si gioca con barbie in menopausa (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

c’è troppa carne sul pianeta,
vero fallimento
si gioca con barbie in menopausa:
piove, ci scansiamo

amore, tramestio di ricordi,
siamo là e nel contempo sul colle
a studiare ruderi di un impero
sciolto per nebbia.

Barbie non parla,
le fa orrore il bianconiglio
che ha nuotato fin qui.
doverlo aprire, mangiare

dopo aver fraternizzato
essersi detti il nome,
il grande attimo di silenzio
contiguo, vale l’impero.

Traduzione di Adeodato Piazza Nicolai, che ringrazio pubblicamente

Playing with barbies at menopause

There is too much meat on the planet,
real failure
playing with barbies at menopause
it is raining, love,

we avoid it, a chaos of memories,
we are there and equally on the hill
to study the ruins of an empire
dissolved in the mist.

Barbie does not talk,
horrified by the whiterabbit
swimming near her
having to slice it open, eat it

after having fraternized
having exchanged names,
the great moment of contiguous
silence is worth an empire.

Translation copyright 2017
Adeodato Piazza Nicolai

flash poetry: un freschissimo inedito di Adeodato Piazza Nicolai

è sempre più vero, dietro ogni poesia ci sono gli autori, uomini e donne con le loro crisi.
Crisi deriva dal greco krisis, che significa “scelta/decisione”. Il moto della poesia, ultima e inedita di Adeodato Piazza Nicolai, che ringrazio per le gentile concessione, è un moto di bellezza che lo racchiude tutto. Pregi, difetti, sogni, bisogni, tutto un uomo, tutto un mondo. Ti ringrazio Adeo.

IL NOSTRO GIARDINO SEGRETO

I.
Magnolia, bipolare e millenaria
con anima e cuore disgiunti
in perfetta simbiosi
per simboleggiare
l’amore fra uomo e donna.
Tu passione incondizionata,
fedele, libera, con dignità
senza misura; perseveri nel
giardino dell’unione segreta.
Comunione e sigillo di sinfonici
respiri condivisi fino al tramonto.
Tu illimitata dolcezza di
carezze donate e ricambiate
negli attimi più inattesi, quando
la luna sembra sfinita dal suo
vagare. E poi la sorpresa
dei baci sulle labbra assetate di
tenerezza, le guance infiammate
dal pudore. Vorrei regalarti
ogni magnolia sbocciata con
i pistilli come faville che salgono
nel camino del nostro tabià …

II.
Ho riempito la tua veranda
con pansé di vari colori:
bianco e giallo dorato, viola

con arancione. Vorrei
lanciarli in aria come aquiloni
quando tu, bambina innocente
e spensierata, correvi in bicicletta,
capelli al vento, gambe graziose
spingendo i pedali e tua la gonna
trapunta di margherite volava come
foglie dell’ippocastano appena
sbocciate. L’acacia è un bianco
tappeto sospeso nell’aria.
O mia tenera pansé, dammi
la mano e correremo lontano
lontano … … lontano …

III.
La verde foresta di rododendri
nella conca segreta del nido
dove cogliamo mirtilli fragole
margherite e rododendri appena
sbocciati, insieme ai funghi e fiori
selvaggi. Un’ape amica ti sfiora
le dita e tu con tenerezza la guidi
verso il petalo al tuo fianco. Arriva
il nipotino e ti sorride, poi scappa
di nuovo a gambe levate; vola fra
l’erba primaverile. Le mucche
lente, pascolano; si spostano
piano brucando ritmicamente.
Cade adesso la pioggia d’aprile;
guardiamo i rododendri vicini.
Alzano gli occhi ai raggi del sole,
bevono gocce di miele.

Copyright 2017 Adeodato Piazza Nicolai. 19 aprile,
Vigo di Cadore, ore 23:55.

Signor Tempo

Lei non sa chi sono io
di me non parla,
ha troppa fretta.
Lei Signor Tempo
è un’insalatiera di primati.

Lei non sa il mio nome,
trascorre e imbianca
tutto quanto non può rubare.

La imploro Signor Tempo,
sia buon amico,
fin da bambino ho corso
verso i bagliori,
faccia qualche battuta
non sia così sottile.

Eternità ai minuti di recupero,
all’invocazione segue silenzio.

Siamo cose che cambiano,
nemmeno mia madre
si ricorda di me.

