LOmbra delle Pinzillacchere: Lucio Mayoor Tosi quaquaraquà per sua stessa ammissione

Come bel sapete, prassi consolidata, l’ambiente poetico sconta da sempre la metastasi dell’adulazione e dell’insincerità. Ve ne do un bell’esempio che sia di monito a tutti: ti do una buona recensione in cambio di una buona recensione. Voglio fare l’esempio con nome e cognome: Lucio Tosi detto Mayoor, alfiere e bidello di una delle tante sedicenti avanguardie polverose qua e là in giro:

scriveva poco più di due anni fa, commentando Caleranno i Vandali sull’ Ombra delle Pinzillacchere

Lucio Mayoor Tosi
26 maggio 2016 alle 22:21
Il discepolo:
– Alla poesia “Storie per adulti”, d’improvviso mi sono visto seduto alla veranda di un bar di Rimini: c’era luna piena, io l’ascoltavo volentieri ma senza sforzarmi troppo; a tratti pensando divertito che stesse parlando a vanvera.
Quindi mi sono sentito rilassato.
Il maestro:
Penso sinceramente che il poeta Almerighi sia a un passo dall’essere tra i migliori nella poesia moderna italiana. Purché se ne tenga stilisticamente alla larga, come non mi sembra stia ancora facendo del tutto. Per il resto scriva quel che gli pare, mal che vada darebbe una bella lezione di libertà a tutti quanti.
Buon lavoro.

Rispondi

Oggi sono andato sul suo blog a leggerlo, ho trovato un pezzo di una bruttezza straordinaria:

In soffitta.
di Lucio Mayoor Tosi

Note musicali come specchietti
con dentro abitazioni sconosciute.

Pausa di neve che si scioglie.
Kandinsky.

Una donna si volta a guardarmi
reggendo stretti due rami da bruciare.

Un bambino mette alla finestra
la sua piantina secca. Ha le mani sporche
di inchiostro.

Dove andiamo con la slitta?
Parla. O preferisci una cedrata.
Il topo con la coda vestita.

Il pittore ritrae se stesso
mentre dipinge una cavolata.

Il pianista passa con l’aratro sul tappeto.
Un delfino esce dall’acqua per guardare le cime innevate.

Molte strade troppo lunghe da percorrere
e filo spinato.

e l’ho commentato così:

2 commenti to “In soffitta.”

almerighi 28 giugno 2018 alle 2:08 pm
brano di singolare bruttezza

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La risposta piccata da bimbetto invecchiato male non ha tardato a venire:

RISPONDI
Lucio Mayoor Tosi 28 giugno 2018 alle 3:12 pm
Tu non sei più benvenuto in questo blog.
Specie se continui a pontificare coi tuoi giudizi. Ma come ti è venuto in mente di pensarti chissà chi?
A me le cose che scrivi non sono mai piaciute, mi sforzavo per amicizia e per incoraggiarti. Ora che potrei dirtelo con franchezza, sono tanto gentile da non scrivere sulle tue pagine. Ah, non ti passerà mai l’offesa… Guardati dall’ego, se ti resta un briciolo di intelligenza per capirlo.

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RISPONDI

(dopo di che mi ha messo in spam)

Poverino come deve aver sofferto nei panni del leccaculo, ma adesso è libero, può dire quello che pensa davvero. Più che ontologia è uno dei tanto che avrebbe bisogno di un po’ di etica oltre che di talento. Tosi, passata da tempo la sessantina si inizia a diventare vecchi e saggi, tu sei ancora nell’età della crescita e della formazione: sei veramente un grande. Ti sorrido sincero.

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eh sticazzi: LE POSIZIONI DEL FOTTITI

Riservisti dell’immaginazione, shampiste aspiranti dive, chierichetti dal culetto d’oro, quando serve si scoprono una grande dirittura morale. Succede così ogni volta, i riservisti dell’immaginazione hanno bisogno di evadere la monotonia della solita alcova e della solita pugnetta. Quindi potrebbero benissimo fottersi tra loro senza coinvolgere la poesia? Ne sono pienamente convinto. Perciò FOTTETEVI.

Prendiamo questo memorabile verso di F.D., la peggior poetessa italiana vivente. Esso nella sua lussureggiante infelicità recita: “Tu da stronzo mi svuoti.” Ogni normodotato che si rispetti capisce bene di cosa si tratta, gli imbecilli invece urlano al capolavoro. Forse costei, la peggior poetessa italiana vivente, ora glorificata sugli altari da alcuni riservisti dell’immaginazione, intendeva poetare (o petare) dicendo che il tizio apostrofato fa lo stronzo e quindi la prosciuga di ogni felicità? Così come è scritto ha invece un sapore decisemante lassativo. Tu (guttalax?) da stronzo mi svuoti. Perciò se non sai scrivere FOTTITI.

