Ascolta & Leggi: Gianni Morandi & Arsenij Tarkovskij

E lo sognavo, e lo sogno

E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso
solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia

*

E’ fuggita l’estate…

E’ fuggita l’estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Nè il bene nè il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l’ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami…
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

*

Primi Incontri

Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.

Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e ” Dio mio! ” tu eri mia.

Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tua svelò
il proprio nuovo significato: zar.

Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.

Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo”

Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.
(Pervye svidanija, in A. A. Tarkovskij, Poesie scelte , Milano 1989)
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Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (in russo: Арсений Александрович Тарковский?; Elisavetgrad, 25 giugno 1907 – Mosca, 27 maggio 1989) è stato un poeta e traduttore russo di origine ucraina, padre del famoso regista Andrej Arsen’evič Tarkovskij. Alla fine degli anni venti Arsenij Tarkovskij inizia la collaborazione con alcune riviste e scrive drammi per la radio sovietica. Nel 1932, accusato di misticismo, deve abbandonare il suo lavoro e si dedica quindi all’attività di traduttore dall’arabo, dall’ebraico, dall’armeno, dal georgiano, dal turkmeno e da altre lingue ancora. Inizia, sempre in quel periodo, a frequentare Anna Achmatova e Osip Mandel’štam, attirando su di sé ulteriori attenzioni da parte del regime, che gli costeranno una censura durata sino agli anni sessanta. Arruolato come soldato nella seconda guerra mondiale, nel 1943 viene insignito dell’Ordine della Stella Rossa per il suo eroismo in battaglia e in seguito, gravemente ferito, deve subire l’amputazione di una gamba. A partire dal 1962 inizia la pubblicazione delle sue poesie, che consisteranno in una decina di raccolte in tutto. Muore a Mosca il 27 maggio 1989.

Gianni Morandi, all’anagrafe Gian Luigi Morandi (Monghidoro, 11 dicembre 1944), è un cantante, attore e conduttore televisivo italiano.
Occasionalmente è stato anche cantautore e compositore per altri artisti. È considerato una delle colonne portanti della musica leggera italiana, con oltre 50 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. È stato inoltre presidente onorario del Bologna F.C. dal 2010 al 2014.

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Ascolta & Leggi: Waltz in Black (Stranglers) – NIIMPTEM (Massimo Sannelli)

Alla fine, abbiamo tutti voglia di leggere qualcosa di profondo, magari verso l’alto e non verso il basso, meglio se il sottofondo musicale è buono. Abbiamo tutti bisogno, almeno una volta o due nella vita, di sbirciare il diario lucchettato di qualcun altro, conosciuto per sentito dire. Tutto sommato il confine tra curiosità è voyeurismo è molto sfumato. Soprattutto, mentre leggiamo, abbiamo tanto bisogno che nessuno ci scassi il cazzo.

NIÍMPTEM. UN DIARIO
di Massimo Sannelli
Con una Nota enfatica di Silvia Marcantoni Taddei Lotta di Classico, 2019

e-book gratuito all’indirizzo

https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2019/01/niim.pdf

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4 frammenti di NIÍMPTEM:

di questo non mi importa piú niente, di quello non mi importa piú niente [questo o quello sono pari, piú o meno: il lontano e il vicino]. viene il momento comico: ho sbagliato, per debolezza o per lussuria [a volte un solo bacio, a volte un eccesso della mente], ho sbagliato, ho adorato mammelle secche e pelli che puzzavano, ho dato schiaffi a un culo masochista, ho scritti libri per un ventre andato, mi sono degradato per la rima, mi sono annoiato prima (e dopo: dopo l’ora senza religione); ora mi do un colpo sulla testa – toc, tump – e dico che ero debole (non fragile). l’astuzia sottile è quella che dice, con un po’ di prosa ritmica (se no, l’arte non esiste): ero io?
naufragavo? ero io, simulavo? [e in autunno si raccolgono i frutti, quello che c’è].

