Ascolta & Leggi: un inedito e tre domande ad Angela Greco (feat. Mike Oldfield)

Ospite oggi è Angela Greco, che ringrazio per l’estrema disponibilità, sia nel regalare ai lettori del blog questo formidabile inedito e l’aver risposto alla mini intervista qui sotto.

della pioggia è rimasta
la rosa imperlata di domande;
gocce minime di cielo in attesa
di mani capaci di tessere
una speranza.

§
Il primo giorno dopo la domenica
nemmeno l’angelo ha voglia di partecipare;
la primavera si fa giorno già lontano.

In quale stagione siamo?

Voli d’uccelli confusi dicono che
ieri abbiamo lasciato qualcosa,
in un luogo che non è più lo stesso.

Oltre il vetro di questa finestra,
il sole accenna un momento di luce;
o, forse, è l’illusione di quel che eravamo.

§
In questo tempo fermo
il viaggio è un odore, un profumo
da lontano, le mani belle,
ora che non si può toccare nulla
senza timori, senza pensieri.

La mattina dal letto di ferro
si alza verso la penna;
righi dritti tradiscono equilibrio,
per poi scendere man mano
verso l’angolo dimenticato.

Pezzi di carta da ricomporre
nel vano tentativo di ricomporsi.

§
A te Vengo Errante, madre,
mentre pronuncio ogni nome,
ogni dolore e ancor più
ogni silenzio, che tu sai bene udire.

Prego riscrivendo parole,
cercando in un altrove, ricordando.
E tu, anche, prega
anche per noi, adesso,
in questo momento
passato già nel dire
e non ancora prossimo,
se non per più alta volontà.

Adesso, che non abbiamo altro,
se non il cielo, nell’ora più difficile
e ad ogni nuova morte,
nostra e non solo nostra.

***************

1) Dove sta andando la tua Poesia?

Alla luce di quanto vissuto nella prima metà di questo 2020 continuare a scrivere poesie senza pormi interrogativi iniziava a non corrispondere più al bisogno interiore che ho iniziato ad avvertire già da tempo e di cui il mio ultimo edito contiene i prodromi. Scrivere per scrivere, belle parole da affidare ad un foglio, magari anche un po’ ruffiane per accattivarsi il plauso dei lettori non mi è mai appartenuto, ma ancor di più in questo momento di crisi, di incertezza, di paura. A metà febbraio ho chiuso quella che sarà la prima sezione del prossimo libro; a marzo, ho continuato a scrivere versi, ma qualcosa era cambiato nel tono, nell’umore, nella forma, nella visuale. Di questa mutazione ho preso consapevolezza solo da poco e per questo ho accettato di inviarti alcuni inediti, che reputo di transizione. Transizione che spesso è accaduta nella mia poesia, ma, che in questo periodo, è stata supportata da una vera e propria crisi personale, scatenata dalla situazione generale. Non sto qui a dire quel che fisiologicamente mi è accaduto, perché sono accadimenti che leggo essere stati comuni a molti, ma l’espressione più significativa di quello che a tutti gli effetti è stato un cambiamento, lo ha subito proprio la poesia. Dove stia andando non lo so, non l’ho mai saputo, a me basta che non si fermi, che non stagni, ma ancor più non posso saperlo oggi, dove va la mia poesia. Sicuramente siamo in ricerca, io e la mia poesia, ma se ieri dicevo che la mia poesia ricercava nel linguaggio la contemporaneità e l’essere umano in essa, oggi ti dico che sono proprio io come persona a cercare l’Uomo o quel che resta di esso a rischio anche di mettere da parte la stessa Poesia. Credo che questa ricerca sia un percorso quasi obbligato alla mia età, nel mezzo di quel cammino così bene cantato dal nostro padre Dante, se si vuole davvero essere parte della Storia e non «un’immensa moltitudine d’uomini, una serie di generazioni, che passa sulla terra, sulla sua terra, inosservata, senza lasciarvi traccia» di manzoniana memoria.

2) Puoi spiegare meglio il legame tra la tua terra e la tua poesia?

La mia terra, la pre-Murgia tarantina e l’arco ionico delle Gravine (geograficamente è il comprensorio specifico dove ricade la mia Massafra) sono un luogo antichissimo, custode di testimonianze fin dalla Preistoria, luogo di passaggio, finibus terrae e al contempo inizio, porta per altre terre; una terra, la Puglia in generale, estremamente variegata e straordinariamente ricca di suggestioni della quale, nonostante la mia origine franco-provenzale per parte di madre e che pure riconosco in tanti aspetti di me, mi sento felicemente parte. La mia terra è davvero madre per me ed è, soprattutto, la mia musa, inesauribile, dalla quale ho imparato tenacità e testardaggine, caratteristiche che accomunano persone, piante e animali di queste mie zone e rivelatesi molto utili proprio nei momenti meno luminosi. Sai, ci sono stati momenti in cui si è creato letteralmente il vuoto attorno a me, per svariate cause, e sai, invece, chi era al mio fianco? La mia terra. Si, lei per me è viaggio e Itaca nello stesso momento e il legame che si avverte tra la mia poesia e i miei luoghi è lo stesso che, anche senza parole, c’è tra chi partorisce e chi viene al mondo. Legame che soffre le inevitabili fasi fisiologiche della crescita, ma che sai essere indissolubile anche nei momenti peggiori. La mia poesia è la mia terra fatta parola e tramandata a chi verrà.

