Ventidue Novembre 1987

probabilmente nel dopo lavoro
troverò modo di distrarmi
e far dire che questa
è la più bella di tutte le settimane
anche ad amici adescati in fretta
senza provare vertigine tale
da lasciarci cadere

casa, sparizioni e apparenza
non già quelle di una volta
me stesso, starò a guardare
la lingua coi suoi gargarismi,
posto che il danno sia irreversibile
o non sortisca effetti,
nessun posto è perfetto

ora le carte si fanno più gialle
in dozzine di pose, le stesse
sembrano tutte calcolate,
le vedove si riaccaseranno,
cagne riverse ai bordi
di un orizzonte lontano,
la dedizione verrà premiata

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disunirsi e dissolvere (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
ma evita di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

L’invocazione sale da una vasca bollente.

Figlia, lascia le pietre al loro destino,
muoiano e siano abbandonate in fretta.
Guardale disunirsi e dissolvere.
Dimentica canzoni musulmane,
allarmi rossi e racconti coreani,
tutto armamentario da traslare
ai poveri di spirito.

Siamo eretici per gli atei,
ma neanche stiamo bene coi baciapile.
Tu non sei figlia di un flauto di mare
abbandonato alle onde
Lascia gli scogli, guarda verso casa.

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disjoining and dissolving

The sun slowly climbs on the cement plant
It’s embrace a dark wound.
The passing star desn’t surprise me,
but prevents us from suffering
butcherlike sunrise and salesmen

The invocation rises from a boiling container.

Daughter, leave the stones to their fate,
let them die and be quickly left alone.
Watch them disjoin and dissolve.
Forget muslem songs,
red alarms and Corean news,
it’s all an armament to pass on
to the poor of soul.

We are heretics for unbelievers,
and never hang out with ass-kissers.
You are not the daugher of a sea flute
left to the waves.
Leave the rocks and look towards home.

2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
disunirsi e dissolvere by Flavio Almerighi. All Rights Reserve
d.

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amArgine di un inedito di Giovanni Sagrini

Novità di giornata

La mano ubriaca spunta dalla neve
per finire nel grigio pronto a scioglierla.
Perpetuo sognare da stregone:
scienze occulte, frutti dimenticati
e la neve muore, gemendo fino all’osso
di tanta gente cancellata.

Novità di giornata
la buona sorte non sorprende,
lancia apostrofi a fianco della ragazza
con cui si gradirebbe parlare del tempo,
(la vorrei dei sogni amante e valletta)
ma non c’è tempo
questo nulla è fin troppo gremito.

Specialmente a metà settimana
fantasticavo di aquiloni gettati vivi
al cielo di Via Montefortino
e trovai interessante chiedere agli aerei
come possono portare spiriti così in alto
più dei loro passeggeri.

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Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

Lebensborn (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

di questa maledetta stanchezza,
vorrei un muro per appoggiarmi
piangere, dormire, pisciare
senza complicarmi la vita
e nemmeno fare troppa filosofia, che
per filosofare, disse un tale,
bisogna prima saper vivere

e ho vissuto talmente tante volte
da sentirmi la voglia
di non andare oltre,
sospendere qualche giorno
ma lontano che vai,
resti pur sempre vicino
di tante insistenze indissolubili

quelle cose, ombre,
non restano indietro, inseguono
perché cucite ai piedi
e non c’è abbastanza legna
in tutto il bosco per bruciare,
disinfettare non sentir muovere.
Siamo tutti infetti.

L’attesa non è successo
e non è accaduta, non esitate,
superate, il limite non è mai,
per questo non ci sopportiamo,
cercare di parlarsi, credere,
troppo spietati per riconoscersi
carne insipida sempre in movimento

*
Lebensborn

of this dammned tiredness
I would like a wall to support me,
cry, sleep, urinate
without complicating my life
andn not even philosophise too much because,
to philosophise, somebody said,
you first must know how to live

and I have already lived so many times
to feel the desire
not to go beyond,
suspend some day
but, far as you travel,
you always stay there,
to many unresolvable drives

those things, shadows,
do not stay behind, they chase you
because sown to the feet
and there isn’t enough wood
in the whole forest to be burnt,
disinfect without feeling movement.
We are all infectred.

To wit is not to succeed
and it didn’t happen, don’t hesitate,
conquer, the limit doesn’t exist,
that is the way we are unsupportable,
try to talk to each other, believe,
too cruel to recognize one another
the flesh without falvor moves forever

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Lebensborn of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Parlavo del mio cuore (trad. inglese Adeodato Piazza Nicolai)

Volevo capire di quale remota
regione del mondo stiamo parlando,
quanto sia distante
e quanto costi il viaggio.