La mia infanzia non ricorda nessun seguace della Destra Sublime: un erede di Drieu La Rochelle o di Giani, o di Ricci; o di Pound – bello – o di Codreanu.
La Destra Sublime non mi cercò. I suoi eredi non apparvero mai. Forse sarebbero dovuti venire dal futuro, non dal passato. Forse erano addormentati nel loro sogno, ancora, con la goccia di sangue sulla retina. Oppure è piú semplice: la grande mattanza li ha ingoiati presto, a venticinque anni, piú o meno. E cosí ho incontrato solo gli eredi di Starace e di Mussolini: cioè maschi adulti e veri buffoni, con il cazzo teso e la voce carica. I fascisti che sopravvivevano era solo questi, allora.
Nessuna Destra Sublime era piú nel mondo.

Allora bisogna vedere Belluscone di Maresco. Prima di tutto, noi intellettuali dovremmo smettere di filmare la plebe, come se la plebe fosse il gorilla dello zoo; Pietro Marcello diceva che Enzo era un animale e a volte lo chiamava cosí, animale; e allora Enzo si illuse:
sarebbe stato un buon animale da compagnia, ad uso del mondo di Goffredo Fofi, della Feltrinelli e di qualunque Film Commission; ma l’illusione non durò: Pietro partí, Enzo rimase e Genova non è altro che Genova; dico che Enzo era un animale come lo sciacallo, non come il criceto; e a parte tutto questo: quando capisci che il mondo di Belluscone esiste, perché ci vivi dentro, allora gli intellettuali ti sembrano inutili. E i sensibili, ancora di piú: insopportabili; e ancora piú insopportabili se sono sensibili e mantenuti, maschi e femmine. Servono, gli intellettuali e i sensibili. Certo che servono.
Per questo li leggo e li ascolto. Ma li leggo e basta.

Eri senza vita: ma avevi qualche giustificazione. Scappavi dal paese barbaro e non poetico. Non eri sano e non avevi esperienza. Allora trovasti un paese volgare e poetico, giustamente. Giustamente, lei aveva i capelli rossi, ora fa la ballerina e scrive appunti poetici su Facebook; tu pesavi 54 kg, ora non sei un insegnante, ma sei un’insegna, appesa sulle opere, non tutte poetiche. Non avevi nessuna grazia, allora: solo molta produzione di manoscritti, poetici. Ne hai fatto giustizia non poetica, dopo. Ma chi fioriva, a suo modo fioriva:
naturalmente, senza perché, come ogni fioritura. Il 18 maggio avevi conosciuto Giuliano Mesa e ti sembrava grandissimo. Sanguineti ti sembrava il Sole.
Tutto sembrava il Dio, allora: tutto tranne il Dio vivo. Il resto lo
sai: Sanguineti andrà via di maggio, tra quindici anni, poi F. vola via, e chi l’ha vista piú? Le si voltano le spalle, è andata là e sta
bene: là è una dizione generica, da cui non torna.

Ascolta & Leggi: Una poesia di Gianni Milano, una canzone di Panella Battisti.

Oscar

Oscar dai baffi bruni, in una bolla di vetro opaco,
lievemente sospeso sul selciato,
santo di barriera alle sette di mattino.

Mentre la nuvola al di sopra dell’Asilo
s’ingrigia e s’adagia sul sofà del cielo – il cane
si scansa flemmatico
annusando nell’aria una storia d’amore
ippocastani immobili come ussari in pensione
tra di loro sorseggiano tazzine di pettegolezzi,
scodellandosi gli uni agli altri minutaglie
di passeri, cuori con le ali, fragili come la pioggia
un cappello di carta, la rapida
coreografia della foglia che cade.

Oscar dai baffi bruni, con occhi d’onice brillante,
alla piazza concede uno sguardo,
una pietà operaia con cirri d’Internazionale.