3) Come vedi lo stato attuale dell’arte della poesia nel nostro Paese?

Il periodo di emergenza sanitaria ha decretato la salita in cattedra della retorica e non solo in ambito poetico. Sembra che si siano rotte le cateratte del cielo del dire quel che l’altro vuole sentirsi dire e ho notato un fiorire esagerato di atti poetici dettati solo dalla circostanza, una brutta regressione di cui, insomma, potevamo farne decisamente a meno, se solo avessimo creduto un po’ di più nella Poesia stessa, che insegna l’attesa, lo stare nel momento per poi dirne successivamente. Invece, metaforicamente, mi è sembrato una sorta di fuggi fuggi generale, nel quale tutti sembravano afflitti dalla sindrome da ultimo giorno e giù a scrivere corbellerie supportati pure dall’uso smodato dei mezzi di comunicazione elettronica, che al meglio hanno fatto luce sulle maschere di questa assurda tragedia vissuta, come se i soggetti non avessero mai più dovuto avere il tempo di rileggere quelle scritture. Io ti confesso che in questi ultimi tre mesi, mi sono fermata sulla sponda del fiume e ho semplicemente aspettato, certa della massima panta rei, preferendo una poesia non dettata dalle strette circostanza, ma che potesse essere (e spero lo sia) memoria e custode degli accadimenti, scritta, insomma col senno del poi per evitare, appunto, di scadere nella retorica, elemento che alla lunga droga, assopisce e fa perdere la voglia di lottare per cambiare lo stato dei fatti. E per me la Poesia deve ancora mirare a questo.
In Italia, non solo in Poesia, mancano sempre la capacità di pensare con la propria testa, un sano discernimento e il coraggio di staccarsi da quel che è consolidato, di dire fuori dal coro, di procedere in prima persona senza accettare il giogo dei vari tritacarne editoriali o scuole di scrittura e di pensiero, che creano greggi ben tutelati e belanti tutti sulla stessa nota, in una omologazione che personalmente tollero ancora meno di sei mesi fa.

p.s. Grazie di cuore a Flavio e ai lettori. Avevo davvero voglia di parlare!!

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Angela Greco è nata il primo maggio del 1976 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Ed.Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ed.Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Arcani (Ed.Achille e La Tartaruga, 2020, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa).
È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

Ascolta & Leggi: Benedetto Marcello (Adagio) Angela Greco (Arcani)

Il nome non ha importanza; hai sempre pensato
si chiamasse in modo straniero, forse per via di sua madre.

Il non detto è parte integrante della poesia, così come il silenzio è per la musica. Arcano è mistero, divinazione, interpretazione della realtà e di quanto a venire attraverso i tarocchi. Quel che non viene mai detto, ma si legge tra le righe di questo libro, sorta di convitato di pietra, è l’ancestrale. Quanto l’autrice dice di sè, della sua storia personale che si fonde indissolubilmente con il legame con la sua terra, la Puglia. La mia, non vuole essere una recensione e nemmeno una nota di lettura, conosco Angela da anni, ho letto diversi suoi libri a partire da Personale Eden, ne ho seguita la scrittura e la sua progressiva maturazione. Arcani, uscito quest’anno per i tipi di Achille e la tartaruga Editore, rappresenta una prima tappa decisiva nella maturazione di Angela, è un libro importante, di cui consiglio vivamente la lettura. Il libro è reperibile qui:

Angela Greco (AnGre) — Arcani

eccone alcuni estratti, ognuno dei brani scelti è tratto da una delle sezioni, ad esclusione dell’ultima di cui ho inserito più frammenti, in cui l’opera si divide:

da Claire (della solitudine e altri ritorni)

§6
Il sole pendola a un’ora ferma sulla grave
a sud di primavera anticipata; una sequenza
di rotti vetri colorati e legni e un ciondolo
appeso alla cipria del cielo, sul collo di un
pomeriggio casuale. Claire vede il verde
di occhi echeggiare alla parete carsica;
meraviglie nascoste dietro fessure di silenzio
e gatti in bilico tra troppe vite. Un falco sorvola
il luogo del prossimo nido incurante della sera
incipiente e dei suoi colori. Giochiamo a dare un senso
alle parole, che ci fraintendono prima della buonanotte.

Si sfuoca in lontananza la visione e per oggi siamo
fermi in questo cerchio, affacciati a un balcone .

*

da I giardini del mago (del tempo e altri percorsi)

§7
E alla pietra, dunque, lascio la profezia
dei giorni passati ad aspettare che
la storia raccontata a bordo sonno
diventi inciampo e ri-conoscenza.
Il vento fa dell’erba melodia sottile
fino alle ginocchia ancora illese e
nude; le cadute aspettano in difese
nuovamente il loro turno.

Abito l’antro dei miei avi; una cavità
graffiata nella nudità del risveglio,
appena dopo il sorgere del sole.
La radice nella sua ricerca
sfiora la volta e tace del ventre
in cui torniamo all’origine, risalendo
interstizi contro gravità e abitando
nuove prospettive.

Scomodi, in questa posizione umana,
attraversiamo spazi sospesi tra due sponde.

*

da “Ein jeder Engel ist schrecklich” (dell’incerto e altri dettagli)

§10
infiniti ostacoli infiniti
la crepa sul muro,
la siepe e la siepe,
reiterazioni di affanni,
trottole senza dimora;
eppure, dove non ti aspetti,
dove nemmeno tu
hai speranza di trovarti,
nuovi orizzonti radicano.

