Se continua così

Nacqui dietro una finestra
sullo Stradone alberato,
faceva molto freddo a gennaio
e protestai per il battesimo liquido
da cui uscivo, avrei imparato
a camminare, a leggere/scrivere
ad ammalarmi come chiunque
per capire come guarire;
quella notte mio padre non c’era
mia madre sì ed ero nudo,
rosso di rabbia e vergogna.
Ancora non ho finito di affrontare
salite spezza respiro,
discese a seguire, le ginocchia
fanno male, dolori feroci
in continua replica e sorrisi
distribuiti quasi a caso, non a caso;
se continua così
non arriverò a cent’anni.

Come sto?

Oscillando da un chiodo
rugginoso al sangue
mezzo crudo
uno sguardo al cielo,
mistico immaginario
l’azzurro è illusione
data ai cuori
perché battano meglio
e convoglino il rosso
fino al cervello.
Ultimate le domeniche d’agosto,
il denaro fuscello
scende a valle con sortilegio
e telefona in banca
per saper dov’è.
Come sto?
Reggo l’immagine
del mio restauratore.

Lettere è in arrivo

Ci sono diverse persone da ringraziare per questo nuovo libro tra pochi giorni reperibile, intanto la notizia è questa.

Abbiate cura di voi,

dei vostri figli e della Legge.

Non trascurate di nascondere

quanto possa restarvi in tasca

in caso il diluvio

bussi alle vostre porte.

Vi diranno usurai,

mangiatori di carne umana.

Tutti ricorderanno Shylock

nessuno Gesù Cristo.

Grazie a tutti

L’anno più faticoso della mia vita terminerà tra poche settimane. Di questo tempo ricorderò gli sfregi, le ferite, le illusioni puntualmente deluse: nella speranza che esista ancora un luogo, anche per me. Quanto ho camminato, letto, scritto, fumato, non so nemmeno io, ma il solo fatto di trovarmi qui a scriverne mi da la forza di tendermi verso il non vedibile del prossimo tempo. Perché c’è sempre un prossimo tempo dopo i titoli di coda.
Grazie a tutti, cari lettori e lettrici.

Quindici anni quattro volte

Quindici anni quattro volte
da essere chiamato a memoria:
come stai?

Ferite e pesi a parte,
e altri meno ancora,
la scena non m’inghiotte.
Ogni giorno a disputare futuro
voluto o non immaginato
in luoghi mai visti.

Vivere è ispirazione.

Una donna mi tiene il cuore,
stringe le cosce
per mia fortuna.
Non esca gemito
a scandire il banale, oggi,
domani e dopodomani.

Risalgo la corrente:
la mia casa è ovunque.

Ascolta e Leggi: John Zorn e qualcosa da Isole (Ensemble, 2018).

ISOLE è la mia ultima pubblicazione su carta, risale a circa due anni fa. Qui sotto alcuni estratti dal libro, reperibile qui:

Isole

L’ora vuota

Conosci le ragazze?
Le ho dimenticate a tal punto
da crescerne una nella scatola degli spilli.

Sono l’uomo sull’atrio urtato per caso,
amo l’intervallo di un cono da passeggio,
mi accorcio svellendo parole insolite.

Mulini senza pane volano via,
passata l’ora vuota tornano
con impazienza curvilinea di rondini.

Laika per evitarmi si nascose nell’androne
fece carriera e diventò una stella,
ma il mondo non aspetta l’ora vuota
ha voglia di mettersi in affari
rientrare nelle medie stagionali.

Nero stellato badante di chimere
alzo la fronte dalla mia stanza
verso la premura più illesa mai scoperta
sala parto di ogni teologia,
meraviglia e panno steso
alla mercé del respiro
arrugginito in gola

*

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, dopo aver finto di godere,
copriva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.

*

disunirsi e dissolvere

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
basta che eviti di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

Figlia, lascia le pietre al loro destino.
Guardale disunirsi e dissolvere.
E siano abbandonate in fretta.

Dimentica tutto l’armamentario
da lasciare ai poveri di spirito.
Tu non sei nata da un flauto di mare
abbandonato alle onde.

Lascia gli scogli, guarda verso casa.

*

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

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Caro Flavio

Il consuntivo dice basta,
affrettiamoci a riguadagnare il cielo,
sempre lo stesso coi suoi oroscopi
sulla superficie del nulla
per due sovrane a rigo.

C’è chi parlò di effemeridi,
vagabondi, libri allerta.
Come mai mi trovassi sul suo tappeto
con lei addosso, mi chiedo ancora.
Continuo a non rispondermi.

Mi addormentai,
quando, sveglio di soprassalto,
vidi che era sera, maledissi
il tempo gettato in sonno.

Farò il pensionato da grande,
ho tenuto in serbo questo conforto
tutta la vita. Caro Flavio,
smetti di guardare il culo alle signore
e impara a far di conto.

Il terreno è fangoso,
ieri notte ha piovuto di nuovo.
Però che bello
fumare col vento in poppa,
il destino tende la mano e scrocca
un’altra sigaretta.

Per me, oggi fanno Sessanta ed entro ufficialmente nella vecchiaia. Ho due volte trent’anni, tre volte vent’anni ed è tutto dentro una persona sola. Meglio quattro volte quindici anni, sei volte dieci, dodici volte cinque.