Sgrappola il fumo tra il lacrimoso e la sciarpa,
quando la porta s’apre
e ritaglia nel buio un buco di calore,
un’aspirazione tentatrice
di grappa e caffè nel covo degli specchi
e là si posa la metafora del sapere
e la ruga s’allenta
ciondolando sul giornale in un’altalena d’emozioni stente
mentre ad arco
la voce della ragazza dietro al banco lucente
s’incontra
col sornione complimento
del vecchio gatto grigio ronfante.

Oscar dai baffi bruni, che trattiene nella memoria
profili di pugni sollevati
in una festa equamente divisa tra il rosso e il nero
dell’inverno,
attraversa lo spazio,
come una poesia, come un flusso grumoso
d’epopea e di sogno,
Oscar dell’oggi operaio in tuta
e di ieri anche promanazione, passo leggero e preciso:
dove l’attende il drago?

Oscar dai baffi bruni, saluta
con sofferenza agli angoli del vedere
le accosciate presenze degli amici al caffè,
e subito l’agguanta
un abbaiare di freddo, una bestemmia
fumata via dal naso, una ridda
di vegetali tentazioni, ultimi spasimi degli alberi,
ultime dita che segnavano il ritmo del tram
scampanellante.

Oscar dai baffi bruni, che incarna il pastrano
rivoltato,
l’altra faccia della storia,
che si specchia in spiccioli di vetro,
e si lava le mani in lavandini a conchiglia,
orinando contro gli alberi,
bofonchiando saluti, Cincinnato manovale
con la fronte a ragnatela.
Che ogni giorno è la prova,
il muro color del chi se ne frega
là davanti,
con inferriate e mosche morte, qualche petalo secco
di geranio e il guardiano in divisa
dove naufraga il volto
e rimane l’azzurro,
una macchia incisiva
che controlla
all’entrata.
Ha l’aspetto d’un vecchio cane prossimo a finire
e grintoso
e non cede e trattiene con la saliva
delle gengive afflosciate
la sua caparbia volontà di vivere
Manifattura Tabacchi, avvolgente amore odiato,
che sta
e sbarra il flusso,
l’ipotesi dell’avvenire,
il volo ascendente di Oscar dai baffi bruni,
il ricciolo barocco della bandiera rossa.

Oscar dal mattino nebbioso – Oscar dalle mani in tasca
Oscar della barriera – Oscar dell’oltre-ferrovia
Oscar del cicchetto al bar – Oscar della grinta indolente
Oscar per tutti dai baffi bruni
pronto a bollare la cartolina
e a incidere di minuti suoi
la pelle rugosa del drago
mentre fuori le lampade si spengono
e solo i pensionati osservano il cielo
in attesa che qualche superiore disegno
concluda in un applauso il quotidiano spettacolo.

Torino, Regio Parco, 1980

Gianni Milano è nato a Mombercelli (AT) il 14 giugno 1938. È poeta e pedagogista. Entra giovane nella scuola dove, per quarant’anni, insegna ai bambini delle elementari di Torino e Ciriè per ultimare la carriera scolastica a Lanzo dove si dedica alla didattica nelle magistrali. Verrà sospeso cinque anni dall’insegnamento per le sue idee libertarie. Protagonista dell’underground, ha affidato i suoi scritti prevalentemente a piccole case editrici e autoproduzioni. Pubblica Off Limits nel 1966. Un anno dopo fonda le edizioni Pitecantropus per le quali subisce anche un processo. Collabora, tra l’altro, con le riviste Paria, Pianeta Fresco e Puzz. Una sua autobiografia, Il Maestro e le Margherite, è uscita nel 1998 con Stampa Alternativa. Nel 2009 un’edizione privata a cura di Giulio Tedeschi ha proposto una raccolta di poesie, Un beat con le Ali, poesie sparse 1965/1968. Numerosi anche gli scritti di pedagogia e la collaborazione con riviste che si occupano della scuola. La povertà, l’anarchia, la filosofia on the road, l’antimilitarismo, il buddismo zen, la psichedelia, il Movimento di Cooperazione Educativa, la lotta No Tav, sono il caleidoscopio della strada percorsa da Gianni Milano.