Non è un caso
la parola che ci accomuna,
il silenzio che avvicina,
lo sguardo inerme su giorni
e giorni da rincorrere,
spossati da bauli vuoti e
tesori mai riconosciuti.
Possiamo farcela, credimi,
anche perduti come siamo.

*

da Falling (caduta)

Profetico van Gogh, il suo campo graffiato,
i corvi troppo loquaci e le sue strade
senza punto di fuga. Accade, così,
di diventare fiume tra due sponde
nella croce da montare pezzo a pezzo.

Ho una sola salvezza, ora tra le dita,
nonostante l’artrosi circostante, l’en passe,
il giro di tango. Marzo porta sempre con sé
una follia e il mal di stomaco acconsente.
Qui, nonostante la terra copra le salme,
luce e fioritura si sperano comunque.

*

Nella terra bagnata decadente e struggente,
nel suo odore di ieri e bellezza,
inizia a fiorire la lavanda, le mie origini,
un messaggio tra opposti, rosso e azzurro che
s’incontrano tra pietre e gocce, in metamorfosi.
Nel ritrovarsi, raccolgo spighe a bordo strada,
mentre s’approssimano nuvole scure dietro la casa
dalla mezza finestra aperta sulla piazza vuota.

Dove non sei tu incomincia a piovere;
si fa intenso il verde, carnale, prossimo
al desiderio dei tuoi occhi, malachite
che cura il cuore in rovinosa caduta,
giada e acqua, che mostrano il fondo
dove annegare, in trasparenza e lontananza.

*

L’impersonalità appartiene ad altri, non a me
che abito di pelle e mani cespugli di rovi e rose,
sfiancando buonsenso e cautela, sfidando
genealogie di saggi, per il respiro di marzo,
prima delle idi, acque nascoste alla vista,
radici amare, stessa terra e voli altissimi.

Bruci anche più della prima ora, quando le nuvole
erano ancora una possibilità. Adesso, per quel
per sempre,
la pioggia è solo un leitmotiv. Si arrende
anche l’ultima goccia di diplomazia.

*

La sera del venerdì santo il paese vecchio si fa folla e inquieta bellezza; l’occhio si ferma; forse è la luna, che s’affaccia alla fine della strada, forse tu, che baratti un sorriso con la fine del giorno; campi verdi di prossimo grano, reggi nei tuoi palmi una volta (incipit e cielo); guarda la signora senza risposte, argentea e muta, e il letto nero lontanissimo, dove si riflette il ricordo di stradine imbiancate e case vuote; un cristo traballante sale tra le pietre sorretto da dubbi e attese e torno ai passi dell’orologio della piazza, ai battiti scanditi dal giorno, al colore delle tue scarpe e dei miei pensieri, in questa mattina di grafite, così fragile che si potrebbe piangere.

*****

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015 – segnalato al XXIX Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano sez. Opera Edita); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico dell’autrice e di Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017 – 3° classificato ex aequo al Premio Internazionale Patria Letteratura 2017); Correnti contrarie (Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa e disegni di Angelo Bruno).
Le sue poesie sono incluse in numerose antologie nazionali ed internazionali, riviste letterarie, siti e blog e nel 2019, “Claire” – inclusa in Arcani – è stata segnalata nella sezione Raccolta inedita del XXXIII Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano.
È ideatrice e curatrice del Lit-blog Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/).
Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

letture amArgine: Tre inediti di Angela Greco

συμβάλλω (*)
(settembre 2018)

La pioggia ha benedetto il nodo cruciale della notte;
il vento ha beatificato questo inizio. Nella penombra
un cavallo azzurro scende in direzione del muro opposto.
La curva del suo dire ha la rotondità del risveglio invaso
dalla luce benefica del primo vagito e dell’ultimo ricordo.
I bottoni segnano la nera; bisogna prestare molta attenzione
per non schiantarsi nel fuoripista. I negozi sono ormai chiusi
e l’ultima croce brilla verde e intermittente all’angolo.
Si confondono la vegetazione alle spalle ed i rumori.
[…]
Nella savana metropolitana fiere vanno a fare la spesa
senza nemmeno scomodare artigli e denti; all’ombra
si addomesticano principi e battaglie. Tu, dove abiti?
[…]
Prima della cacciata avevamo piume a sufficienza per
ogni cielo; sapevamo bene la direzione e dove sorgeva.
I tuoi capelli ricci hanno qualcosa di familiare, ma non
ricordo bene il motivo che mi ha condotto fino a te.
Squilla improvviso il telefono tra le mani e scorre
una luce votiva a cui affidare silenzio e attesa. La penna
tace nella tasca, mentre si ricompone senza fretta
il prossimo inverno. Mi stringerai a te sulla soglia bianca,
tra due porte opposte e vetri appannati, appena prima
dell’apocalisse e dei suoi animali al galoppo. Aspetto.
[…]
L’affanno del corso principale intasa l’ingresso alle Poste.
Difetti di comunicazione emergono senza preavviso.
Pagare l’ultima bolletta rende asmatici. Eppure si insiste.
[…]
Questo oggetto spezzato ci avvicina; una metà per uno,
ci inizia. Settembre sembra davvero essere arrivato.
Un dislivello della strada ci riporta occhi negli occhi, ma
preferisco scendere per ascoltare il tuo petto ininterrotto.
Si sciolgono così le braccia e, conserti, rimandiamo tutto
ad un desiderio a data da destinarsi. Il buio vela il gesto e
appari per quello che realmente sei fin da novembre.
Una macchia verde invade la fuga e penso che non sia mai
accaduto un ricordo simile a questo, un ritrovo, una croce
di luce nella macchia scura di un universo in divenire. Accadi.
[…]
Franz Marc aspetta sul tavolo, qui accanto; io, seduta
al mio tavolo e alla mia scrittura, che tu scorra tutti i luoghi
di lavoro. Il rivenditore automatico ci offre una bevanda.
[…]
Sul mare corriamo contro le onde su uno scafo di fortuna,
che ha conservato il motore dopo la tempesta. Ci assomiglia
questa radura d’acqua lasciata al caso e senza ripensamenti
sbarchiamo sull’isola opposta alla piazza. Qui c’è ancora una
forma di peste che ci separa dal resto dell’umanità. Portiamo
addosso i segni di quell’incomprensione senza soffrirne; gli
esiti si attardano in cicatrici cartacee e in questo abbraccio.

