Ascolta & Leggi: Ivano Fossati Discanto, Francesco Sassetto Inediti

L’uomo ha camminato sulla Luna, inciampa sulla Terra. I poeti inutilmente indicano buche, le colmano, altrettanto inutilmente. Perché il destino di un poeta vero è quello di ritrovarsi solo, nudo, inascoltato. Francesco Sassetto, ecco lui sì, è un poeta; per il dono della sintesi nell’esperienza e il filtrarla in una sua personalissima, costruttiva, malinconia. Forse per questo siamo così affini. Le nuove poesie, qui sotto in anteprima, tutte in lingua (non dimentichiamone la straordinaria capacità di versificare in dialetto veneziano) sono lo specchio fedele dell’attuale, brillante momento poetico di questo autore. Anteprima di una nuova raccolta di prossima realizzazione dal titolo “Il Cielo sta Fuori”, l’uscita per i tipi della Samuela Editore, è prevista per il prossimo futuro. In questi inediti c’è tutto il sapore della poesia di Francesco, la sua forte e singolare capacità di saper osservare: una forte affinità, pur nella diversità, con le straordinarie visioni del quotidiano di Emanuel Carnevali o, con maggiore levità, di Raffaello Baldini. Non posso che dire bene di questo bouquet di poesie di Francesco Sassetto, buona lettura.

Mani di rosa

Le ragazze cinesi stanno là, notte e giorno,
chiuse nel semibuio delle camerette,
prigioniere di un congegno di mercato,
obbedienti al gestore, il padre padrone.

Le ragazze accarezzano la pelle del pagante
con movimenti sapienti, con
cortesia sorridono sfiorando gli occhi
del consumatore ad intuirne il consenso,
il grado di appagamento.

Matteo dice che nel regno dei cieli
loro andranno avanti, intanto
annegano le mani nel sudore
e negli umori del cliente.

Il cielo sta fuori, in alto
e non dice niente.
*

Ossario

Nessun silenzio sull’Ossario, nessuna pace
per i trentamila ammazzati sull’Altopiano.

Una fila infinita di nomi sulle lapidi di marmo
lucidato, ossa sparpagliate gettate
in loculi giganti, nella penombra
d’una geometria infernale.

Nell’azzurro i soldati sull’attenti
a presidiare il monumento, tricolori
al vento, cannoni e bombarde
tutt’attorno, cimeli del macello
ancora puntati sulla valle.

Il busto di Benito sovrasta l’immane
cimitero che chiamano Sacrario,
capolavoro del regìme, gli avanzi
accatastati alla rinfusa
del massacro passato a nutrire
quello successivo.

Famiglie in passeggiata, carrozzine e palloncini
colorati, i selfie a immortalare la scampagnata.

Si chiacchiera, si fuma, si levano i maglioni
sudati al sole abbagliante del primo agosto.

Un sole sbagliato.
Un sole fuori posto.
*

Parco Rodari

Luci in fila e tralicci dell’alta tensione
nel mattino deserto del Parco Rodari.

Abbracci di rami gelati e foglie cadute
aggrappate a grovigli di radici.

Ragazzi in bici vanno veloci, altri portano
i cani a pisciare, tre africani infagottati nei
giacconi stanno scaricando da un camion
tubi, assi e mattoni.

La bocciofila è chiusa da tempo, i vecchi
che sapevano il colpo se ne sono andati
o stanno chiusi nelle case
con le badanti moldave.

È stato un comunista Gianni Rodari, il mondo
che sognava è rimasto

un sogno

chiuso nel pugno
dei suoi libri di fiabe.
*

Capirsi

sarebbe come capire quest’acqua di laguna
che ora corre rapida al maestrale ora lenta
scivola nell’afa, acqua che sa di fiume e
di sale, risale le barene, il suo mistero
di riflussi, la sua quiete apparente.

Stare così, alla riva, ad osservare il moto
dell’onda che si allarga a tondo nell’aria
sospesa squarciata da grida di gabbiani.
Quest’acqua che ti porti nel cuore e nelle

vene, acqua che non sai e conosci bene,
tu ne ignori i vortici che alzano la melma
dei fondali, polvere grigia viene a galla

poi scompare
in un fremito di scaglie di sole.

