il mare in un bicchiere

Penso in fondo in fondo
che dopo ogni congedo o rivolta
restino un uomo e una donna
forse con qualche tema variato,
pur sempre due esseri, amante,
amato, isola in fondo al mare, che
riemergendo tutta bagnata
avvertirà per primo l’angusto
ronzio di una mosca, è strano
eppure anche gli esseri più bassi
si spingono al largo cercando
tratti di chi da sempre amano.

buongiorno Caorle

sarà per le molte conchiglie
rese a caso dalla bassa marea
sempre nuove e morte bene,
o per le poesie murate,
una ogni anno, lasciate
in eredità al lungo mare,
sarà quel silenzio cattolico
dentro le chiese
spesso confuso con
l’armonia dei luoghi in inverno,
o nelle calle l’aroma di fritto,
per la neve attesa invano
arrivata dopo la partenza,
sarà per il piccolo cimitero
dimenticato dietro
gli ombrelloni, quando
rimetteranno le foglie,
sarà per il piccolo bacio
abbandonato laggiù,
buongiorno Caorle
caorle

l’incarico del musicista

ricominciare
adolescenti senz’armi.

Religioni orfane di Dio,
bottiglie, anche le bambole
vorrebbero padri protettivi
pronti ai piccoli rimbrotti,
finestre aperte e felici,
ombre abituali

che rinnegano.
Perché non danno ombra
un cancro le mangia,
si addestreranno al precipizio,
il giorno dopo la partenza
un incarico al musicista
non la negheranno più.

Stanche rinviano il riposo
alla prossima estate
in un bagno fuorimano,
il petto non farà più male.
Nascondono gli occhi,
sottili fessure,
sotto lenti affumicate
caorle