__________________
(*) METTERE INSIEME, FAR COINCIDERE

******

Un brano questo a seguire, che accosta tempo e profondità, partendo da un episodio accaduto nella vita dell’autrice proprio nei giorni in cui è nata questa composizione, circa un mese fa. E’ proprio questo attrito tra le ovvie stanchezze di ogni giorno (in cui la vita sembra girare sempre allo stesso modo) e un evento importante legato a una persona venuta a mancare, che crea di nuovo il desiderio mai sopito per la comunicazione persa con chi si è conosciuto nei primi anni di vita, e col quale si sarebbe voluto interloquire molto di più. Il finale è struggente, il bisogno umano che lo crea altrettanto. Signori, questa è Poesia. Questo brano è già stato incluso nella rubrica domenicale “Gioielli Rubati”.

OLTRE IL BIANCO

Voglio avere ogni giorno l’età esatta
corrispondente a giorno mese anno
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro e nemmeno senza togliere
persone fatti ricordi in quest’ordine.
Voglio abbracciare i tuoi occhi verdi,
le tue mani creatrici e anche la pietra
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro, nemmeno una parola di meno
rispetto al tuo silenzio e alla mia logorrea.

Continuo a chiedere scusa per questo cuore,
affaccendato a vivere, stanco di ragionare.
Adesso che metterò da parte anche i segni
sei sicuro che riuscirai a comprendermi?
Appartengo ad una clessidra che fatica
granello dopo granello, perché non si perda
il rimpiantissimo momento fuggente. E, tu?
Il prezzo dei loculi e tutto il bianco del cimitero
nuovo, non corrispondono al rispetto dovuto;
diventammo civili con il culto dei morti, ma oggi?

Ti direi «abbracciami», ma non ti corrisponde
e hai sempre troppe domande in agguato.
Un altro anno sta passando e «se proprio devo
innamorarmi di qualcuno» sicuramente sarà di te.
Scrivimi, quando arrivi a destinazione.
Scrivimi la destinazione.
Scrivimi.

******

Cambia il colore alla foglia, dalle il rame
per fondere luoghi antichi dove ritrovarsi.

Strade e pietre raccolte all’ombra d’autunno;
la terra ci abita dal principio. Oggi mancano
sfumature d’acqua, volute di conchiglia e tu.
Dimmi, di che colore diventa quel che ci guarda,
quando ti sfioro? La mano non dimentica la carezza,
né l’assolo di silenzio, l’ago e la stella. Dopo, dici?

L’attesa cade dai rami incontro ai tuoi piedi,
stringati nel giorno delle carte, delle bollette
e del viaggio tanto atteso. Arriveremo a Capo Horn
con le rondini in tasca e i piedi nudi; allora dirai
del trascorso e dell’a venire, confluenze oceaniche
e risate, germogli nell’emisfero opposto.
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Angela Greco (AnGre) è nata il primo maggio 1976 a Massafra (TA), dove vive. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008); in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Youcanprint, 2018). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo

https://angelagreco76.wordpress.com/

letture amArgine: anteprima editoriale di Ancora Barabba di Angela Greco (YCP 2018)

Barabba, più citato che conosciuto in questa epoca di dotta ignoranza, è una figura che merita approfondimento, se non altro per il simbolo leggendario di trasgressione che molti hanno voluto costruirci attorno, e che non corrisponde per nulla allo stato dell’arte e dei fatti.

Scrive papa Benedetto XVI nel suo “Gesù di Nazaret:” In altre parole Barabba era una figura messianica. La scelta tra Gesù e Barabba non è casuale: due figure messianiche, due forme di messianesimo si confrontano. Questo fatto diventa ancor più evidente se consideriamo che Bar-Abbas significa figlio del padre. È una tipica denominazione messianica, il nome religioso di uno dei capi eminenti del movimento messianico. L’ultima grande guerra messianica degli ebrei fu condotta nel 132 da Bar-Kochba, Figlio della stella. È la stessa composizione del nome; rappresenta la stessa intenzione. Da Origene apprendiamo un ulteriore dettaglio interessante: in molti manoscritti dei Vangeli fino al III secolo l’uomo in questione si chiamava Gesù Barabbas – Gesù figlio del padre. Si pone come una sorta di alter ego di Gesù, che rivendica la stessa pretesa, in modo però completamente diverso. La scelta è quindi tra un Messia che capeggia una lotta, che promette libertà e il suo proprio regno, e questo misterioso Gesù, che annuncia come via alla vita il perdere se stessi…

A mio avviso questo nuovo poemetto di Angela Greco rende vera giustizia a questa figura, infatti nella Stazione III scrive:

Impronte nel Getsemani dicono che
non era uno solo
a calpestare terra e preghiere.

