ascolti amArgine: Il Gabbianone e Bell’addio inediti di Battisti/Panella

Può un capolavoro assoluto della musica italiana rimanere non pubblicato? Ebbene si: “Gabbianone” o “Il Gabbiamone”, che dir si voglia, è un capolavoro di Battisti mai uscito su disco. Fu scartato dall’album Don Giovanni. Bell’addio, invece, molto probabilmente non fu inserito nell’album successivo, L’Apparenza.

Gabbianone (Pasquale Panella – Lucio Battisti)

Scassinarmi da me
per entrarmi di giorno in sogno
e vedere com’è che mi muovo che cuocio un uovo
e svogliare cari orari miei
non toccare lei
Corro solo e oserei defluire a segreti greti
e irretirmi curioso nel buon uso del sosia iosa
e goloso di dolcezza mia
derubarmi
La lacrima sta come arancia nell’aranceto
delle guance sfila si snoda da indossatrice
dentro l’abito da sera della mia cera.
Con marina ironia paturnie notturne e ormeggi
sogno un mio volteggio umano da gabbianone.

*

Bell’Addio (Pasquale Panella – Lucio Battisti)

Tutto è pronto
tutto sta al posto suo.
Tu qui entri e chiedi che giorno è.
Dico il 10 agosto e che ora fai? Le sei.
Siamo sul velluto, su due vassoi
siamo in una botte a orologeria.
Il calore stringe, si fa scorsoio
c’è una luce obliqua che ci rasoia.
Questo se è un addio come dico io.
Guarda , amarsi è niente se poi cos’è
cos’è lasciarsi darsi allo sciupio.
E’ tutto pronto al posto suo.
Piange amaramente allo specchio tuo,
mentre mi smarrisco un poco io,
senza capo e senza scodinzolio mentre mi cucino nel brodo mio.
Alle otto in punto tu prendi e te ne vai.
Ci lasci il cuore, ma te ne vai.
Ma il cuore non è un foulare e ritornerai.
Tutti ai nostri posti che si rifà
siamo al trionfo questo è un bis
la sera è estiva, fresca , è viva in platea.
Non toccare basso un’odissea.
Adesso è un gran lasciarsi, è un bell’addio.
Fa’ tre o quattro numeri d’isteri
da’ la testa al muro, se vuoi,
lunga è la pianura , il corridoio
sfuria la nervosa cavalleria,
sfrena la tua fusa tifoseria.
Apoteosi insonne dell’addio
dagli occhi spampanati, fiore mio,
t’ho stretto il cuore, c’è l’ho io.
Ferito a sangue langue l’albeggio.
Begli occhi spampanati da sciupio
nel gran lasciarsi del più bell’addio
T’ho stretto il cuore c’è l’ho io.
Nel gran lasciarsi del più bell’addio.

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ascolti amArgine: Nove Settembre 1998 – Nove Settembre 2018: e sei nella mia mente.

Dove’eri tu quand’è morto Lucio? – Ero in Montagnola a Bologna a guardare dentro due statue sporche di traffico, bianche un tempo. E non trovai il cuore che cercavo, perso oltre due anni prima. Gli esercizi obbligatori estetici terminarono molto dopo quelli etici. (Flavio Almerighi)

“Basta, devo sempre sospettare di tutti. Non mi vedrete mai più. Comunicherà al mio pubblico solo attraverso le canzoni”. Fermò la contingenza alienante per abbracciare l’inflessibilità dell’essenziale, radicalizzando il suo anticonformismo sviluppato all’ennesima potenza. Mollò Mogol scegliendo Panella, invertendo alchimie e ritmi di melodie strillate da chiunque accesi di notte i falò d’estate. Niente più ‘Acqua azzurra’, ‘Dieci ragazze’ e ‘Non è Francesca’, ma sperimentali rotture (Don Giovanni) in salsa dada (Hegel) per avanguardie post-moderne tradotte in suoni incomprensibili al grande pubblico.