È in questo balenare il suo grande amore,
il tuo amore di pescatore immobile
a contemplare la voce di questo mare
senza sosta, quest’acqua senza risposta.

È nei tuoi occhi inquieti il senso del tuo indagare

perché l’amore
vive nella tua sete di conoscenza, nella
tua ignoranza
nel divenire
che non sai e non puoi capire.
*

L’ultimo tuo regalo

andando via, è stata una lampadina
al fosforo per la notte.
L’accendo
ogni sera, bianca, immobile, da corsia
d’ospedale. Diecimila ore e il corridoio
dalla camera al bagno da fare
senza timore.

Quando passo in quel gelido chiarore
s’illumina ancor più il vuoto, ansima
una vertigine.

Spengo l’interruttore.

Meglio il buio, meglio camminare a tentoni
urtando gli spigoli dei muri

meglio andare alla cieca
come si va nella vita.
*

Andare via

Andremo via anche noi, un giorno o l’altro,
come sono già andati in tanti, mio padre
sparito a quarant’anni, un crollo al cuore,
e mia madre, molto tempo dopo, per lento
scivolamento, Asako volata in un istante
e Maria precipitata giù per un burrone.

Dovrà arrivare anche per noi il giorno
che si dovrà finire, chiudere un portone.

Non sarà quello il momento di contare
l’avuto e il dato, quello che abbiamo
rubato e regalato, ci sarà forse ancora
da camminare per qualche altro deserto
sconosciuto o sarà finalmente
un modo migliore di viaggiare.

Terminate le corse affannate, le parole
dette tanto per parlare, i goffi
voli presuntuosi

il nostro insensato continuare.

Si spegnerà ogni voce, qualcuno avrà
il tempo per un’orazione, un saluto,
occhi svuotati.

Andremo soli come soli
siamo sempre andati.
*

Che nulla ritorni

e tutto si ripeta lo sapevi bene,
era scritto sul biglietto che ti hanno
dato all’ingresso del girone, neanche
poi tanto male per noi
anime poco prave.

Noi mediocri, bravi a scansare gli artigli
e le nerbate, a ballare la tresca collettiva
dell’autoassoluzione da peccati perlopiù
veniali, portatori sani di modesti mali

noi ci mettiamo in riga, obbedienti
ai segnali imbocchiamo direzioni
sempre uguali, noi ci sposiamo,
produciamo prole, lavoriamo,
abbiamo viaggi a buon mercato,
gonfiamo i cellulari con sequenze
di paesaggi e volti traballanti,
l’audio gracchia un poco, fotogrammi
inutili e banali come le nostre esistenze
oscillanti e per niente a fuoco.

I più sciocchi riempiono le carte
di queste ed altre cose senza scopo.