Questo paese,
privo di ogni dirittura morale
e spaccato in sessanta milioni di pezzi,
è irrimediabile.

Troppe menzogne,
e testate sui denti a chi
tenta di appurare la benché minima
sparuta verità.

Dimmi, laggiù ci sono belve,
il clima è buono,
la vita costa meno?
Ci sono terroristi, malattie esotiche,
c’è democrazia?

Parlavo del mio cuore
non è distante, è molto lontano.

*******

Talking of my heart

I wanted to know of what distant
region of the world we were talking,
how far it was
and how much te trip costs.

This country,
With no moral rights,
and broken up in sixty million pieces,
can’t be corrected.

Too many lies,
and headbutts on the teeth of those
who try to verify the minimal
smallest of truth.

Tell me, down there are there wild beasts,
is the temperature good,
is life less expensive?
Are there terrorists, exotic sickness,
is there a democracy?

I was talking of my heart
not so far away, it is very far.

*
© 20017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Parlavo del mio cuore of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Oltre vetro (Beyond glass tra. Adeodato Piazza Nicolai)

I Soviet più elettricità
Non fanno il Comunismo
Anche se è un dato di fatto
Che a Stalingrado non passano
(CCCP – Fedeli alla Linea)

Oltre vetro l’afonia del grigio
spontanea, uniforme, forse no
a Berlino sarà diversa.
Qualcosa spinge ad affinare i sensi.
La mia discografia privata dice:
soviet più elettricità
non fanno il comunismo.

Il cantato non è più decifrabile
salvo ricordarlo com’era
e qualche stortura cade;
beati gli inermi, nessun rispetto
per quelle canne palustri
che si fanno chiamare poeti.
L’amore sfugge e sanguina
non è dessert di false fughe,
che sfonda il cranio e preme
sul cuore rimasto a terra,
rosso inerme come prima
tanto da confondersi
con ogni altra sporcizia
in un giorno senza voglie.
Fatte e inventate tutte.
La ragazza ipovedente giace,
lasciata sul treno per Ancona.
Il tempo a venire
sarà una sfera di cristallo
da raccogliere con attenzione
per evitare di ferirsi ancora.

******

Beyond Glass

The Soviet plus elettricity
Do not make Comunism
Even if it’s a given fact
That in Stalingrad they don’t pass
(CCCP – Loyal to the line)

Beyound glass the afony of the grey
spontaneous, uniform maybe not
in Berlin there it is different.
Something pushes to refine the senses.
My private discography says:
Soviet plus electricity
Don’t make communism.

What is sung is no longer decifrable
beyond recalling it as it was
and some bending falls off;
blessed the worms, no rispect
for those muddy reeds
who call themselves poets.
Love runs away and bleeds
It is not dessert of false wrinkles,
that pierces the skull and oppresses
the heart left on the earth,
helpless red like before
so as to be confounded
with all the other dirt
on every day without desires.
Alle done and invented.
The hyperseeing girl awaits,
forgotten on the train for Ancona.
The coming time
will be one crystal ball
to be picked up with attention
so as to avoid another wound.

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Oltre vetro of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

e non c’è isola sicura (Trad. Adeodato Piazza Nicolai)

la poesia è un’esitazione prolungata
fra il senso e il suono
(Paul Valéry)

Le cose sfrattano
non sono mai le stesse.
Disposte a tutto
anche in amore;
la bocca è sigillata col nastro
e non c’è isola sicura.

Nessuno ha chiare
le faccende dei gatti in amore.
Ogni volta è morire,
basta non gridare
per riavere l’estro perduto
più spesso a rovescio.

Le gambe dolgono
agli appetiti tardivi,
perché non si esce mai
dall’entrata e non sempre
il saluto è adatto.

Ritroverebbero un cuore
tonico e allenato
se solo non fosse partito,
come le mani a mio padre
il giorno in cui dissi:
Da grande
voglio fare l’assassino.

***

and no island is secure

poetry is a prolonged hesitation
between sense and sound
(Paul Valery)

Things move around
are never the same.
Ready for all
even in love;
the mouth is sealed with tape
and no island is secure.

No one has clear thoughts
about cats in love,
each time is dying,
enough not laughing
to regain the lost drive
quite often reversed.

Legs do suffer
delayed appetites,
because we never go out
from the front door and
one good-bye is not always fine.

Again they could find a heart
well trained and in shape
if only it hadn’t left,
like my father’s hands
the day I said:
When grown-up
I want to be an assassin.

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem e non c’è isola sicura
By Flavio Almerighi. All Rights Reserved.