Risorgive

 
 
immagina muscoli
che ritieni di non avere ma ci sono,
scoprili sotto il genio della pelle
così ben tessuta da tua madre,
non sono mai stato bravo coi disegni
.
lasciati sciogliere:
spunteranno ali per prenderti al volo,
superate le frasche
dove il nido era prigioniero, lo so
non ti rivedrò mai piu’

Nel non detto

Sì ci conosciamo,
carattere e sguardi identici,
vien da ridere o piangere
allo stesso modo

quando stai sulle tue
non rispondi ai perché
sul visino affilato,
un po’ pallido, sbattuto

nel non detto
amiamo gli stessi mondi
rivedibili in chi non siamo,
l’autoironia del rettile
mentre attende il sole
per poter rinascere
nel nome del padre

fumo duro,
sono un uomo di spettacolo,
dentro una mano il dolore
nell’altra un panino al tonno

e potremmo essere tanto altro
oltre parole mai scritte,
ti voglio bene
senza prove certe.

Stringe forte

Stringe forte, a far male,
il promemoria dei vivi
sale e scende varando
nuovi scafi verso coste introvabili.

Dicevi, i miei errori
sono conseguenze, pensa ai tuoi
,
avessi accusato mio padre
di ogni nefandezza
non sarebbero bastati tutti gli inverni
e molti inferni a bruciarlo.

La malnutrizione dell’anima stride
con tanta bellezza,
volta spina in gloria d’ogni colore.

Sii tu ogni giorno
la parte migliore.

Il tuo anno

Ricordo bene il tuo anno,
molta frutta restò sugli alberi a decorarli
a rendere colore la condizione dei rami

nel ritorno osservai la campagna,
nitida e solitaria, proibito ogni fronzolo
mentre nutrivi il tuo primo latte.

Nel resto degli anni
non ti ho mai dato la spiegazione dell’amore,
difficile dimenticare il non detto.

Lo stesso giorno
in cui Edith Stein fu fatta nuvola,
credo fossi là a raccoglierla sulla pianura

fanno ventiquattro nella danza delle ore,
amo la tua storia: passi avanti e indietro,
ognuno ha in serbo un destino.

(a mia figlia nel giorno del suo 24mo compleanno)

Seduta accanto alla bottiglia del tè

Lunghissima gugliata di margherite,
ognuna legata all’altra.

In direzione opposta
file quadrate e infinite di guerrieri
senza più casa.

Seduta accanto alla bottiglia del tè,
assorta in quel che porti,
un lato delle labbra nascosto
nel bavero, poco prima di Forlì.

Tanta pioggia, deriva ovunque sia
a polverizzare un videogioco.
Raggiungere il punteggio minimo
per vincere un’altra vita.

Non sia deriva, spero,
nemmeno un letto in sassi
dentro il torrente inaridito.

Odio quel Due Agosto

Tua figlia s’imbarcherà per l’oceano.
Dice -“Posso remare, ho forti le braccia!”
(Antonio Pibiri)

Odio quel Due Agosto sempre più lontano.
Odio il polverone, l’odore intriso di calore
sempre sospeso e mai posato a terra.
Odio chi non sa o finge di non sapere.
Odio i quartieri residenziali invasi d’erbacce,
le case vuote arrangiate ad ambulatori,
il continuo via vai
e la paura di fermarsi là di notte.
Odio i quarant’anni trascorsi
in cerca di verità risapute.
Certe, ma non ho le prove.
Odio pregare per chi ci governa,
i governanti sono pseudonimi.
E le fughe verso l’estremo:
odio l’estremo lembo occidentale:
tanti chilometri di costa senza entroterra.
Odio Bologna, non è più la stessa,
i suoi reduci drogati, rievocatori
dei bei tempi andati che, alla fine,
non erano così belli.
Tutto si allontana, il rimanente è duro,
immangiabile. Il Due Agosto
è ogni giorno, brutto giorno,
e l’odio, unica fabbrica
impossibile a delocalizzare,
tu vai, vai, hai braccia forti,
puoi remare.

Si ringrazia per la gentile concessione dell’immagine qui sotto, l’artista Lori Milos- Ivanski

https://lorimilosivanskistudio.wordpress.com/

Ricordo passi sotto la pioggia

Ricordo passi sotto la pioggia,
l’ombrello inutile tra i portici,
un traffico sibilante, e ancora
l’inutile impazienza
di vederti star meglio:
tutto emerge chiaro.
Il chiarore abbaglia gli occhi,
centotrenta milioni di occhi.

Il pensiero parla, si perde
in docili orecchiabili motivi,
giunge ottuso all’altro lato
della strada, per riprendere
il lato opposto dell’anima
cui è difficile parlare.

Un mondo condito a scemenze
è in eclissi.
Tutto quanto ti scava,
sia tuo, mai di chi non ti ama.

Dicevo di quei passi,
il vero compromesso con la vita
è andare avanti.
Mentre fa male, sorridi
non ti fermare.

buona domenica

siamo quelli che augurano
buona domenica,
e tu, figlia,
troppo presto per dirlo,
ma le armi spuntano
contratte dal dolore di viaggi
non ancora compiuti

e i poeti,
piccole corti astratte,
volano via
in gocce d’acque di colonia
fuggite e cadute,
l’ancora non pensa alla nave
non vuole annegare

adesso mi alzo,
faccio qualcosa,
il pianto in bocca,
le parole facilmente
si lasciano convincere, ma
abbiamo bisogno di tutto
fuorché parole

Acqua alle spine

Camminiamo sulla Luna
inciampando sulla Terra.
stupendo!
Il sorriso muore quasi subito
tra i denti. E
ho paura, sono triste.
Ho fame… Cosa ti andrebbe?
Niente.
Subito dopo,
stanotte non dormo qui.
Non lontane dal cuore
vivono parole chiare.
Indubbio il senso
che tutto avvizzisce
l’indefinita urgenza di felicità.

e diamo acqua alle spine

Ascolta & Leggi: Tempo nel Tempo, U2 e Luigi Pirandello

La vita non da scampo, siamo passanti che si affidano a riti scaramantici per mutar fortuna, è il nostro voler rinviare a tutti i costi l’Esecuzione, e non ne veniamo fuori, non sappiamo come venirne fuori. Ogni momento di felicità è pagato a caro prezzo. L’unica capacità che abbiamo è quella di restarcene in sala d’attesa fino all’ora in cui qualcosa accadrà. Intanto siamo bravi nell’arte di apparire e giudicare. Il tempo assottiglia, ma ci saranno nuovo tempo, nuovi baci, nuovi sguardi. Sembra tutto a portata di mano, l’unico vero miracolo è avere la forza di non carpire, di non negare. Questo è l’ultimo giorno dell’anno, sono stanco di tanto dolore, ipocrisie, incapacità. Sono stanco di vedere i miei compagni di viaggio scendere, uno alla volta. Penso però sia lecito sperare che un nuovo anno sia migliore di quello che lo ha preceduto. Specie per te, Figlia, che sei fatta per durare molto più di me. (Flavio Almerighi)

*
E l’amore guardò il tempo e rise di Luigi Pirandello

E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

A TUTTI UN 2019 MIGLIORE. Almerighi