Ricordo di Herbert Pagani

LEZIONI DI PITTURA

Quando lascio Parigi, capital-spazzatura
Quando fuggo dalle pubblicità che mi assalgono a colori
Quando lascio il suo grigio nel retrovisore
Per cantare da qualche parte fra Loira e Moselle
Riscopro il tuo volto fra le rondini
E ritorno pittore e mi scordo il cantante.

Hai dei cieli che danno lezioni di pittura
Hai i cieli dei quadri della rivoluzione
Le tue nubi sputate da enormi cannoni
Si disputano l’alto, e passando in macchina
Mi sembrano navi assetate d’azzurri
E fioccano così basse, che mi sfiorano la fronte

Le tue capanne hanno tutta l’aria di venir fuori da una bibbia
Curata da un qualche Mosè normanno
E i tuoi prati sono di un verde così commestibile
Che si vorrebbe essere cavallo per brucarli un po’

Hai i cieli di Vlaminck, ma di un blu che si muove
Hai i campi di Van Gogh, ma con in più gli odori
Hai Monet per le acque, i riflessi, i vapori
E queste giungle fiorite nelle stazioni dei paesi
Sono talmente Rousseau [il doganiere], che quasi è un peccato
Che manchi un leone che sorride fra i fiori.

Che mi guidino dal cielo o li abbia alle calcagne
Che sian d’oro o di bronzo, di bruma o di sangue
Il tuo sole mi rivela, a questa o quell’ora
Primavere giapponesi, autunni spumosi
Estati violette, come da manuale
Novembri di pioggia, inverni di diamante. […]

Però io che prendo le tue lezioni di pittura
Io che canto la tua terra proprio ai tuoi figli
Io che a forza d’amore ho perduto l’accento
E ti cucio in francese quartine su misura
Come molti amanti ho anch’io una ferita
Che conservo segreta, ma continua a sanguinare.

Ma mi hai visto? Ho il ricciolo berbero
Ma mi hai ascoltato? Ho la voce di un muratore
È nell’olio d’oliva che cuocio le canzoni
E parlo gesticolando e adoro la mamma
Ed ho tanti pogrom nel mio cuore millenario
Che talvolta esito davanti al prosciutto.

Cominci a capire perché mi addolora
Vedere il disprezzo che hanno a volte i tuoi figli
Per i neri, gli arabi, gli ebrei, gli zingari
Che non hanno il talento di passare per poeti…

È in nome del tuo cielo dalle strazianti pitture
È in nome del concerto che dirigono i tuoi venti
È in nome della mia fortuna e di tutto il tormento
Che ti pongo ora la mia domanda, la mia ferita:
È vero che ti disturba la nostra natura
A meno che non sia espressa su un palco in canzone?

Oggi verrebbe definito artista multimediale, è stato cantautore, disc-jockey, poeta, scrittore, scultore, pittore, e attore.

Di famiglia ebraica tripolina, ha trascorso parte degli anni giovanili, dopo l’espulsione degli ebrei dalla Libia nel 1952, in Italia, in Germania e in Francia.
Ricordato come una delle voci dell’emittente radiofonica Radio Monte Carlo – insieme a Barbara Marchand, Gigi Salvadori, Ettore Andenna, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi – come cantante ha inciso brani di facile presa e popolarità come Cin cin con gli occhiali, Canta (che ti passa la paura), L’amicizia e Ahi… le Hawaii, cantata anche nel film Amore mio aiutami, diretto nel 1969 da Alberto Sordi.
Degne di menzione sono anche Non ti amo più (1962) (Alberto Testa, Herbert Pagani, Christophe), Lombardia (1965), versione italiana de Le plat pays di Jacques Brel e La bonne franquette del 1974, ripresa successivamente da Fiorello insieme al fratello Beppe ed a lungo jingle musicale dei «Club Méditerranée».
La sua migliore produzione in italiano è considerata tuttavia Albergo a ore (del 1970), brano che ebbe problemi con la censura e che era l’adattamento dalla versione in lingua francese Les amants d’un jour (portata in Francia al successo da Édith Piaf); la versione italiana è stata proposta anche da Gino Paoli, da Ornella Vanoni, nel 1972 da Milva, nell’album La filanda e altre storie e da Marcella Bella, nel suo album d’esordio Tu non hai la più pallida idea dell’amore.
Prima in francese e poi in altre lingue, fu molto apprezzato il suo testo poetico “Plaidoyer pour ma terre (qu’est ce que le sionisme)” (“Arringa per la mia Terra”), in difesa delle ragioni del sionismo e dell’essere ebreo.
È morto a Palm Beach, Florida a causa di una forma di leucemia all’età di quarantaquattro anni.
Pagani è sepolto nel cimitero di Tel Aviv Kyriat Shaul.