Anche fare versi è forse solo un gioco.
*

Francesco Sassetto risiede a Venezia, dove è nato nel 1961. Si è laureato in Lettere nel 1987 presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia con una tesi sul commento trecentesco di Francesco da Buti alla Commedia dantesca, pubblicata nel 1993 dall’editore Il Cardo di Venezia con il titolo La biblioteca di Francesco da Buti interprete di Dante.
Ha collaborato in qualità di cultore della materia alla cattedra di Filologia Dantesca ed ha conseguito nel 1998 il titolo di dottore di ricerca in “Filologia e Tecniche dell’Interpretazione”. Insegna Lettere presso il C.t.p. (Centro territoriale per l’educazione in età adulta) di Mestre.
Scrive componimenti in lingua e in dialetto veneziano che hanno ricevuto premi e segnalazioni.
Ha partecipato a presentazioni, incontri e pubbliche letture di testi poetici, anche in ambito scolastico. Suoi testi sono presenti in antologie e riviste ed ha pubblicato le raccolte di poesia: Da solo e in silenzio (Milano, Montedit, 2004) con prefazione di Bruno Rosada, Ad un casello impreciso (Padova, Valentina Editrice, 2010) con prefazione di Stefano Valentini, Background (Milano, Dot.com Press-Le Voci della Luna, 2012) con prefazione di Fabio Franzin, Stranieri (Padova, Valentina Editrice, 2017), con prefazione di Stefano Valentini, Xe sta trovarse (in dialetto veneziano) (Samuele Editore, Fanna, 2017), con prefazione di Alessandro Canzian.
Una silloge di poesie in veneziano, intitolata Semo fati de sogni sbregài è stata ospitata nel volume antologico Poeti in lingua e in dialetto. La Poesia Onesta 2007, a cura di Fabio M. Serpilli, Associazione culturale La Guglia, Agugliano 2007.
Una raccolta di testi in veneziano, intitolata Peoci, è stata edita nel volume antologico Poeti e narratori in italiano e in dialetto. La Poesia Onesta 2012, a cura di Fabio M. Serpilli, Associazione culturale Versante, 2012.
Una silloge di poesie in lingua e in dialetto veneziano, intitolata Di ordinari galleggiamenti è stata pubblicata, con una introduzione critica di G. Lucini, nel volume antologico Retrobottega 2, a cura di G. Lucini, Edizioni CFR, 2012.
Suoi testi compaiono nelle antologie tematiche La giusta collera, Edizioni CFR, 2011, Ai propilei del cuore. Poeti contro la xenofobia, Edizioni CFR, 2012, Il ricatto del pane, Edizioni CFR, 2013, Keffiyeh. Intelligenze per la Pace, Edizioni CFR, 2014, tutte a cura di Gianmario Lucini.
Sue liriche sono state ospitate nell’antologia 100 Thousand Poets For Change, Roma, Albeggi, 2013; nell’antologia Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento, Milano, Rayuela, 2014; nell’antologia In classe, con i poeti, a cura di M. Casagrande, Puntoacapo editrice 2014; nell’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila, a cura di M. Cohen, V. Cuccaroni e altri, Camerano, Gwynplaine edizioni, 2014.
Suoi testi sono presenti nelle riviste online Versante Ripido e Sagarana, in blog e siti web.

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Saluti da Venezia!

In collaborazione con il MiBACT – Polo Museale del Veneto e con la SMAV Scuola di Musica Antica Venezia, Alessandro Canzian (Samuele Editore) e Federico Rossignoli propongono presso il museo di PALAZZO GRIMANI:

7 luglio “Le Metamorfosi” – con Flavio Almerighi, Gabriella Musetti, Francesco Sassetto.

La formula degli incontri prevede un’introduzione musicale a cura della Scuola di Musica Antica, una lettura dei poeti e una discussione sul tema con particolare attenzione al mito e alla sua contemporaneità. A seguire, come d’uso per la Samuele Editore, sarà aperto un open mic dove i presenti potranno proporre un proprio testo.
Per i soli eventi di Callisto l’entrata al Museo sarà ridotta al 50% (2,50 €).
Tutti gli incontri si svolgeranno alle 16.30.
Si consiglia la prenotazione al 0412411507.

Incontri di Poesia a Palazzo Grimani – 7 luglio: le metamorfosi

Se si pensa che la metamorfosi anticamente aveva a che fare con temi fondativi di civiltà, dava ordine al caos originario, un ordine mitico capace di essere compreso dalle popolazioni, assunto come luogo di sacralità che forma le istituzioni civili e il senso della cultura, in questa nostra società iper connessa e neoliberista che ha trasformato ogni rapporto tra persone in rapporto tra oggetti, in cui lo spazio dell’io è metamorfizzato e straniato, messo in crisi, non pacificato da nessuna regola, come sopravvive o cambia o si sovverte il concetto archetipico di metamorfosi?
Gabriella Musetti

Metamorfosi? Riforme? Evitiamo distrazioni. Avvengono generalmente in silenzio, quando ce ne accorgiamo è troppo tardi. Stiamo un passo avanti e non due indietro.
Flavio Almerighi