La figura dell’alter ego spunta qui in tutta la sua potenza. Ma cos’è Ancora Barabba? E’ il volumetto, il primo, di una collana che si chiama Bocche Naufraghe ed è edito per Youcanprint. E’ un lungo componimento che narra in poesia, vero poemetto, suddiviso in quattordici stazioni, quante sono quelle della Via Crucis. Recentemente è stata avanzata la proposta di aggiungerne una quindicesima, dedicata alla resurrezione di Cristo; Barabba non risorgerà, ma ogni giorno nasce migliaia di volte nella folle replica di vicende umane che iniziano e concludono, sempre allo stesso modo, stessi drammi. Il poemetto così articolato affronta una serie di temi teologici (sì, perché no?), civili e storici davvero ragguardevoli. Tanto in così poco: i conflitti per la terra, le vicissitudini legate al potere e all’istituzione, l’impoverimento progressivo e ineluttabile dei popoli che si lasciano trascinare come agnelli verso pasque di sangue. Molto lamento e nessuna ribellione nell’umanità non più forte e non più fiera, forti inviti a riflessioni ben più profonde delle solite invettive. Sorge spontanea la domanda successiva: ma è così difficile rivedere e sovvertire tutto quanto non vada bene, tutti vediamo l’ingiustizia, la malediciamo, passiamo oltre. E perché nei fatti non facciamo nulla? E qui mi torna in mente un’altra gigantesca figura recente della poesia meridionale e non. Scrisse Danilo Dolci:

Nel mio bisogno di poesia, gli uomini,
la terra, l’acqua, sono diventati
le mie parole.
Non importano i versi
ma in quanto non riesco a illimpidirmi
e allimpidire, prima di dissolvermi,
invece di volare come un canto
l’impegno mi si muta in un dovere.

E Angela Greco, coi suoi versi sempre così pieni e ben fatti, fruibili all’attenta lettura, sembra rispondergli idealmente in questo Ancora Barabba, piccolo grande libro di poesia di cui consiglio caldamente acquisto e lettura.

Flavio Almerighi

BRANI SCELTI
VIII

Non ricordo dove si è perso
quel che fu affidato alle mani
e prima ancora alla volontà;
dove si è rotto l’urlo di rabbia,
che arrossa e gonfia il petto.

Chi altri siamo diventati
su questa strada già segnata,
che arresta il passo di ritorno?

In lontananza s’insanguina il cambiocielo.
Verdetto senza appello
e domani potrebbe essere il mio turno.

XII

La spina preme il costato
e sfioriscono rosa e corona;
il passo col suo rumore di nulla
scava micro solitudini, che
sorpassano risse e parole.

Dalle mani percola sabbia;
la duna segna un nuovo confine,
che sfugge a carte e polizia.

Barabba non è più sicuro
che sia morto un altro al suo posto.

Il libro è reperibile qui:

https://www.youcanprint.it/poesia-generale/ancora-barabba.html

Angela Greco (AnGre) è nata il primo maggio 1976 a Massafra (TA), dove vive. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008); in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII,
2017). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo

https://angelagreco76.wordpress.com/

letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie (Ensemble Ed.) di Angela Greco

Ecco la poesia come dovrebbe essere ogni giorno! Parole sempre pronte ad assumere significati nuovi, spogliate di ogni orpello, del culto della personalità e di tutto quanto non sia connesso alla Poesia nel senso più stretto del termine. Angela Greco sa raccontare attraverso la sua poesia, sa creare descrivendo. Ne vengono versi densi, che nulla concedono alla pesantezza o al tentativo di stupire: versi suoi, un lettore normodotato giunge in fretta, leggendoli, a riconoscere la mano e il talento di questa autrice. Un altro contributo della poesia del Sud, trascurata un po’ troppo da critici e media, forse troppo concentrati sui fenomeni, da non accorgersi che la Poesia c’è o non c’è. E qui ce n’è tanta, buona lettura.

#
La meridiana segna un’ora nuova
sulla parte bassa del vestito di Clara.
Il fiore dall’ombra sanguigna
dice che è il momento.

Clara guarda nello specchio
e sente premere alle spalle.
La mano dalle unghie corte racconta
l’ultimo lavoro e l’immaginazione è
il miglior salario garantito.

L’armadio nasconde parole.
Si è persa la chiave.
Clara racconta di sé ridendo.

La voce fuori campo scrive
sola sul foglio bianco.

#
Clara resuscita dopo dodici giorni
dalle costrizioni del grande freddo.
Rinasce nuda primavera
in una mattina insolitamente calda,
in una foto sfuocata dalla fretta.

Desiderio feroce di appartenersi.
La strada, una lastra di ghiaccio,
tende l’agguato, minando la traversata.
Hopper guarda seduto alla scrivania
i fianchi larghi che ripongono fascicoli.
Appena sotto l’oscurità di ripiano e ventre
preme un’altra stagione.

