Il seno di Augusta Liszt

Non si abituerà,
Augusta non è Ada.
Porta in petto il vampiro,
uomo murato vivo e fratto.
Il mondo non interpreta
l’incomprensibile quando
tutti hanno oltre vent’anni…

… e Tom Waits non ha più
la sua bella voce copernicana
di vampiro etilico.

Adattamento truccato da esperienza,
sarà utile in futuro.
La gemella di Augusta Liszt,
Ada, trent’anni in meno,
ha lo stesso seno, stesso uomo
e molte sfrontatissime ragioni
a sostenerlo.

Le forme non lasciano pensare,
qualcuno finirà
col perdere la testa.
Resta sensazionale l’idea
che il più sia fatto.

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l’ennesimo viale

imboccato l’ennesimo viale,
dal parcheggio della vita di sempre,
il vecchio scoglio
ha sempre compagnia, specie quando
le sigarette parlano sole
e si spengono senza un gemito,
quasi a dire
questo è quanto
mentre militi ignoti tramano
all’ombra di un sole ricco
d’indecisioni, pronto a far tremare
di freddo ogni bambino.
il cantautorato di molti
lascia spazio a ugge pret a porter
da dare in pasto a qualcuno
di bocca buona,
eppure, su quel viale,
ci si prende per mano

La strada

La strada è tagliata in due da una riga
e bimbi nel giardino degli angeli.
Questo paese non ha più focolari.

Anne Sexton, sigaretta accesa,
sorriso accattivante, chiusa a doppia mandata
tra cosce imbavagliate, sembrava dire:
ho qualche libro, compratelo,
se non comprate, lo regalo.

L’autoassoluzione è roba da ricchi,
con tutte leggi che solo un poeta o un idiota
potevano scrivere su misura e così bene.
Verrà tempo, altro, compromessi da dimenticare,
qualche binario. Verranno nausee e maree.

Oggi i figli non sanno, hanno padri e madri
che si struggono d’essere sedotti ancora.
Ogni domenica la pioggia ciondola dal sole,
a dire il vero s’impiccano pure gli acrobati,
i camerieri sbagliano svogliatamente.

Il treno è un’altra opzione, chi si getta sotto
ferma tutto, meno le maledizioni di chi
vorrebbe riportarlo in vita.
Resta l’amore perfetto.
Segmento che corre dal primo all’ultimo giorno.

mare di tempo

Capita ogni anno di ammalarsi,
suppurare, cercare il giusto rimedio.
La tempesta si addice ai migranti,
le rondini non sono da meno.
Nell’unica tenuta in petto
è necessario conforto.

Ogni madre ne ha posseduta una,
in principio era gioco e sollievo
della madre anteriore, poi
nel tempo gioco di specchi e allodole
per innamorati di passaggio,
infine latte e conforto dei figli.

Capita ogni giorno di ricordare,
provare nostalgie deraglianti
per luoghi divenuti inaccessibili.
La carena è solitudine, mare di tempo
in ogni procellaria affamata,
pronta a dividere le acque.

Qui, è tutto presente,
ma lontano, non si sa come.
E’ amore
tutto quanto si vorrebbe contenere.
Il resto, rancore impossibile a rendere,
acqua, fuoco, perline per l’abbaglio.

Viene il giorno

Viene il giorno in cui
all’estate prende la febbre,
i profumi si nascondono,
le rose tacciono.

Molte donne si allontanano,
si scoprono,
cercano Atlantide,
il caldo le dispera un po’.

Vola alto in cielo
un sole nascosto,
papaveri e girasoli, timidi,
abbassano gli occhi.

Invochiamo tutti
una stagione nuova, bellissima,
dove viverla sarà delizia
e letto caldo.

Giorno di paga

Nessuno metta ceppo.
Il lavoro è necessario.
Il valore di civiltà nelle mani
equilibra pace e giustizia,
pani e pesci.
Nei campi, un tempo cicale,
crebbero in fretta fabbriche
poi invecchiate di colpo,
lasciate all’erba e alle vipere;
gli uomini portati dal Sud
non tornarono a casa,
ora biancheggiano dentro i bar.
Il lavoro non arricchisce.
Nelle banche dei vescovi
il danaro vive vita propria,
usura quotidiana.
Il lavoro è necessario, ma
neanche uno ricorda preciso
quand’è giorno di paga.

La vita di prima

Portò una novella il mare,
luogo di terre amare e malferme
dove irrobustire bambini
coi loro berrettini bianchi
e il sottogola bel saldo sotto,
sì che il vento non scoprisse
i colori dei capelli,
e i loro occhi accesi
non diventassero fessure.
La novella, una meraviglia,
a casa mamma e papà
hanno fatto pace, presto
torneranno a prendervi,
smettete di contare i giorni
al contrario, non c’è bisogno:
si va al mare a divertirsi.

La sera un po’ d’acqua
a lavar via la sabbia
e ogni altra scottatura,
la pelle già dura a sufficienza.
Le lenzuola non ferivano più.
I piscialetto, tranquilli,
raccontavano storie di fantasmi
prima che un ceffone
li mettesse a dormire.
I ritorni a casa
non erano mai quelli promessi.
Silenzio, lo stesso
del giorno di partenza,
nessuno da abbracciare,
la vita di prima.