Ascolti amArgine: Spanish Bombs – Clash (1979)

Spanish Bombs dei Clash, tratta da quell’album capolavoro che è London Calling, fa riferimento ad uno dei principali conflitti che si sono avuti nella storia tra fascisti e anti-fascisti: la Guerra civile spagnola (1936-1939). Guerra raccontata da molti autori e artisti come Ernest Hemingway (in For Whom the Bell Tolls, 1940), Pablo Picasso (in Guernica, 1937) e dal fotografo di guerra Robert Capa. In essa combatterono volontari da molti paesi, difendendo la causa lealista spagnola contro il fronte golpista dei nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco.
La canzone viene scritta all’indomani della morte di Franco (avvenuta pochi anni prima, nel 1975) e della liberazione della Spagna dal regime fascista da lui imposto. I Clash operano un confronto tra la Spagna ora liberata e i giorni della guerra, ricordando tutti i combattenti che perirono per difendere la causa della repubblica. Nella canzone si trovano numerosi riferimenti assennati, agli eventi della guerra e a figure come quella di Federico García Lorca, poeta e drammaturgo ucciso dai fascisti all’inizio della guerra.

BOMBE SPAGNOLE

Canzoni spagnole in Andalusia,
i luoghi dove si sparava nei giorni del ’39
Vi prego lasciate la finestra aperta
García Lorca è morto e sepolto

Fori di pallottole sui muri del cimitero
Le auto nere della Guardia Civil
Bombe spagnole sul Costarica
Stasera sto volando su un DC10

Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

Settimane spagnole nel mio casinò-discoteca
I combattenti per la libertà morirono sulla collina
Cantavano “Bandiera rossa” e indossavano quella nera
Ma dopo morti, ci fu Mockingbird Hill

Una volta a casa, gli autobus bruciarono
La tomba irlandese fu bagnata di sangue
Bombe spagnole distruggono gli hotel
La rosa della mia señorita è stata troncata in boccio

Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

Le colline risuonano di “Free the people”
oppure sento gli echi dei giorni del ’39?
Trincee piene di poeti, l’esercito di straccioni
che puntava le baionette per combattere quelli di fronte

Bombe spagnole martellano la provincia
Sto sentendo musica da un altro tempo
Bombe spagnole sulla Costa Brava
Stasera sto volando su un DC10

Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Bombe spagnole, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

Oh mi corazon
oh mi corazon

Canzoni spagnole
in Andalusia,
Mandolina, oh mi corazon
Canzoni spagnole
a Granada,
oh mi corazon (trad. di Riccardo Venturi)

TESTO ORIGINALE

Spanish songs in Andalucia
The shooting sites in the days of ’39
Oh, please, leave the ventana open
Fedrico Lorca is dead and gone

Bullet holes in the cemetery wall
The black cars of the Guardia Civil
Spanish bombs on the Costa Rica
I’m flying in on a DC 10 tonight

Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

Spanish weeks in my disco casino
The freedom fighters died upon the hill
They sang the red flag, they wore the black one
After they died it was Mockingbird Hill

Back home the buses went up in flashes
The Irish tomb was drenched in blood
Spanish bombs shatter the hotel
My senorita’s rose was nipped in the bud

Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

The hillsides ring with “Free the people”
Or can I hear the echo from the days of ’39?
Trenches full of poets, the ragged army
Fixing bayonets to fight the other line

Spanish bombs rock the province
I’m hearing music from another time
Spanish bombs on Costa Brava
I’m flying in on a DC 10 tonight

Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon
Spanish bombs, yo te quiero infinito
Yo te quiero, oh mi corazon

Oh mi corazon
Oh mi corazon

Spanish songs in Andalucia, mandolina
Oh mi corazon
Spanish songs in Granada
Oh mi corazon
Oh mi corazon
Oh mi corazon
Oh mi corazon

Ascolta & Leggi: saluto ad Andrea Camilleri

Oggi ci ha lasciato Andrea Camilleri, spirito vivo fino in fondo e accanito fumatore. Forse non tutti sanno che, oltre a essere stato scrittore e sceneggiatore, Camilleri ha scribacchiato anche qualche poesia, con lo spirito ironico urticante che lo ha sempre contraddistinto. Qui sotto alcuni suoi pezzi pubblicati su due numeri di Micromega nel 2008. La terra gli sia lieve.