Affrontata la prima malattia, proseguirono imperterriti gli attacchi del robusto ‘Fronte anti-battistiano’, il tentativo di lederlo nell’intimo rifugio costruito con meticolosa gelosia. Foto e filmati pirata. Note hip hop col dente avvelenato (Battisti dove sei? Esisti o non esisti?), fino ad un’inedita caccia al Battisti, con il primo canale di Stato impegnato nel nuovo gioco di società, l’abbattistamento condito da steccate polemiche della solita intellighentia. L’apice fuori un supermercato dell’alta Brianza, un anno prima dell’ultimo, esile, respiro tirato in una solitaria in una camera di terapia intensiva del San Paolo di Milano: Lucio salutò levando al cielo il dito medio. L’ultimo sussulto di un progetto ribelle studiato in ogni minimo particolare. Fuori dagli schemi infranti e alla riconquista dell’Io. “Io non sono un personaggio, ecco perché non voglio si parli di me”: 9 Settembre 1998, lunga vita alla memoria di Lucio Battisti, umanamente uomo!
(tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/08/lucio-battisti-19-anni-fa-la-morte-del-cantautore-anticonformista-ma-mica-fascista/3844869/ )

BATTISTI E PANELLA: LA CONVERSIONE DELLA CANZONETTA

9 settembre, ciao Lucio!

Controcoerente blog

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E non davvero a portata di mano, ma in nessun luogo ha scelto di rifugiare i verbi: per darci da piangere o da ridere, o ancora meglio la possibilità di escluderci da questa realtà; per arrivare fino ai tempi più lontani, inibiti all’accesso della comune immaginazione, quelli che lacerano le nostre lampade vitali, e anche premono per giungerci nelle costole, o in mezzo agli occhi, come fossero saette avventurose.

Ogni verso di quelle opere è una battaglia, data per l’indipendenza della parola.  Non ho mai visto altra ricerca onesta e più coraggiosa, mai nulla che fosse così immortale, così intenso e profondamente laico.

Quelle opere non hanno niente a che vedere con i regolamenti della composizione testuale, perché Panella ha insanguinato il piano musicale di Battisti, lo ha reso adulto, per sua scelta incomprensibile, come si consente a una vera vena dell’avanguardia.

Battisti e Panella sono stati l’uva, il vino…

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ascolti amArgine: cosa è successo alla Ragazza?

“ I testi di Panella sono vertigini linguistiche, le musiche di Battisti sono gli abissi adatti per precipitarvi.” ( cit. da http://cronachebabilonesi.blogspot.it/2013/08/battisti-panella-piccolo-preambolo-ai.html)

Penso sia necessario dar tempo alla poesia, anche a quella travestita da canzonetta. Tutti i più illustri critici musicali, dopo la sua inversione di rotta non a 360 gradi ma a 720, hanno affermato che Lucio Battisti abbia voluto scientemente distruggere la propria immagine dopo il successo con Mogol. Battisti non ha neppure risposto, non ne valeva la pena. Fosse stato per i tuttologi, il nostro avrebbe fatto la fine dei Dik Dik oppure si sarebbe ritirato a vita privata, fatto i cazzi propri e goduta la caterva di milioni/miliardi meritatamente guadagnati durante gli anni ‘70. Non lo ha fatto. Un artista nella sua condizione, invece, si è permesso il lusso che solitamente si concedono artisti disperati in cerca di un’ultima chanche, si è messo in gioco. Il risultato è stato uno dei migliori e più resistenti prodotti artistici in assoluto in Italia nell’ambito della cosidetta musica leggera dal dopoguerra a oggi. Le parole di Pasquale Panella, gli arrangiamenti di Battisti e uno staff di musicisti e produttori, non un italiano tra loro purtroppo, assolutamente in linea con tendenze musicali all’epoca avveniristiche, hanno prodotto 40 canzoni, 40 capolavori, 40 poesie. Luzzatto Fegiz, tiè! (Flavio Almerighi)

discografia essenziale:
Don Giovanni, Numero Uno, 1986;
L’apparenza, Numero Uno, 1988;
La sposa occidentale, CBS, 1990;
C.S.A.R. (Cosa Succederà Alla Ragazza) Columbia, 1992;
Hegel, Numero Uno, 1994.

amArgine di Lucio Battisti, 5 marzo 1943, le parole dei fans

Difficile da spiegare come si possa amare una persona senza mai averla conosciuta …eppure noi tutti amiamo Lucio …tantissimo.
(Edy)


avere 20 anni e le Cassette di Battisti in auto ,e avere la tua donna vicino ,momenti indimenticabili ,sono passati 37 anni ma l’emozione e uguale e forse ancora piu grande ,e avere ancora vicino lo stesso amore di quel tempo ,la stessa donna che ami ,chi non prova queste cose forse non capirà ,ma il mondo e cosi ,avere un grande amore ,fantastico ……….(Pier Lorenzo)

da “Don Giovanni” a “Hegel” Lucio Battisti e Pasquale Panella hanno regalato la migliore musica mai fatta da italiani..anche se tutti i musicisti, l’ingegnere del suono e la produzione sono inglesi…vabbè…Immortali, unici, irripetibili…grazie!(Nico)