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amArgine ringrazia

Poco fa ho dato una scorsa alle statistiche del blog, non mi metto a fare ohhhh bim bum bam, ma ho notato con piacere che in trenta giorni abbiamo fatto gli stessi ascolti dell’intero 2015 (circa 6800 accessi ma molti più visitatori nel 2019 e da tutti i continenti rispetto all’anno in questione), vi ringrazio tutti, di cuore. amArgine sei tu che leggi e ascolti, quindi buon ascolto con questo pezzo del 2003, reso famoso da una serie televisiva.

Lontano da qualunque strada

Dal polveroso altopiano
Cresce la sua ombra incombente
Nascosta tra i rami velenosi del creosoto
Si allaccia le spine lentamente
Verso il sole bollente
E quando ho toccato la sua pelle
Le mie dita scorrevano con il sangue

Nel crepuscolo il silenzio sotto una gonfia luna d’argento
Sono venuto con il vento per vedere il fiore di cactus
E mani strane mi fermarono, le ombre incombenti danzavano
Sono caduto sulle spine tremando

Quando l’ultima luce riscalda le rocce
E i serpenti a sonagli dispiegano
Gatti selvatici verranno a trascinarti via le ossa

E sali con me per sempre
Attraverso la sabbia silenziosa
Le stelle saranno i tuoi occhi
E il vento sarà le mie mani

Far From Any Road – The Handsome Family, TESTO ORIGINALE

From the dusty mesa her looming shadow grows
Hidden in the branches of the poison creosote

She twines her spines up slowly towards the boiling sun,
And when I touched her skin, my fingers ran with blood.

In the hushing dusk, under a swollen silver moon,
I came walking with the wind to watch the cactus bloom.

A strange hunger haunted me; the looming shadows danced.
I fell down to the thorny brush and felt a trembling hand.

When the last light warms the rocks and the rattlesnakes unfold,
Mountain cats will come to drag away your bones.

And rise with me forever across the silent sand,
And the stars will be your eyes and the wind will be my hands.

il 2018 di amArgine

I dati 2018 sono lusinghieri:

VISITE 67362
VISITATORI 22129
“MI PIACE” 13138
COMMENTI 5730

il blog viene costantemente visitato da tutti i continenti, sono contento di vedere che le proposte, e la trasformazione da semplice diario personale a rivista rivolta a tutti si sta rivelando un successo.

Grazie a tutti Voi. Auguro un 2019 migliore a tutti Voi.

Flavio Almerighi

Grazie a tutti, davvero

Ho dato una scorsa alle cifre del blog, questo mese amArgine ha avuto fin qui 7600 visite e 2000 visitatori, un po’ da tutti i continenti, VI RINGRAZIO DI CUORE, questo mi spinge a continuare a proporre lettere e musica con rinnovato entusiasmo. Grazie a tutti, davvero e… saluti da Castelbolognese.

letture amArgine: tre poeti sloveni

La Slovenia è un piccolo grande paese. Terra di grandi sportivi, la loro nazionale di basket ha vinto l’ultimo campionato europeo, terra di grandi tradizioni e storia, terra bellissima. Anche gli sloveni sono belli, i loro giovani non hanno perso l’abitudine di conversare e non se ne stanno da ebeti a digitare sui loro iphone. La Slovenia è terra di grandi poeti. Il comune denominatore dei tre brani (di tre autori diversi) scelti è quello della commozione. Ho scelto tre brani di poeti a me prima sconosciuti, le loro parole mi hanno colpito, commosso. Niente altro.