“Comunque vedendo una parola qui e una qua ho capito che si parla di me e d’altro che non accetto a braccia aperte. Infatti mi disturba parecchio di sentirmi considerato il più grande poeta italiano vivente. Avessi 50 anni io stesso mi prenderei in giro presentandomi come tale per almeno 30 40 anni. Ma alla mia età? Non pensavo a poesie in omaggio e commenti innocui. Perché non si discute del problema che la mia ‘Sfida” suggerisce? La quale io l’ho scritta non come invettiva ma come problema della categoria poesia. Ringrazio dicendo però che non sono d’accordo. La mia libertà di accusare non di inveire me la sono guadagnata seguendo un criterio presuntuoso: mai proporre miei scritti a riviste cartacee, premi letterari, grandi e piccoli editori; nessun dirigente ha ricevuto del mio materiale.”
(Alfredo De Palchi, dopo un tripudio di ghiandole salivari su L’Ombra delle Pinzillacchere)

L’importante è non mollare mai: un tempo il diritto più importante era catena di montaggio; oggi, invece, pur di non cercare un lavoro serio ci si aggrappa in ogni caso alla lingua (filologo, autore e leccaculo), quindi staccare, staccare, staccare.

P.S. Questa mattina un mio coetaneo con il mio stesso accento mi ha fermato in Piazza per chiedermi un euro e mezzo per mangiare una pasta ed ha avuto il buongusto di scusarsi, dicendo che è nella merda. Non so perché, ma non l’ho guardato negli occhi mentre gli allungavo il necessario.

Quando si è nella merda, si diventa fastidio per chiunque, anche per chi ci è stato e ha paura di tornarci. Perciò la prossima volta, chiunque tu sia, FOTTITI senza chiedere.

balliamo un surf senza futuro

NOE: DIRE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO, PURCHE’ NON SI CAPISCA UN CAZZO E ANCHE A COSTO DI RIMANGIARSI COSE GIA’ DETTE E A LUNGO SOSTENUTE. SULLO SFONDO LA POESIA, COME A MILANO MARITTIMA A FARE LA CARTOLINA, POVERINA, AI VOSTRI SELFIE. L’UNICO CHE SALVO DELLA MASNADA E’ MARIO M. GABRIELE. NON E’ CHE STATE SFIORANDO IL RIDICOLO, PROPRIO CI SIETE CADUTI FINO IN FONDO.

la bocca automatica
ha mangiato il dime
non vuole risputarlo,
forse non per vendetta
decisero la riduzione
a due sole scuole di pensiero

c’era chi il metro
era novanta centimetri
chi uno e dieci, è giusto ci sia
un po’ di finta opposizione.

I parolai sparlarono,
le comari strepitarono,
fu una corsa interminabile,
anche adesso sotto le finestre,
tutti a rincalzare coperte,
cantare ninne nanne,
ungere culi,
in cerca di prove indubbie
sul vero metro,

valutare, svalutare:
una troia fu sollevata
in men che non si dica
dalla stalla alle stelle
venne fatta santa,

il lontano cugino Paolo,
ohimè è un po’ sordo,
comprò in ferramenta
un metro da cento
e, come monito,
fu appeso per i piedi
finì che ci trovammo tutti
come i sindacati,

pieni di burocrati e pensionati
balliamo un surf senza futuro

LOmbra delle Pinzillacchere: NOE’S Greatest Hits

almerighi
Il tuo commento deve ancora venire moderato.
20 giugno 2017 alle 11:30
Io voglio fare a TUTTI una domanda pura e semplice, anche se questo commento non passerà la censura, se Claudio Borghi AVESSE ENTUSIASTICAMENTE E COME UN SOL UOMO ADERITO ALLA NOE, i vostri commenti sarebbero stati gli stessi? la presentazione uguale? Vi sarebbe venuta l’alitosi o avreste ruttato qualche commento entusiastico? Meditate, perché la bellezza non ha bisogno di far parte di un plotone, tanto meno di esecuzione.
cito:
“Un elemento qualificante della ricerca di Borghi è la considerazione dello spazio della poesia come realtà immaginaria che il pensiero poetico deve attraversare: il pensiero vivifica poeticamente lo spazio che, di per sé, sarebbe uno spazio morto.” (Giorgio Linguaglossa, settembre 2016) qui:
https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/09/22/claudio-borghi-poesie-scelte-da-la-trama-vivente-effigie-2016-poesia-metafisica-tra-fisica-e-poesia-non-ce-discontinuita-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa/

