Immagini senza cinematografo

Sbarre abbassate come al saccheggio
ecco il ritorno comunque torno
con le mani strette, e ho il sonno
infilato a lettere minuscole negli occhi.

Un viaggiatore raggiunge capitolo tredici,
il suo gatto è un affetto tardivo,
tutti vorrebbero amore tolta l’infezione
e immagini senza cinematografo.

Il ritardo ha girato un po’ a zonzo
poi è finito sotto un treno a reggio emilia
inutile terapia a un momento complicato,
dovevate dirlo prima che la iena morde.

(Con questo brano inaugurai amArgine a inizio gennaio 2012, nemmeno pensavo alla ventura di poterlo reggere per così tanto tempo, specie in questi giorni in cui abbiamo superato le 70.000 visite e i 20.000 visitatori nell’ultimo anno, spero lo prendiate per quello che è: voglia di continuare a proporre lettere, musica, immagini, in amicizia e senza schemi, e nell’occasione ringrazio di cuore chi si affaccia qui con questo spirito. Grazie a tutti.)

Ricordo di Herbert Pagani

LEZIONI DI PITTURA

Quando lascio Parigi, capital-spazzatura
Quando fuggo dalle pubblicità che mi assalgono a colori
Quando lascio il suo grigio nel retrovisore
Per cantare da qualche parte fra Loira e Moselle
Riscopro il tuo volto fra le rondini
E ritorno pittore e mi scordo il cantante.

Hai dei cieli che danno lezioni di pittura
Hai i cieli dei quadri della rivoluzione
Le tue nubi sputate da enormi cannoni
Si disputano l’alto, e passando in macchina
Mi sembrano navi assetate d’azzurri
E fioccano così basse, che mi sfiorano la fronte

Le tue capanne hanno tutta l’aria di venir fuori da una bibbia
Curata da un qualche Mosè normanno
E i tuoi prati sono di un verde così commestibile
Che si vorrebbe essere cavallo per brucarli un po’

Hai i cieli di Vlaminck, ma di un blu che si muove
Hai i campi di Van Gogh, ma con in più gli odori
Hai Monet per le acque, i riflessi, i vapori
E queste giungle fiorite nelle stazioni dei paesi
Sono talmente Rousseau [il doganiere], che quasi è un peccato
Che manchi un leone che sorride fra i fiori.

Che mi guidino dal cielo o li abbia alle calcagne
Che sian d’oro o di bronzo, di bruma o di sangue
Il tuo sole mi rivela, a questa o quell’ora
Primavere giapponesi, autunni spumosi
Estati violette, come da manuale
Novembri di pioggia, inverni di diamante. […]

Però io che prendo le tue lezioni di pittura
Io che canto la tua terra proprio ai tuoi figli
Io che a forza d’amore ho perduto l’accento
E ti cucio in francese quartine su misura
Come molti amanti ho anch’io una ferita
Che conservo segreta, ma continua a sanguinare.

Ma mi hai visto? Ho il ricciolo berbero
Ma mi hai ascoltato? Ho la voce di un muratore
È nell’olio d’oliva che cuocio le canzoni
E parlo gesticolando e adoro la mamma
Ed ho tanti pogrom nel mio cuore millenario
Che talvolta esito davanti al prosciutto.

Cominci a capire perché mi addolora
Vedere il disprezzo che hanno a volte i tuoi figli
Per i neri, gli arabi, gli ebrei, gli zingari
Che non hanno il talento di passare per poeti…

È in nome del tuo cielo dalle strazianti pitture
È in nome del concerto che dirigono i tuoi venti
È in nome della mia fortuna e di tutto il tormento
Che ti pongo ora la mia domanda, la mia ferita:
È vero che ti disturba la nostra natura
A meno che non sia espressa su un palco in canzone?

Oggi verrebbe definito artista multimediale, è stato cantautore, disc-jockey, poeta, scrittore, scultore, pittore, e attore.

