Papaveri ovunque

il forno in mattoni
riscalda un campo di grano
apparentemente infinito.
poco oltre il fuoco di giugno
fruscia l’acqua nel torrente,
così chiara, impigrisce ancor più
il rosso vivo, papaveri ovunque

tra spighe, legni,
il cinguettare assente
di tutti gli uccelli, i corvi
dentro un cielo tanto vigile
da lasciar perdere gli uomini.

donne dal seno spensierato
lavorano fuoricampo tutto il tempo.
mentre l’orologio fa acqua
un forestiero stanco siede,
riposa sull’aia

prima o poi farà tardi
e non ci sarà altro da scrivere,
basterebbe oggi un sorso d’acqua
per fare di quel forestiero
un uomo

Annunci

ascolti amArgine: Enzo Jannacci, quello che…

Di Enzo Jannacci si dice sempre questa cosa, che lui in realtà sia stato molto serio, e si cita la sua stimata professione di cardiochirurgo a contrasto con la sua attività musicale, che è durata più di mezzo secolo. Attività che ha svolto con uguale perizia e uno spirito geniale senza uguali fino a che non sono arrivati Elio e le storie tese. Però con le canzoni di Elio e le storie tese non si è mai commosso nessuno. Enzo Jannacci, è stato autore di cose bellissime nella canzone italiana che sono diventate parte della storia quotidiana di tutti, dei nostri linguaggi e dei nostri modi di capire e vedere le cose. Morì venerdì 29 marzo 2013 a Milano. Era nato il 3 giugno 1935.

L’Armando

Tatta tira tira tira tatta tera tera ta
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Commissario, sa l’Armando era proprio il mio gemello,
però ci volevo bene come fosse mio fratello.
Stessa strada, stessa osteria,
stessa donna, una sola, la mia.
Macché delitto di gelosia,
io c’ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Era quasi verso sera, se ero dietro stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…
Commissario, sa l’Armando mi picchiava col martello,
mi picchiava qui sugli occhi per sembrare lui il più bello.
Per far ridere gli amici, mi buttava giù dal ponte
ma per non bagnarmi tutto
mi buttava dov’è asciutto.
Ma che dice, che l’han trovato
senza scarpe, denudato, già sbarbato?
Ma che dice, che gli han trovato
un coltello con la lama di sei dita nel costato?
Commissario, ‘sto coltello non lo nego, è roba mia,
ma ci ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Tira ta tira…
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera
ho cacciato giù… pardon… è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…

*

Vincenzina e la fabbrica

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più..
una faccia davanti al cancello che si apre già..

Vincenzina hai guardato la fabbrica
come se non c’è altro che fabbrica
E hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là…

«Zero a zero anche ieri: ‘sto Milan qui,
‘sto Rivera che ormai non mi segna più,
che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua..»

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c’è,
se c’è
com’è ?

*

QUELLI CHE…

Testo Quelli Che…
Quelli che cantano dentro nei dischi perché ci hanno i figli da mantenere, oh yeh!
Quelli che da tre anni fanno un lavoro d’equipe convinti d’essere stati assunti da un’altra ditta, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che accendono un cero alla Madonna perché hanno il nipote che sta morendo, oh yeh!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yeh no!
Quelli che Mussolini è dentro di noi, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché Almirante sparla bene, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché hanno paura dei ladri, oh yeh!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yeh!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yeh!
Quelli che vomitano, oh yeh no no ne yeh!
Quelli che tengono al re!
Quelli che tengono al Milan, oh yeh!
Quelli che non tengono il vino, oh yeh!
Quelli che non ci risultano, oh yeh no yeh!
Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yeh!
Quelli che la notte di Natale scappano con l’amante dopo aver rubato il panettone ai bambini, oh yeh! … Intesi come figli, oh yeh!
Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-à-terre, oh yeh!
Quelli… quelli che… quelli che son dentro nella merda fin qui, oh yeh no yeh!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yeh!
Quelli che… quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yeh no yeh!
Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli che vogliono arruolarsi nelle SS.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yeh! Quelli che dicono “la mia serva”, oh yeh no yeh!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra, oh yeh!
Quelli che organizzano tutto, oh yeh!
Quelli che perdono la guerra… per un pelo, oh yeh no yeh!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane, oh yeh!
Quelli che sono soltanto le due di notte, oh yeh!
Quelli che hanno un sistema per perdere alla roulette, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli… che non ci sentivamo, oh yeh!
Quelli diversi dagli altri, oh yeh!
Quelli che puttana miseria, oh yeh!
Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yeh!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yeh!
Quelli che qui è tutto un casino, oh yeh!
Quelli che per principio non per i soldi, oh yeh oh yeh!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yeh!
Quelli che lo status quo, che nella misura in cui, che nell’ottica, oh yeh!
Quelli che hanno una missione da compiere, oh yeh nobody else!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che aspettando il tram né ridendo né schersando, oh yeh no no no yeh!
Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yeh!
Quelli che la mafia “non ci risulta”, oh yeh!
Quelli che ci hanno paura delle cambiali, oh yeh!
Quelli che lavoriamo tutti per Agnelli, oh yeh!
Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda e la terza e la quarta e dopô? E dopô se sa no…
Quelli che alla mattina alle sei, freschi come una rosa no, si svegliano per vedere l’alba che è già passata…
Quelli che assomigliano a mio figlio, oh yeh!
Quelli che non si divertono mai, neanche quando ridono, oh yeh!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yeh!
Quelli… quelli di Roma.
Quelli… che non c’erano.
Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito… e non sanno… che cavolo fanno, oh yeh nobody else!
Quelli lì…

