Ascolta & Leggi: Calibro 35 e alcune nuove di Luca “Yok” Parenti

concerto in solo
ho trovato un topo stasera
in giardino. grigio e grasso
squittiva nel pericolo dell’invasione
umana. la porzione del cervello
primitivo -eretto rettile- mi tratteneva
dal desiderare il suo sacrificio.
alcune cavallette emettevano secchi
suoni di frusta. pareva l’incipit
del concerto in sol di ravel.
le televisioni hanno la dittatura unificata
e le notizie purgate piaceranno
a tutti indistintamente
e questi tutti penseranno
a tutto il bene possibile.
nella stessa tonalità
nell’esterrefatto quadro realista.
mi prude il piede piatto e ho il
vomito del tennista. troppe palle
turbano l’armonia interiore.
troppe balle mettono di buon umore
se si comprende l’ironia esteriore.
non s’aggiunga il pensiero
a questo insano statalismo.
non si stamperà moneta
per tranquillizzarvi e un soldino
non si negherà a nessuno
soprattutto ai morti di fame.
ho la percezione della sconfitta.
andrò a giocare a calcio barilla
sul prato tappezzato di margherite.
ho fame di vita ho fame di ragù
strade vuote. piazze vuote
pensieri fitti e ficcanti
pensieri esausti e mortificati.
quando te ne vai
prendi anche tutti i tuoi sentimenti.
e non farti più vedere. ok?!
fino alla prossima catastrofe.
o alla prossima finzione.
.
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.
uomo e solo uomo
ti sei cavato gli occhi
per vedere davvero
ed il tuo stand by
non ha più sapore
d’eremitaggio.
al contatto col mondo
sei ossidato come uno scafo-
il mare non è mai lieve
nemmeno se olio
in una giornata agostana.
è una potenziale burrasca
che arringa e scuote
e sobbalza e spreme:
si resta attoniti
e intonsi d’aggettivi.
quando non ci sarai più
rondini fileranno la tana
e la cinciallegra ricomincerà
becco prensile
con le sue uova
l’eterno via vai.
.
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.
spartito
quando ti muovi
fai cantare tutti gli uccelli
i popoli salmodiano
in tutte le lingue
moderne e antiche
il pittore
scolpisce la più importante
scultura della storia
le guerre si interrompono
gli ebrei smettono di piangere
e. ma guarda un po’
cosa fa sentirsi
così vicino a qualcuno
sospirargli un sentimento
non esigere un commento
cosa farà, cosa ha fatto:
un esserino
che ha la grazia di un rinoceronte
il viso dolce
la vitalità straripante e sconvolgente
l’attenzione della zanzara
manine e piedini di burro e gioco
provvisto di tutto il futuro
che serve
per sentirsi
padrone della storia a venire
del mondo, dei fiori
delle note: che spartito incantevole
comporrà con sincopi e corone.
.
***************************
.
cristo
cristo è risorto
per fare un torto
alle masse che prima o poi
finiscono in fondo al fosso.
fosse morto e basta
lo sentiremmo più vicino
ed invece no
oltre i miracoli
il sangue il vino
l’eccentricità del mago
la beffa dell’unicum:
tornando al mondo
per fetare e soffrire.
.
**********************
.
la storia? son stati loro
i comunisti
son sempre stati
un poco fascisti
e viceversa.
Bombacci ebbe
degli uni e degli altri
stracci e stralci,
temuto prima dai fasci
eppoi giustiziato
dalla stessa parte fondata
speculare contro l’altra
davanti allo specchio
dell’avvicendarsi si fa scaltra:
la storia si monta così come panna
tumulando avversari
eppoi modellando
il progresso
col consenso
e buone masse
consumatrici obese e viziose
che dimenticano.
i comunisti di colore
col pugno alzato
quelli che poi
han venduto l’anima
al mercato
ed il culo slabbrato
del proletariato.
.
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.
emorragia toracica
ti ho avuta
non t`ho amata
ti ho cercata
t`ho desiderata:
allegro elastico
d`inquieto distico.
.
Non tira aria buona a Bologna, così come in nessun luogo d’Italia, Luca Parenti questa mal’aria l’avverte bene. Visitate il suo blog.
.
https://yoklux.wordpress.com/

Ascolta & Leggi: Bologna Violenta e quattro poesie di Luca Parenti.