Di famiglia ebraica tripolina, ha trascorso parte degli anni giovanili, dopo l’espulsione degli ebrei dalla Libia nel 1952, in Italia, in Germania e in Francia.
Ricordato come una delle voci dell’emittente radiofonica Radio Monte Carlo – insieme a Barbara Marchand, Gigi Salvadori, Ettore Andenna, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi – come cantante ha inciso brani di facile presa e popolarità come Cin cin con gli occhiali, Canta (che ti passa la paura), L’amicizia e Ahi… le Hawaii, cantata anche nel film Amore mio aiutami, diretto nel 1969 da Alberto Sordi.
Degne di menzione sono anche Non ti amo più (1962) (Alberto Testa, Herbert Pagani, Christophe), Lombardia (1965), versione italiana de Le plat pays di Jacques Brel e La bonne franquette del 1974, ripresa successivamente da Fiorello insieme al fratello Beppe ed a lungo jingle musicale dei «Club Méditerranée».
La sua migliore produzione in italiano è considerata tuttavia Albergo a ore (del 1970), brano che ebbe problemi con la censura e che era l’adattamento dalla versione in lingua francese Les amants d’un jour (portata in Francia al successo da Édith Piaf); la versione italiana è stata proposta anche da Gino Paoli, da Ornella Vanoni, nel 1972 da Milva, nell’album La filanda e altre storie e da Marcella Bella, nel suo album d’esordio Tu non hai la più pallida idea dell’amore.
Prima in francese e poi in altre lingue, fu molto apprezzato il suo testo poetico “Plaidoyer pour ma terre (qu’est ce que le sionisme)” (“Arringa per la mia Terra”), in difesa delle ragioni del sionismo e dell’essere ebreo.
È morto a Palm Beach, Florida a causa di una forma di leucemia all’età di quarantaquattro anni.
Pagani è sepolto nel cimitero di Tel Aviv Kyriat Shaul.

amArgine ringrazia

Poco fa ho dato una scorsa alle statistiche del blog, non mi metto a fare ohhhh bim bum bam, ma ho notato con piacere che in trenta giorni abbiamo fatto gli stessi ascolti dell’intero 2015 (circa 6800 accessi ma molti più visitatori nel 2019 e da tutti i continenti rispetto all’anno in questione), vi ringrazio tutti, di cuore. amArgine sei tu che leggi e ascolti, quindi buon ascolto con questo pezzo del 2003, reso famoso da una serie televisiva.

Lontano da qualunque strada

Dal polveroso altopiano
Cresce la sua ombra incombente
Nascosta tra i rami velenosi del creosoto
Si allaccia le spine lentamente
Verso il sole bollente
E quando ho toccato la sua pelle
Le mie dita scorrevano con il sangue

Nel crepuscolo il silenzio sotto una gonfia luna d’argento
Sono venuto con il vento per vedere il fiore di cactus
E mani strane mi fermarono, le ombre incombenti danzavano
Sono caduto sulle spine tremando

Quando l’ultima luce riscalda le rocce
E i serpenti a sonagli dispiegano
Gatti selvatici verranno a trascinarti via le ossa

E sali con me per sempre
Attraverso la sabbia silenziosa
Le stelle saranno i tuoi occhi
E il vento sarà le mie mani

Far From Any Road – The Handsome Family, TESTO ORIGINALE

From the dusty mesa her looming shadow grows
Hidden in the branches of the poison creosote

She twines her spines up slowly towards the boiling sun,
And when I touched her skin, my fingers ran with blood.

In the hushing dusk, under a swollen silver moon,
I came walking with the wind to watch the cactus bloom.

A strange hunger haunted me; the looming shadows danced.
I fell down to the thorny brush and felt a trembling hand.

When the last light warms the rocks and the rattlesnakes unfold,
Mountain cats will come to drag away your bones.

And rise with me forever across the silent sand,
And the stars will be your eyes and the wind will be my hands.

il 2018 di amArgine

I dati 2018 sono lusinghieri:

VISITE 67362
VISITATORI 22129
“MI PIACE” 13138
COMMENTI 5730

il blog viene costantemente visitato da tutti i continenti, sono contento di vedere che le proposte, e la trasformazione da semplice diario personale a rivista rivolta a tutti si sta rivelando un successo.

Grazie a tutti Voi. Auguro un 2019 migliore a tutti Voi.

