letture amArgine: un inedito di Anna Maria Spalloni

Le linee bianche che segnavano gli out
erano asserragliate da ciuffi d’erba e il cemento verde esplodeva qua e là, sputando e ammonticchiando cumuli di terra che le formiche segavano con le loro zampette alacri.
Scendemmo veloci io e mia sorella.
Avremmo stanato il posto in cui fummo nate,
In cui fummo concepite.
Il sole s’incuneava preciso tra i tentativi di gemme e i gialli ammutoliti dall’inverno che festeggiava la sua cresta.
Trovai il posto all’improvviso
Con un dito che fu liberato dai miei capelli
C’era una discesa e la terra era molle sotto i nostri piedi. Arrivai alla rete incurvata e sbieca e mi ci aggrappai con le mani. Dietro il campo da tennis il tentativo di una casa, di cui rimaneva poco. Fu una visione veloce: l’attraversamento di un campo di maggese con zoccoli di legno, tuteri di grano turco che mia nonna buttava nel fuoco, odore di pipì durante le veglie attorno ai nostri morti. I chiodi arrugginiti per le gabbie dei conigli, che costruiva suo marito. Le racchette da tennis di mio padre, di legno, storte e secche, appoggiate a fine partita, erano lì, insieme a le che sorrideva, oramai da 50 anni.
“Ripartiremo da qui vedrai”
Ci voltammo indietro
Con il sole che faceva da sfondo,
stupido
come un colore a cera dell’asilo
smunto,smangiucchiato a fine giornata da scolari cinquenni.
Risalivamo con la terra che franava
niente nelle tasche
All’improvviso un beccheggiare di pipistrelli
Come locomotive in volo
ci infliggeva un piccolo tormento alle nostre teste.
Facevamo qua e là per proteggerci
Infatti, -dissi- sui nostri capelli scivolano tutti i loro tormenti
Sono soltanto troppi pensieri sorella
Soltanto troppi spiriti che punzecchiano
Per il loro pasto di fine giornata.

*
Quando la parole bussa dentro e chiede di uscire, il suo scaturire dipende dalla resistenza che gli è stata opposta. A volte la pressione è talmente alta da andarsi a stampare in forma di emozione in chi la legge. Ecco, questa nuova creatura di Anna Maria Spalloni mi ha regalato una forte emozione, non so se corrisponda alla sua e a quello che ha sentito dentro e che le ha dettato la necessità di scrivere. Eppure, ognuno a suo misterioso modo, l’emozione che è partita è arrivata e condivido con voi questa bellezza. (Flavio Almerighi)
*

letture amArgine: attrice allo specchio Mrs A, Annamaria Spalloni

Annamaria Spalloni, attrice teatrale e cinematografica, a volte scrive poesie e sono convinto che troverà un editore. I suoi sono pezzi che non sentono bisogno di classificazione, mi è bastato leggerli.

MRS A. 3

discuto con le mancanze
che non tornano mai
(faccio i conti della serva)
e parlo alla fine del viaggio,
prima di bere…
sciorino fitte maglie dalla bocca
e poi con uno sgambetto nelle ginocchia,
mi avvio,
dritta a pertica,
con i fianchi che farfugliano
amorosi…
in attesa di un piede,
contrario al mio,
che dia l’imbecco giusto,
per il silenzio finale”.

*

20,20

20.20: questo è un orario morto, cari signori!
e se presto qualcuno non me ne spaccerà uno vivo
sento che i miei contorni si sfalderanno irrimediabilmente
contro qualche gabbiano