***********************************

Trachemys scripta elegans

Quanto siamo fieri e orgogliosi delle nostre paginette! Sono uniche, bellissime, perfette! Soddisfano sotto ogni punto di vista, specie attraverso il doping ideologico di una buona recensione ricevuta in cambio di un favore o di una iscrizione a pagamento (il tempo è danaro, il danaro è tempo) a qualcosa. Sarà per questo che il mondo prolifera di troppi scambisti scrittori/poeti? Può darsi, è parte della vanità umana il desiderio esplicito di lasciare tracce del proprio passaggio su questo sasso immane.
Del resto da una società intrisa di violenza e conflitto non può che scaturire questo: un continuo cadere a terra coprendosi la faccia con le mani. Un rimanere a terra contorcendosi per il dolore, accusando implicitamente l’avversario di avere mollato una manata proibita. Senza la prova televisiva, nove volte su dieci, l’avversario verrà espulso.
Qui sotto si può osservare un esempio esplicito di come questo discorso sia valido anche in poesia, dove conformismo, pubblicità, sensazione stanno diventando anima del commercio: un utile idiota pubblica alcune righe del tutto innocue, Repubblica on line pubblica una paginone per lavare l’onta, dogs and pigs sguainano la spada per difendere la povera autrice offesa, dando un notevole impulso alle vendite di una raccolta di poesie appena passabili.
E non accusatemi di non averle lette, in rete si trovano a mazzette come la rucola dall’ortofrutta.
A giudicare dalle reazioni, pensavo che l’attacco fosse stato di proporzioni terribili e pieno di insulti, sappiamo bene che a questi sedicenti difensori della vita non frega niente di cosa e come sia la vita di una persona dopo la nascita e prima di una malattia incurabile: invece… tutto qua?
Sorge a questo punto, spontanea, una domanda molto semplice, ma credete proprio che la poesia sia solo roba per fresconi?

il mona

si è impuntato per un ministro, spread a 300 e borse in picchiata, Cottarelli rinuncia a fare il morituro governo, elezioni a fine luglio?, l’Italia consegnata alla destra più becera?: bisogna proprio dirglielo che è un MONA

Il MONA JUNIOR (er maionese) invece pare rinsavito. Certamente sciogliere anticipatamente le Camere per indire nuove elezioni con una maggioranza in essere, sarebbe un atto eversivo, capito MONA SENIOR?

Il MONA tedesco pare avere invece chiesto scusa.

Laura Palmer FOR PRESIDENT!

San Francesco mattina presto (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

San Francesco mattina presto
sparlo di emozioni, sono – mi dico
fratello di mio fratello che
sembra mi stia venendo incontro.

Ho un clacson al posto del cuore
è festa sempre il giorno sbagliato,
per grazia ricevuta
la navata è vuota

e, mio dio sono figlio unico
alveare di parole e cerini vuoti
fermo davanti al Sacro Cuore
dov’è più freddo.

*

San Francis early morning

San Francis early morning
I babble emotions, I am –I say to myself
brother of my brother who
seems to want to meet me.

I have a clacson in place of the heart
it’s always a feast on the wrong day
due to grace received
the church pews are empty

and, my God, I am the only son
beehive of words and empty marches
motionless in front of the Sacred Heart
where it is the coldest.

© 2018 English Translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem San Francesco mattina presto
by Flvio Almerighi. All Rights Reserved.

e la vita è un’altra cosa

Il naso del musicista
irraggiungibile, mai lasciato al caso.
Fugge e lascia nell’aria un fremito scaltro
specie alle signore.

Le sue origini piantano nella noia
e in aggettivi senza frontiera,
dove nemmeno eserciti bene armati
darebbero battaglia.

Perché non c’è nulla da conquistare,
non c’è causa, non ci sono pozzi
c’è solo terra senza dei
piena di sassi e sole cattivo.

Nessun applauso potrà coprire
l’antipatia di poeti inabili e inadatti,
sempre in cerca di un premuroso re
pronto a proteggerne il niente attorno.

Le parole daranno più soddisfazione
senz’altro ai venditori, io fumo
per allontanare tutte le cose piatte
troppo facili da percorrere
per essere vere.

Le proroghe non danno scampo:
dai telefoni spenti nessuna melodia
oltre un principio di chiusura forte
dentro una follia da quadrilatero.

Così rimaneggiato il musicista
si produce in un solo di sax,
non è politicamente corretto dire
della sala buia piena di fumo,
che il sudore ha la meglio sullo scuro.

La vita è un’altra cosa.

*

col bellissimo accento di qui

Invocando speciale protezione
dall’anima di Franz Kafka,
ero in pieno raccoglimento
davanti a una porta automatica
entrate uscite e stavo in mezzo,
fumavo giusto per placare i nervi
per non patire altro dolore.

Intanto un vecchio senza gambe
uscito da una comica finale
si dava da fare col portacenere
a fianco già riempito di cicche,
bastava guardarlo per vomitare.
Cosa fai? Sono sporche, gli dico
prendine una delle mie.

Pensavo fosse straniero
un fenomeno da stazione,
ma lo guardo meglio si è girato
è totalmente sbarbato in ordine.
Guardi poi le disfo, mi risponde
col bellissimo accento di qui.

Comunque grazie. Conclude
non accende e se ne va.