Poesia per Barbara (Miklavž Komelj)

Dove lasciare una traccia per te? Chi davvero mi vede
con lo sguardo a cui completamente mi rivelo, non mi vede.
Io non sono nei pascoli bui d’erba oscura,
non sono nel sole bruciante e in nessun luogo.
Qui, tra i defunti, non sono vivo, non sono morto.
Vagavo, vagavo attraversando le stanze dei morti,
cercando di convincermi senza proferire parola.
Qui, tra i defunti, solo alcuni di essi dimorano,
quasi tutti sono invece come io sono.
Come io non sono. Come loro non sono. Non siamo.
Anche chi li vede, i morti, non vede noi.
Non sento consolazione per non essermi smarrito, nessuna
consolazione sento nemmeno per averlo fatto.
Ma a te non posso mentire dicendo che nulla
io possa sentire nulla quando, atterrita, taci o appena bisbigli.

*

Il cuscino (Cvetka Bevc)

Uno stormo d’oche, giunte dall’universo, stanotte è piombato su noi due.
Quando spaventata ho spostato il bacino
han lasciato la sfavillante lanugine sul mio cuscino.
Scappano, dietro di loro, i capelli, le mani, il volto e il ventre.
Assieme alle tue parole sfumate scivolano nel silenzio
con il quale, come un uccello tricipite, mi distendi sulla ruota piumata.

Velocemente, e raschiando debolmente, crepitano le tue ossa
come se, spavaldo, volessi togliermi la docilità per la visita
dei bagliori isolati dai tuoi inganni amorosi.
Non scrivere su di me con la penna d’oca. Non posso leggerti
se mi appoggerai sul cuscino solo alla fine del mondo.

Fai girare la ruota piumata più veloce di quanto sia possibile
e non darmi ascolto quando ti griderò la lingua delle oche.
Hai permesso, d’altronde, che assieme a te potessi cavalcarti
come una guardiana d’animali alati. Non pretendo d’usurparti,
succhio solamente la tua follia come dominio delle sensazioni.
Ai tuoi baci sottraggo il nido uterino,
perdo l’equilibrio nella fertilità della prima donna
perché tu possa allegramente aprirmi come l’ultimo uomo.

Ti canto per diventare autunno, quando gli uccelli se ne vanno.
E tu mi trasformi in primavera, quando ritorni in me.
Fermati, l’infinita melodia non ha salvazione.
Non possiamo a lungo bagnarci le labbra scottate.
Dammi il diritto di scomparire per la vita con le stelle.

Poi ci ameremo, come se fossimo soli al mondo.

Forse lontano, da qualche parte, un’oca stara seduta
su una ruota spezzata. Una ruota che non gira. Senza l’asse.
Da la mi lancerò. Perché e là che ho ricevuto il tuo bacio.

Ed ora strappa il cuscino, che mi ricopra la neve di piume.
E tieni fino in fondo il mio cadere infinitamente dolce nelle mani.

*

Ora… (Miha Obit)

Ora che leggo di tuo padre mi chiedo
quali eserciti abbia visto il mio
e soprattutto quali abbia combattuto:
l’ho visto solo perdere un dito in fonderia.

Eppure se ne e andato da soldato
nella sua trincea personale di forni
a microonde e camicie ben stirate.
Quando ci ha lasciati ho pensato

che l’aveva fatto già molto tempo prima.
Ho un fiume che scorre davanti a me
piu veloce di quanto pensassi – e con se
porta via tutto – anche queste prime aurore di maggio.

pensierino

voglio pensare a giorni migliori dopo questi difficili,
alle irrealizzazioni
al continuo cadere dalle ginocchia sbucciate,
voglio pensare di essere amato, ad amare,
a continuare la vita per quanta ne resta,
e che nel rinnovare, da oggi, domani sia meglio

letture amArgine: Mariangela Ruggiu (trad. Adeodato Piazza Nicolai)