#
The Man With The Child In His Eyes
sorride quando si sente al sicuro.
Clara sa aspettare la sua ricompensa.
Poi accende una sigaretta e pensa.
Clara sa ascoltare il fumo dalle sue labbra.
Adesso il bagliore di un ricordo futuro
dà parole per una nuova poesia.
Clara sa già di cosa parleranno domani
e disegna cerchi dorati su un foglio nero.

L’uomo conosce il controluce del volto di Clara
e lei gli svela una spalla e un neo.
Si conoscono per successione di promesse.
Sanno dell’usignolo e dell’allodola, il nome e la guerra.

il libro è acquistabile qui:
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008) e in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017). È ideatrice e curatrice de Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

letture amArgine: Interno n. 42 di Angela Greco

Bisogna dirlo senza perifrasi, quando la poesia c’è si riconosce senza nessuno sforzo.
E’ il caso di Angela Greco qui proposta con Interno n. 42, un ottimo inedito. Angela (tra l’altro) sa raccontare attraverso la poesia, sa non perdersi in sciocche banalità di serie, sa cos’è la poesia. La struttura e l’articolazione di questo inedito, come se ce ne fosse bisogno, lo dimostrano ancora una volta.
Ultimamente amArgine si occupa con particolare interesse del fermento che gira intorno alla nuova poesia pugliese, la Greco ne è una delle punte di diamante. Lasciamoci quindi attraversare dalla lettura di questo brano, dalla sua ricchezza di chiari e scuri, dal suo pizzico di surrealismo.
L’eleganza e l’ampia leggibilità dei versi completerà una lettura alquanto soddisfacente fino al dono del rosso di murgia.
(Flavio Almerighi)

La sfera dorata dondola al polso;
sei la mia anamorfosi fatta persona.
«Appena ho sentito muovere il letto,
mi sono chiesto, cosa ci facessi qui».
S’allunga il giorno quasi a toccarti;
nella luce un altro cielo sbaraglia
nuvole al suono d’un pomeriggio
di quiete solo apparente. È sabato
e tu sei nella tempesta in agguato.

«Sei una conchiglia mancata – dici –
in grazie e volute, nei vuoti e nei pieni
del vivere, della scrittura, della grafia,
il piacere avvolge, s’avvolge e si cerca,
sonaglio e mantra che ammalia, stupisce,
trance per un mondo mancato per poco,
giusto per resistenza di sopravvivenza.
Merletto veli lo sguardo, acqua ti muovi
attorno alla pietra». «Tu, lasciati attraversare».

In questa distrazione di dio dammi tu la mela;
fatti mordere al risveglio.
Dell’invenzione della luce ci occuperemo
più tardi, appena prima della luna;
dell’amore e di altri demoni non avere cura,
ma accendi la candela e danziamo con la fiamma
al suono feroce dello scorrere di acque.
Alle 12 lascia i rintocchi al petto, non ad altri.
Siamo palindromi fin dal mattino.

Di Venezia conosco pagine ingiallite
e strade liquide; una sola volta basta
alla tachicardia. Poi è soltanto ritorno.
Così il paese, le mura e l’incontro, luci
e riflessioni sulla superficie, trattenendo
profondità per un solonostro a posteriori.
Sale la via verso te all’ora senz’ombra
ed ogni casa guarda dall’angolo
il rosso di murgia che porto addosso.


Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008) e in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017). È ideatrice e curatrice de Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

Ormai è andata (con una risposta in versi di Angela Greco)

Ormai è andata, intendo partita
verso una giornata arrampicata
dove non ci sono muli solo fatica
di dividere il pane, riporre le unghie
senza una terra, una pietra
per divagare all’ora sesta,
quando i bambini non trovano pace
nemmeno le notizie sono buone.

Giornata di referti e preghiere
piove su vittime di poeti e cantastorie.
Fuori il mare bussa per entrare
nell’istante dei fratelli,
ognuno chiuso dentro cuori
a doppia mandata, auto inflitti
cambiati per cambiare, ombrelli
strozzati e logori volati via.

L’unico pensiero terminare,
ritrovare è l’altro e riprovare
il successivo, intanto è già buio.
All’origine il protagonista
partì come comprimario,
la sera stessa, sera di tutti,
non è da meno. Ciao come stai?
Non trovo le chiavi.

***

L’unico pensiero iniziare,
continuare, non fermarsi.
E’ di nuovo giorno
e non importa essere protagonista.
Basterebbe essere e basta.

Le chiavi sono nella gran confusione
che le borse e i tempi conoscono per nome;
mani di donne sembrano alla rinfusa, ma
sanno bene cosa cercare. Non dubitare.
Il dove è un luogo comune, sorte ricevuta a caso.

Ciao, non sto male, ma non escludo che
si potrebbe stare meglio.

Il mare trova sempre una via;
spenta la luce si chiude in un amen ogni giornata
e s’apre al contempo il buio con le sue stelle
ad indicare la direzione di casa,
dove non servono ombrelli.

La pioggia riempie la pentola per scaldare speranze,
mentre sbocciano le idi di marzo.

(Angela Greco)

letture amArgine: pubblica lettura di Angela Greco venerdì 2 febbraio a Massafra (TA)

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008), ed in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, 2017).
È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/).

§

Dalla finestra il mare prende il sopravvento.
L’angolo di luce sulla casa bianca è un tentativo:
la crepa spacca l’occhio e la mano non basta
a fronteggiare l’urto. La profondità ha un costo.
Al foglio bianco il possibile squarcio,
la metafisica dell’attesa, la piazza vuota e la venere.

