dopo la Liberazione

Questo brano fa parte della raccolta Isole (2018 – Ensemble Editore)
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/isole/

Non ho di che vivere,
cosa sperare,
nell’unica certezza
del peggio a venire.

Il profitto ha ucciso il lavoro
e non fa prigionieri,
miete pollici
brucia i libri,
Pound non ha mai
ripreso conoscenza

per ogni vittima rimasta sola
sarà ghiaccio e silenzio,
ogni politica di riequilibrio
dichiarerà fallimento.

Oggi è ancora inverno
i corpi tragicamente nudi.
Pensavo non accadesse più
dopo la Liberazione

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mi chiamo Almerighi Secondo

Ero partigiano
stavo dalla parte giusta:
mi chiamo Almerighi Secondo,
finito da fuoco amico.

La mia guerra
terminò il giorno prima;
e non ho visto invecchiare
la madre di mio figlio.

Ho fatto il muratore, e so
cos’è avere male dappertutto
avere fame e poca speranza.
Fumare calce e qualche nazionale.

Tutto è una belva marina,
t’inghiotte più di una vendetta,
diventi Giobbe.

Fanne poesia nuova
e non si perda nulla
del dolore nel mio tempo.

(libero adattamento di una poesia di Danni Antonello)

Onore al prozio Secondo

almerighi_secondo

Settantuno anni fa oggi moriva il mio prozio Secondo Almerighi, vice comandante della Brigata Garibaldi di Ravenna. Alla vigilia della Liberazione si trovava in uno scantinato con altri suoi compagni partigiani.
Mentre tenevano una riunione preparatoria alla trattativa di resa dei soldati tedeschi che occupavano la cittadina di Solarolo, una squadriglia di aerei anglo americani iniziò un bombardamento. L’edificio adiacente fu polverizzato da una bomba.
Uscirono immediatamente per soccorrere la gente rimasta sotto le macerie, i cui lamenti erano chiaramente udibili.
La seconda ondata di bombardieri li colse tutti di sorpresa, facendo strage di vittime e soccorritori. Onore a te prozio Secondo!