^

Quasi compleanno

Questo giorno di quasi compleanno si è presentato come comanda iddio.
Con un anno in più e un dente di meno.
Questo me lo ridanno lunedì.
Per l’anno ci stiamo accordando, ma nulla di certo.
Pare spariscano tra le dita secche del folletto verde
Oppure tra le lettere del portinaio, seduto fisso in guardiola.
Sta lì fermo
ordisce trame, così pare,
Su un cuscinetto uncinettato a maglia alta,
rosso e blu.
Oppure non so
Forse se li gioca mio nonno gli anni miei.
se li gioca a tresette all’osteria di mio zio.
Quella con le porte da far west
Che se ti beccano con il rinculo, ti spediscono un metro avanti
E la cucina con le mattonelle color vomito
E la puzza di uova fresche, aperte sulla fontana di farina.
E la vampa di cacio, appena apri la credenza celestina,
Quella con il buco tondo coperto di specchietti
E i daini incisi sui vetri scorrevoli.
Io ci vado dentro alla cucina dell’osteria di mio zio
E prendo il vino
Ma solo quando me lo dice mio nonno.
Passo le porte di formica marroncine
Faccio attenzione al rinculo da Far West
Mi piazzo sotto la spina del rosso
E spillo
Fino a quando non arriva alla testa con la corona di spine.
Lì mi fermo.
Mi guardo negli specchietti
Che moltiplicano la mia faccia
Così come gli anni.
Ora sono grande
E guardo mio nonno
é seduto con il cappello in testa
Spilla le sue carte
E spariglia gli avversari.
“Presto sarò di ritorno -mi dice- non saprei cosa portare con me cara fanciulla.
Prestami del tabacco ma lasciatene un poco per stasera, mi raccomando.
Vedi, ho i tuoi anni in mano
…..
Guardo dalla finestra
C’è un pezzetto di muro, ma senza niente dietro
Mi scappa proprio di dirtelo…
Non c’è niente dietro il muro caro Giacomino

*

intervallo

I’ll be able “to tell a vision” a brevissimo giro di posta,
ne sono sicura
E sarà un fuoco d’artificio
Come quello che mi passa da parte a parte
In questo preciso istante..

*

Livorno

i fenicotteri rosa e i doganieri
in seconda battuta i cormorani
prime donne da reclemme
le bestiole dalle gambe lunghe
saggi e filosofi i secondi
spesso si impastoiano con le loro lunghe ali
ma sanno stare sul pezzo
non mollano.
Occhio a quell’accolita di freaks
Si dipingono bene
hanno labbra sincere da una parte, ma dall’altra occupano un buio pesto e biascicano una serpe viva.
Mi chiedo se la folaga mi possa assomigliare, chissà…

*

Hans il doganiere

Ieri sera ho incontrato Hans
Il doganiere che vive sulla torretta del ponte
Lo si vede che spesso fa capolino dall’oblò
lo riconosci perché ha un occhio strabico.
E perché spesso lo vedi con una scarpa in mano
Hans ama le scarpe, se ne prende cura
E le ripara.
Ieri sulla striscia nera di legno
sulla striscia che passa da parte a parte questo pezzo di terra
Hans mi ha baciata con la ruota della sua bicicletta
Mi ha baciata con le sue labbra
ed io ero felice.
Mi ha donato 4 pesci
“che 4 è un numero sfigato come me”, dice Hans
dietro ad un sole che ci crocifiggeva.
Poi si è rollato del tabacco.
E per tre minuti, tre..
E non di più..
mi ha parlato dell’arte di tagliare
la pelle.
Fessure strette
“Narrow slits” e così crea un tessuto col quale fabbrica borse e oggetti vari
“Narrow slits” mi dice , mentre fuma senza filtro.

