Centro città (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

vidi un cavallo bianco
fuggire dal centro città
la nebbia, colpita
da fervida illuminazione,
virava tra viola e blu

vuote le strade
pieni di feste tutti i saloni:
le donne bianche erano belle,
con quell’aria ossigenata
da monumenti ai caduti
tornavano tutte le sere

gli specchi in frantumi
volarono via tagliando l’aria
assieme alle voci
allo spavento di Clara,
le grida mostrarono i denti
non una radio dette la notizia.

Centro città non c’è più:
si è salvato
solo quel cavallo bianco
*
CITY CENTER

you see a white horse
run from the center of the city
the fog, wounded
by bright illumination,
changed from violet to blu

empty the streets
the bars full of parties:
white women were lovely,
with their oxigenated air
of monuments to the fallen
returning each evening

mirrors flying in pieces
cutting the air besides the voice,
frightening Clara,
the screams showed their teeth
no radio giving the news.

the city center lives no more:
only that white horse
was spared

© 2018 Translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Centro città, by Flavio Almertighi.
All Rights Reserved.

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letture amArgine: Memoria, inediti di Luigina Bigon, Adeodato Piazza Nicolai, Giovanni Sato, Lucia Gaddo Zanovello

Questo post è bellissimo, gli autori hanno spontaneamente messo a disposizione i loro testi per indicare che Memoria non è formalità e retorica, ma è diritto e dovere. Ringrazio quindi Adeodato Piazza Nicolai, Lucia Gaddo Zanovello, Giovanni Sato e Luigina Bigon. Non era mai accaduto che poeti mettessero a disposizione del blog, così generosamente, alcuni loro lavori. Li corredo con la foto di un sasso trovato per caso a Dachau nell’estate 2016, non so se lavorato intenzionalmente o dovuto a rimbalzi e intemperie, ma a mio avviso però mostra il bene e il male che è in ogni persona. Grazie

I FIORI DI AUSCHWITZ di Adeodato Piazza Nicolai

Affaticati spuntano ancora
i fiori di Auschwitz,
troppe ceneri
sulle quelle lande polacche
ingrassate dalle morti
di tanti sotterrati.
Sorelle, fratelli venite
di nuovo
in questo mondo impazzito
da tenebre, pogrom
gulag e guerre, femminicidi
emigrazioni infinite/sfinite
Questa
non è poesia ma l’urlo
di chi
più non crede nell’uomo.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai

*
THE FLOWERS OF AUSCHWITZ

Exhausted, again blossom
the flowers of Auschwitz
too many ashes
in these Polack fields
made fertile by death.
of so many buried bodies.
Come again
you sisters & brothers
in this crazy world
of darkness, of pogroms,
of gulags & wars, of femminicides
of tired, endless migrations.
This isn’t a poem but the howl
of one
who cannot
any longer believe in man.

© 2018, English translation of the poem I FIORI DI AUSCHWITZ
by the author. All Rights Reserved.

*
CAMPI DELLA MEMORIA di Adeodato Piazza Nicolai

1.
Li chiamavano campi di accoglienza.
Possibile cancellare dalla mente, dal corpo
manganellate soprusi scosse elettriche
sete fame, ovunque pulci scarafaggi: il male
assoluto, la soluzione finale? Morire, ecco
l’unica fine per diseredati, ammalati
alienati da leggi nazi-fasciste! Scappare era,
sempre, l’unica risposta. Braccati assediati
da can-lupi e soldati. Zingari, Ebrei, omosessuali;
i non-ariani trattati peggio di tutte le bestie:
gli inutili alimentano forni, gli altri a massacranti
lavori. Bambini, specialmente gemelli, nelle grinfie
del pazzo dottor Mengele… Maledette le S.S.
senza onore, senza coscienza. Vigliacchi crudeli.
La Storia per cosa conta? Chi la racconta?
Urlano ancor i negazionisti, i neofascisti. Casa Pound
perché esiste chi e che cosa nasconde?

2.
Heil Hitler.In Germania, chi ascoltava i Rabbini?
Evviva Mussolini. Chi ha ucciso Nello e Carlo Rosselli,
imprigionato Antonio Gramsci, martoriato esiliato
e poi ucciso migliaia di dissidenti? Quanti milioni
gassati e poi sepolti nei lager di concentramento?
Evviva voi muti-ciech-sordi: voi menefreghisti che ancora
negata la Shoàh– Buchenwald, Mathausen Auschwitz.
Alla riscossa voi lestofanti, leccaculisti, arrivisti fascisti
e popolo bue. Volevate colonie: Abissinia Somalia Eritrea
tutte italiane Meglio essere ultimi che derisi dalle grandi
pre-potenze d’Europa. O deficienti, illusi. Soldati con carri
armati di latta, mitragliatrici inceppate, vecchi fucili

voi ubbidienti, imbambolati poi immolati per nulla.
Sconfitti, tornerete a casa con un pugno di mosche. Cosa
insegna e racconta la solita Storia? Credo un bel niente …

© Adeodato Piazza Nicolai

*

DALLA CORNICE di Lucia Gaddo Zanovello

Avrei voluto
che questo sole ci scaldasse il cuore insieme
invece picchia, secco sasso, nel ricordo
e l’incantato albore dei giorni trascorre lontano
dalle nostre pallide mense
abitate dalla tua ombra chiusa in una foto,
oracolo velato di baci mai posati.

