Ogni giorno di più

 
Credo non conoscesse
l’esistenza dell’amore, suo malgrado,
dopo i definitivi già incontrati:
provvisori destinati al vento;
bevve a lungo
vino tagliato col coltello
e un immenso senza profondità.
Chiglia d’argento taglia con forza i flutti,
cinta d’abbracci, assediata di baci.
Vorrei essere il suo letto,
le sue mutandine, il suo seno
e il suo sesso per farli felici
ogni giorno di più,
la sua bocca, le sue parole, i suoi occhi,
la sua essenza, le sue mani,
bellezza che mi fa bello,
che potrò amare ogni giorno di più.

Infine

Infine il desiderio
è brandello d’eternità
colmo d’amore senza altro ricordo
qui, nella distrazione
d’anime versatili, indefinite,
liquide
.
cibo e bevanda:
l’alligazione è naturale
col giusto calore,
nello sguardo d’intesa
che lo ha generato.

L’anima

per quanto sia o non sia
i baci lasciano tracce indelebili
senza accorgersi di essere
scoccati, dardi appuntiti,
raggiungendo il segno, il regno,
di una pace postuma
così difficile da realizzare,
messi di sogni, ferocia di papaveri
ovunque punteggiano
in fiamme per ragioni di calore:
l’anima duole ogni giorno
perché la tua è lontana,
trova pace quando s’incontrano

Cuore e Respiro

stavo entrando in silenzio, quasi di soppiatto,
dentro un sogno d’organza, riccioli neri, lenti appannate,

senza impermeabile e senza ombrello
incurante del buio e di tutto quanto non si può vedere
potrebbe essere passato, futuro o ninna nanna
tutto quanto non si vede, entro solo
senza segno di croce o scongiuro, quando ho freddo
per ritrovare calore, quando sono afono
per bisogno di tornare a pensare,
ascoltando cuore e respiro

Ovunque sia

rimango chiuso e appartato
fuori corre una moto,
appena terminato il caffé,
il palmo sinistro avvolge
il bicchiere ancora caldo:
se sono il tuo tappeto,
il tuo coltello,
sorriso e qualsiasi cosa,
chiamala per nome
e fatti bene ogni momento
fino al mignolo,
fino al limbo
ovunque sia è amore

Appesa a un quarto di luna

Sarai tu a farmi entrare
durante la prima notte in cui,
satelliti, sapremo congiungerci
e ritrovare sangue
di un tempo mai più diviso.

Rientrano i piccoli, timidi,
mammiferi nelle loro tane,
rientra la dolcezza
con un pianto di gioia,
rientra il grido lupo
lasciato scorazzare in montagna
coi denti bene in vista,
rientra l’uomo dopo avere a lungo
camminato le acque,
rientra l’avversario relitto,
rientra il non certo
confuso e condiviso.

Appesa a una quarto di luna
come nelle poesie,
mai più pallida,
riporrai le armi del desiderio
per fare pace.

Impronte indelebili

sveste, riveste il ruolo protagonista
se ne percepisce a lungo la voce fuori campo
che non dice all’estero, parla al cuore

percuote dentro una gragnuola di gioie
da commuovere lasciando
fonti e impronte indelebili; ovunque
sbocciano piccoli florilegi di lacrime

a grappoli la felicità riga uscendo
fino a cadere per terra al termine della propria
odissea

intanto in strada,
l’indifferenza forma angoli acuti
contro portoni chiusi, dietro
un tempo tutti s’abbracciavano