Il treno della solita domenica pomeriggio
restituisce la tua assenza alla finestra.
Vuota, dietro il vetro, la camera degli amanti
torna al pennello di Hopper. Questioni di colori
sbiadiscono il principio di giugno. Nessuna pietra
impedisce al piede la salita e la slogatura.

La luce geometrica di un triangolo regge la figura muta.
Non sono previsti atti, ma bottiglie di collo lungo e sottile
dal distributore inutile. Osservo energia priva di scopo.
Al piano superiore due colonne reggono il corpo
di fabbrica; la finestra è propaggine di materia oscura.
Non bussano ed entrano dove l’orologio è fermo
agli intrichi di rette, che perimetrano l’abitudine.
Avanzi della cena in bagno; si avvicina un suono fuori moda
mentre a torso nudo incalza la sera. Il decaffeinato chiama.

Il paesaggio distratto in lontananza non si preoccupa
del muscolo in salsa Worcestershire e accende una luce.
La decomposizione da cui deriviamo allarga l’orizzonte:
alla fine ogni eccesso si riduce a pochi elementi chimici.
Intanto sulla soglia una signora con mantello attende
ore sgranate nel tempo della mietitura. Un disegno
in bianco e nero aspetta un temperamatite. La lama è
sul lavandino accanto al dentifricio. Colore e marca conosciuti.

§§

Claire, non ho mai finito di porre domande. O, forse,
l’unica che davvero vorrei rivolgerci non so formularla.

La stazione di servizio ci ha fermati al km 500+17
della “Road to sea”: un grandangolo sul vuoto,
una porzione non meglio definita di bordo strada
e poche luci dall’interno. Il navigatore ha perso la stella
ed ha affidato al telefono la sua personale ricerca.
Guardo nella direzione sbagliata; vedo la tua schiena.
Verso il bosco una schiera di soldati a cavallo passa
nel silenzio. Mi stupisco. Volevo solo fare rifornimento.

Le spire del Laocoonte distanziano battiti; bianco e nero
si spengono le luci sul volto. Nemmeno il motivo
mi è dato conoscere. Apparteniamo a due orari d’istinti;
alle otto l’ultimo treno ci riporta in due case differenti.
Questo è uno dei momenti in cui vorrei sbagliare.

Si tratta di individuare la casa, di vivere la metafora,
di imbiancare il muro. Il grande tetto a valle rovesciata
copre la porzione di cielo a noi destinata.
Le colonne smettono sostegno e ingoiano angoli,
nella prospettiva dei giganti. Il taglio inferto
alla carne lascia penetrare una luce oscura, mai vista.

Il campo giallo fuma in più punti. Il faro
ha perso l’occhio che apriva il mare.
Roghi ai bordi, righi rossi diagonali, lungo le vie
di fuga, sulle pendici del risveglio. Vuoto di sguardo;
schiuma bianca per correggere inesattezze. Un tatuaggio
di poche parole avvia lo spettacolo, l’avambraccio recita
una sola frase: «Trovati un posto, devo fare il matto».
Il re di Danimarca ha perso lo spettro; non resisto al richiamo
di Amleto, mentre scorre un secolo bianco e nero, Lyda Borelli
m’appare veritiera, per interposta persona, nei tuoi nei.
La maschera assegna posti; dietro le quinte si prega.

*

Versi estratti da AA.VV. “Come una mezzaluna nel sole di maggio. Ricognizione della poesia pugliese 1975-1994” (Fallone Editore, novembre 2017). L’antologia, contenente i testi di diciotto poeti pugliesi nati tra il 1975 e il 1994, alcuni dei quali già consolidati a livello nazionale e altri ancora inediti, censiti per generazioni, sarà presentata venerdì 2 Febbraio 2018 a Massafra (TA), alle ore 18.30, presso lo storico Bar Aurora, sito in Corso Roma n.278. La presentazione sarà condotta da Angela Greco.

https://falloneeditore.com/

letture amArgine: Correnti Contrarie di Angela Greco


Fresca di stampa per Ensemble Editore ecco la nuova silloge di Angela Greco. La prima uscita con presentazione si terrà a Massafra (TA) il 9 novembre alle 18,30 presso il Bar Aurora. Chi è nei pressi non può mancare. Il libro, da una prima ricognizione è decisamente bello, validissimo. Può essere considerata una delle migliori produzioni di questo poeta. (Flavio Almerighi)

Correnti Contrarie Ensemble Editore
http://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/
è acquistabile anche on line e presso tutte le librerie del Regno.

Breve selezioni di testi a cura dell’Autrice

E se poi il sacro
non fosse solo un’invenzione
ma fosse connesso
con la sintesi delle tue labbra?

Un salmo da sciogliere
a rima dischiusa sul percorso
dalla bocca ai tuoi lombi e così sia
nella congiunzione di mani salde
su pianure scolpite dal vento d’oriente
con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,
coro angelico?

Acquisterei una mansarda in centro
e sulla piazza proietterei
le nostre ombre profane.

(pag.12)

*

Clara oggi è nuova. Appartiene al domani.
Fuori piove. Più in là insiste il battito feroce
della terra, nel petto, sulla tastiera.

Ti guardo e sono Te Arii Vahine. Ti chiamo.
Le donne di Gauguin hanno tra i capelli fiori grandi
e fianchi confusi con le onde. Coprono l’ancestralità
con un foglio bianco, mentre un animale nero
attraversa lo spazio alle spalle del letto di terra.
Ancora un frutto da cogliere in un nuovo Eden.
Il pomeriggio statuario nella sua impassibilità
ha conti improcrastinabili e simili desideri.

