Poeti Romagnoli: Giovanni Nadiani.

Giovanni Nadiani, nato a Cassanigo di Cotignola nel 1954 (e morto a Reda di Faenza nel 2016), è stato poeta, traduttore e germanista.
Ha pubblicato alcune monografie e diversi saggi su questioni di teoria e pratica della traduzione letteraria e multimediale, su lingue e generi testuali minoritari. In qualità di traduttore ha curato, tra l’altro, le opere di numerosi poeti e narratori tedeschi, neerlandesi e di varie aree linguistiche minoritarie.
Ha diretto il quadrimestrale letterario «Tratti» e la rivista online di studi sulla traduzione «InTRAlinea».
Le sue principali raccolte poetiche sono e’ sech (Mobydick, Faenza 1989), TIR (Mobydick, Faenza1994), Feriae (Marsilio,Venezia 1999), Beyond the Romagna Sky (Mobydick, Faenza 2000), Sens (Pazzini, Rimini 2000), Eternit® (Cofine, Roma 2004, Premio Ischitella 2004), Ram: versi dalla Romagna-Italia: 1996-2005 (Birandola, Faenza 2005), Guardrail (Pequod, Ancona 2010), Il brusio delle cose. Sintagmi feriali in lingua bastarda (Mobydick, Faenza 2014).

noi che facciamo le cose
sempre in fretta
pensando che verrà il giorno
in cui potremo lavorare
come si deve
con tutta la calma che ci vuole
per fare le cose fatte bene
noi non ci accorgiamo
che quelle cose lì
fatte in fretta e furia
erano il massimo
che potevamo fare
ora che si è fatto tardi
è buio
e non ci arriviamo più
né con la forza
che abbiamo perso
e nemmeno coi giorni
che abbiamo finito
per non parlare del senso
di fare quelle cose
che non lo vediamo più da nessuna parte…

*

noi
da soli
non siamo nessuno…
noi
se non siamo niente
per nessuno
non siamo nessuno…

e anche così
un giorno
ci sarà sempre
qualcuno
a cui toccherà
per amore o per forza
di raccogliere
quel mucchio di niente
quella puzza di nessuno
forse per un attimo
gli unici segni
di qualcuno…

*

Invidia

… la ragazzina mora albanese prima della classe
nascosta dietro il muretto del cortile
con la chitarra sulle spalle che attende
impaurita alle lacrime per l’orale dell’esame di terza
che ti aspetta
te
che non vede l’ora che arrivi
tu
per abbracciarti
te
mia moglie
insegnante dell’indirizzo musicale
tu
mia moglie
più stretta di me
con la passione che hai condiviso con lei
la musica di una vita a colori piena di fiori
(senza la paura di essere ridicole)
alla faccia dei colleghi che l’ammazzano giorno per giorno
con la paura urlata della bocciatura…

*

… e per tutto il tempo in cui vi vedo
sullo specchietto retrovisore mi dico
che sono quasi geloso per lei invidioso
di tutta quella musica
dentro voi due attorno a voi due
nel cortile della scuola
dove tu tra alcuni giorni
non vedrai più
quella donna…

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nota amArgine: tardivo omaggio a Giovanni Nadiani

Piangere un poeta perduto è facile a botta calda. Poi tutto va nel dimenticatoio, i poeti, strane creature, tendenzialmente sono sempre sull’uscio a lucidarsi l’ego. Ecco il senso di questo tardivo omaggio, perché non manchi mai la memoria di un poeta importante.

” Il 27 luglio 2016 è morto Giovanni Nadiani, docente universitario di tedesco alla Scuola Superiore di Interpreti e Traduttori di Forlì. Nadiani aveva 62 anni ed è morto a Faenza dopo una lunga malattia. Era poeta, scrittore, germanista, intellettuale eclettico e poliedrico, grande conoscitore e studioso del dialetto romagnolo. “

Viaz

U n’gn’è gnît

al do e mez dla dmenga dochmezdè

gnît in sta stazion fura mân

u n’s mov gnît gnânch un pasarot…

(a pasaràl a n’pasaràl brisa

u n’gn’è étar vers che stê d’astê…)

j ufezi j è srê par sempar

i vidar dla sela d’atesa i t’taia

l’altoparlante cun i fil stech

l’è un pez ch’u n’dà la vos a la zent

i bigliet u i fa un automat

senza scorar cun incion

basta che t’epa di schembi

e s’t’si furtunê ch’u n’t’scapa brisa

d’pisê a no’ fêla tra l’asfelt carpê

d’un marciapì ormai privatizê…

u s’sent sól e’ tosaerba d’un pinsiunê

a mnunzêt nench j ultum pinsir

a ingavagnês ’t la litaneia

d’mer d’autostrê a vaion

tra nuval biânchi impiêdi…

sota a ste mel d’sól senza rimision

u n’gn’è gnît u n’smov gnît

gnânch ch’i fil d’erba seca inriznida

parchè chijcvel e’ chembia

u n’basta brisa e sunê impasì

d’una campanëla senza direzion

e’ ciöch ch’u t’ciapa a la mota

de’ scâmbi int un bineri

che va in dó’ ch’u j pêr a lò…

(da Eternità)

VIAGGIO – Non c’è nulla alle due e mezzo della domenica pomeriggio nulla in questa stazione fuori mano non si muove nemmeno un passero (passerà non passerà non c’è altra soluzione che stare ad aspettare…) gli uffici sono chiusi per sempre i vetri della sala d’attesa ti tagliano l’altoparlante coi fili staccati è da molto tempo che non parla alla gente i biglietti li fa un automat senza parlare con nessuno l’importante è che tu abbia degli spicci e sei fortunato che non ti scappa di pisciare a non farla tra l’asfalto crepato di un marciapiede ormai privatizzato… si sente solo il tosaerba di un pensionato a tagliarti finemente anche gli ultimi pensieri ad attorcigliarsi nella litania di mare d’autostrada a spasso tra nuvole bianche rapprese… sotto questo male di sole senza pietà non c’è nulla non si muove nulla neppure quei fili d’erba secca arrugginiti perché qualcosa cambi non basta il risuonare appassito di una campanella senza direzione il colpo secco che ti coglie di sorpresa dello scambio su un binario che va dove pare a lui…

nadiani