Ci furono compagni arbitrio oscuro e il male
e il destino nostro reciso rovina
nella miseria amara dell’arroganza
nell’empia indifferenza di chi vede
i nostri passi stenti di passero nero
affondare offesi nel fango
gravi di ingiurie.

Non ai confini ora, ma tra i fratelli
perdurano protervi giorni
e consumano gelidi la fiamma che è data
fra la candida neve della vana speranza.

Ma tu abbi luce anche per noi, amore,
e guardaci da questa nuvola bianca
che sfila alta nel cielo
guardami, nel luogo che volesti per noi,
libero e puro
e inventami, che tra i vivi vive
l’anima mia
che ti appartiene.

©Lucia Gaddo Zanovello

Dalla cornice è la poesia scritta per il nonno Attilio, morto di stenti e di consunzione a soli 49 anni, nel novembre del ’44, in Campo di prigionia ad Hammerstein e stampata nel libretto ricordo a lui dedicato Buona parte del giorno.
*

Lasciami urlare! di Giovanni Sato

Ho toccato il ferro che ti ha portato:
ora non va per vie ferrate
e nel buio chiuso dal filo
non ci sono pianti
che cercano di uscire.

Lasciami urlare!

Non può
essere che domani
tutto svanisca nell’aria
e l’indifferente riso
torni così come niente
fosse mai stato.

E chi passa fotografa per gioco,
chi cammina distratto non si accorge.

Chi Sa fa vinta di nulla,
e di voi
che avete tremato nudi nel freddo,
voi che siete passati per la porta del non ritorno,
di voi rimane un profondo solco

che ci separa dal vostro paradiso.

©Giovanni Sato

*

GLI ORTI DELL’OLOCAUSTO di Luigina Bigon
Auschwitz

Angeli e demoni ad Auschwitz.
Dalle oscene ciminiere sale il rosso
delle ceneri, si consuma nell’aria
va ovunque sui campi sulle strade,
sulle case di campagna a profanare
gli orti dell’olocausto. Un silenzio
gravido come un mantello nero
chiude ogni bocca, spegne ogni mente
mentre giovani vecchi madri e bambini
muoiono nei forni crematoi.
Qui nei campi di sterminio
ci tengono alla pulizia:
niente cappelli lunghi per i pidocchi,
niente vesti: ci devono lavare
disinfettare… Nella misera nudità
nascondiamo con le mani
il pudore dissacrato,
ma crediamo ancora. Il respiro
ci addormenta lentamente, persi
per sempre in un lager senza fine.

©Luigina Bigon
28 GENNAIO 2018

*

ERO SOLO UN BAMBINO di Luigina Bigon

Ero solo un bambino
non dovevo morire,

non volevo morire.

Guardavo altri bambini
scheletriti, io risucchiato
non avevo più parole,
solo sguardi denutriti.

Dov’era mia madre,
dov’era!? Straziata,
sparita dentro una strada
nera. Mio padre …

mio padre insultato,
preso a calci, fucilato.

Non avevo più lacrime,
non avevo più cuore,

ero inzuppato d’orrore,
la mani fredde il viso
unto d’innocenza,
abbandonato nel covo
della morte.

Ero solo
un bambino che voleva
cambiare il mondo …

Sono diventato incenso
per gridare al mondo

non lasciarti perire.

Ero solo un bambino
non volevo morire,

non dovevo morire …

©Luigina Bigon

I WAS ONLY A CHILD

I was only a child
I should not have died.

did not want to die.

Looking at other children
skeletons, I wasted away
without any words,
my stares wasting way.

Where was my mother,
where was she? Destroyed,
vanished in some black
street. My father …

my father insulted,
kicked around, then killed.

I had no more tears,
I had no more heart,

I was soaked in fear,
cold hands, my face
dirty with innocence,
thrown into the teeth
of death.

I was only
a child who wanted
to change the world …

I only turned into incense
howling to the world …

do not let me perish.

I was only a child
not wanting to die,

I did not have to die …

© Luigina Bigon, English translation
by Adeodato Piazza Nicolai
*

*

*

Non sconfiggeremo la morte (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Non sconfiggeremo la morte.
Accenderemo una sigaretta,
apriremo una bottiglia quello sì.
Parlando emerge di noi l’infinito,
avere o essere non cambia molto,
i condizionali si moltiplicano.

