Letture amArgine: Rosa bianca ti guardo sanguinare di Carolina Almerighi.

Rosa bianca,
ti guardo sanguinare.

Provo a lenire le tue ferite,
mi dici “è colpa delle spine”.
Sgocciola sullo stelo verde,
come il grembo della leonessa affamata,
a caccia di un pasto per i suoi cuccioli.
Sei fresca,
come l’aria,
mentre volteggi in mezzo al giardino.
Chi ti cura sta per coglierti,
per sempre.

Strappandoti dalla terra
per puro egoismo,
dopo averti fatto pagare l’acqua usata per crescerti.

Rosa rossa
Sei appassita,
tra le dita di chi ti ha promesso amore.

Contorto il gesto di voler custodire la tua bellezza con gelosia.

Il caldo sole non rinforzerà più i tuoi petali
striati.

Si conserverà solo il tuo profumo, nei ricordi di chi
incuriosito,
da quella tua triste bellezza si è avvicinato per fotografarti.

i quattro cavalieri

ogni giorno è molto tempo
nel terrore dei quattro cavalieri

nessuno è pronto, tutti impegnati
a farsi assolvere con mestiere

ogni schema finirà in frantumi
pochi i ricchi su cui vendicarsi

vedi, figlia,
come coprono bene i miei maglioni?

stretti per me, per te abiti onesti
pronti per il tempo che verrà

sarà bene trarre da terra
alimento alla fantasia

saranno i tuoi figli il nuovo trascorso
da non affliggere col nostro

Ascolta & Leggi: Piero Ciampi, Carolina Almerighi, Antonio Delfini

Chiudo gli occhi

Chiudo gli occhi.
Vivo nei sogni,
Dolci sogni di bambina
Splendono a luce spenta.
Mi sussurrano “tutto andrà bene”.
La solitudine prende piede,
Io la faccio mia.
Mi travolge,
Io mi giro
salutando vecchie paure.
Cresci nella consapevolezza
Del domani, il tuo:
Solo tu puoi trasformarlo,
Adattarlo al tuo cammino.
Gambe forti reggono
Fatiche.
Un sorriso,
Migliorerà la tua sera
Splendi forte, come il sole.

(Carolina Almerighi, Castelbolognese, 29 luglio 2019)

*

Sono stanco

Sono stanco di parlare di te.
Tu sei morta.
Da viva ascoltavi per far dei ricatti.
Tu sempre sognavi e godevi
che morisse d’un colpo il tuo spasimante.
Fai schifo da morta.
Da viva facevi ammalare di cuore
i poeti per il ribrezzo
che sempre facevi a chi ti guardava.
Ma chi ti sognava?
Un vecchio, perseguitato dai preti,
dagli affetti più antichi,
un vecchio d’altri tempi fregavi
tu mai fregata dai vivi.
Forse oggi un morto ti frega
e, anima in pena all’inferno del nulla,
lui che ti frega annota notando:
«Qui è stata fregata la morta
che io morto ho sposato da morta.
Sposati studiammo la psicanalisi
e sepolti restammo intrisi nel nulla».
Parlando di te parla il vuoto.
Già tu non senti. E il vuoto sul vuoto.
Io solo ormai vivo — e non più morente
posso sentire il vuoto che te morta
vai vuotando nel vuoto del morto.
Era un morto da vivo.
Tu eri morta dapprima.
Eri morta dal tempo dei nonni
che morti pensarono di mettere al mondo
il gran morto: il padre tuo che fu beccamorto,
Il tuo corso di vita (è un imbroglio?)
fu più corto del regime Badoglio:
perché nel frattempo contavi
(ricordi? Non puoi ricordare!)
i soldi che intanto rubavi a colui che vita ti diede
quando pensoso di te stava assente,
Quarantacinque giorni sono stati
ma i tempi — tu sai — li ho contati.
Ebbi parvenza di averti vista in salotto
con la seggetta antica rubata dal morto,
Non più di ventiquattr’ore.
E’ un po’ poco (lo ammetti?)
stare al mondo una sola giornata,
fregare e non restare fregata!
Non lo sai — e mai lo saprai:
la vita è pur breve.
Ci si muore oppure ci si vive.
Ma da morti, come tu che sei morta,
non si vive e neppure si muore.
Povero vuoto sei tu!
Solo un poeta surrealista italiano
poté dar vita al vuoto inumano
che prese dal nome tuo infame
la mala sorte di immagini grame,
Quanto mai lune e razzi lancerò
per trovare il punto del tuo vuoto!
Da domani voglio riposare un po’
– ti giuro – e tornare andare a nuoto:
quando proprio più non ne potrò
farò il morto e… forse ti vedrò.

(Antonio Delfini, Roma, 14 agosto 1960)
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Al Sole di Carolina Almerighi (featuring Miù Adriano II)

Al sole

Sembra stia per piovere
Cielo grigio piombo
Ricolmo di cattiveria
Sfoga le tue ire
Funeste come il tempo
Come il temporale sul mare

Come da bambina
In spiaggia,
Sorseggia la bibita fresca

Esci dalla finestra
Ricorda che a porte chiuse
Vince solo la nostra squadra
Del cuore.

