sul peso dei propri passi

età e scelte consapevoli, innocenti,
terminata l’eco delle necessità,
siano alberi, canto o violini cesellati
nessuno può intuire se non giunge fin qui
sul peso dei propri passi
attraversando viali abbattuti, dolore

quanto hanno pesato la storia, gli antichi,
i lontani e primitivi con le loro grida
affastellate a quelle di ladri assassini
dentro domeniche ampie d’estate e ribrezzo
dove, in fondo, i baci si approssimano

ardimentose cassiere d’invenduti
qualcuno le chiama Amore

Sulla pelle del mare aperto

L’incontro nelle sue vene salate
fino al prossimo mattino,
un petto a carena
che mi tiene tutto.
Frange e taglia flutti
da vera procellaria.

Sorride, l’imita chi non è capace,
dopo tanto tacere.
Infine, richiude persiane e vetri
per conservare fresco
in momenti insopportabilmente grevi.

Non da scampo, non decide
scampo a un mattino
lattiginoso altrimenti.