Lettera ad Augusta Liszt

Augusta, ci rivedremo ovunque
le parole non possano arrivare,
niente preserverà dalla noia
i giorni pari, le abitudini
lasciate correre sbrigliate.

Allora si alzerà un vento d’isole,
stesso tormento nelle notti dispari,
quando gli ammalati cambiano
e sentono le mani degli avi
pronte ad afferrarli.

Scrivo queste poche righe
per ingannarti, dirti che sto bene,
in realtà l’acqua è inchiostro,
mi prudono le mani, la verità
si lascia osservare al telescopio.

Ripongo le mie poche, infelici,
righe Augusta cara. Dimmi di te,
come passeranno le tue ore,
soprattutto il tuo destino
che non smetterò di amare.

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Terra di Nessuno

Augusta Liszt
ha una molecola tatuata
sulla terra di nessuno
tra spalla e seno.
Ada ha un sorriso docile.

Una bambina bionda
le pende dal fianco.
Il cappello di paglia
lascia intuire un paio
di possibili destinazioni.

Oggi, troppi
hanno avuto la stessa idea.
Concreto il peso di luoghi
da cui si vorrebbe
allontanare ogni altrove.

Di questo sasso,
dove il sole splende
più del consentito, dove
si lavora, spendendo male
spazi mancati.

L’uomo scende dalla Luna.
Ada muore in acqua
e va in vacanza.

Il seno di Augusta Liszt

Non si abituerà,
Augusta non è Ada.
Porta in petto il vampiro,
uomo murato vivo e fratto.
Il mondo non interpreta
l’incomprensibile quando
tutti hanno oltre vent’anni…

… e Tom Waits non ha più
la sua bella voce copernicana
di vampiro etilico.

Adattamento truccato da esperienza,
sarà utile in futuro.
La gemella di Augusta Liszt,
Ada, trent’anni in meno,
ha lo stesso seno, stesso uomo
e molte sfrontatissime ragioni
a sostenerlo.

Le forme non lasciano pensare,
qualcuno finirà
col perdere la testa.
Resta sensazionale l’idea
che il più sia fatto.