Non si sa dove sia il posto giusto:
Hemingway sbronzo sul Brenta
fin dal mattino,
imbottiti io e lui ci si intendeva;
la buona scrittura
non spiega ogni cosa.

La distanza è sempre la stessa,
limitarla non spinge oltre.
Troppo presto per un verso
che non arriverà

*

WE WON’T DEFEAT DEATH

we won’t defeat death.
We’ll light up a sigarette
untap a bottle, of course.
Talking together the infinite comes up
to be or to have, nothing much changes,
conditionals are multiplicated.

No one knows where is the right place:
Hemingway drunk on the Brenta
unti the morning,
meaning both of us drunk to the gills;
good writing
doesn’t explain everything.

Distance is always the same,
shortening it takes us nowhere.
It is too soon
for a verse that does not arrive.

© 2018 English translation byn Adeodato Piazza Nicolai of the poem Non sconfiggeremo la morte
by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

finché morte non ci separi (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Solita apnea divisa
tra sole e pioggia mista a neve.
Fanno male le gambe
già fuori condizione e per nulla,
per nulla irrobustite dalla sosta.
Si avverte lo stridio di gabbiani
fuori sede, ma se non sbaglio,
su quei pennuti è già stato detto tutto:
frughino tranquilli tra immondizie
e speranze senza seguito
gettate in esca ai pesci.
Qualche giorno di percosse
riabituerà alle contrarietà del basto
finché morte non ci separi

*

until death doesn’t separate us

the usual apnea divided
between sun and rain mixed with snow.
The legs feel pain
already out of shape and not
not at all stenghthened by the pause.
Cryes of seagulls are heard
out of place but, if I don’t err,
all has been said about these birds:
let them placidly dig through the garbage
and hopes without future
thrown to trap fish.
A few days of scrabbling
will get them used again
to the contrariety of the deed
until death doesn’t separate us.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem finché morte non ci separi
by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: In qualche Betlemme inediti di Adeodato Piazza Nicolai

Concludiamo degnamente il periodo delle festività natalizie e di capodanno con brani inediti di Adeodato Piazza Nicolai, vero poeta, particolarmente gradito su queste pagine. Una poesia scevra da vincoli, libera e sempre pronta a imprevedibili colpi d’ala…

IN QUALCHE BETLEMME

Dall’alba al tramonto e tutta la notte
angeli ultramoderni piangono/cantano
disincarnati. Con cuore angosciato
guardo la monnaluna sospesa impiccata
nella sua culla notturna. Singhiozzano note
d’amore da cuori stranieri le sinfonie delle stelle
e nella stalla di qualche Betlemme il Redentore
rinasce
ogni giorno per illuminare i cuori randagi.
Asini ragliano, lupi affamati sull’Aspromonte
azzannano pecore capre galline. Farà paura
a qualche bambina se parte un colpo
dalla lupara. Che colpa hanno se hanno fame?
Alla gente di questo ferito/piangente paese
auguro il Buon Natale e Dolce Capodanno.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 12 dicembre, ore 7:05

Versione ladina:

TE CALCHE BETLEMME

Dala bonora a tramontana e duta la nuote
i angeli ultramoderne piande e cianta
desencantàde. Col cuor pien de l’angoscia
vardo la monnaluna sospesa npicada
te la soa cuna de nuote. Singhiotha le note
d’amor da bocie straniere le sinfonie dele stele
e te la stàla de calche Betlemme l Redentor
nasse de nuou
ogni dornada par vèrde l cuor malvagio.
Asine raia, lupe nfamade su l’Aspromonte
morde le ciaure le fede le pite. Farà paura
a calche tosata se parte n colpo
de la lupara. Che colpa ài se i patìse de fame?
Ala dente de chesto paese feriu che piande
Auguri de Bon Nadal e Bel Capo d’An.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Traduthion da l’italian de “In qualche Betlemme”

*

Is truth true beauty?

Keats, poeta inglese, ha scritto:
il vero è bello, il bello è vero…
tautologismo universale
oppure come un diamante
di varie misure e/o splendore?
Narciso era bello almeno nel
mito…?
Il bello cambia col tempo
e la Storia,

è codificato dalla memoria nel
nostro cervello? Il fenicottero
sa della bellezza del suo volo?
Bellezza, sinfonia mozartiana:

varia
da compositore a direttore, forse
cambia da violinista a jazzista
e pianista se suona la nota intonata
stonata?
è simmetria o idolatria, un accidente
voluto: il viso disarmante che varia
da cultura a cultura decodificante
una natura selvaggia? Geometria
il cerchio pefetto anche quand’è
quadrato? Tutto matematico dove
una rosa sempre sembra una rosa
anche se cambia la forma il colore?