Giuseppe Talìa
20 giugno 2017 alle 23:08

Borghi è un furbone. Testimone ne è quest’ultimo post in cui cerca di dividere il gruppo della Rivista fra maschietti, a dir suo prepotenti, e femminucce (non offensivo né sessista il mio) a dir sempre suo, morbido e accondiscendente, musicale. Questo è vero sessismo.
Ho studiato parecchio la personalità del Borghi. Borghi non ha mai commentato nessun post della rivista che non fosse per un suo precipuo interesse. Un sorta di merce di scambio. Commenta solo, ed esclusivamente autrici e autori che poi, in qualche modo lo ospitano nei loro blog. Inoltre, difende solo se stesso e la sua visione della poesia. Parla solo di se stesso, come davanti ad uno specchio, fingendosi vittima, trovando qui una sorta di alcova in cui attuare meccanismi difensivi e disfunzionali, gettando sempre la colpa sugli altri. Che sia Linguaglossa che come critico non lo elogia, anzi, peggio, lo ha tradito, perché col cambio di rotta della NOE, il baricentro del bignami della filosofia e della scienza, ha perso di validità, di certificazione. Con Mario M. Gabriele che lo avversa sulla spiritualità, come se il nichilismo, Gott ist tot, lo facesse sentire senza più radici, senza quell’Uno di plotiniana memoria che puntualmente ritorna nei suoi versi. Così riversa speranze nella NOE al femminile.
Mi farò un altro nemico, lo so, ma Borghi è un furbone, Borghi è il bignami della filosofia in poesia.

giorgio linguaglossa
21 giugno 2017 alle 14:19

caro Claudio Borghi,

Spesso leggendo tanta encomiastica poesia contemporanea mi assilla il dubbio che un eccesso di armonia, un sovrappiù di lucidatura del pavimento, dell’argenteria e degli stivali di pelle non comporti anche il sospetto, in chi osserva dal di fuori, che dentro l’appartamento profumato e lindo con deodorante da supermarket non si nasconda, in qualche armadio, il cadavere messo sotto naftalina di qualcuno di famiglia. Insomma, se questo eccesso di deodorante non serva che a nascondere il lezzo ingombrante e intollerabile di un cadavere.

E allora mi viene voglia di indagare oltre la cortina di nebbia profumata del deodorante, al di là delle lucidature dell’argenteria per scoprire l’innominabile cadavere che si cela da qualche parte, nascosto in qualche latebra del soggiorno di casa. Allora, apro le finestre, voglio far entrare un po’ di aria fresca. Mi viene il sospetto che tutta quella modanatura, quella lucidatura non sia altro che Kitsch, ottimo, metallico, rassicurante Kitsch.

Oggi che va di moda la poesia encomiastica e inaugurale, penso che dovremmo chiederci, ogni volta che scriviamo una parola, se quello che scriviamo non sia in qualche modo sottile macchiato dalla pronuncia dell’encomio e dell’augurio

ANNA VENTURA
21 giugno 2017 alle 18:05

Caro Giorgio, grandi poeti sono stati macchiati “dalla pronuncia dell’encomio e dell’augurio”.Perchè camminiamo tutti sulla terra,e dobbiamo imparare ad adattarci; l’oro è il più prezioso dei metalli perchè è il più duttile;noi resisteremo fino all’ultimo su certe nostre posizioni granitiche,ma dovremo pagarne il prezzo; finiremo con l’accettare almeno in parte certi compromessi, magari continuando a dire,come Galileo,che “eppur si muove”.

Mariella Colonna
21 giugno 2017 alle 11:36

Ma quale attacco alla Rivista, Mario Gabriele…dov’è il “diabolico scardinamento dei principi su cui si fonda il blog”? Borghi parla delle sue liriche presentate da Giorgio Linguaglossa di propria iniziativa..E noi donne abbiamo il cervello destro che funziona molto bene, nonostante a lei non piacciano le emozioni. Smettiamola di parlar male degli altri e parliamo di POESIA CON I TESTI ALLA MANO. Basta con le prese di posizione teoriche, prendiamo i testi e analizziamoli. La poesia è fatta di parole che si organizzano intorno a pensieri e intuizioni come i pianeti nel sistema solare. E’ lì che bisogna andare per comprendere. Chiedo perdono a tutti per i troppi interventi, ma chi non è interessato può fare a meno di leggerli. Grazie.

