante dei fenomeni della comunicazione divulgati dai nuovi media. Centrale nella produzione poetica, assai ricca e pregnante, la condizione di disagio e alienazione per la perdita di umanità dalla sfera del lavoro e della società che non tengono più in nessun conto la responsabilità sociale e i bisogni più autentici degli individui. Eugenio montale nel 1925, quando in un intervento pubblicato sulle pagine della rivista il “Baretti” denunciava che in Italia non esiste, quasi forse non esisterà mai una letteratura civile e popolare insieme , poi aggiungeva che “si dovrà lavorare in solitudine e per pochi senza accettare alcuna mitologia che si pretendesse d’imporci”, con la convinzione che, se pure costretti a un” ingrato travaglio senza luce e senza gioia”, i poeti dovrebbero continuare a ricordarsi della folla, mirando , sulle orme delle letterature europee, a un dilettantismo superiore, saturo di esperienze umane e artistiche.

**

Da Ignoti, Collana Lotta di Classico di Massimo Sannelli

Bologna Centrale
Seduto sotto una pensilina assolata,
aspettando l’autobus mi rendo conto
che a Bologna Centrale
sono sempre le Dieci e Venticinque.

“Una poesia che mostra in modo evidente quanta inutile ignavia ci sia dietro le distinzioni tra poesia lirica e poesia civile, tra intimismo e invettiva. Senz’altro colta, trapuntata di riferimenti (penso all’attacco di l’ebbra, nel quale sembra riecheggino espressioni di Tutti i giorni di Ingeborg Bachmann), a volte schiaffati in primo piano, altre volte infilati in cuciture del tessuto poetico, è una poesia che spinge all’inciampo, e non di rado a quell’inciampo che introduce alla memoria collettiva”. Da una lettura di Anna Maria Curci (su Silva Poetarum 3 Luglio 2018).

(Fine seconda parte)

La prima parte è reperibile qui:

https://almerighi.wordpress.com/2021/02/09/ascolta-leggi-the-cinematic-orchestra-con-la-produzione-poetica-di-flavio-almerighi-letta-da-maria-allo-pt-1/

Ascolta & Leggi: The Cinematic Orchestra con La produzione poetica di Flavio Almerighi (letta da Maria Allo pt. 1)

La produzione poetica di Flavio Almerighi

Agire con il linguaggio, interagire con ciò che accade: è in sintesi il percorso di Flavio Almerighi. Che cos’è scrivere? Perché si scrive? Per chi si scrive? Queste sono le tre domande di fondo alle quali Almerighi propone la sua idea di “impegno “attraverso la scrittura. Guarda la vita da fuori, da lontano, il mondo gli appare alienante, enigmatico, svuotato almeno in superfice di ogni verità. La sua ispirazione nasce per mettere a fuoco questa impressione di assenza e di freddezza, dominata dalla consapevolezza del limite; al contempo però, la poesia mira a creare una dimensione alternativa e diversa da quella reale, fuori dal tempo e dello spazio. Ciò che colpisce, nel flusso di immagini che ne deriva, è la destrutturazione di schemi metrici e tematici che, dopo l’esordio di Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), nel fluire della scrittura genera una sconcertante complessità psicologica e di tecnica mobile e ambigua. Per usare una sua espressione, Almerighi fa propria la posizione del dubbio e della responsabilità etica della scrittura. Parte, infatti, da un’assoluta fedeltà al proprio tempo e alle sue qualità, ai momenti concreti della sua esistenza, per interrogare quegli attimi con instancabile tenacia, per esplorare tutti i possibili significati di un passato che si proietta nel futuro. Uno dei poli su cui si fissa la riflessione, pronta a collegare e decifrare immagini che fluiscono veloci e irreversibili davanti ai suoi occhi è la libertà inventiva, metafora che aiuta a riflettere intorno alle contraddizioni e alle ambiguità di un indistinto “edonismo”, nel quale viene meno ogni spazio per la persona umana e per i valori dell’individuo. Da ciò la ricerca di una poesia informale e antisublime, di un verso impulsivo e disarticolato, un anticanzoniere, in cui il rapporto di continuità tra la poesia e il vissuto si rompe, smascherando la falsa armonia come i testi e il titolo provocatorio durante il dopocristo uscito nel 2007 per Tempoallibro di Faenza