Non bagna più il letto, non appicca fuochi, in fondo è un bravo ragazzo che, all’apparenza normalissimo, scrive poesie per non morire e ne soffre tantissimo. Si autobattezza Yoklux, e ha un blog

https://yoklux.wordpress.com/

che vi invito a visitare.

Spicciola

la mia vita spicciola
ridotta al minimo
il motore rantola
il sole non emancipa

ci sono nubi come brogli
che crescono come funghi
alle pareti d’una casa
emaciata e non vedi

l’uomo si riduce
come un capo di lana
nella violenta centrifuga
a due e tre punti canestro

mimosa o grana di riso.
i nodi non s’annodano
i ferri non s’incrociano
anche a costo di scervellarsi

anche al costo d’una reclusione
forzata crescendo in sforzando.

*

non ha

stratificati come millenni
pesci e mammiferi in roccia
decapitati dalle ere lontane
terminati gli spazi
affondano nella terra
sono ricordi immemori
meritano un’ascensione
e non una riduzione in polveri.
così il tentativo accresce
qualcosa che si perde nel tempo
qualcosa che non avrà nome
nessun interesse. il volgo
così come si diceva
immemore sta.

*

pompini

i primi pompini
in macchina al buio
la saliva colata sulle palle
le mutande arrotolate sporche di rossetto
capitano a volte le piattole
è un amore completo
con rapida interazione
contrattazione e in sicurezza
con due guanti alla fragola
magari e labbra sollevate
sputi e conati e oratoria allegra.
poi si rimpiange un dialogo
una carezza, una dolce parola
un mazzo di rose. un sentimento
qualunque. purché sia. suvvia.
la giornata dopo poco romantica
col cazzo turgido e per ricominciare
la fotta perversa e alienante.

*

poesia ai poeti

i poeti interessanti sono scomodi:
ti urlano in faccia la disfatta
e la crepa. sono la dolina
che scopre la falla
fanno fallo e ti passan la palla
oppure no, ti chiedon di morire
eppoi rinascere nel battito di ciglia
di una giornata di ciniglia. la civiltà
presunta li ignora o li consuma
li schiaccia nella povera catapecchia
nel lager che ti brucia. sono folli
intransigenti inconcludenti
ma non saranno cancellati
dalla scopa del sistema
si leveranno muti come totem
sono i guardiani del vero
del ninnolo di cristallo
dell’urlo afono
dell’errore mutuo
del pianto e del ghigno satanico.
i poeti interessanti sono alla canna del gas
ti chiedono la lettura della postilla
l’asterisco è quella verità che li conquista
hanno la vista lunga i poeti
ma sono miopi o astigmatici:
li trascineranno nel fango
ma alla fine non ci sarà un pianto.
ci sarà della parola il canto stropicciato
quell’incanto che ci trasfigura
quell’interpretazione che non figura
nei libri di testo nella bibbia
nel libretto rosso o nero della dittatura.

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Libri amArgine: La Musica e la Fica di Luca “Yoklux” Parenti (e book omaggio scaricabile gratis)

Luca Parenti, qui in una foto del 1925, nasce a Bologna 42 anni fa, oggi tecnico elettronico, curioso umanista e cinico antropologo, creatore di versi che non pretendono d’ordinare il caos, ma anzi tentano disperatamente d’amplificane gli effetti e soprattutto d’ironizzare sulle diffuse ed illimitate tragedie quotidiane.
Ha vinto nel 1997 il VI Concorso Navile sezione poesia, quando era ancora nella piena pubertà, comunque verso la fine delle grandi illusioni e del grande amore ancora a venire.
Negli anni successivi si è dato alla clandestinità letteraria, timido e schivo, sotto l’oscuro pseudonimo Yoklux.