Mario M. Gabriele
21 giugno 2017 alle 17:29

Vada a farsi una passeggiata.o si fermi a Medjiogourie. Lì troverà la poesia e la Madonnina.. La prego di non replicare o rispondere e abbia più rispetto verso uno che le può essere padre!

Salvatore Martino
21 giugno 2017 alle 18:13

Ho letto appena ieri dei testi di Borghi, non ho avuto il tempo né forse il desiderio di intervenire. Oggi appare già sostituito. Ho scorso frettolosamente i commenti, il libro lo possiedo da tempo, con malcelata amarezza, e un certo fastidio. Il tono generale mi ha davvero sorpreso, in Talia per esempio, non certo in Gabriele , del quale ormai conosciamo bene gli apprezzamenti per me e per Borghi con il sapore delle farmacie( supposte e tranquillanti )e della patologia (alitosi ) Suona davvero strano che un uomo della sua età, che si considera un poeta, e da tanti stimato, scenda verso un linguaggio che non oso definire. Ma va bene così.Concordio appieno con quanto afferma Mariella Colonna nei suoi molteplici interventi, anzi la invito , se le farà piacere, a fornirmi i suoi recapiti per un approfondimento conoscitivo. Quanto alla NOE mi sembra stia scivolando sempre più verso il Nucleo dei Carabinieri, come fa balenare ironicamente Antonio Sagredo, con un atteggiamento sempre più fondamentalista, con dettature di decaloghi restrittivi. Tra l’altro tutto è diventato così prolisso nel blog da impedire una rapida fruizione, dato anche il vertiginoso cambio che avviene a ritmo incalzante. Certo se poi la NOE partorisce i versicoli banali e squallidi, di Francesca Dono o i suoi incantevoli tentativi di pornografia (Tavolta può essere persino eccitante sia per immagine o attraverso le parole, ma certamente difficile da realizzare) osannati con più di cinquanta commenti allora siamo proprio del gatto come si dice in Toscana.
Venendo al poema di Borghi nonostante certe lungaggini, il tono eccessivamente intellettualistico-filosofico (d’altra parte perfettamente annunciato) ci troviamo di fronte ad un poema che tenta scalate nell’abisso dell’anima, nella vertigine dei “cieli” e della Natura,quasi alla maniera di Parmenide e di Lucrezio, con un orecchio attento a Zarathustra e al Crepuscolo degli idoli. Il linguaggio è alto, teso, una sintassi vertiginosamente controllata. Sulla strada del Monte Carmelo e di Juan de la Cruz quindi Borghi cerca la sua strada in ascesi rispetto alla palude del quotidiano, che ci circonda, ritorna a qual concetto tanto caro ai rappresentanti del nostro Umanesimo con l’Uomo al centro del quadrato e del cerchio come l’aveva costruito Leonardo. In questo lungo poema in prosa il Nostro di avvale di ritmi e cadenze, che conservando la musica conservano la poesia.L’angoscia,il dolore, la beatitudine, il coraggio di esserci e di tentare, la consapevolezza del limite, e il tentativo illusorio forse di superarlo, un confrontarsi virile con la realtà.Saluto con piacere questo nuovo “regalo” che un filosofo della natura poeticamente ha voluto regalarci.

Mario M. Gabriele
15 giugno 2017 alle 20:03

Caro Giorgio,
hai aperto un problema molto serio. L’ombra ha bisogno di poesia è vero, ma anche di apporti economici per aprire un discorso più ampio, se non simile a quello organizzativo delle Grandi Case Editrici, ma almeno starci vicino.Occorre chiedere contributi per attività culturali al Comune di Roma (ahahahah immagino già la Raggi in fremente e voluttuosa attesa n.d.r.) e alla Regione. Trovare un aggancio con qualche mecenate. Istituire un Premio di Poesia con la Rivista dell’Editore Progetto Cultura. Agganciarsi con la TV locale, con le piccole e grandi Riviste e perchè no? chiedere un piccolo contributo di 10 euro al mese a chi frequenti il Blog. Non mi vengono altre idee. Se ve ne sono altre, che ben vengano. Vediamo come va a finire!

CONTINUA(NO)!!!

giorgio linguaglossa
22 giugno 2017 alle 9:38

cari amici e interlocutori,

devo dire grazie a tutti Voi perché ieri le visualizzazioni sono schizzate a 3347, ciò vuol dire che quando c’è un interlocutore come Claudio Borghi si scatena una dialettica che genera nuove idee e nuovi stimoli. (omissis)