Undici Luglio 1982,

bambina cartamodello svestito
il teatro alle Sette sposa terrazze
su due sole fessure e, alla bisogna,
ascia spuntare piantine nuove,
secondo l’unico libro sacro
” manuale coltivazione marijuana
cannabis et erba indoor”,
nuda angelina jolie, ferreo profumo
ritratta nella vampa di luglio,
e feromoni ammutoliti
quanto relazioni sintetiche
di pratica forense
confuse alla perversione che,
punta di vista, dolore acuto
la pelle fora e sfora ovunque,
lap dance intorno a pavia,
benché fosse calcolo algoritmico
o appuntamento a capaci, letale ipodermico
il mio menisco rotto, andato, defunto,
pablo neruda chiosa usato sicuro,
veicoli volvo su campi di lavoro estivo,
flavioalmerighi spegni la tv!
karaoke gratis in chiesa
fotogloriaguida rubate amatoriali
viaggilastminutebali, l’inchiostro fa male. È chiusa

La parola di Almerighi , nell’intreccio dei pensieri, nei cambi di prospettiva e di tono richiama un certo rock di ricerca e fa pensare al colore modale e dunque libero dalle geometrie della tonalità, di John Coltrane, ma anche ai concerti improvvisati del pianista Keith Jarret, in cui i temi , trovati al momento sulla tastiera, si inseguono, si rovesciano, si ricordano a distanza, evolvendosi come segmenti continui su pochi accordi, che hanno la funzione di porre un argine al vuoto delle cose. Almerighi non mira alla perfezione ma all’autenticità, dove la bellezza è carne che pulsa e sangue che circola veloce.

testi tratti da Procellaria Fermenti, Roma, 2013

Rosso d’uva

Questa notte un uomo
col ghigno
di un’acquasantiera
mi ha gettato
un giornale in faccia
poi mi ha accoltellato,
rosso d’uva
il sangue corre
dove non è mai stato
mi porta dietro,
quanto silenzio – penso
mentre muoio
e mi sveglio.

*

poesia?

poesia? Certamente, forse
Quasimodo si staglia a mezzanotte
scarno frutto dimenticato
sui giardini di Sala, sere d’astate
senza idea del pezzo
solo frammenti
Gesù,
non si riprende fiato
l’immediato è di necessità virtù
giusto per recapitare in porto
quello prima
e l’attrice al suo sipario
dapprima bruciato,
poi entrato nel profilo
bianco e nero senza destino
di cui tutti risero
dall’angelo domenicale
all’ecchimosi corsara dell’annullo,
sia declino in visibilio
o mezza rovesciata in rete
la procellaria non segue la strada
l’accorcia, ruota la fune
attorno alla pertica senza risalire
in balia del vento

Almerighi mette in luce con implacabile ironia sia l’assoluta insensatezza del vivere quotidiano in un mondo disertato dagli dèi, sia il parallelo e insensibile precipitare dell’umanità inconsapevole verso un’attonita e sbigottita afasia. Narrato con umorismo sempre a un passo dal grottesco, il non-senso della vita trascinata in un mondo costretto a confrontarsi con il fantasma del proprio imminente annientamento e ridotto a un tragicomico galateo di vuoti rituali sociali e di ebeti frasi fatte. Originalissima è la declinazione della poetica dell’assurdo nell’ incipit del volume Caleranno i vandali che raffigura la condizione umana e gli incubi privi di senso da cui sono agitati gli uomini d’oggi a causa della lacerazione esistente fra le speranze dell’individuo e l’universo irrazionale in cui è posto.

Di sette mattine
cinque sono sbagliate
due superflue.