Gentilissimo Flavio, rifletto in questi giorni sul mio modo di vivere la poesia e la scrittura, io sono un po’ orso, un po’ lupo solitario, ho un’idea personale della poesia per cui penso che il poeta sia solo un tramite che ha recettori per scrivere poesia, e credo che la poesia esista di per sé e che un bravo poeta sia quello che la lascia fluire senza ingabbiarla tra le maglie dell’io.
Certo il suo contributo è determinante per rendere intellegibile la poesia, ma una volta scritta è alla poesia che va l’attenzione, la lettura: per questo non amo comparire… nel libro non c’è foto né note biografiche, solo il nome perché non siano poesie orfane. Quando mi si chiede di comparire con foto o con notizie di me provo sempre un certo imbarazzo, lo confesso, per questo vorrei chiederti se posso lasciarti solo le poesie, per il tuo blog… e non so se questo possa essere un inconveniente perché forse segui una linea nelle tue pubblicazioni e io non vorrei essere un bastian contrario. Ho scelto di limitare le mie attività al mio profilo fb, e non so bene i criteri di gestione di altri siti, per cui potrei risultare magari anche indisponente con questa mia richiesta… spero che traspaia che è solo un senso di rispetto verso un mondo a cui mi sembra di appartenere così poco. Ti ringrazio tanto della tua attenzione e ti lascio in allegato le poesie che ho scelto, ma tu sentiti libero sempre di non accogliere questi miei desideri. Ancora grazie

siamo cibo uno per l’altro
questo mescolarsi di carni
non è peccato nel gesto dell’offrirsi
se fossi roccia mi frantumerei al sole
mi scioglierei nell’acqua e diventerei te

scorrerei nelle tue vene
abiterei il tuo cuore
accudirei i tuoi pensieri
se fossi terra mi farei umida
mi scalderei al sole
mi farei utero per ogni seme

potrei coltivare figli di specie diverse
e lascerei nel sangue tentativi d’amore,
o una mappa da seguire

in questo viaggio per ricomporci

da Il viaggio Terra d’ulivi editore 2016

*

inediti

io danzerò come la polvere
quando incontra un raggio di luce

danzerò con me sul filo del tempo
e porterò sorridendo
questo corpo stanco tra le mani

danzerò
dentro gli occhi come la pioggia
scorrerò danzando come le lacrime

tu puoi dirmi che ho gli occhi ciechi
che non vedo il brutto del mondo, il suo male

danzerò anche sul fuoco della guerra
sul filo delle lame
sullo scintillio del sangue

danzerò sul tuo pianto

nella cenere che resta, danzerò
sopra il fumo, con piedi di paura danzerò

e invocherò, Madre del dolore,
apri le tue mani, lascia libere le parole
dimmi che mi ami

ed io danzerò per te
sulle tue parole d’amore

danzerò con te

*

quando il mondo era diviso in luoghi distanti
e le montagne custodivano una bellezza straniera

quando avevo scelto un’isola per coltivare i fiori
e proteggerli dal calpestio delle folle, e il silenzio
si stendeva tra voci di madri col grembo vuoto

io aspettavo che calasse il sipario

dopo l’inutile esercizio della compassione
tutta l’erba secca nel tempo dell’autunno
crepe anche nel cuore

Ho incontrato la saggezza dei costruttori di ponti
li ho visti misurare le distanze, percorrere le scarpate
far scorrere la terra fra le mani, cercare le rocce solide

li ho visti
unire con lo sguardo i bordi dei precipizi
calcolare il peso dell’uomo e dei suoi peccati
stendere compassione e pazienza

ho incontrato la saggezza dei coltivatori di grano
li ho visti ridere della fatica con l’oro dentro gli occhi
e le mani piene del sorriso dei bambini sazi

e poi ho visto
la saggezza delle mani di mia madre
che sa del pane e di ogni fame,
lei, il primo ponte che ho attraversato

