Caro Flavio

Il consuntivo dice basta,
affrettiamoci a riguadagnare il cielo,
sempre lo stesso coi suoi oroscopi
sulla superficie del nulla
per due sovrane a rigo.

C’è chi parlò di effemeridi,
vagabondi, libri allerta.
Come mai mi trovassi sul suo tappeto
con lei addosso, mi chiedo ancora.
Continuo a non rispondermi.

Mi addormentai,
quando, sveglio di soprassalto,
vidi che era sera, maledissi
il tempo gettato in sonno.

Farò il pensionato da grande,
ho tenuto in serbo questo conforto
tutta la vita. Caro Flavio,
smetti di guardare il culo alle signore
e impara a far di conto.

Il terreno è fangoso,
ieri notte ha piovuto di nuovo.
Però che bello
fumare col vento in poppa,
il destino tende la mano e scrocca
un’altra sigaretta.

Per me, oggi fanno Sessanta ed entro ufficialmente nella vecchiaia. Ho due volte trent’anni, tre volte vent’anni ed è tutto dentro una persona sola. Meglio quattro volte quindici anni, sei volte dieci, dodici volte cinque.

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Ascolta & Leggi: Marte ai Marziani!

E’ solo la capacità di persuasione e diffusione dei media a rendere una notizia credibile e interessante. Oggi non la si scava più: è bella o brutta, buona o cattiva, ma del tutto inservibile a formare un’opinione. L’importante è che viaggi sulla bocca di tutti, possibilmente a cervello scollegato. Ultimamente qual è la questione “messa” più a cuore nell’inesistente opinione pubblica in Italia? E’ il nemico. Alimenta la sindrome da assedio, quindi puoi e devi rinunciare a un po’ di democrazia nel nome della sicurezza collettiva. In genere lo sfiatatoio, il nemico più additato, è il diverso, specie se straniero, specie se naufrago. Perché la realtà è questa, abbiamo a che fare coi naufraghi, dei più non sappiamo nemmeno. Tanti marciscono e muoiono nell’attraversare il Sahara, nelle galere nordafricane. I più fortunati, se non finiscono in pancia ai pesci, diventano carne da cannone per la criminalità organizzata o dell’odio razziale. Questa immonda tragedia ricorda molto quella delle fosse di Katyn, Polonia. Oramai forma molto di più quello che non si conosce. Il Bossi, il Salvini, l’Almirante di turno (l’elenco non è esaustivo), politici carichi di omissioni e finta credibilità, sanno bene come si fa a solleticare le pance al pubblico rancore. L’opinione pubblica è pubblico rancore, pubblica indignazione. Serve più che altro conoscenza, ma questa è negata. Occhi, orecchie, cervello, vengono stipati con la retorica della segatura, cui seguono gare di solidarietà, in nome dell’azzeramento di memoria e coscienza collettiva.
Dopo quarant’anni ho smesso di leggere quotidiani e seguire notiziari, salvo quelli lapidari delle emittenti commerciali e d’evasione. La fine della Storia è stata dopo il 1989, ecco la fine della Cronaca e soprattutto del Cronista.

La camicina bianca

Mancano onde agitate
sulla fronte aggrottata anzitempo,
lo sguardo grave
per sembrar serio all’obbiettivo:
chi era dietro certo non ricorda.

Nemmeno i colori, l’aria estiva,
i pollini e i profumi, e guai
a macchiare la camicina bianca
cucita per l’occasione.

Meglio rigarsi le braccia
in prova delle successive offese
pronte a tornare ogni momento.

Lettera dalla Terra Bruciata

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. Quelle nazioni che bruciano i loro poeti si negano a priori il futuro, poco dopo smettono di far figli e verso sera chiudono anche i propri porti. La pioggia, poi, non è la stessa: ogni giorno ha la propria tempesta, questo i poeti lo sanno. In questo paese le poesie, per essere lette e destare attenzione, debbono avere le dimensioni di un francobollo, per adeguarsi all’atrofia di lettori e alle loro sempre più limitate capacità di lettura. I poeti non sognano più, fanno gli imprenditori, i relatori, i leccaculo, tutto fuorché poeti. Gestiscono i loro sudati quartini di potere con la stessa ferocia dei grandi felini nella savana. Non importa più creare, quanto invece importa contare. E per contare ci si spoglia di ogni dignità, nella speranza di ogni comune mortale di essere immortale. A questo siamo ridotti. L’odore acre di plastica bruciata, la diossina che sprigiona, rendono l’aria irrespirabile a chiunque. Cosa resterà di questi irresponsabili tra qualche decennio? Soltanto l’oblio che già li avvolge. Il prezzemolo è dappertutto, lo si da per scontato, si trova facilmente in corposi mazzetti, se sparisce eccone altro, ecco la rucola. In poesia più che mai vale la Legge di Gresham, “moneta cattiva scaccia quella buona”: questo gli editorucoli attuali lo hanno ben compreso, e alcuni di loro ci fanno molto bene la giornata. La poesia non salva il mondo, il mondo non salva la poesia: chi l’abbraccia e se la porta a letto è il vero cortocircuito.