(fine prima parte)

Kiki Dimoulà – Poesie (trad. Maria Allo)

https://www.youtube.com/watch?v=7_kele6tedo

Un grazie a Maria Allo per il notevole, competente e rispettoso lavoro di traduzione svolto sulle poesie di Kiki Dimoulà

Visitate il suo blog:
https://almerighi.wordpress.com/2020/05/13/kiki-dimoula-poesie/

Inverso - Giornale di poesia

Traduzioni a cura di Maria Allo

n.d.r.Grazie aCostis Papazakper la cura

*

Il 22 febbraio 2020 è morta la poetessa greca contemporanea, Kiki Dimoulà (Κική Δημουλά), (pseudonimo di Vassichilì Radu), tradotta in molte lingue e conosciuta come una delle voci più profonde della letteratura europea. Attualmente in Italia è possibile leggere suoi componimenti nella antologia di Crocetti e Pontani e nella raccolta L’adolescenza dell’oblio (Crocetti, 2007) curata da Paola Maria Minucci. L’esordio letterario della Δημουλά risale al 1952. Nata nel 1931, per tutta la sua vita ha lavorato come impiegata alla Banca Nazionale Greca che l’aveva candidata più volte per il premio Nobel. È stata membro dell’Accademia di Atene dal 2002; ha vinto il Premio Nazionale di poesia, in Grecia, e l’Europea Prime for Literature. Oggi, propongo la lettura di alcuni testi, tratti dal sito dedicato all’autrice. Erede inizialmente della poesia di Kafavis e…

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Ascolta & Leggi: Lucio Dalla – La casa in riva al mare / Percorro questo fuoco – Maria Allo.

Una poesia, quella di Maria Allo, rimarchevole e degna della massima attenzione. La sua bibliografia è ricca di volumi spessi e significativi, ultimo ma non ultimo LA TERRA CHE RIMANE a mio avviso una delle migliori uscite editoriali di poesia degli ultimi anni in questo paese. Leggerla qui, in questo poemetto di frammenti e tormenti è realmente un’esperienza notevole. Visitate il suo blog, qui:

https://nugae11.wordpress.com/

PERCORRO QUESTO FUOCO

Percorro questo fuoco
Con le gote al centro della resa
Esplosa in tutte le sfumature
Ondeggiare cadere
Afferrare in volo e mai cosa mortale
Resterà mortale.
***
Un raggio riveste di bagliore
Questa notte trascorsa sul fiume
Dei respiri
Traversate con strafori di semi
Su ogni rovo
Incagli eruttivi in lontananza
Squarci su schegge trasparenti
***
Non ditemi che il lercio non feconda
L’acqua
Talora una caduta lenta di gocce
Genera incesti con le foglie ovunque
Con tanti sogni che slacciano
Vagiti nel gelo della notte
Su arenili andando a fondo
Il cielo mostra tepori
Nel suo lasciarsi andare
***
Epinici di libertà
Come sempre invocano
Il risveglio
***
(Appunto versi in giorni così)
Al limite tra paradiso e inferno
Con il vento tra i capelli
Imperlo di voce la mia nudità
(Appunto versi tra le pietre)
Nel deserto sumerico
Con il compito di amare
Al rendiconto di ogni tramonto
***
Faccio di una sera arsenale di follia
Di un silenzio baraonda di coscienza
Ordito di terra che il vento muoverà
***
Coraggio da brughiera fino a stordirmi
***
Mi fiorisci dentro il costato
Libellula slabbrata
Che bruchi improvviso tepore
Di canto sulla polvere
Semina non misurabile
Da levare al cielo con piena forza
***
Crepe roventi si inerpicano
Su anfratti lividi ma tu
non mi abbandoni
***
Lembi di coraggio più fragili
Di passi nella notte
Percorrono il viale di ogni creatura
Siamo soli nell’enigma
Che sostiene sulle spalle il peso
Di un cerchio di luce
Siamo soli
Tagliati fuori da protervie inaudite
In piena bufera sradichiamo ritorni
Nel cadere
Siamo sussurri
Scrutiamo il mare nel fragore
Di chi ascolta fino in fondo
***
Nel dormiveglia un sms
Registrerà forse di noi
un lampo d’ombra.

