Carnevali

Carnevali ha l’età di mio nonno,
stesso anno di nascita, pochi mesi dopo.
Sì, poteva esserlo, ma non ebbe figli.

Preferiva frequentare letti doloranti.
Cucine dai pavimenti pieni di briciole,
rifiutate anche dal più affamato dei passeri.
Luoghi inceneriti per chi voleva solo guardare.
Le vite erano brevi:
a quarant’anni le donne già finite.

Io sono generazione di incollocabili venduti.
Nessuna guerra a sfoltirli.
Dico no per rispondere sì.

Gli anni continuano, coerenti e impassibili,
ogni giorno immobili.
Sì, avrei gradito una sbronza epocale
con lui e Dylan Thomas.

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Ascolta & Leggi: Mike Oldfield, On Horseback – Giuditta Michelangeli, tre poesie

Chi è Giuditta Michelangeli? Boh? Cosa importa poi? Uomo, donna, vivinetto, ragioniere, muratore, negoziante, cassiere/a: ha importanza? Per me no, tutto sommato di noi resteranno gli scritti, e dell’ineffabile Giuditta, che scrive per noia prosa e poesia, ma direi anche per passione, propongo tre poesie dal suo blog, qui:

https://giudittamichelangeli.wordpress.com/

COLLOQUIO SULLA RIVA

La raspatura
silenziosa e caparbia
del mare sui granulati,
la caccia feroce delle gazze
sulle mucillagini:
tutto mi riconduce a te.

Confesso attraverso il corpo
stracci di umani svigorimenti
e sorgenti di inappagati impulsi
che mi rendono nevrotica:

li vivo in estrema sintesi,
nidificati come rondoni sotto ai tetti
manco di afferrarli.
Eppur tra queste pietre
mi sento rifiorire
in attesa della nostra seduta.

Dio! Signor biscazziere! Signor regista!
Stai generando sproporzioni:
poco abilmente maneggi la tua moviola.

*

VORREI FARTI TORNARE BAMBINO

I tuoi anni
sono un sillabario rigoroso:
ci è voluto del tempo
per formare una parola intera.
Ti sei esercitato
a moltiplicarli
senza mai perdere l’equilibrio
sul piano delle parvenze.
La tua vita
è un tribunale con giudici
amorfi:
legiferano su quale volto
tu debba calzare quest’anno
e nel calderone
già ne forgiano un altro
per i tempi a venire.

Ma se vuoi separarti dal luogo
che tanto ti costringe;
ti dico che io vorrei farti tornare
bambino,
quando con gli alluci saggiavi
la riva spumosa,
e ti corrispondeva il mare
dentro una conchiglia,
cui affidavi parole nuove
che nessuno sapeva ripetere.

Ora vedo che
al volgere di gennaio
tenaglie roventi ti strappano la pelle
come giorni alla vita,
e quale antenna che assorbe tutto
il tuo doloroso sentire
stramazzo anch’io sotto quell’ustione
con te.

Vorrei essere sacrario
di tutti quei tuoi costumi
morti,
portarteli alla luce
e custodirli io per te,
come una fotografia sopra una mensola
che spolveri senza guardare più.

*

SPROLOQUI MATEMATICI

Il quadro delle grandi risposte
è ora venduto all’asta;
negli spazi subatomici
la particella di Dio germoglia
tra i sermoni numerici:
chi ha forse qualcosa di nuovo
da domandare?
Questo regno dell’iper-logica
esaustivo nei bombardamenti nozionistici,
nelle interpretazioni funzionali,
controllate,
calibra saluti come
teoremi matematici
strette di mano come
leggi geometriche,
distanze misurate tra i tuoi propositi
e i miei.

Ma in fondo allo strapiombo
c’è un anemone blu che non è stato ancora colto:
chi è che ode il sommesso pianto
della gatta sull’orlo della strada?
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Akiko

Akiko è andata via
un giorno ai primi di marzo.
Uscendo non ha parlato.

E’ stata una giornata qualsiasi
inadatta a passare alla storia.

