letture amArgine: “Il nero bagnato è arte” inediti di Angela Greco

dalle braccia ormai implicite nell’altro/sopravvissute ad ogni nave che s’inabissò
immersi in un tripudio mistoseta
in una negligenza oblio di sciarpe… (Pasquale Panella)


10 cent di acqua fresca, un cardo mariano secco
ed un cambioluce alla Hopper. Svolta a destra
la strada del pane; la trebbia sbuffa nella polvere.

Scrivere per il puro piacere di quello che si sta facendo, per nessuna nuova scoperta stilistica o concettuale, nessun obbligo e nessun inchino alla critica e alla società letteraria…una scelta demodé, un anacronismo o una sopravvivenza? Un ritrovare le origini della specie, la potenza dell’eros anestetizzato dalla razionalità, un riappropriarsi della fisicità del desiderio sbiadito dalla prevalenza cerebrale giustificata dalla precarietà temporale che ci sminuisce anche come esseri umani. Siamo in crisi, nessuno lo nega; quindi come concepire la poesia oggi? Una domanda che spesso mi pongo è se sia esatto adattare asetticamente la poesia all’esterno, come accade in casi definiti di “poesia moderna”, o chiedere alla poesia di portare fuori l’interno che ha partecipato a quell’esterno…Versi diretti, consapevoli di un Io poetante e che Poesia non può essere fondata su teorizzazioni intellettuali, ma che la stessa sia alla fine un ancora-da-comprendere che genera meraviglia, domande, dubbi; versi primordiali, da alcuni punti di vista, ma che svelano il più antico abitante che è in noi, rendendo il fuoco rubato agli dei… (AnGre)

“Il nero bagnato è arte” (cit.) Inediti da Lume a marzo, riti di poesia per propiziare la buona stagione
di Angela Greco AnGre

Abito senza pieghe questa presenza;
non bastano spilli e nemmeno respiri.
Voce per poche lettere scucite coi denti.
Mi vesto allora del tuo tempo
spiegata alla carezza che imperla l’orlo
calda del gesto e del tormento.
Ferita irrimarginata tra sera e risveglio,
approdo e tempesta, calice e cielo. Il groviglio
di sangue in grembo dice domani. E, tu, perpetuo
moto a creare ogni momento quello che manca.

Nudi, ai primordi dell’umanità ancora una volta
possiamo afferrare l’ofide da qualsiasi parte.
Ne abbiamo facoltà – dici. Ti credo.

Per la verità dei tuoi occhi, per le mura del tuo borgo,
per la foto in bianco e nero, che fanciullo t’avvicina
alla calce della mia terra che disinfetta dai parassiti.

Nessun demone più
scinderà quello che siamo.

*

La tua voce ha bagnato le mie segrete.
Nessuna gloria e soprattutto nessun altare.
Ho posato la mano e ho visto che sei un uomo
sono stato Tommaso al pari di quanto dici.
Questa umanità dà parole alla mia carta.
Per questa natura vera come una ferita aperta
schiudo cinque petali e ti guardo. Non arrossire.

Tre giorni a primavera.
Filari fioriti bianchi e rosa dicono buona stagione;
i rami si sfiorano in un minuetto, che sospende
le attese e l’inverno. Sei a tre passi, appena
dopo il giro di boa, ad angolo retto
con il desiderio di fiorire.

*

Ci siamo ritrovati nella bottiglia dal veliero rotto
affidata alla fortuna e alla distrazione del Caso.
La perla per la quale si sono perse notti
l’ho vista relegata in un comò d’antan
che smagliava le calze dell’ultimo spettacolo.
Abbiamo nuvole a sufficienza per la pioggia.
Torna il respiro nel silenzio di bacio inatteso.

Cosa sei, tu, del mare? Itaca sconosciuta
e abisso, la riva ed il bisso, sabbia e scoglio.
E cosa sai, del sale che emerge ventoso?
Attraverso mostri tra fasciame e stretti
alla gola fauci e squame opache.
Posidonia a guardia di Atlantide, la rete.

*

La curva purissima delle tue natiche marmoree
declina il risveglio in salita. Ti guardo, Plutone,
in questo rapimento presagio di primavera. Dilati
la pupilla vorace ed è seta la pietra dell’attesa,
davanti all’eros della tua retta nella mia direzione.
La benevolenza delle tue forme scalpella femminilità
sottraendo incertezze ed è un incipit forsennato
la scapigliatura mattutina, che tradisce la notte al caffè.

Perde terreno il respiro al tuo nitore e alla stretta
delle mani mi rassegno. Ti guardo, abisso Calypso,
senza ossigeno fino alla sfumatura più scura e lontana.
Hanno traslocato maschere mendiche, omini e miserie.
Sei la mia aurora su smagliature e imperfezioni:
il paradiso accade all’oscuro dei voyeur.

***

#
Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche alla sua poesia sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

Flavio Almerighi, tre poesie da Storm Petrel con una nota di lettura di Angela Greco

un particolare ringraziamento ad Angela Greco per il suo prezioso lavoro

Il sasso nello stagno di AnGre

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Flavio Almerighi, tre poesie da Storm Petrel

Edizione bilingue italiano-inglese di Procellaria (2013, Fermenti, Roma) – English translation 2016 by Xenos Books, in collaborazione con Chelsea Editions, New York;  traduzione di Steven Grieco-Rathgeb

*

da Procellaria / Storm Petrel 

Rosso d’uva
.
Questa notte un uomo
col ghigno
di un’acquasantiera
mi ha gettato
un giornale in faccia
poi mi ha accoltellato,
.
rosso d’uva
il sangue corre
dove non è mai stato
mi porta dietro,
quanto silenzio – penso
mentre muoio
.
e mi sveglio.
 .
.
       Red Grape Juice
.
Last night a man
with the snigger
of a holy water font
threw a newspaper
in my face
and then knifed me –
.
red grape juice
the blood gushes
where it never was,
takes me with it,
what silence – I think
as I’m dying –
.
then I wake up.
.
.
.
Poco…

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