Ho lasciato Parigi per il mio angolo di paradiso.
Lontano da qualsiasi civiltà.

(pag.35)

*

Rimane rossofragola l’attesa senza zucchero.
Allo scadere del rito sfodereremo ancora gladio e virtù.
Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade
e le varie stazioni confermano l’esattezza: tu,
l’orario perfetto della mia rinascita. Sorride la bellezza.

Il treno attraversa il fine settimana stridendo promesse.
Il bacio guarda la strada ferrata rincorrendo il pomeriggio
sulla tua camicia di jeans dai bottoni impazienti.
Siamo grano nella fase di levata; il verde stordisce
subito fuori il tunnel di questi giorni di acciaio.

Accade appena dopo il tuo nome
che diventi azzurro il respiro.

(pag.49)

*****

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato:
in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ed.Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, introduzione di Flavio Almerighi).
È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre
http://ilsassonellostagno.wordpress.com/

Giorni Iblei di Angela Greco versione inglese di Adeodato Piazza Nicolai

A long poem or micro “poema” it doesn’t need categorizing. The writing of Angela Greco is rich, exaustive, but avoids excessive richness/length in its lines, attaining fascination and musica-lity. “The Iblei Days” is the telli of a summer vacation in Sicily, a short vacation. The heat, the fires, the rugged beauties of the Iblea area of Sicily. It is filtered through the eyes of the woman poet, alsays a sharp and accurate trasmutating into poetry. On the other, hand if her creativity did not pass through the eyesight, for the person behind that look we would have a product and not an art work. I invite you to reead this poem, listen to the assonance,to the powerful verses, so lovely to read beause devoid of dried-up branches and dead-end rail tracks. Angela Greco ha chosen very strong and suggestive verses for each stanza openingso so that the reading is not only fascinating but also self-aware. I think that poetry draws new lymph, because in its way this is a renewed style of writing. (Flavio Almerighi)

Iblei Days – inedited by Angela Greco (August 2017)

An owl flies over the awakening. Few cars
behind the glass; another age rises with the sun
from the stone. Voices from the tiny window barely open
instill in the ears absences and dissonance.
Beams seen far away and deep physiological drops
on the involuntary meridian; the zeroed shadow laughs
of the silence behind green reflectors barely slanted.
The parapet aligns the road and shopping bags; get on,
we have time to disinfect our own habits. Little else
rests waiting for us, the hibiscus and his white petals.

Each house has dead fixtures on the outside wall.
The bridge cuts the eyeview in diagonal, we proceed
parallel to the driedup river. On the right side, the wound
of the last recovery opens her eyes on the hillside
burn by August. We live with grasses left to the choice
of a huge, pityless sun. A crack moans un the road;
an olive tree anchors the earth and a agrasshopper
also awaits the sort at three o’clock in the afternoon.
The first floor is on sale held up by mouths that bluff
the muted eye of the nobles left to guard the collapse.

The sun “barocca” [1] the heat; on the circle carved on the door
echoes a distant train towards nord-east.
The old man next door has cane and white hat
to use for morning shopping. On the tilted tile a nest
and a carrub tree sing. The light is blinding. We enter,
there are still dark corners talking to us. Night clings
with the cricket and the last star of an unberable August.
The crack on the wall and the eye far away; in the absence
of rain, a dryness unwanted. Walls without mortar
lie upon cut-down breasts. There is no shade and the road
is marked by one number only. An indication uprooted
like teeth biting lost feet along this place.

The ibean night has eyes of the plains far from the sea.
Outside it seems we can still survive. The corner
of light invests a bridge with many stumps; a river
rises to the south and swallows the earth, making us equal
and gives back transparencies known to your mouth. The morning
then, is a new climax. The wind narrows both eyes and breath;
shakes up the noons, ruffles the tea hour.
Absences ruminate. Here one doesn’t smoke. The breath
is laboring in your direction. The knots undone,
we are trempests beginning to form, waiting for rain.
The way is marked by small cemeteries; brief pauses
among almond fires and August. Time of one flower.
We’ll dry up at the next station ready for Veronica
to wipe away sweat and the road. The sea at our side
until the return.

[1] NOTE: In Italian the verse begins: “Il sole barocca l’afa”—it is na image that offers no translatable alternatives, hence the translator used “barocca” as in the original. The word is a neologism in Italian, from the adjective “barocco”, meaning baroque. (NdT).

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of GIORNI IBLEI written by Angela Greco.
All Rights Reserved both for the original and its translation.

BIOGRAPHICAL NOTE


ANGELA GRECO was born on May 1, 1976, in Massafra (Province of Taranto). She lives there with her family. In prose she has published Portraint of a Girl at theMirror (Stories, Lupo Editor, 2008); Arabesques Carved by the Sun (Terra d’Ulivi 2013); Personal Eden ( La Vita Felice, 2015, Intro by Rita Pacilio), Crossing me ( Limina Mentis, 2015), with a photography cycle realized with Giorgio Chiantini and an introductive note by Nunzio Tria. Anamorphosis Culture Project, Rome, 2017, Introduction by Giorgio Linguaglossa. Ready for September 2017, Contrary Currents (Ensemble ed. Rome). (© American translation by A. P. Nicolai. All Rights Reserved).