Al giorno d’oggi è banale il bello?
probabilmente dipende
dall’occhio dell’osservatore.
Il bello vale anche se impuro sembra
dirci l’artista moderno. L’equazione di
Fibonacci spiega spirali nella conciglia,
le facettature d’un fiocco di neve?

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 13 dicembre, ore 5:04

NOTA:
Ode on a Grecian Urn/ “Ode sopra un’urna greca”. John Keats scrisse: Beauty is truth, truth beauty / il bello è il vero
il vero, bello” (NdA)

*

INVERNO PATAVINO 2017

Sei corvi sulla punta dell’abete
cielo striato di rosso-grigio,
due betulle mutilate, rami
maciullati come moncherini.
Un noce spoglio di fianco alla casa,
aspetta la neve che tarda
a fioccare. Aria fredda pungente
sotto lo zero; incappucciate
bambine saltellano gioiosamente.
Anche quest’anno
l’inverno bussa alle porte graffia finestre
s’appiglia ai balconi. Penso alle cupole
del Santo: invocano raggi del sole;
nella Basilica voci ambrosiane natalizie,
sguardi innocenti appesi al presepio.
Fuori, barboni vicino ai portoni
soffrono con le mani ghiacciate.
La gente passa, abbassa la testa,
se ne va, cieca, senza parlare …
Dov’è nascosto il Natale? Sceso
dalle montagne dove, bambino, ogni
dicembre creavo presepi con muschio
bacche, rami d’abete larice e pino: sono
sepolchri sepolti sotto le nevi del tempo.

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 23 dicembre, ore 12:54

*


verrà l’insolita notte

che spesso
propone consigli balordi
insieme a conigli ormai
spelacchiati e scodellati

manderà cani arrabbiati
gatti ammantati e senza memoria
poiane spaesate poiché senza pelle

sogni infecondi infatti balordi
incubi insani
messaggi/massaggi criptati

qualche allunaggio spietato
salsicce infette da scabbia
cervi scornati
scoiattoli volanti inesistenti

fantasmi annodati ma lungimiranti
parole fiabesche scabre lontane
da ogni reame di fate morgane
montagne innevate dal fango
e senza boschi

lune già morte da tanto tempo
inascoltate preghiere
speranze ammainate con stelle spente
nei buchi neri
stalle a Betlemme senza bambini

sentieri al posto di comici avvalli
fogli-di figli spartani spariti, voglie-
foglie schiacciate dal ghiaccio e valanghe

innocue sostanze al posto
di certe pietanze che sfamano
bocche innocenti

volgari minacce con schiaccia-noci
senza ragione. Siamo in prigione
oppure all’inferno? Ecco l’inverno
che incanta la mia nostalgia …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
*
Corvo sul tetto

canta la vecchia
storia sepolta
sotto il tuo becco,
se non ti capisco
ti ascolto come vagito
del bimbo appena
uscito dal grembo
di mamma.
Non fa più paura
la tua saggezza,
dammi
una noce che possa
spartire ….

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai

Portogalli (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Sono qui e mi è venuta sete,
l’inverno è una follia a freddo,
la pioggia di marzo aspetta curiosa,
il gatto guarda fuori,
ma nessuno è fuori di sé.
Tutti sembrano per ora rinsaviti.

Nessuno ha avuto vita tanto dura
quanto la mia:
camminata senza gambe,
mangiata senza portogalli.
Tutti oggi sono rinsaviti, ma
chi mi darà l’acqua per bere?

*

Portugals

Here I am so very thirsty,
winter is a frigid folly,
spring rain curiously waits,
the cat looks outside,
but no one is out of his head.
Everyone seems to be fine.

Nobody had a life so hard
as myself:
I walked without legs,
eating no portugals.
Today each one is sane, but
who will give me a drink of water?

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Portogalli by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

*****

Intanto i ponti cadono (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Ci si rivede in treno
per commentare la giornata
uguale a ieri:
noi non combattiamo guerre
siamo il Popolo Eletto.

Ti alleni sicuro ai discorsi.
Balbetti un difetto di pronuncia,
indaffarato come sei a pensare
ai prossimi vent’anni
ai figli ancora piccoli.

Dio chiederà conto
di ogni amore diviso a morsi
fino all’ultimo battito di ciglia,
al prossimo raffreddore,
per l’ultima rata in scadenza.

Intanto i ponti cadono.

***

Meanwhile the bridges fall

We see each other on the train
to talk of the day
the same as yesterday
we don’t fight wars
we are the Chosen Ones.

Sure, you practice your speech.
with a physical flaw, you stuttle
busy as you are to think
about the next twenty years,
about your small children.

God will ask explanations
of every love shared in bits
up to the last beat of the eyebrows
and the next suffered cold
plus the last mortgae due.
.

Meanwhile the bridges fall.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Intanto i ponti cadono by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

*