Cadde una cometa

Cadde una cometa dalle parti di Milano,
non era l’annuncio di Gesù ai Magi,
è stata una disgrazia.

Noi tutti coltivammo illusioni,
crescevano bene, il terreno sabbioso
ben concimato d’agricoltura intensiva
non tradì mai, fino al giorno prima,
erosioni sospette e pezzi di squame
di terribili rettili.

Fino al giorno in cui
qualcuno alzò la testa, scrutò in alto
si lussò la cervicale, e disse
sono stanco.

relitto

oggi ho ricordato un sorriso assente
da ogni immagine ovunque stampata

ho pensato di aprire tutti i cassetti,
cercare, nella speranza che ognuno fosse l’ultimo

ho negato, spergiurato, strillato, rivendicato,
ma ogni cosa si è rivelata velo e vanità

il quadro di Steve è appeso, andrebbe spolverato
ogni tanto per dare posto a nuova polvere

il tempo fa il suo mestiere,
ma in bassa marea tutto quanto riaffiora

il futuro attuale

il mare è più aguzzo di navi
sempre cariche e pronte
a sbarcare morti
altrimenti cibo per pesci

torneremo alla terra
dopo avere invidiato la luna
per quelle care espressioni
tutte in lontananza

il futuro
immaginabile cent’anni fa:
il treno
entra nella galleria barattolo

il futuro attuale,
carte truccate
col belletto rubato
all’amante di un esperto

Identico strazio

Lettere firmate, anonime,
senza mittente, destinatari ignoti
mai rintracciati.
Singolare girotondo di lettere
gettate attraverso la fessura
di casse rosse senza ora di levata.
Lettere criptate che tu solo sai
che l’ho scritta per te, come
non ci fossero altri mezzi.
Lettere in forma di bolla,
piene d’aria, oscillanti
nell’apparente vuoto in calma di vento.
Lettere perché non so fare altro,
invece di spostare rocce,
viaggiare per lunghi tratti
a rivedere il nero vestito di notte.
I vigliacchi tremano
al sapore forte di lettere
impossibili da decifrare.
Identico strazio

Trinciato e Destino

Su tutto questo trinciato
di neve, sole, cose varie,
oggetti di lampo sbeccato,
mancanze, trovano alimento
fuochi fatui e passioni.

Religioni cucite a casa,
genitori rimasti indietro,
esumazioni e accidenti:
ovunque fortuna contraria,
favorevole o disattesa.

Belle canzoni di quattro minuti,
imperi, affetti incrollabili
e distanze molto più ampie;
sabati e lunedì
cui è necessario il calendario
per cifrare e disporre
gli arretrati e vecchi giornali.

Comanda su tutti un destino
sciolto, in ogni modo sempre,
dal pensare degli astri.

E’ già autunno,
talmente rapito
nemmeno te n’eri accorto.

carico urbano pendente

sapremo cosa fare di
questo carico urbano
pendente, caduto per strada,
mille pezzi tutti diversi,
impronunciabili,
impossibili da raccogliere
e riutilizzare?
dove siano caduti,
rimbalzati, in frammenti minuscoli
che non è dato vedere?
oggetti di lampo sbeccati,
chiunque s’incarichi di cercarli,
s’avveda in tempo
e sappia attendere.
la speranza è di poter
tornare presto ad azzannarci,
fotterci, sputarci addosso
come ai bei tempi:
noi non lasceremo tornare
un’aria diversa
da quella nera e irrespirabile,
non torneranno cespugli e prati,
non torneranno api,
non tornerà amore

Nel tumulto ideale

Nel tumulto ideale la mente dilegua,
i lavandini gocciolano insistentemente,
sembra non vi sia altra forza
oltre quella di gravità.
Necessario non perdere l’ultima frase,
ch’è più vera prima di terminare
coi coltelli nel cuore
e l’impeto di una risata folle.
Pensando le poche, ultime ciocche
resistere ardimentose
sul terminal dell’inguine
con dispiacere rivedere i trascorsi.
Vaste chiese al tempo dell’anticristo:
comodi loft, uffici direzionali,
carcasse di vampiri sussurrano
sconcezze e ringraziamenti al dollaro.
Dunque, strade piene di illusi
da primavere al neon;
tre volte vent’anni e basta sorvoli,
tutto è meno che una manciata di fango.
Ai crocicchi il miserere e l’ammissione:
volevo solo essere voluto bene;
e non c’è notte pronta a succedere
perché si crede stelle.

Tutta la vita

Tutta la vita è rincorrere un completo fresco lana
per coprire le macchie sulla pelle e i canneti
che il tempo cresce nei luoghi più insospettati,
nella mente, specialmente in bagno, quando
lo stile di vita porta a coltivare fantasie
altrimenti inesprimibili e molto, molto soggettive.

I bei tempi andati tornano fulminei ogni mattina.
Un raggio di sole va a stamparsi sulla foto giovanile
del siamese, sul suo sguardo innocente e omicida,
perfetta demistificazione in ognuno, e sorpreso,
qualcuno avrebbe voglia di risciacquare creatività,
mai bella, sgraziata come pochi e deludente.

Una violaciocca dimenticata si aggira sgraziata
dentro una bottega di articoli per pachidermi,
credo, cercherò per sempre la ricetta perfetta
di masticatore di ruoli da poter vivere ancora.

La cresima

il mio nemico, penso in me,
potrebbe assolvere ognuna
delle cose che non vanno.
superarle con un gran balzo

la cresima
è un chiodo confitto in fronte,
la pressione forza la fessura,
il pensiero esce più in fretta

tutto quanto finito è svelato:
si sgonfia in silenzio,
il passo doppio è atteso
del gelo il distacco

lettera a un porto mai aperto

impossibile chiarire oltre
i rigori dell’inverno.
capelli umidi fino alla spalliera
scavavano clavicole strette.
inutili i sogni,
una vita a difenderli
nei propri ridotti.
in pioggia
o con sole ancora più battente
stesse scarpe
a coprire dita indurite,
piante senza ritorno,
uno sbaglio di laboratorio.
chi ha visto lanciare per aria
le parole e perdersi
dentro un buco nero
per ritrovarle altrove?

in vita nessun quarto di nobiltà,
ghigliottinati i monarchi,
tagliato il colletto bianco alla camicia.
in sonno
l’ostinazione a guardare il mare,
da vicoli dietro un porto mai aperto,
dove anche l’ultimo libraio ha chiuso
in attesa del libero precipitare
da un balcone alle stelle