Acqua e tempo

Tra secondo e primo tempo
il mosto non è più acqua, nemmeno vino.
Scrivere sull’acqua
renderà carsici.

Il peso di questo lago
è tutto sul petto, ribelle,
al pensiero di un futuro breve e incerto
per i figli.

E il clima imprevedibile cambia
sulla terra priva di radici d’essere.
La mantide, atea adesso, spasimando cade.

Questi luoghi furono foresta
e prima ancora mare. Quanti, quante
sono passate là prima di andarsene.

Ovunque siano adesso.

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Cara Mamma,

credo che la nostra immortalità sia nei gesti d’amore, nel senso di memoria che non ci lascia mai.
Questa, senza dubbio, è la nostra vera eternità.
Ho riconosciuto il tuo profilo, malgrado tutto, e ho potuto rivederti un’ultima volta.
Non ti dimenticherò, almeno finché avrò fiato. Ti voglio bene.

Scusami!

Scusami! Scusami!
Ripete dispiaciuta.
Sono stata cattiva. Aggiunge.
Da molto tempo non siamo più
i centri del nostro universo.

Inizio aprile da mollusco.
Dentro non ho perle.

Un treno sbagliato
mi ha portato
verso silenzi d’edera.
Interrotto dall’abbaiare stridulo
di un bastardino invisibile,
arrabbiato a priori.

Vorrei ancora abitarti l’ala
madre santa.

in Grappa

Due anni fa scalai il Monte Grappa
nell’ipotesi non fosse stato possibile
risalirlo attorno ai costoni tormentati
di ricordi vecchi cent’anni almeno.

Mi incantarono le malghe, il morlacco,
il bastardo, gli abitanti del posto
travestiti da militi austro ungheresi.
Prima gli italiani, ma non ci sono più.

Una pioggia piacevole e incombente
ricordava ogni tanto di bagnare
boschi e prati, dove un sole in ombra
riusciva a far pace con l’oscurità.

In tanto silenzio ricordo poche parole.
Le trincee vuote, come zebre,
non riuscivano a dormire sole.

Biciclette a mano

Camminando appaiate
due ex bambine si confidano il futuro,
ancora non è chiaro, passerà.
Intanto il custode del convento,
sant’uomo, perde la pazienza
cercando la chiave che non trova.
Il traffico sibila ogni giorno,
ogni notte, tutti hanno fretta
di correre altrove.
La sorte relegata in un cantuccio.
Il tizio prende a calci
una birra mezza piena
in piedi sul ciglio del marciapiede,
un randagio di passaggio
si scuce camminando sopra i cocci.
Qualcuno chiede: quanto mi vuoi bene?
Eterno universo, l’altro risponde,
causando un tamponamento a catena;
lavori in corso, il cartello impone
biciclette a mano. Qualcuno equivoca,
i più fingono di non sapere.

Marzo a fine settembre

L’allungo a riguadagnare marzo
dalla mia fine settembre, la tua
è magia di stagione indefinita.

Un tempo temevo ti urtassero,
ora so di coscienti ossa lunghe.

Figlia, il temporale nelle tue vele
è vento a favore. Itaca, ovunque
sarà, si lascerà incontrare.

Imbastita, la donna dentro,
imprendibile, volerà oltre le maree.

Tra i sassi addormentati in riva
sbocceranno fiori; saranno fiori
e poche spine d’ordinanza.

Il maglione di lana caprina

Il maglione di lana caprina
pizzica sotto il mento.
Il freddo punge il maglione,
nessuno parla, aggrappato
al ricordo del tascapane
caduto dopo lo scivolone.
Perduto tra le maree.

Tutto è commozione, silenzio.
Verrebbe da piangere
se non fosse più urgente
sopravvivere a quello che è
per ora, un pugno di tempo,
vissuto, fanciullezza,
mamma e papà, vicinissimi.

Troppo per dimenticare
latte caldo, amore, buone parole
e il futuro: vedrai, avrai, sarai
qualsiasi cosa, certo.
Chi ha cuore sa:
qualcuno ha donato la vita.

Sarai migliore di noi
lasciati al silenzio, al ricordo,
sotto il polverone.