*

aspetto che diventi una poesia
questo senso gravido del silenzio

non mi aspetto che sia una cosa buona,
neanche che illumini, che salvi qualcuno
che curi una ferita e, ancor meno, che faccia
di me un poeta

sarà scandaloso anche il nome di poesia
ma non so come chiamarla, questa voce che viene da lontano
e mi attraversa come il sangue
scortica ogni mia parola, e la mia pelle

ed ogni volta è solo un tentativo

non so con quali parole raccontare, non so se ce ne sono
per questo brivido
quando tocco l’Essere delle cose semplici
e suona, come scorre l’acqua nei ruscelli

*******************

MARIANGELA RUGGIU, POEMS TRANSLATED INTO ENGLISH

Dear Flavio, these days I am reflecting about my mode of living poetry and writing: I am a bit bear a bit a lonely wolf. I have a personalized idea of poetry so that I think the poet is only a bridge whose structures facilitate the flow without trapping it in the webs of the ego.Of course his/her contribution is determinant to render the poem comprehensible, but once it is written all attention must be directed to thepoem, to the reading ofi: for that reason I do not like to appear in person. In the book there are no photos nor biographical notes about me, only my name so as not to show the poems as orphans. When it is asked that Iappear with photos and biographical notes I always experience a certain embarassment; for that motive I ask that you only print the poems, and I hope this does not cause problems because maybe you folloow a partricular format of presenting your pubblications in your blog. And I don’t want to be one who creates difficulties. I chose to limit my activities on the Facebook profile and I do not properly know what are the rules to follow for other web sites. Maybe I might seem one not very flexible with a request like this. I pray it might be obvious that the only reason for such request is due to my a sense of respect twoard a world to which I seem to belong so little. I thank you for your attention and send you, as an attachmen. the poems I selected; however feel free not to follow my wishes. Thanks again.

We are food for one another
such mixing of flesh
this mode of offering isn’t a sin
were I not rock I woud break up in the sun
would melt in water and become you

would flow in your veins
inhabit your heart
take care of your thoughts
if I were soil I would be wet
would warm up in the sun
would become woumb for every seed

could cultivate sons of different species
and would leave in the blood attempts to love,
or a map to be followed

in this trip to recompose each other

(from The Trip, Land of Olives Editor, 2016)

***

Inedited

I will dance like dust
when it meets a ray of light

I will dance with myself on the filament of time
and willo laughingly carry
this tired body between hands

I Will dance
inside the eyes like rain
I will flow dancing like tears

you can tell me my eyes are blind
I don’t see the bad in the world, its evil

I will also dance on the fire of war
on the thread of blades
on the blood shining

I will dance on your tears

in the cinders that remain, will dance
on the smoke, with frightened feet I will dance

and invoke you, Mother of sorrow,
open your hands, let the words free
tell me you love me

and I will dance for you
on your words of love

I will dance with you

*

When the world was split into faraway places
and mountains protected foreign beauty
when I had chosen an island to grow flowers
and protect them from the steps of the crowds, and the silence
spread out among voices of mothers with empty womb

I was waiting for the curtain to drop

after the useless attempt at compassion
all the dry grasses in autumn’s time
even cracks in the heart

I met the wisdom of the constructors of bridges
I saw them measure deistances, walk upon hillsides
make the land flow between their hands, find solid rocks

I saw them
with their eyes joining the edges of a precipice
measure the weight of man and his sins
distribute compassion and patience

I met the wisdom of the weat sowers
saw them laugh about tiredness with gold in their eyes
and hands filled with smiles of well-fed children

and then I saw
the wisdom of my mother’s hands
that smell of bread and of every hunger,
she, the first bridge I crossed

*
I am waiting for it to become poetry
this pregnant sense of silence

I expect it will be a good thing,
giving no shine, that I save somebody
who cures a wound and, even less, it might
make a poet of me

even poetry’s name could cause a scandal
but I don’t know what to call it, this voice coming from far away
and flowing across me like blood
striping bare each of my words, and my skin

and every time it is just a trial

I don’t know with what words I should tell,
I don’t know if there exists such a chill
when touching the Beingness of simple things
and it gurgles like water in streams

© 2017 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of Poems and an introdction by Mariangela Ruggiu, posted on the blog Letture amArgine of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.