San Francesco mattina presto (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

San Francesco mattina presto
sparlo di emozioni, sono – mi dico
fratello di mio fratello che
sembra mi stia venendo incontro.

Ho un clacson al posto del cuore
è festa sempre il giorno sbagliato,
per grazia ricevuta
la navata è vuota

e, mio dio sono figlio unico
alveare di parole e cerini vuoti
fermo davanti al Sacro Cuore
dov’è più freddo.

*

San Francis early morning

San Francis early morning
I babble emotions, I am –I say to myself
brother of my brother who
seems to want to meet me.

I have a clacson in place of the heart
it’s always a feast on the wrong day
due to grace received
the church pews are empty

and, my God, I am the only son
beehive of words and empty marches
motionless in front of the Sacred Heart
where it is the coldest.

© 2018 English Translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem San Francesco mattina presto
by Flvio Almerighi. All Rights Reserved.

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e la vita è un’altra cosa

Il naso del musicista
irraggiungibile, mai lasciato al caso.
Fugge e lascia nell’aria un fremito scaltro
specie alle signore.

Le sue origini piantano nella noia
e in aggettivi senza frontiera,
dove nemmeno eserciti bene armati
darebbero battaglia.

Perché non c’è nulla da conquistare,
non c’è causa, non ci sono pozzi
c’è solo terra senza dei
piena di sassi e sole cattivo.

Nessun applauso potrà coprire
l’antipatia di poeti inabili e inadatti,
sempre in cerca di un premuroso re
pronto a proteggerne il niente attorno.

Le parole daranno più soddisfazione
senz’altro ai venditori, io fumo
per allontanare tutte le cose piatte
troppo facili da percorrere
per essere vere.

Le proroghe non danno scampo:
dai telefoni spenti nessuna melodia
oltre un principio di chiusura forte
dentro una follia da quadrilatero.

Così rimaneggiato il musicista
si produce in un solo di sax,
non è politicamente corretto dire
della sala buia piena di fumo,
che il sudore ha la meglio sullo scuro.

La vita è un’altra cosa.

*

col bellissimo accento di qui

Invocando speciale protezione
dall’anima di Franz Kafka,
ero in pieno raccoglimento
davanti a una porta automatica
entrate uscite e stavo in mezzo,
fumavo giusto per placare i nervi
per non patire altro dolore.

Intanto un vecchio senza gambe
uscito da una comica finale
si dava da fare col portacenere
a fianco già riempito di cicche,
bastava guardarlo per vomitare.
Cosa fai? Sono sporche, gli dico
prendine una delle mie.

Pensavo fosse straniero
un fenomeno da stazione,
ma lo guardo meglio si è girato
è totalmente sbarbato in ordine.
Guardi poi le disfo, mi risponde
col bellissimo accento di qui.

Comunque grazie. Conclude
non accende e se ne va.