Buona lettura, speriamo tutti.

l’e book è scaricabile qui:

Libri amArgine 3 Luca Parenti

biutiful

ricorderò per sempre la compostezza
dignitosa di mio padre quando morì sua madre
son passati quasi venti anni
come passa il tempo.
io le avevo appena toccato la fronte rigida
come legno e lo stavo chiamando alle otto del mattino
poco prima di andarmene al lavoro.
lui arriva pochi minuti dopo tranquillo e risoluto
apparentemente, mi saluta
gli occhi non sono umidi, è disteso
niente di improvvisato traspare.
apre le finestre subito
è primavera, ma nemmeno troppo
bisogna cambiare aria
tenere fresca la camera da letto
con quell’enorme armadio goffo
e quella cassettiera pesante come un carro armato
pareti annerite dai termosifoni bollenti
letto grigio con le sponde
colori scuri adatti pare
a quel presente
mai adatti alla vita corrente.
cielo terso e merli e passeri
non sapranno mai nulla del nostro silenzio, indifferenti
come alla nascita.
un passaggio, uno sguardo, un cenno.

*

la musica

la musica è italiana
viene da quella luce fulgente
del nostro passato che inorgoglisce
c’inquieta, che ancora riverbera
e spera e quel canto polifonico
delle chiese e l’inviluppo
del contrappunto dorato
dalla laude degli antichi borghi
e trovatori, ecco
la poesia del mondo non viene meno
se la lingua del canto e della poesia
son l’italiano, beato paradiso
di splendida bellezza e saggezza
è allora sì, avrà senso
pilotare l’astronave
oltre i bastioni d’orione
oltre i confini impensabili
tra quei bianchi angeli abbacinanti
concludendo come Betelgeuse
trasformandosi in vigorosi
generosi aliti rigeneranti
violento brillamento di creazione.

*

la fica

non è bella proprio
la fica, ma può esser saporita
linea irregolare tormentata
arricciata, arzigogolata, che varcata
si sta dopo un picco d’estasi
male o tale e quale
dolce bocca muta di labbra
e abracadabra
ecco s’apre come ostrica
è allora son pochi pensieri e dolori
venir dentro
con possenti ardori
e sans papiers tutto quell’umore
a volte o sempre come si dice
è più la fatica
dello scadore.(*)

(*) significa prurito

Diciamolo pure, senza un po’ di ferocia e parecchio sarcasmo che poesia sarebbe? Siamo troppo abituati a leggere le poesie che vogliamo da avere smarrito ogni senso critico, ogni senso del rimanere in strada per essere (almeno anche solo un po’) poco più a contatto con la realtà e saperle costruire un’alternativa. Il vecchio Yok, cugino bolognese, oltre alla copiosa produzione di livello ci offre una qualità della ferocia (e non me ne voglia) che ricorda il miglior Alessandro Assiri. L’appuntamento è sempre da Pikwick la prima/prossima volta che passo da Bologna.)
Flavio Almerighi

Gli altri e.book Libri amArgine reperibili sul blog:

1) Giovanni Sagrini: Quaderni
https://almerighi.wordpress.com/2018/05/25/libri-amargine-quaderno-di-sagrini-giovanni-e-book-scaricabile-omaggio/

2) Irene Rapelli: Liriche Fuori di Testa
https://almerighi.wordpress.com/2018/08/28/libri-amargine-liriche-fuori-di-testa-di-irene-rapelli-e-book-scaricabile-omaggio/

letture amArgine: tre inediti di Luca Parenti in arte Yok

Diciamolo pure, senza un po’ di ferocia e parecchio sarcasmo che poesia sarebbe? Siamo troppo abituati a leggere le poesie che vogliamo da avere smarrito ogni senso critico, ogni senso del rimanere in strada per essere (almeno anche solo un po’) poco più a contatto con la realtà e saperle costruire un’alternativa. Il vecchio Yok, cugino bolognese, oltre alla copiosa produzione di livello ci offre una qualità della ferocia (e non me ne voglia) che ricorda il miglior Alessandro Assiri (non volermene Yok! L’appuntamento è sempre da Pikwick la prima/prossima volta che passo da Bologna.)