Abbia un sussulto di fede
prenda tempo,
e se non ci rivedremo
ci troveremo in Paradiso.
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Un inedito di Adeodato Piazza Nicolai

L’amicizia si celebra in tanto modi, quello più raro, quello più caro è il dono della poesia.

TIENIMI IN RIGA ALMA MIO AMICO

All’amico Flavio …

lungo il filo del rasoio senza lama,
senza rima più sottile. Sono sommerso
nel mezzo del porcile di qualche Circe.
Mi mena per le chiappe, conoscendomi
una schiappa troppo garbata ed innocente
per il mio bene e quello delle persone
che dicono di amare incondizionatamente:
affinità elettive sembrano adesso
soltanto un misero mito sfruttato
da menti furbe, scaltre auto-referenziate;
alquanto immodeste e di scarsa coscienza.
Abbi pazienza, ammonisce il ventre e
la saggezza di Re Salomone. Ma il mio
cuore patisce le pene dell’universo
in quest’inverno senza la neve, con troppo
vento che scoppia dal sub Sahara pieno di
morti viventi scampati dal dio delle guerre.
Bastardi potenti: volete il sangue degli innocenti
a tutti i costi. Vi basta fare tanti miliardi
e di nuovo costruirete gulag ed Auschwitz
pseudo syrie e babilonie, sospinti da pazzi
Absalonni che vendono padri, fratelli, sorelle
come bestiame pur di fabbricare alte cupe torri
di Babele voi disgraziati.
Andate tutti all’inferno.

Copyright 2017 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 10 febbraio 2017, ore 23,03
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letture amArgine: Adeodato Piazza Nicolai su Flavio Almerighi

Ricevo da Adeodato Piazza Nicolai una sua nota che mi ha particolarmente colpito. Lo ringrazio sentitamente e pubblicamente.

FLAVIO ALMERICHI e la Beat Generation Bolognese

If Fernarda Pivano was alive now, she would be announcing to the entire world that she had discovered a new Italian Beat poet: Flavio Almerighi.

In che senso Almerighi è un poeta Beat? Prima di tutto per il suo coraggio di fare violenza alla lingua essiccata, spesso logorroicamente vacua, fuligginosa, mortalmente stanca. Secondo perché il suo timbro individuale batte ritmi pluri dodecafonici, con note che rispecchiano la musica delle sfere (e anche della Dea Bianca nella terra dell’isola che non c’è.) Certamente è un paradosso che identifica l’esistenza bipolare figurata dall’urlo di Münch, dall’autoritratto di Van Gogh; dello scrittore che si esprime Raymond Carver, Allan Ginsberg, ecc., ecc.
Almerighi ha letto, auscultato e approfondito le sue ricerche poetiche ai banchi di Verlaine e Rimbaud, (forse di Walt Whitman e Hart Crane, ma questo non lo so per certo), e sicuramente dei poeti italiani “minori”, cioè quelli che non hanno mai fatto parte del canone ufficiale italiano “laudato” dai critici moderni e post moderni. Non c’è bisogno di fare i loro nomi tanto sono rinomati. Lasciamoli dormire in pace. Desidero ora risuscitare Larry Ferlinghetti, poeta ed editore di “City Lights” Casa editrice Beat che ha pubblicato il meglio di quella generazione e di altri che giravano attorno ai Beats. Voglio accennare le poetesse afroamericane come Gwendolyn Brooks, Nikki Giovanni, Wanda Coleman, Alice Walker, Rita Dove e Elisabeth Alexander, poetesse che hanno rivoluzionato il paesaggio della poesia statunitense, particolarmente puntando i loro micro/macroscopi poetici nei ghetto, nella povertà e violenza sofferti dagli ex schiavi africani mai integrati pienamente nella “melting pot” americana.
Alcune poesie di Almerighi vivisezionano il clima psicotico e asfissiante delle città, il disgregamento degli affetti familiari, dei rapporti fra amici e colleghi; la superficialità dei rapporti sensuali/sessuali.
La fugacità fragilità e/o superficialità delle amicizie. Proprio le tematiche
originalmente scavate dallo scabroso pozzo del puritanesimo (sempre portare una maschera, mai svelare i segreti nascosti negli armadi privati, specialmente gli scheletri rivelatori …ecco il loro primo comandamento). Quanto è raro incontrare una persona onesta, vera, profonda, coltivata, sensibile. Una persona (non importa il “gender”) aperta al dialogo, non schiava dell’egoismo ma dedicata all’altruismo, alla beltà della natura e della vita. Le poesie di Flavio s’intrufolano in tutti questi anfratti: nelle ali in volo di gabbiani e aironi, come pure di jet planes che squarciano i timpani con i loro motori che esplodono come bombe. Il soffice incanto di una piuma che scende come una lacrima sulle foglie autunnali. Ricordi di una notte d’amore seguita da memorie e nostalgia. Attimi di dolore privati che sanguinano sempre, senza mai guarire. Dialoghi con amici scrittori, scambi di idee, di speranze, di ideali, di sentimenti elettivi
Così Matteo Persivele (“L’America scese on the road”, LA LETTURA, Corriere della Sera, Domenica 22 gennaio 2017, p.14-5) riassume: “… la Beat Generation è stata fonte costante di ispirazione (anche al di fuori dei libri — dice McInerney — “hanno creato il modello di quel che è cool, il modo giusto di comportarsi, di vedere il mondo, vestirsi.” Anche se Almerighi non ha la barba folta, stile Walt Whitman, di Allen Ginsberg, senza dubbio — nella sua etica, estetica, poetica e vita quotidiana – è fratello gemello (anche se nato circa 30 anni dopo) di questi figli della Beat Generation. Vi invito a scoprire le sue variegate, indimenticabili, originali poesie.adeodato-a-venezia

