lettera del trafficante

ogni giorno posti schifosi,
nuovi per ululare al perduto bene,
qui, ovunque siano non si sta bene

soltanto noi sappiamo di ginocchia consumate
e mal di schiena, scarpe
gettate in acqua durante il cammino

diciamo degli astri la lontananza,
delle ferite l’afflizione, di citazioni:
il vocabolario italiano/islandese è pieno

vi dite poeti, sareste poeti voi?
che non avete nemmeno l’accento, frequentate
nei limiti qualche convitto di gente giusta?
i vinti amano la vita,
sanno vivere di niente e non praticano commerci,
sono i primi che muoiono, vinti,
api, rondini e farfalle

non date fiducia alle segreterie,
ma confidate nel contante e nella roba buona,
che soltanto io posso offrire

Oggi

Per noi,
appartati al di qua del fiume,
molta bellezza è sconosciuta,
memoria a lungo sconsacrata.

Da bambino
preferivo domeniche in cortile,
inventare case con ciottoli e fango,
sporcarmi come si doveva.

Mi piacevano i pomodori rubati
dai filoni di un vicino,
staccarli senza essere visto,
mettere in bocca e masticare
pezzetti di sole.

Il tutto raccolto in un silenzio sacro,
lo stesso rinvenuto
dentro chiese vuote,
dimenticato dentro un cimitero.

Oggi, dentro una serra, mi è capitato
di staccare un’oliva: verde,
bella, grossa, come la pensò
il Dio degli Inizi.

Mi sono intravisto bambino.

Dal fondo

Con quale compassione
Povero bambino – dicevano,
figlio dello sciagurato di suo padre,
dal pulpito di un pensiero pigro
d’ossa bianche?

Vissute vite indigenti,
colpevoli, da soggetto smarrito,
non buone, dal fondo
di un romanzo verista ma,
come tutti,
ho saputo ammalarmi, crescere,
diventare uomo sbagliato
di ogni donna incontrata.

Fin dal capire,
ho amato il mio bel nome
così ben definito,
facile da storpiare;
ma non ho mai detto quanto fosse bella,
vero abbraccio,
questa città durante il dopoguerra.

La nostra pianura

Manto acustico di preghiere sottovoce,
spalle larghe, bestemmie nuove:
si può essere felici
nell’esiguo tra equilibrio e caduta?
L’anima si adatta fiera e remissiva.
spaccata in due dal dolore,
così è più facile star bene il doppio.
Questo tempo non ha scambi né binari,
i capistazione rinchiusi
nelle loro case del millennio scorso.
Quando non c’è risposta, tutto è aperto.
La nostra pianura, scassata di tornanti
e fronti, ingiusta, non è un bel lavoro.
Luoghi dove ogni cosa non cambia,
al massimo invecchia

per addormentarsi al freddo