Sono d’accordo. Il tema metamorfico del mondo antico e medievale può essete un utile spunto un riferimento per il poeta contemporaneo che può trarne immagini simboliche, elementi concettuali da reinventarsi da caricare di significati allusivi e metaforici finalizzati a intervenire sul mondo devastato in cui viviamo. Due passi avanti, appunto. Uno indietro casomai solo per fare meglio i due in avanti. Come hanno fatto, tanto per stare sui giganti, Pavese Montale Pasolini Pagliarani ecc…
Francesco Sassetto

letture amArgine: “Stranieri” tre poesie dal nuovo libro di Francesco Sassetto.

Premetto una cosa, sarò di parte e assolutamente tendenzioso. Francesco Sassetto è un autore di cui ammiro l’opera poetica da diverso tempo. Quindi l’uscita del suo nuovo libro “Stranieri” per l’Editore Valentini collana Poesia, è un evento, una gioia colma di curiosità. La stessa, al contrario con cui accogliamo gli stranieri (i foresti in Veneto, i frustir in Romagna) con tutta la diffidenza e il senso di repulsione che oramai è un dato di fatto. Non ci si ama se non ci si conosce. Andiamo ad assaggiare questo libro, io con voi. (Flavio Almerighi)

Coordinate:
L’editore, Stefano Valentini, cui scrivere per eventuali acquisti é:
edival@tin.it , oppure: valentinaeditrice@gmail.com . Il libro sarà comunque presto disponibile anche in ibs.

Aqua alta

Xe sparìo da tre mesi Gigi
no ’l xe più drìo del bancón
del bar a Rialto a far cafè a manéta, a spòrzer
svelto le brioches a queli che speta el batèlo de le sìe
de matina, che core al lavoro a Mestre o più in là.

’Na macia de luse nel scuro quel bar pien de gente,
de spente, borse e giornali e comande sigàe, ombre
che va fora e dentro de furia
e i do òmeni in traversa,
oci e man che core sincronizài, un casìn de vose
nel vapór de le machine soto pressión.

Xe sparìo da tre mesi, cussì
e nissùn dise gnente.

Ancùo tuti discóre se l’aqua rivarà a sentovinti, le previsión
le par propio sbalàe,
no xe siròco, la luna no xe quea bona,
dise un vecio butando l’ocio a l’onda su la riva
darénte che desso s’ingrossa e se slonga.

Fora i mete de furia le tole su i cavaléti, l’aqua
in diese minuti la ga ciapà fià
la cresse, la xe qua dentro del bar, la vegnarà
alta sì, sentovinti
anca sentotrenta
no se lo spetàva nissùn.

Gigi sta mal
me dise Dino, vint’ani insieme a far i cafè,
un bruto mal
me fa sotovose intanto che ’l nèta el bancón
co i oci sbassài, el respira a fadìga
no ’l tornarà più qua co lu.

Xe sparìo, Gigi,
ancùo xe sinque mesi, el parón
ga messo ’n’altro a far co Dino i cafè.

L’aqua domàn tocarà da novo i sentotrenta
e se sùpia siròco
anca de più.

trad. Alta marea (dialetto veneziano). Traduzione in italiano: “E’ sparito da tre mesi Gigi/ non è più dietro il bancone/ del bar a Rialto a preparare caffè uno dopo l’altro, a porgere/ svelto le brioches ai clienti che attendono il vaporino delle sei/ del mattino, che corrono al lavoro a Mestre o più lontano.// Una macchia di luce nel buio quel bar affollato/ di spinte, borse, giornali e ordinazioni gridate, ombre/ che vanno fuori e dentro di fretta/ e i due camerieri col grembiule,/ occhi e mani che corrono sincronizzati, un frastuono di voci/ nel vapore delle macchine in pressione.// E’ sparito da tre mesi, così/ e nessuno dice nulla.// Oggi tutti discutono se l’acqua salirà a centoventi, le previsioni/ sembrano proprio sbagliate,/ non soffia scirocco, la luna non è quella giusta,/ dice un vecchio dando un’occhiata all’onda sulla riva/ di fronte che ora s’ingrossa e s’allunga.// Fuori allestiscono in fretta le tavole sui cavalletti, l’acqua/ in dieci minuti ha preso forza/ cresce, è dentro il bar, verrà/ alta sì, centoventi/ anche centotrenta/ non lo credeva nessuno.// Gigi sta male/ mi dice Dino, vent’anni insieme a preparare i caffè,/ una malattia grave/ mi dice sottovoce mentre pulisce il bancone/ con gli occhi abbassati, respira a fatica/ non tornerà più qui con lui.// E’ sparito Gigi,/ oggi sono cinque mesi, il proprietario/ ha assunto un altro per preparare con Dino i caffè.// L’acqua domani salirà di nuovo a centotrenta/ e se soffia scirocco/anche di più.”