© Maria Allo

Ascolta & Leggi: Le strade si svuotano

https://www.youtube.com/watch?v=AZ7uCr3rnhw
Una splendida poesia di Maria Allo, una canzone di Neneh Cherry

SOLCHI

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Le strade si svuotano sotto la sfuriata
minacciosa
che non ha contorni umani
come il cielo di noi perduti.
Leggiamo i segni di un amaro calice
con la tensione tra due valori
da conciliare
per imparare il dolore.
Così si vive dovunque a metà
per tenere assieme le cose
dando forma alle mancanze per esistere.
Ecco, il cielo sopra di noi imbianca
mentre il silenzio fatto carne
scatena nebbia sulle cose…
Io trattengo l’incendio nella bocca
come una sorsata di cognac.

© Maria Allo

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Ascolta & Leggi: con Giorgio Moroder, Maria Allo, Jana Putrle Srdic, Stefanie Golisch.

TRE POESIE LA CUI LETTURA MI HA PARTICOLARMENTE IMPRESSIONATO; UN ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE SENZ’ALTRO RUFFIANO, MUSICA E POESIA NON LASCIANO MAI SOLI.

COSE SPARSE DI ME

Nubi imponenti
Scavalcano rauche
Le cime ondulate
E lontane
Onde annebbiate
Investono con furia
Gli impavidi scogli
Il mare stamane
È liquame
Toglie bellezza e candore
Io sono qui
Infinitamente
Stretta a me
Gli errori denudano
E violentano l’anima
Cose sparse di me…

Maria Allo
Da “Riflessi di rugiada. Cose sparse di me” ed. gruppo Albatros -nuove voci 2011, Roma

*

SVESTITA SENZA GUANTI

attraverso tutti gli oggetti esala il tuo profumo
sprazzo luminoso delle nuvole nelle pozzanghere
come il riflesso degli umidi strati dei muscoli dorsali tesi
afa soffocante nell’autobus sovraffollato
me ne sto seminuda senza guanti
guardo le tue movenze nel cane randagio che passa oltre
e il movimento delle spalle del venditore di pop corn
lo zucchero filato affonda la sua faccia in me
e la mia pelle diventa la tua e così posso toccarti
mi avvolgi in una veste
e fremi a ogni treno che fila sferragliando davanti a me

JANA PUTRLE SRDIĆ
Traduzione dallo sloveno Jolka Milič

*

Sera di ottobre, dall’autobus

Breve storia di una finestra illuminata con gatto
sdraiato pigramente sul davanzale, a cena si mangia
con le mani aperte a coppa, sotto il tavolo, gambe e
piedi se ne fregano della decenza, ognuno parla per
conto suo e a un certo punto si accendono le luci e
c’è chi all’improvviso sembra più bello e chi sparisce
dietro gli specchi, anche tu sei cresciuto in questo
vicolo cieco all’odore di verdure cotte e mele al forno,
uno, a occhi chiusi, comincia a fischiare e uno si gratta
la schiena con la matita, cerchiamo di essere sempre
noi stessi, recita una voce da vecchio, ma la saggezza
non è di tutti, si sa, a letto si va sempre alla stessa ora:
chi è già nato e chi, impaziente di venire al mondo,
attende ancora, tutti insieme ci infiliamo sotto le
coperte pesanti di notti altrui come se il destino fosse
uno soltanto

Stefanie Golisch
da L’affresco del maldestro vivere
(inedito, 2019)

Ascolta & Leggi: Suoni Spezzati – Maria Allo (feat. Piero Romano)

Ecco un bell’esempio di poesia che può diventare canzone

Suoni Spezzati

Esplodono bisbigli nella notte.
In un guizzo le parole roride di vuoto
Fluiscono nelle galassie e sfiorano
Trasparenze e rifrazioni di altri cieli
Brandelli in attesa senza ricompensa
Nutrono questa ricerca di mani
Nell’incresparsi dentro le parole
Foglie cadute a riempire oscurità
Scrutano il mare
Nel vento forse c’è un riparo
Ai suoni spezzati
Come nel deserto che avanza
La vibrazione del resistere

© Maria Allo

La poesia, inizialmente intitolata Resistere, è stata pubblicata nel 2016 sul blog dell’autrice, “Solchi”, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2016/06/12/resistere/