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. L’Italia no.

Saluti da Venezia!

In collaborazione con il MiBACT – Polo Museale del Veneto e con la SMAV Scuola di Musica Antica Venezia, Alessandro Canzian (Samuele Editore) e Federico Rossignoli propongono presso il museo di PALAZZO GRIMANI:

7 luglio “Le Metamorfosi” – con Flavio Almerighi, Gabriella Musetti, Francesco Sassetto.

La formula degli incontri prevede un’introduzione musicale a cura della Scuola di Musica Antica, una lettura dei poeti e una discussione sul tema con particolare attenzione al mito e alla sua contemporaneità. A seguire, come d’uso per la Samuele Editore, sarà aperto un open mic dove i presenti potranno proporre un proprio testo.
Per i soli eventi di Callisto l’entrata al Museo sarà ridotta al 50% (2,50 €).
Tutti gli incontri si svolgeranno alle 16.30.
Si consiglia la prenotazione al 0412411507.

Incontri di Poesia a Palazzo Grimani – 7 luglio: le metamorfosi

Se si pensa che la metamorfosi anticamente aveva a che fare con temi fondativi di civiltà, dava ordine al caos originario, un ordine mitico capace di essere compreso dalle popolazioni, assunto come luogo di sacralità che forma le istituzioni civili e il senso della cultura, in questa nostra società iper connessa e neoliberista che ha trasformato ogni rapporto tra persone in rapporto tra oggetti, in cui lo spazio dell’io è metamorfizzato e straniato, messo in crisi, non pacificato da nessuna regola, come sopravvive o cambia o si sovverte il concetto archetipico di metamorfosi?
Gabriella Musetti

Metamorfosi? Riforme? Evitiamo distrazioni. Avvengono generalmente in silenzio, quando ce ne accorgiamo è troppo tardi. Stiamo un passo avanti e non due indietro.
Flavio Almerighi

Sono d’accordo. Il tema metamorfico del mondo antico e medievale può essete un utile spunto un riferimento per il poeta contemporaneo che può trarne immagini simboliche, elementi concettuali da reinventarsi da caricare di significati allusivi e metaforici finalizzati a intervenire sul mondo devastato in cui viviamo. Due passi avanti, appunto. Uno indietro casomai solo per fare meglio i due in avanti. Come hanno fatto, tanto per stare sui giganti, Pavese Montale Pasolini Pagliarani ecc…
Francesco Sassetto

tipico topic topizzato

Magico inchiostro, docilmente si spande in punta di penna. Luccica per un po’ e assume solenne sembianze di suono. Tutto quanto è aria, diventa solido in mano, tenta presuntuoso di chiamarsi pensiero originale.
Guardo fuori, il grigio è tentazione di noia.
Dietro il grigio, un freddo affilato si fa strada fino alle ossa e dentro i piedi. Sono uomo non pensiero: accadde oltre mezzo secolo fa, rimane un testimone.
Guardo fuori e qua dentro si sta bene, sono al sicuro almeno per un poco, tra un Van Gogh e un altro, in cerca di una verginità mai più conseguita se non per diritto di nascita.
Scrivo, è qualcosa di simile.la_ronda_dei_carcerati_van_gogh_1890

Flavio Almerighi, due poesie

Il sasso nello stagno di AnGre

Fattori-Tramonto-sul-mare-1890-95

luoghi in ombra
.
.
luoghi in ombra sensazioni
il cuore esce dal petto
va a viversi in pace
un’autobiografia languida
bocche di pesca dove fuggire,
restare indolente
fino alla morte solitaria del cacciatore,
il desiderio più che tiepido
ondeggia tranquillo in mare,
dov’è libertà dov’è il caso
non a caso a Sud,
dove il mondo si apre
in due come una melagrana
e la luna è dello stesso colore
.
.
§
.
.
ancora mare
.
Avrò tempo di riflettere
sull’infinita concia del pensiero,
che la mia vita non vale l’altra
.
sibila ogni steccato,
il passato emozionato dimentica
ossida ogni argento
.
sul mio bagaglio di fragori vuoti
differenza con quel che sono,
avrò tempo di riflettere
.
ancora mare, il mare
indimenticato rigurgito di spine
mi dà il braccio.
.
.
*
Flavio Almerighi 

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*

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