Ascolta & Leggi: Brian Eno con poesie di Guillaume Apollinaire

La Nona Poesia Segreta

Adoro il tuo vello che è il triangolo perfetto
Della Divinità
lo sono il taglialegna dell’unica foresta vergine
Oh mio Eldorado
lo sono il solo pesce del tuo oceano voluttuoso
Tu la mia bella sirena
lo sono l’alpinista delle tue montagne nevose
Oh mia bianchissima alpe
lo sono l’arciere divino della tua bocca così bella
Oh mia carissima faretra
E io sono il bardotto dei tuoi notturni capelli
Oh bel naviglio sul canale dei miei baci
E i gigli delle tue braccia mi chiamano con segni
Oh mio giardino d’estate
Le frutta del tuo petto maturano per me la loro dolcezza
Oh mio frutteto profumato
E io t’innalzo oh Madeleine oh mia bellezza sul mondo
Come la torcia di tutta luce

*

Addio

L ‘amore è libero non è sottomesso mai al destino
Oh Lou il mio è anche più forte della morte
Un cuore il mio ti segue nel tuo viaggio al Nord

Lettere Invia anche lettere tesoro mio
Oh fa piacere riceverne nella nostra artiglieria
Una al giorno almeno una almeno te ne prego

Lentamente ecco è scesa la nera notte
Ora si rientra dopo aver comprato del tabacco
Una due tre A te la mia vita A te il mio sangue

La notte cuore mio la notte è così dolce e bionda
Oh Lou il cielo oggi è puro come un’onda
Un cuore il mio tI segue in capo al mondo

L’ora è giunta Addio l’ora della tua partenza
Ora si rientra Le nove meno un quarto
Una due tre Addio da Nimes nel Gard

*

Se morissi laggiù sul fronte dell’armata

Se morissi laggiù sul fronte dell’armata,
Tu piangeresti un giorno o mia adorata Lou,
E dopo il mio ricordo cadrebbe come muore
Una granata esplosa sul fronte dell’armata,
Una granata che sembra una mimosa in fiore.
E poi questo ricordo scoppiato nello spazio
Con il mio sangue il mondo ricoprirebbe intero:
Mare, montagne, valli, e la stella che passa,
I soli che maturano stupendi nello spazio
come quei frutti d’oro attorno a Baratier.
Appassito ricordo, vivente in ogni cosa,
Arrosserei le punte del tuo bel seno rosa
Bacerei la tua bocca e; i capelli fiammanti.
E non invecchieresti, ogni tua bella cosa
Rifiorirebbe intatta negli incontri galanti.
Il fatale zampillo del mio sangue sul mondo
Farebbe dono al sole di più luce accecante
Di più colore aliiore, di più impeto all’onda,
Un amore incredibile scenderebbe sul mondo,
Nel tuo corpo dischiuso trionferà l’amante…
Lou, se muoio laggiù, ricordo che s’oblia,
Qualche volta ricordati gli istanti di follia,
Di giovinezza e amore e d’inesausto ardore,
Il mio sangue è la fonte ardente della gioia!
E sii la più felice perché sei la più bella,
O mio unico amore e mia grande follia!
La luce langue
Ora presento
Un lungo, lungo destino di sangue.

*

La mosca

Le nostre mosche sanno canzoni
Che hanno appreso in Norvegia
Dalle mosche ganiche
Che sono le divinità della neve.