Una volta diceva d’avercelo duro. Oggi,
alquanto acciaccato, biascica la sostituzione
del membro col fucile. Capita sempre così,
“Ma non prendetelo sul serio, straparla”,

suggerisce il suo compagno di merende.
Intanto quello scaracchia nel piatto dove mangia,
o si pulisce il culo con la bandiera. La stessa
per cui si muore in Afganistan o altrove.

***

Dio, come sono diventati democratici
questi ex adoratori una volta di Stalin!
Si sono uniformati, sono l’opposizione
della Regina, di stampo anglosassone.

La maggioranza va trattata con i guanti,
al massimo si obietta. Ma che importa?
dal tuo al mio e dal mio al tuo, il travaso
continua sempiterno e li fa tutti uguali.

***

Pare certo che facendosi forte del suo potere
abbia violentato una diecina d’impiegate,
pur essendo avanti nell’età. L’invidiano
i ras dei nostri dì, unanimi, da Mosca

a Parigi, passando, s’intende, per Arcore.
Ma loro sono rispettosi della legge.
Al prossimo G8 sarà avanzata la proposta
del ripristino dello jus primae noctis.

***

Scosciata, la rossa apparve, disparve
sugli schermi, meteora fugace nel cielo
del suo re sole, privo di vere star, è vero,
ma strapieno di starlets come la via lattea.

Qualcuna viene eletta ai rossi scanni,
sostituisce il topless con un colletto severo.
Ma, a pagarle, infine, è il solito contribuente.
Lo stesso che foraggiava il cavallo senatore.

***

Dire. E subito dopo, disdire. Affermando
d’essere stato frainteso. E chi l’ascolta
si batte il petto, “è vero, ho frainteso”.
Lui dispensa il perdono, perché è buono.

Il suo vocabolario è ricco di parole
intercambiabili ma di senso opposto.
Solo quattro quelle immutabili, punti
fermi: denaro, potere e plastica facciale

***

Mai riconosciuto nelle torri gemelle
il simbolo della civiltà occidentale.
Son altri i miei simboli, il Partenone,
la tour Eiffel, la cupola di Brunelleschi.

Gli aerei che si schiantarono contro le torri
colpirono semmai il cuore di Wall Street o
le borse valori. “Nulla di personale, solo
affari”, come dicevano i gangsters d’una volta.

***

Ha più scheletri dentro l’armadio lui
che la cripta dei Cappuccini a Palermo!
Ogni tanto di notte, quando passa il tram
le ossa vibrano leggermente, e a quel suono

gli si rizzano i capelli sintetici. Teme che
le ante dell’armadio si aprano, che torme,
non di fantasmi ma di giudici in toga balzino fuori
agitando come nacchere scintillanti manette

***

Non importa che abbia avuto due mogli
e che le sgualdrinelle confortino le sue notti
non importa che la sua morale abbia più buchi
di un colabrodo, non importa che abbia corrotto,

falsificato i bilanci, giurato il falso, prevaricato,
adottato la menzogna come stile di vita, non
importa, sia ricevuto in Vaticano con tutti gli
onori. Pecunia, antica saggezza, non olet.

***

“Si prendano subito le impronte digitali
dei bambini rom” ordina un paio di baffi
sul nulla. E i baffi giurano che non è razzismo,
ma solo umana pietà verso i bimbi costretti

a mendicare. Che cuore, che generosità! E mi
tornano a mente i versi di un grandissimo: “Sei
così ipocrita, che quando l’ipocrisia ti avrà
ucciso, sarai all’Inferno, ma ti dirai in Paradiso”.

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Ascolta & Leggi: Loredana Bertè, Professore – Poesie Antifasciste

Se è vero che l’ignoranza delle leggi non scusa, l’ignoranza della Storia scusa ancora meno.

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata :
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore ?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d’Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.

Gianni Rodari – Compagni fratelli Cervi – 1955

*

ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

*

Dove vai, rasentando i muri della città
sembri assorto in pensieri lontani,
forse stai ricordando la tua gioventù,
i tuoi vent’anni,
anche allora rasentavi i muri imbracciando un fucile,
qualcuno vestito di nero voleva impedirti di realizzare i tuoi sogni.
Qualcuno voleva impedirti
che altri uomini, altre donne, altri bambini
vivessero in un mondo diverso
fatto di lavoro, di benessere, di felicità
non so se oggi si possa dire
che tutto si sia realizzato..
ma i sogni restano
e quelli nessuno potrà toglierteli
vecchio partigiano.

Pietro Tajetti “Mario”

*

Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’ Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce……

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile….
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini

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