Tutti a prendere sole,
dimenticato l’abito buono,
senza bisogno della stessa pietà
cui i superstiti chiedono riscatto.

Senza cedere a improbabili svincoli,
alle falsità dei poeti,
a rivangare soliti passi,
solita terra.

Akiko rammenta un po’ l’Agnese,
ha scelto senza tergiversare:
la morte va vissuta in silenzio.

Nel bene o nel male
non si lascerà scoprire.
Rimarrà il piccolo mistero su cosa
avrebbe potuto fare da grande.

Tutte le parole di questo mondo,
già pronte a una pioggia asettica,
non sapranno dire,
o restituire l’amica di un’ora
principessa sempre.

molti

molti, sereni e tranquilli,
si sbattezzarono
pensando di essere liberi,
fu divertente, un esperimento sociale.
essere liberi migliorava l’aderenza.
a ogni terreno. pieni d’aria
indiscussi i fondamentali:
nasci, cresci, rapina, vattene a casa

Fiandre, Calvinisti, Ugonotti;
vegani, mistici indiani, danaro:
faranno lume ogni anno,
in pugno l’invitta fiaccola
della democrazia.
Marzo non verrà, maggio li troverà
incompiuti specie al mattino

liberi di cadere, essere pioggia,
l’ombrello non ancora inventato,
disumani, falliti, troppi.
ascari di qualsiasi banderuola,
ai morti anzitempo non furono
liquidate pensioni d’oro,
tutti gli altri non meritano assoluzione

(a tutti quelli col cuore a sinistra e il portafogli a destra)

Auschwitz Album

PER SAPERNE DI PIU’ : https://it.wikipedia.org/wiki/Auschwitz_Album

Deportati (estate 1944 inverno 2019)

Il treno sputa un carico ignaro, la banchina è piena.
La nave col suo carico cerca un porto. Tutti chiusi.

Scendono, paiono un firmamento.
Non scendono, ma sono vestiti di luce.

Sulla rampa una prima selezione.
Nessuno li vuole nemmeno vedere.

Donne, vecchi, bambini, uomini.
Uomini, donne, alcune incinte, minori non accompagnati.

Prosegue la selezione.
Prosegue il continuo, insistente diniego.

Una mandria nervosa si dirige verso le camere a gas.
Ancora nessuno sa stabilire quale sarà la destinazione.

Alcuni improvvisano l’attesa in un picnic senza cibo.
Alcuni si gettano in mare, ripescati, sono diventati pesci.

I meno alla divisione del lavoro,
nessuno andrà alla divisione della gioia.
Andate via di qui, non c’è lavoro, non c’è speranza.

Sulla banchina aprono bagagli soli e abbandonati.
Nessun bagaglio, hanno soltanto abiti e luce.

Festa di Compleanno

Festa di Compleanno:
Dov’è il festeggiato?

forse era davvero figlio di Dio
e dell’unica ragazza extra vergine

ascesa al cielo
con l’asino a guardare in su

intanto trinciamo giudizi
senza avere mai assistito

a cosa poi? Alla stella
on the rocks voluta dai ricchi

per illudere i poveri, senz’altro
non ci sarà mai rivoluzione

tutti chiusi in casa a ingollare
cibo, dall’antipasto ai corvi, sì

ci vorremo bene almeno oggi,
e chissà per quante ore ancora

poi, tante noci rotte sulla testa.
nel quindicinale dei più poveri

i miserabili festeggeranno lieti,
tutti gli altri zitti a dar la neve.

Coi miei migliori auguri. Almerighi

pietre

nessuna attenzione
alla maternità consapevole dei rami
al collocamento ottobrino
delle foglie. non si arrabbiano
stanno dove sono senza tradire
emozioni, sarà forse
il metabolismo lentissimo
di generazioni di costruttori,
rondini senza luce, farfalle

fino allo spintone
di nuovi eventi sismici a smuovere
porte, memorie:
insolito destino di chi,
ritenuto immortale,
preferisce sparire,
ricordano ancora e per sempre
quanto erano belle, commoventi.
pietre