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 23 gennaio 2017, ore 23,35

Adeodato Piazza Nicolai inediti e note dell’Autore

adeoTREMIAMO ANCORA

La terra trema ancora; [terrore]
commissariato. Non credo più nella
giustizia neanche in quella divina
ma più di tutto in quella umana.
Sono di certo un santomista, voglio
toccare vedere con occhi e mani.
Poi forse, solo forse crederò. Perdona-
mi, Altissimo, che sogni nel cielo.
Rimango incredulo fino alla morte del
corpo, sperando in qualche minima tras-
migrazione buddista: sono l’ossimoro
in carne ed ossa.

Copyright 2016 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 29 agosto 2016; ore 15:15

NEL BOSCO DEI SOGNI

Passeggiando dormiamo nel bosco dei
sogni, vicino a Lorenzago di Cadore.
Magnifici tronchi di larici pini ed abeti.
neppure un fungo, ma è pieno di
fiori selvaggi, di uccelli: becastorte
subiote gardelin lugarin peruzole;
merle, torde, gaie, poiane Uno scoiat-
tolo solo, mezzo nascosto nelle erbe;
tracce di volpe e del suo prtner appena
visibili. Qualche turista da Venezia o Milano
cammina con i figli. Luigina ed io avanziamo
piano piano per assorbire suoni, profumi e
pure la musica del silenzio nell’aria. Lei
scatta varie fotografie e qualche filmetto
con lo smartfone: li manderemo ai nosri figli
appena rientrati a casa nostra. Il Parco
dei Sogni risplende di magia, spero lo vedrete
uno di questi giorni. … I monti sono
dipinti da cirri di cotone, il sole irrompe
da momento in momento. I correttori per
il mio mal di piedi funzionano bene. Vorrei
avervi qui tutti con me …

Copyright 2015 di Adeodato Piazza Nicolai. Traduzione dall’inglese all’italiano di A. P. Nicolai. Vigo di Cadorfe, 11 novembre 2016, ore 6,15.

IL DISGELO, UN FRAMMENTO

Quando la neve sarà tutta sciolta
andremo in cerca del vecchio sentiero
quello che si sta coprendo di rovi
dietro il muro del monastero.
Ai due lati fra l’erba folta ritroveremo
cert’erba il cui nome non ti saprei
citare. … … …
Siamo stanchi d’inverno,
il morso del gelo ha lasciato il segno
su carne, mente, fango e legno.
Venga il disgelo e sciolga
le memorie dell’anno scorso…

Primo Levi

NOTA: Sono i primi versi e quelli finali di una poesia inviata da Primo Levi a Rigoni Stern e citata nel volume di Giuseppe Mendicino: Mario Rigoni Stern- vita guerre e libri , Priuli & Verlucca editore, pg. 267. Una poesia, di cui non rimane una versione integrale, letta da Rigoni in una intervista televisiva (TG1 Notte dell’11 settembre 1987).