Carolina “Kerol” Almerighi

letture amArgine: Carolina Almerighi testi inediti

Carolina Almerighi è nata a Faenza il 9 agosto 1996, è stato il giorno più bello della mia vita.

Si dorme scomodi in due

Si dorme scomodi in due
Si intrecciano i respiri,
le mani vibrano
si diventa una cosa sola.
Ci si mescola e l’ alchimia che si crea, produce un calore
in grado di assuefare pensieri negativi, paure nascoste.
Mi prendi e dai sollievo ai miei giorni stanchi.
Le mani grandi completano
il puzzle imperfetto del mio corpo, che sbadato si addormenta ancora.

*
Continuo a pensare

Continuo a pensare.
Flusso di pensieri,
Emozioni trasudano
attimi bianchi.
Questo fumo denso si disperde
come ricordi passati che conservo dentro.
Mi muovo, in silenzio,
passo svelto, spalle dritte.
Tortuoso il sentiero che porta a casa, lego i capelli, preparo la borsa.
Esco.

*

Per essere con te in ogni momento della tua giornata

Per essere con te in ogni momento della tua giornata.
Che ti accompagni quando hai sete,
che al tuo risveglio tu possa sorridere di gusto,
e, che nei momenti no tu mi prenda per mano,
scartandomi dalle cattiverie dalla vita.
Per essere con te quando il respiro si scalda e la testa si posa sul cuscino.
Cercando quella protezione che solo a vicenda ci diamo.
Che io sia sempre il tuo bacio della buonanotte.

*

La giornata mondiale della felicità

Mi raccontavi quando fosse bella la città.
Passeggiavi, lo sguardo nascosto dagli occhiali,
come sempre, sembrava che nessuno avesse il permesso di guardarti.
Camminavi,
Con la forza di chi già conosce la strada.
Le labbra, ah… le labbra, rilassate e soffici al contatto visivo.
Il tuo profumo riempiva l’aria, che, con te
sa sempre di primavera.
Eppure,
Non ti accorgevi,
Che per quanto fosse bella la città,
Tu
la facevi splendere per me.

*

La Signora Dura Marcia

Non è l’ebbrezza dentro quel cartone a renderti bella.
Basta osservare ogni gesto,
piccolo e puro,
per ritrovare quella bellezza
che non vedi,
che il Mondo non vede.
Basta
osservare ogni tuo movimento, fluido
per riuscire a scorgere
ciò che il tuo occhio denso non coglie più.
Basta sciogliere i capelli al sole,
rossi come vino,
forti come te,
per sentirsi un po’ più vive.
Basta festeggiare senza che nessuno spii.
Basta alzarsi
Basta

*

Canzoni alla Radio

quella sera andammo
al Concorso per voci nuove,
rimanemmo un po’,
pensavo alle lezioni di canto
al vecchio macello,
a te da grande

poi i rami caddero in strada
senza intercessione:
potrei scrivere
della tua vicina lontananza,
far piovere in qualche modo,
restituire
qualcosa di nuovo

quando ogni voce,
canzone e notizia
sono tutte uguali,
ripetute fino a credere
ad ombre dietro le finestre

affacciata come sei oggi
al tuo telefono spento

il tempo non esiste

Petroliere puniche
al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi,
nemmeno un miraggio
li terrebbe in acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi tra tripudi e altoparlanti,
poche bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo,
il tempo non esiste.

*

Bologna, 2 agosto 1980 MAI dimenticare

Angela Fresu anni Tre

ci mancammo di un giorno

faccio progetti, ricognizioni
cerco un posto a buon mercato
per mangiare, brutto anno
per sorrisi, fragoline e gambe magre
in posa davanti al rosso parete
di ruggine e materiali rotabili
l’odore, campassi mille anni

dov’è la stanza delle coccole

sull’estate rimangono stelle cadute,
frutta a chilometri zero
la bomba in stazione
di non si sa chi
l’inizio è onda, una fase

di noi butteranno via tutto
sta serena, unico vizio è ricordare
gli uomini preferiscono le bionde
*

il tempo non esiste

Petroliere puniche al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi che
solo un miraggio terrebbe sull’acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi in tripudi di altoparlanti,
poche le bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo, il tempo non esiste.

letture amArgine: essere carta di Carolina Almerighi (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

tu potresti
con la tua penna preferita
far scorrere le parole
come un fiume in piena.

Piena, piena d’inchiostro
e delle tue dita,
dita che con un movimento lento
riempiono nuovamente il foglio.

Punto a capo.

Il finale sarà triste
lo sceglierò io e tu,
tu finirai l’inchiostro,
speranzoso di voltare pagina

BEING PAPER

You could
with your favorite pen
make words flow
like a raging river.

Raging, raging with ink
from your fingers,
fingers that moving slowly
again fill up the page.

Period, and a capo.

The end will be sad
found by myself and you,
you will finish the ink,
hoping to turn page

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai
of the poem essere carta, by Carolina Almerighi. All Rights Reserved.