Luca Parenti (Yoklux, qui in una foto di V. Shostakovich): quarantenne bolognese, tecnico elettronico prestato alla poesia. I suoi improvvisati biografi dicono che nel 1997 vinse il VI concorso Navile di Bologna (le poesie del Navile 1997, edizioni Mobydick). Negli anni successivi vive, come dice lui, in “clandestinità letteraria sotto l’oscuro pseudonimo Yoklux”. Per il resto scrive,scrive, scrive, lavora, forse ha una vita, mi mette ogni giorno un “mi piace” e se ne impippa di curriculum e altre amenità letterarie inutili.
il suo blog:
https://yoklux.wordpress.com/

odio

una volta
tanto tanto tempo fa
in un pianeta più rotondo e azzurro
c’era l’ideologia
un’altra bugia d’accordo
meglio tuttavia del vuoto spinto
del capitale
ora rimane solo la follia
i campi non sono arati
l’educazione una finzione
la rabbia palpabile
nei fiotti di bile
dei figli degli operai
la violenza ci fa umani animali
vorrei soltanto vivere
faticare il giusto, poco
io non ci vedo nulla di romantico
non c’è nulla di cui andar fieri
senza guerre che tengano
occupate menti e corpi obesi
cominceremo a divorarci dentro
lentamente minuziosamente
come vermi solitari
come cavie deboli
come carne andata a male
col pensiero inutile
le idee rotte, le illusioni
tutte le promesse del mondo
sogni, bisogni, evasioni.
nessun impero lambisce l’eternità.
*

vita scritta

dietro ad una buona scrittura
c’è un costante sotterraneo lavorio
incessante tirar via
focalizzando e dimenticando
e c’è quel lavoro di merda
inscatolare cibo per cani
pulire i cessi degli impiegati
fare il socio di una finta coperativa
fare ore e ore di straordinario
pagato poco off course
è che non sei costretto
ma se non lo fai ogni sabato
quando il caporeparto te lo chiede
con le buone occhi duri imploranti
allora ciao ciao, torna al centro dell’impiego
dove non ti guardano neanche in faccia
perchè anche la loro è sparita
e no, il reddito di cittadinanza è una truffa
non vorrai mica che paghiamo
la gente che non ha voglia di fare un cazzo
dalla mattina alla sera davanti alla tv
o a smanettare le macchinette nelle tabaccherie
gratta e vinci e enalotto
e poi ci sono i morti cementati
carbonizzati, contusi, spappolati
e a qual punto pensi alla pensione
che non avrai mai
ai ciclopici debiti dell’inps
ereditati da uno stato
che non fa il mestiere suo
si dimentica dei figli e dei padri
ed è allora, in quel preciso momento
dopo forse dieci ore di lavoro
stanco affranto sudato incazzato
vorresti scriverle davvero
quelle parole che mancano.
*

foglia e ramo

la signora dell’appartamento vicino
ha mille o duemila anni
forse anche più
non ricordo d’averla mai vista nascere
non riesce a camminare da sola
sulla sedia a rotelle
si fuma marlboro rosse lunghe
tossisce ed inveisce
come una diciottenne in calore
che la sera prima ha fatto le ore piccole
lei non è uscita ultimamente
anzi è caduta rovinosamente
il ginocchio è un poco ballerino
ha estese ecchimosi sull’anca e sul braccio
paiono spenti continenti in un mare d’anni
i pompieri le hanno fatto visita
sfondato una finestra
le hanno portato i loro saluti rossi e la sirena
con la lunga scala
le divise ed i sorrisi dell’aiuto.
quando si diventa vecchi
e i figli non ci sono
perché pure loro s’ammalano di terribili mali
quando si diventa vecchi dicevo
non si dimentica quando
si poteva camminare senza acciacchi ed impedimenti
soltanto il ricordo mantiene vivi
quando si diventa vecchi
si diventa pesanti come metalli extraterrestri
ma il cervello è leggero
anche la vita è leggera
come la foglia che si stacca dal ramo

***********