EUGENIO MONTALE e ZIO EZ

Il fumo causa rictus e una
sola probabilità di volare …
1.
Sono un fumatore incallito che spegne la sua
cicca col mignolo invece che tra pollice/indice
come usano far tutti gli altri che bruciano labbra
laringi e polmoni. Non siamo eroi o pompieri
e neanche campioni di rugby di tennis di football
americano (anche se si gioca anche in Italia questa
dannata partita). Davvero ladin-cadorino non andrei
mai a giocare contro il Torino; preferisco la Roma,
la Juve la Lazio oppure il povero/penultimo Milan.
Insieme a loro lancio granate di fumo senza compren-
dere un’acca/zeta di quando atterra una cometa partita
chissà quando, da chissà dove, da quanto tempo. TANTI

2.

subito svuotarono la loro borraccia non con la bonaccia
ma dopo la bufera di Eusebio Montale, colui che
mai fu un burocrate labiale bensì piscatore d’ossa di
sabbia dagli scogli del Tirreno. Finita l’impresa poi ha
travasato qualche operetta di altri poeti: T. S. Eliot.
Robert Frost e altri anglicani. Non ha mai suonato la
cetra ma qualche volta il clavicembalo:
una musica pacata, dalle stesse sue parole:
“Ho [sempre] voluto suonare il pianoforte in
un’altra maniera, più discreta, più silenziosa

ma tutto è venuto spontaneamente, non ho
programmato nulla …” Abbastanza saturo e stanco
a causa delle tante bufere subite,
avrà ascoltato qualche fenicottero (inseguito dagli eli-
cotteri delle forze armate italiane) sorvolando prima
la Senna poi il Tamigi, e forse l’Orinoco. Purtroppo s’è
dimenticato del Missouri e del Mississippi preferendo
fermarsi sulle sponde del Fiume Wabash nello Stato
dell’Indiana poiché là lo strano Zio Ez aveva insegnato
(al Wabash College) le sue prime lezioni di lettere anglo-
americane. Sei mesi dopo era stato “bocciato” e cacciato
dal Preside del college: Ezra aveva ospitato due povere
zitelle ghiacciate/assiderate sotto la neve appena discesa,
come panna dal cielo. Ezra Pound s’era poi ritirato a
Londra per rimasticare un po’ di vorticismo e altri suoi
manierismi alquanto bizzarri. … Per quel suo barocco
espatriare sarebbe stato meglio se avesse trovato un “fogher”
(a fianco del nostro “larìn” ladin cadorino) alquanto vicino
al Gabinetto dove Montale ciccava di nascosto le sue parche
sigarette senza filtro. Lui padre/padrone della poltrona
ermetico-moderna. … Forse Eusebio avrà rispedito al mit-
tente qualche poetastro birichino da dietro i banchi liceali
mentre o quando Montale scivolava trascinando le ciabatte
sgangherate dalla pioggia e dal fango e dal sole, tra le crepe
di una baita certamente di stile pseudo-doganale . …

Copyright © di Adeodato Piazza Nicolai,
Vigo di Cadore (Belluno) 18-20 ottobre 2016.
Tutti i Diritti Riservati dall’Autore.

(dall’autopresentazione)

La geografia, come la biologia, condiziona il poeta. Sono nato nel 1944 in un piccolo paese delle Dolomiti, a Vigo di Cadore, provincia di Belluno, nell’area storicamente chiamata Catubrium (Cadore). Porto nel mio sangue tracce di cultura e lingua celtica, ladina e veneta. Nel 1959 sono emigrato negli Stati Uniti, in una cittadina dell’Indiana vicina a Chicago. Ho vissuto lì fino al 1998 completando studi liceali e universitari al Wabash College e alla Chicago University. Ho lavorato trent’anni per una grande ditta siderurgica da dove mi sono pensionato nel 1995. Ho due figli, Michele e Giacomo, ambedue sposati, che vivono a Chicago e Indianapolis rispettivamente. In America ho insegnato lingua e letteratura italiana e statunitense finché sono ritornato a casa, fra le mie “crode”. Attualmente sono Lecturer all’Istituto Linguistico “Cadore” di Auronzo; lavoro come traduttore e membro della Commissione scientifica dell’Istituto Ladin de la Dolomites; sono vice presidente dell’Union Ladina del Cadore de Medo. Sono poeta e cerco di formulare le mie esperienze usando tre linguaggi: ladino, italiano e angloamericano.

apnicolai@hotmail.com