La bufera che viene

… in una bocca che chiede in italiano con accento albanese
qualcosa che non si può rifiutare, e non solo per ragione morale…
… ma perché sta scadendo la cambiale
dei popoli che non hanno neanche il pane

Gianni D’Elia

Sentila, sentila bene anche tu la bufera che viene,
questa tempesta straniera che preme,
che avanza dall’est, dal sud della fame
e sbarca alla vigna ubertosa
dei signori d’Europa e vuole
il lavoro e la casa
e vuole una fetta del sole
che accarezza quest’aiuola felice
del mondo.

E il piccolo uomo che cura le rose
del proprio giardino
si fa adesso feroce ed affila le unghie
e spranga porte e balconi, alza la voce,
vuole leggi e pistole e cani e cancelli
a difesa del suo metro di terra.

E l’aria già odora di guerra.

Yan Lin

Yan Lin sul permesso di soggiorno, ma qui il suo nome
è Giulia, fuggita da chissà quale campagna cinese,
di Mao e del libretto rosso Giulia
non sa niente, ma sa bene la miseria, l’acqua alle ginocchia
la schiena che si spezza
la risaia che ammala e ammazza.

E adesso scappa dalla Cina toscana, dallo zio di Prato
bracciaspalancate, ospite nella sua casa fiorentina e
nella fabbrica di capi in pelle, nel seminterrato
sedici ore al giorno, notte e giorno.

Giulia ancora in fuga, cacciataodiata dalla sua gente
ora vive in una stanza a Marghera, si vende la sera
per l’affitto, il mangiare e le bollette e
mentre il cliente le sta sopra ansimante
Giulia vede la luce,
i neon di un salone di bellezza acceso di colori ed eleganza.

Perché Giulia è estetista diplomata e vuole quel lavoro dove
tutto si fa bello e studia per gli esami
si aggrappa a ogni parola da imparare,
al manuale che dice tinture, tagli e pettinature

perché quel sogno lo vuole per davvero, ad ogni costo,
che quella luce diventi il suo domani.

Francesco Sassetto risiede a Venezia, dove è nato nel 1961.
Laureato in Lettere all’Università Ca’ Foscari, la sua tesi è stata
pubblicata nel 1993 dall’Editore Il Cardo con il titolo La biblioteca
di Francesco da Buti interprete di Dante. Ha collaborato alla cattedra
di Filologia Dantesca, conseguendo nel 1998 il titolo di dottore
di ricerca in Filologia e Tecniche dell’Interpretazione. Ha insegnato
Lettere nella scuola media e, attualmente, è docente presso il C.t.p.
(Centro territoriale per l’educazione in età adulta) di Mestre.
Dal 1995 partecipa a concorsi di poesia, ricevendo numerosi premi
e segnalazioni; suoi testi sono presenti in antologie, riviste, siti
internet e blog letterari. Ha pubblicato le sillogi Da solo e in silenzio
(Montedit, Milano, 2004), prefazione di Bruno Rosada; Ad un
casello im preciso (Valentina Editrice, Padova, 2010), prefazione
di Stefano Valentini; Background (Dot.com Press-Le Voci
della Luna, Milano, 2012), prefazione di Fabio Franzin.