Odio quel Due Agosto

Tua figlia s’imbarcherà per l’oceano.
Dice -“Posso remare, ho forti le braccia!”
(Antonio Pibiri)

Odio quel Due Agosto sempre più lontano.
Odio il polverone, l’odore intriso di calore
sempre sospeso e mai posato a terra.
Odio chi non sa o finge di non sapere.
Odio i quartieri residenziali invasi d’erbacce,
le case vuote arrangiate ad ambulatori,
il continuo via vai
e la paura di fermarsi là di notte.
Odio i quarant’anni trascorsi
in cerca di verità risapute.
Certe, ma non ho le prove.
Odio pregare per chi ci governa,
i governanti sono pseudonimi.
E le fughe verso l’estremo:
odio l’estremo lembo occidentale:
tanti chilometri di costa senza entroterra.
Odio Bologna, non è più la stessa,
i suoi reduci drogati, rievocatori
dei bei tempi andati che, alla fine,
non erano così belli.
Tutto si allontana, il rimanente è duro,
immangiabile. Il Due Agosto
è ogni giorno, brutto giorno,
e l’odio, unica fabbrica
impossibile a delocalizzare,
tu vai, vai, hai braccia forti,
puoi remare.

Si ringrazia per la gentile concessione dell’immagine qui sotto, l’artista Lori Milos- Ivanski

https://lorimilosivanskistudio.wordpress.com/

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Di tanti viaggi leggendari (vi prego non dimenticate)

Incolparono una caldaia,
ditelo a quelli della Linea Trenta
non sorrideranno,
tutti sanno chi è stato
nessuno lo sa.

Sabato è sempre ieri,
qualcuno si è perduto subito
e non è mai stato ritrovato,
qualcuno maledice,
ricordare diventa un lusso.

La stazione riprese il traffico
già la mattina dopo,
il tempo necessario
per dare ordine alle macerie
per tenere a bada il dolore.

Quando torno in stazione,
cerco quel profumo al papavero
che ti piace tanto,
poi rivedo lo spacco
vicino alla stanza delle coccole.

Di tanti viaggi leggendari
ricordo soltanto questo,
mai partito. Irredento.

Bologna Centrale 3 agosto 1980

Ma la strage non è avvenuta il Due Agosto alle 10 e 25?
– Sì, e fui fortunato, perché dovevo passare di là il Due Agosto, ma mi negarono le ferie.
– Cosa ricordi?
– La notizia data alla radio dopo una canzone di Bennato, ricordo un sentirmi perso.
– E del giorno dopo?
– La mattina del Tre Agosto la stazione aveva già ripreso a funzionare, dovevo andare a Trento col mio amico Pier Paolo, passammo zitti il varco tra le macerie del sottopassaggio. Ricordo un silenzio pesante, ricordo l’odore. E ancora oggi mi viene da piangere, perché quella “cosa” maledetta è rimasta irredenta.

braci

dieci e venticinqueQuest’estate fiumi tranquilli
semivuoti, fermi
qualche perla scenderà.
Fare i conti col passato
finisce sempre in rosso.

Il Due Agosto
si sta bene al mare
a cercare la pineta,
fare cose.
Cosa non si darebbe
per una carezza.

I bimbi gridano
inventano parole nuove.
Taccheggiano affetto, braci
qualche avanzo di muro.
Un pacchetto di
– Che piacere conoscerti!
Che non conosceranno mai.

Giovani donne,
perfettine in abiti stampati,
lasciano poco alla fantasia.
Gli uomini invece
sembra abbiano dimenticato
cappotti e giacca.
Chiunque torna a pezzi,
cane senza più padrone.

Voi non dimenticate,
questo è Stato
e sono stati i fascisti
armati da massoni di stato,
mai abbiano pace.