Flavio Almerighi

Grazie a tutti, davvero

Ho dato una scorsa alle cifre del blog, questo mese amArgine ha avuto fin qui 7600 visite e 2000 visitatori, un po’ da tutti i continenti, VI RINGRAZIO DI CUORE, questo mi spinge a continuare a proporre lettere e musica con rinnovato entusiasmo. Grazie a tutti, davvero e… saluti da Castelbolognese.

letture amArgine: tre poeti sloveni

La Slovenia è un piccolo grande paese. Terra di grandi sportivi, la loro nazionale di basket ha vinto l’ultimo campionato europeo, terra di grandi tradizioni e storia, terra bellissima. Anche gli sloveni sono belli, i loro giovani non hanno perso l’abitudine di conversare e non se ne stanno da ebeti a digitare sui loro iphone. La Slovenia è terra di grandi poeti. Il comune denominatore dei tre brani (di tre autori diversi) scelti è quello della commozione. Ho scelto tre brani di poeti a me prima sconosciuti, le loro parole mi hanno colpito, commosso. Niente altro.

Poesia per Barbara (Miklavž Komelj)

Dove lasciare una traccia per te? Chi davvero mi vede
con lo sguardo a cui completamente mi rivelo, non mi vede.
Io non sono nei pascoli bui d’erba oscura,
non sono nel sole bruciante e in nessun luogo.
Qui, tra i defunti, non sono vivo, non sono morto.
Vagavo, vagavo attraversando le stanze dei morti,
cercando di convincermi senza proferire parola.
Qui, tra i defunti, solo alcuni di essi dimorano,
quasi tutti sono invece come io sono.
Come io non sono. Come loro non sono. Non siamo.
Anche chi li vede, i morti, non vede noi.
Non sento consolazione per non essermi smarrito, nessuna
consolazione sento nemmeno per averlo fatto.
Ma a te non posso mentire dicendo che nulla
io possa sentire nulla quando, atterrita, taci o appena bisbigli.

*

Il cuscino (Cvetka Bevc)

Uno stormo d’oche, giunte dall’universo, stanotte è piombato su noi due.
Quando spaventata ho spostato il bacino
han lasciato la sfavillante lanugine sul mio cuscino.
Scappano, dietro di loro, i capelli, le mani, il volto e il ventre.
Assieme alle tue parole sfumate scivolano nel silenzio
con il quale, come un uccello tricipite, mi distendi sulla ruota piumata.

Velocemente, e raschiando debolmente, crepitano le tue ossa
come se, spavaldo, volessi togliermi la docilità per la visita
dei bagliori isolati dai tuoi inganni amorosi.
Non scrivere su di me con la penna d’oca. Non posso leggerti
se mi appoggerai sul cuscino solo alla fine del mondo.

Fai girare la ruota piumata più veloce di quanto sia possibile
e non darmi ascolto quando ti griderò la lingua delle oche.
Hai permesso, d’altronde, che assieme a te potessi cavalcarti
come una guardiana d’animali alati. Non pretendo d’usurparti,
succhio solamente la tua follia come dominio delle sensazioni.
Ai tuoi baci sottraggo il nido uterino,
perdo l’equilibrio nella fertilità della prima donna
perché tu possa allegramente aprirmi come l’ultimo uomo.

Ti canto per diventare autunno, quando gli uccelli se ne vanno.
E tu mi trasformi in primavera, quando ritorni in me.
Fermati, l’infinita melodia non ha salvazione.
Non possiamo a lungo bagnarci le labbra scottate.
Dammi il diritto di scomparire per la vita con le stelle.

Poi ci ameremo, come se fossimo soli al mondo.

Forse lontano, da qualche parte, un’oca stara seduta
su una ruota spezzata. Una ruota che non gira. Senza l’asse.
Da la mi lancerò. Perché e là che ho ricevuto il tuo bacio.

Ed ora strappa il cuscino, che mi ricopra la neve di piume.
E tieni fino in fondo il mio cadere infinitamente dolce nelle mani.

*

Ora… (Miha Obit)

Ora che leggo di tuo padre mi chiedo
quali eserciti abbia visto il mio
e soprattutto quali abbia combattuto:
l’ho visto solo perdere un dito in fonderia.

Eppure se ne e andato da soldato
nella sua trincea personale di forni
a microonde e camicie ben stirate.
Quando ci ha lasciati ho pensato

che l’aveva fatto già molto tempo prima.
Ho un fiume che scorre davanti a me
piu veloce di quanto pensassi – e con se
porta via tutto – anche queste prime aurore di maggio.

pensierino

voglio pensare a giorni migliori dopo questi difficili,
alle irrealizzazioni
al continuo cadere dalle ginocchia sbucciate,
voglio pensare di essere amato, ad amare,
a continuare la vita per quanta ne resta,
e che nel rinnovare, da oggi, domani sia meglio