Grazie a tutti

L’anno più faticoso della mia vita terminerà tra poche settimane. Di questo tempo ricorderò gli sfregi, le ferite, le illusioni puntualmente deluse: nella speranza che esista ancora un luogo, anche per me. Quanto ho camminato, letto, scritto, fumato, non so nemmeno io, ma il solo fatto di trovarmi qui a scriverne mi da la forza di tendermi verso il non vedibile del prossimo tempo. Perché c’è sempre un prossimo tempo dopo i titoli di coda.
Grazie a tutti, cari lettori e lettrici.

Quindici anni quattro volte

Quindici anni quattro volte
da essere chiamato a memoria:
come stai?

Ferite e pesi a parte,
e altri meno ancora,
la scena non m’inghiotte.
Ogni giorno a disputare futuro
voluto o non immaginato
in luoghi mai visti.

Vivere è ispirazione.

Una donna mi tiene il cuore,
stringe le cosce
per mia fortuna.
Non esca gemito
a scandire il banale, oggi,
domani e dopodomani.

Risalgo la corrente:
la mia casa è ovunque.

Ascolta e Leggi: John Zorn e qualcosa da Isole (Ensemble, 2018).

ISOLE è la mia ultima pubblicazione su carta, risale a circa due anni fa. Qui sotto alcuni estratti dal libro, reperibile qui:

Isole

L’ora vuota

Conosci le ragazze?
Le ho dimenticate a tal punto
da crescerne una nella scatola degli spilli.

Sono l’uomo sull’atrio urtato per caso,
amo l’intervallo di un cono da passeggio,
mi accorcio svellendo parole insolite.

Mulini senza pane volano via,
passata l’ora vuota tornano
con impazienza curvilinea di rondini.

Laika per evitarmi si nascose nell’androne
fece carriera e diventò una stella,
ma il mondo non aspetta l’ora vuota
ha voglia di mettersi in affari
rientrare nelle medie stagionali.

Nero stellato badante di chimere
alzo la fronte dalla mia stanza
verso la premura più illesa mai scoperta
sala parto di ogni teologia,
meraviglia e panno steso
alla mercé del respiro
arrugginito in gola

*

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, dopo aver finto di godere,
copriva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.

*

disunirsi e dissolvere

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
basta che eviti di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

Figlia, lascia le pietre al loro destino.
Guardale disunirsi e dissolvere.
E siano abbandonate in fretta.

Dimentica tutto l’armamentario
da lasciare ai poveri di spirito.
Tu non sei nata da un flauto di mare
abbandonato alle onde.

Lascia gli scogli, guarda verso casa.

*

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

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Caro Flavio

Il consuntivo dice basta,
affrettiamoci a riguadagnare il cielo,
sempre lo stesso coi suoi oroscopi
sulla superficie del nulla
per due sovrane a rigo.

C’è chi parlò di effemeridi,
vagabondi, libri allerta.
Come mai mi trovassi sul suo tappeto
con lei addosso, mi chiedo ancora.
Continuo a non rispondermi.

Mi addormentai,
quando, sveglio di soprassalto,
vidi che era sera, maledissi
il tempo gettato in sonno.

Farò il pensionato da grande,
ho tenuto in serbo questo conforto
tutta la vita. Caro Flavio,
smetti di guardare il culo alle signore
e impara a far di conto.

Il terreno è fangoso,
ieri notte ha piovuto di nuovo.
Però che bello
fumare col vento in poppa,
il destino tende la mano e scrocca
un’altra sigaretta.

Per me, oggi fanno Sessanta ed entro ufficialmente nella vecchiaia. Ho due volte trent’anni, tre volte vent’anni ed è tutto dentro una persona sola. Meglio quattro volte quindici anni, sei volte dieci, dodici volte cinque.

Ascolta & Leggi: Marte ai Marziani!

E’ solo la capacità di persuasione e diffusione dei media a rendere una notizia credibile e interessante. Oggi non la si scava più: è bella o brutta, buona o cattiva, ma del tutto inservibile a formare un’opinione. L’importante è che viaggi sulla bocca di tutti, possibilmente a cervello scollegato. Ultimamente qual è la questione “messa” più a cuore nell’inesistente opinione pubblica in Italia? E’ il nemico. Alimenta la sindrome da assedio, quindi puoi e devi rinunciare a un po’ di democrazia nel nome della sicurezza collettiva. In genere lo sfiatatoio, il nemico più additato, è il diverso, specie se straniero, specie se naufrago. Perché la realtà è questa, abbiamo a che fare coi naufraghi, dei più non sappiamo nemmeno. Tanti marciscono e muoiono nell’attraversare il Sahara, nelle galere nordafricane. I più fortunati, se non finiscono in pancia ai pesci, diventano carne da cannone per la criminalità organizzata o dell’odio razziale. Questa immonda tragedia ricorda molto quella delle fosse di Katyn, Polonia. Oramai forma molto di più quello che non si conosce. Il Bossi, il Salvini, l’Almirante di turno (l’elenco non è esaustivo), politici carichi di omissioni e finta credibilità, sanno bene come si fa a solleticare le pance al pubblico rancore. L’opinione pubblica è pubblico rancore, pubblica indignazione. Serve più che altro conoscenza, ma questa è negata. Occhi, orecchie, cervello, vengono stipati con la retorica della segatura, cui seguono gare di solidarietà, in nome dell’azzeramento di memoria e coscienza collettiva.
Dopo quarant’anni ho smesso di leggere quotidiani e seguire notiziari, salvo quelli lapidari delle emittenti commerciali e d’evasione. La fine della Storia è stata dopo il 1989, ecco la fine della Cronaca e soprattutto del Cronista.

La camicina bianca

Mancano onde agitate
sulla fronte aggrottata anzitempo,
lo sguardo grave
per sembrar serio all’obbiettivo:
chi era dietro certo non ricorda.

Nemmeno i colori, l’aria estiva,
i pollini e i profumi, e guai
a macchiare la camicina bianca
cucita per l’occasione.

Meglio rigarsi le braccia
in prova delle successive offese
pronte a tornare ogni momento.