a presto (ci rileggiamo il 23 agosto)

qualcuno è già in strada,
qualche canzone, buon lavoro
che oggi non si vorrebbe fare

meglio stare a casa,
meglio andare al mare
o una musica lontana
da una radio troppo alta;
due campane sfidano il silenzio

piccoli voli romantici
solcano il cielo,
non già più delle rondini
ma lasciato a melodie vaghe
e sentori di settembre

a presto, dicono
non è mai tardi
fino all’ultimo dei giorni

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Per stare bene

Vorrei ne uscisse una
di mio pugno, forte, vibrante,
senza paura, corteo di studenti
senza fame e senza freddo
prima di assaggiare lacrimogeni
e botte ben assestate.

Una prima volta c’è sempre,
ne vorrei una davvero solida,
forte in ogni parola, persino
nelle virgole mancanti,
forte e diretta: la seconda,
dopo il primo bacio.

Una di quelle oscure
ma con calze a rete,
dove il caso voglia annodarsi
al turchese di un anello nuziale.

Voglio mi appaghi
nel ricordo di bellissime sere,
di una marilyn riconoscibile, si,
ma solo da lontano.

Infine voglio mi snervi,
dopo avermi condotto per mano
oltre un tivù acceso,
oltre le fragole a sognare,
per stare bene.

Con affetto

Gesù Cristo, mi piacerebbe
essere di nuovo felice!
Caricarmi su un autobus
e, dopo la colletta, tornare a casa.

Non è più lo stesso senza te.
Preferisco non sentire
gli anni sbagliarmi addosso,
vorrei ascoltare altra musica.

Qui il più legale è un bandito.
Spiana la canna sotto il mento,
alzi le mani d’istinto
mentre ti vuota le tasche.
Sorride prima di spezzarti i denti.

In ogni epoca tutti sono amici,
fino a quando cominciano i soldi.
La scena si consuma,
l’avarizia divora, strappa ogni piuma
d’inutili orpelli ai vivi.

Con affetto.
dozza