La Luna

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La Luna,
dannato fiore d’arancio,
vuole attribuire senso a ogni suo verso
ovunque vadano le maree,
i tetti latini non spiovono
e dalle orbite si alza uno zigomo
sempre pronto a concedersi il chiarore
verso qualcosa talmente imprendibile
forse assente.
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Non saremo, siamo già
libretto e consolazione,
ma se la luna trova e rende forma
immagina sapore di latte,
l’ira si spegne
sepolta in ampia bellezza,
l’armonia è un capitello d’artista dimenticata
in tanta estasi
nel quotidiano macello.

Di Istanti

È tutto fatto di istanti,
mosaici di tempi morti in cui
la decelerazione arrabbia.
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Fossimo soldati scaveremmo trincee
per salvarci e riemergere
come nulla fosse,
perché le labbra trovano sempre
un innesto perfetto.
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Al tempo dei vezzeggiativi
le rondini volano lievi,
il tatto ipertrofico realizza
teologie perfette ed epifanie
sempre capaci di tessere oltre il viavai
che non trova riscontro e speranza.
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Nel tuo amore sto come il gatto
dentro le sue fusa.

Sta qui

Mani scendono sotto il vestito,
con coraggio e linguaggi audaci
evocando fruscio di colori altrimenti mai vissuti:
si coglie respiro di lune
nello scintillio negli occhi.
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Cosa faresti per non bagnarti,
per sentirti più sola?
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Il sangue impazzisce
incassato tra due pareti in lieve pendio,
batte, accelera, si ribalta 
dentro baci scoccati, e cresco,
ritrovato l’uomo dentro il bambino.
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Acqua pronta a scivolare nel misticismo,
polla di sapori e profumi,
infine un arco teso:
l’epilogo è silenzio, sta qui.

Il tuo letto

Altare freddissimo senza sfondo
dove torna desiderio mai partito,
il basso costo della delusione
rende accessibile a tutti i cuori
una falda immersa, pronta
a riaffiorare su territori agitati
da continui bombardamenti;
le bestie riprendono ad arare
per approfondire solchi
tenuti a bada da uccelli voraci
i cui becchi scardinano ogni zolla
per divorare il seme pazientemente
coinvolto nella danza delle stagioni;
piccole lacrime seccate
dall’improvviso senso di pieno:
il vento ha scosso le lenzuola.

 

Ogni giorno di più

 
Credo non conoscesse
l’esistenza dell’amore, suo malgrado,
dopo i definitivi già incontrati:
provvisori destinati al vento;
bevve a lungo
vino tagliato col coltello
e un immenso senza profondità.
Chiglia d’argento taglia con forza i flutti,
cinta d’abbracci, assediata di baci.
Vorrei essere il suo letto,
le sue mutandine, il suo seno
e il suo sesso per farli felici
ogni giorno di più,
la sua bocca, le sue parole, i suoi occhi,
la sua essenza, le sue mani,
bellezza che mi fa bello,
che potrò amare ogni giorno di più.

Infine

Infine il desiderio
è brandello d’eternità
colmo d’amore senza altro ricordo
qui, nella distrazione
d’anime versatili, indefinite,
liquide
.
cibo e bevanda:
l’alligazione è naturale
col giusto calore,
nello sguardo d’intesa
che lo ha generato.

L’anima

per quanto sia o non sia
i baci lasciano tracce indelebili
senza accorgersi di essere
scoccati, dardi appuntiti,
raggiungendo il segno, il regno,
di una pace postuma
così difficile da realizzare,
messi di sogni, ferocia di papaveri
ovunque punteggiano
in fiamme per ragioni di calore:
l’anima duole ogni giorno
perché la tua è lontana,
trova pace quando s’incontrano

Cuore e Respiro

stavo entrando in silenzio, quasi di soppiatto,
dentro un sogno d’organza, riccioli neri, lenti appannate,

senza impermeabile e senza ombrello
incurante del buio e di tutto quanto non si può vedere
potrebbe essere passato, futuro o ninna nanna
tutto quanto non si vede, entro solo
senza segno di croce o scongiuro, quando ho freddo
per ritrovare calore, quando sono afono
per bisogno di tornare a pensare,
ascoltando cuore e respiro