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GUILLAUME APOLLINAIRE (1880-1918) E’nato a Roma, figlio naturale di un ufficiale italiano, mai
riconosciuto dal padre. Dopo una adolescenza nomade, seguendo la madre, arriva a Parigi .
A Parigi frequenta il Bateau-Lavoir, un atelier di Montmartre luogo di incontro degli artisti dell’epoca, dove diventa amico di Matisse e conosce Derain, Vlaminck e le Douanier Rousseau. La pittrice Marie Laurencin, cui è legato, gli presenta Picasso. Nel 1913 difende i pittori cubisti in un saggio ”Les Peintres cubistes, méditations esthtétiques” in cui definisce il cubismo come accostamento di immagini, sensazioni, ricordi, senza rapporti
logici, senza passaggio.
Sempre nel 1913 aderisce al movimento Futurista, pubblicando il manifesto ”l’Anti-tradition futurist “ in cui rivendica di non imitare più gli antichi. Il suo interesse per Marinetti permane anche in piena guerra, con una punta di ironia “Voi Marinetti fondate una religione nuova basata sullo sviluppo dei mezzi di locomozione. Al posto di Dio voi dite Velocità…, ma c’è qualcosa di toccante in questo desiderio di nuovo che, nato in Francia, si
esprime così violentemente in Italia”
Ancora nel 1913 pubblica Alcools, raccolta di 80 poesie di ispirazione varia, senza ordine cronologico o tematico, composti a cominciare dal 1898.
I critici lo hanno definito,nel panorama della letteratura francese del periodo, poeta curioso delle novità, poeta del mondo moderno, è lui l’autore della definizione “esprit nouveau” (1917) che caratterizza la vivacità del clima culturale, l’avanguardia francese, in cui Apollinaire opera.
Nel 1914 si arruola volontario, manifestando la sua adesione ad un altro aspetto del futurismo, la foga per l’azione, la guerra.
Ferito alla testa ,subisce la trapanazione del cranio ma continua a lavorare ai Calligrammes che comprendono anche poesie scritte in guerra.
Nel 1916 pubblica un dramma surrealista “Le mammelle di Tiresia”.
Nel 1918 appare” Calligrammes” una raccolta variegata con poesie disegno e poesie- conversazione.
Muore qualche mese dopo ,colpito dalla” spagnola”.

I miei padri: Antonin Artaud

I

Fantasticare sulla propria morte
È l’unico modo per sentirsi vivi
Volare nell’aldilà, scavando la fossa al presente
Coltivando le terre di mezzo
Del proprio corpo
E dei residui d’identità
Sperando che un seme indistinto di sé
Rinasca altrove gemmando
La luce nell’anima
E sui fogli bianchi dell’umanità.

II

Ci sono coloro che scrivono
Senza avere nemmeno iniziato a pensare
Senza aver vissute tre vite
E senza essere morti dentro.
Scrivere è essere sopravvissuti a sé stessi
Scrivere è restare vivi e rinascere
Ma prima bisogna aver vissuto
La mattanza di un amore
La mattanza della vita e della morte.
Alla fine l’ultima cosa che desideri
È scrivere, dipingere ed essere amato
E goderti gli ultimi spasmi
Del corpo che reclama la vita.

III

Ho seminato coriandoli d’infinito
Sul corpo morente della Società
Ho sognato, ho lottato, ho vissuto
Mentre il mio corpo zampillava solitudine
E la mia Anima era una pozza d’inchiostro.
Murato dal silenzio
Qua e là si aprivano crepe
Dune di desiderio scolpite nella notte
E le lacrime erano calde gocce di scrittura
Che bussavano all’alba
Come un nuovo risveglio
Un coagulo di vita
Da sciogliere tra i solchi di dolore.

IV

Le parole sono lingue di fuoco
Che incendiano la coscienza
Vortici infiammati di futuro
Che fanno della nostra Anima
Un deserto di cenere e inchiostro.
Amiamo le parole che recano
Le colature del silenzio
La Grazia di un destino.
Quelle parole che sanguinano
Indizi e contaminazioni
Quelle parole che aprono varchi
Sui cuori abusati e infranti dell’umanità.

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per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Antonin_Artaud

Ascolta & Leggi: La Bellezza Riunita di Battisti Panella

Da quello che fu l’ultimo album di Battisti, Hegel del 1994, parole e musica d’eccellenza. Considero Panella, da sempre, uno dei miei padri.

LA BELLEZZA RIUNITA

Mi apparisti vestita
e più carpita da me
più che tu non lo fossi.
Misurarti la vita
mi pare proprio che sia
tutto quello che posso.
La Bellezza Riunita
ha più difesa di sé;
mi dicesti “Sospira”.
Come chi si ritrae con il dito chiedendo silenzio;
la totale pienezza di te
dal mio braccio destro si disincagliava e calava nell’ansa
del sinistro, mista alle piegature, e declinava.
Di te, in te stessa, l’attività assoluta
era una lotta contro la natura
che è dimessa al vento,
succube alla furia.
Ma tu non soccombevi,
eri impennata
sulla tua forma finita e creata.
E la tua finitezza superavi
sapendo, di te stessa,
non solo di convessa, di concava, di cava,
umana, pelle umana. E la realtà finiva
e il vero cominciava. Certo imbruniva,
ma imbruniva fuori.
All’interno i colori
erano luci spente,
umiliate dalla tua bocca ponente.
Dopo un po’ si vedeva
soltanto quello che può
perdonare la vista.
E scoprire le gambe,
fu qui la tua miglioria,
per distinguere meglio.
Ogni tuo gesto è compreso
in tutto quello che sa
di te stessa quel gesto.