hans intaglia la pelle e la fa a strisce , e poi a quadretti,
e poi ci fa delle cose, ci fabbrica cose.
Compra l’insalata al mercato della piazza, ripara le scarpe alle donne, e le donne lo cercano.
È bello Hans, è alto e porta maglioni fatti a maglia
“Narrow slits”, dice
“My wife is a knitter” dice.
Pesca nella darsena;
nessuno l’ha mai vista “sua wife”.
Quando ripara le scarpe pensa al dolce giglio bianco che ha fatto a pezzi.
La uccise una mattina d’aprile.
Soffiava un’arietta cruda e la finestra della torretta di botto si spalancò. Lui aveva un gran mal di stomaco quella mattina. Lei aveva appena telefonato all’orefice per comunicargli la misura degli anulari.
Ma questo è solo nella sua testa e nella pancia del pesce che ha pescato. Nessun altro lo sa.
Quello che trovarono dopo 6 mesi era la pelle secca di giglio bianco e i biondi capelli suoi, messi sopra una testa di polistirolo, di quelle che reggono parrucche.
Ora Hans tiene tra l’indice e il medio del tabacco Drum appena rollato.
Mi parla di esche, di fili di nylon e di piccoli piombi
Dalla darsena arriva una folata di vento che gli scompiglia i capelli.
Ci salutiamo,
ci baciamo con le ruote delle nostre biciclette
domani ci rivedremo
e parleremo di pesci preistorici.

*

Amore 1

Io adesso sento solo il rumore delle mie ossa
Che poverette battono i denti..
Fanno un rumore che sembrano il martelletto del timpano
Quando ci dormi, sopra il cuscino.
Allora io infilo la sordina nel pertugio appena sotto il petto
Tanto lì c’è un bel buco
e lo stura lavandini ci entra per bene.
Ci dormirò sopra, poi domattina stappo via,
Tiro fuori tutto..
Devo solo far attenzione alla Vena Porta
Che se tiri via forte è un bel casino,
scappa fuori un fiume rosso che non lo pari più
Che inonda tutta la stanza e tutta la roba chi ti sta intorno.
Una volta il mio amore lo ha fatto
E allora io poi l’ho raccolto
Con le braccia fatte a forma di Madonna
A forma di Pietà
E poi
non ci siamo più visti.

*

Artemide

Spogliati per favore
E dammi quello che ti resta
Quello che ti si è conficcato tra la vena porta e il cuore
lì c’è un mondo.
Fai veloce però
Che la vita è un morso mancato
Che Poi passo e nello specchio non mi trovi più..
Mi hanno fatta così,
Che poi mi ferisco il calcagno
Mi accuccio e succhio il sangue che scappa
E poi corro via
Veloce.
Come lepre secca, taragna, furba e affamata
Bella sono, con fianchi che prendono
Tutto
Bella mi fanno
E mani e braccia e spalle
Possenti

Indosso un vestito da libellula
Intanto dalla faretra mostro frecce
E con le mani modulo fiotti d’amore smodati
Soffioni che fuoriescono fluorescenti dall’ombelico
Li accarezzo e li filo e li faccio lunghi lunghi
Come fosse zucchero filato.
Ora amami che tra un po’ scompariamo
Belli siamo
Ora sorridimi
Che tra un po’ ce ne andiamo.

Autobiografia

Mi chiamo Anna Maria Spalloni. Nasco a Roma il primo luglio 1967, cancro ascendente scorpione. Dopo una laurea in lettere, mi metto a fare l’attrice, una passione che mi nasce vedendo Eduardo in tv da bambina. Recito soprattutto in teatro, spesso testi miei. Di mestiere vivo. Vivo le mie storie e quello che c’è appeso.. Se sto ferma muoio, forse è per questo che corro; corro in mezzo agli alberi e vicino all’acqua possibilmente. Quando le gambe chiedono un “time out” mi metto a leggere, oppure studio le lingue antiche, quelle che la gente chiama le lingue morte. Certe volte la sera lavoro a maglia, ma in un modo che qui in Italia conoscono in pochi; un moto circolare senza interruzioni ed andate a capo: per me è un mantra, una forma di preghiera e mi dà concentrazione, mi aiuta ad andare al di là delle figure, al di là di ciò che appare. Trovare l’anima delle cose, delle storie, l’essenza… di un pensiero, di un gesto, di qualsiasi cosa, questo è quello che amo fare. Mi chiamo Anna, di mestiere, oggi, scrivo, poesie.