Il conto delle estati

Non avertene a male per questa estate da dimenticare.
Sappiamo bene che alla fine di questa stagione inclemente
tornerà.
Teoremi e assiomi perdono strada
quando la matematica decide di intervenire con le sue cifre
nude e scarne.
Ti sarà conforto saperlo.
Numeri e indici dicono che le tue prossime estati saranno molte più
delle mie.

*

Con straordinaria dolcezza

Sapora l’infinito un mattino
di gioia e dolori, mai noia
su cui potersi distendere
rassegnati, tranquilli,
come chi conosce la vita
sa cosa siano sole e nebbia,
bonaccia e tempesta,
che dell’istante siamo figli
ovunque siano tempo e anima,
soprattutto la tua, che raggiungo
forse no, ogni giorno mi armo
provo senza ricordare più
dov’ è andata la mia, in pasto
a un serpente sonnolento
forse,
ma in fondo se c’è domani
morde, pretende cibo a ogni ora
con straordinaria dolcezza.

Problemi

Non ho un cane incognito,
è un delfino che miagola baritono
con certi orari e abitudini da delfino,
spesso spiaggiato sul letto della sua cara,
altre volte in piena agitazione
di fronte a una porta chiusa,
lui non varca la soglia è un semplice
volersi allargare orizzonti sempre al limite;
non ho un delfino ma una figlia
col suo filo d’Arianna
travestito da nodo gordiano
inestricabile come un dono;
e mi fanno male le ossa, anche quelle
invisibili nell’anima,
poi c’è l’autunno dentro il caffè nero
con cui fare i conti,
e l’amore lontano
a sciogliere le ultime resistenze estive.

Ci troveremo ancora

Le “scale” di Escher
Stupisce la singolare capacità
del coltello nel cuore
di saper entrare e uscire.
.
Ci troveremo ancora
con lance e pugnali, integri
nell’irrealtà e quanto contiene
per abusare della pazienza
e del destino.
.
Il Sud dove tornare
non è questo insipido nord
dov’è smarrito il senso chiave
d’ogni possibile innocente.
.
Sarà indispensabile
per non cadere
il sostegno di un muro
con due finestre vista mare;
ricordi com’eri piccola
sulle strade di Gatteo 
durante i giorni di mercato?
 
*

.

Risorgive

 
 
immagina muscoli
che ritieni di non avere ma ci sono,
scoprili sotto il genio della pelle
così ben tessuta da tua madre,
non sono mai stato bravo coi disegni
.
lasciati sciogliere:
spunteranno ali per prenderti al volo,
superate le frasche
dove il nido era prigioniero, lo so
non ti rivedrò mai piu’

Nel non detto

Sì ci conosciamo,
carattere e sguardi identici,
vien da ridere o piangere
allo stesso modo

quando stai sulle tue
non rispondi ai perché
sul visino affilato,
un po’ pallido, sbattuto

nel non detto
amiamo gli stessi mondi
rivedibili in chi non siamo,
l’autoironia del rettile
mentre attende il sole
per poter rinascere
nel nome del padre

fumo duro,
sono un uomo di spettacolo,
dentro una mano il dolore
nell’altra un panino al tonno

e potremmo essere tanto altro
oltre parole mai scritte,
ti voglio bene
senza prove certe.

Stringe forte

Stringe forte, a far male,
il promemoria dei vivi
sale e scende varando
nuovi scafi verso coste introvabili.

Dicevi, i miei errori
sono conseguenze, pensa ai tuoi
,
avessi accusato mio padre
di ogni nefandezza
non sarebbero bastati tutti gli inverni
e molti inferni a bruciarlo.

La malnutrizione dell’anima stride
con tanta bellezza,
volta spina in gloria d’ogni colore.

Sii tu ogni giorno
la parte migliore.

Il tuo anno

Ricordo bene il tuo anno,
molta frutta restò sugli alberi a decorarli
a rendere colore la condizione dei rami

nel ritorno osservai la campagna,
nitida e solitaria, proibito ogni fronzolo
mentre nutrivi il tuo primo latte.

Nel resto degli anni
non ti ho mai dato la spiegazione dell’amore,
difficile dimenticare il non detto.

Lo stesso giorno
in cui Edith Stein fu fatta nuvola,
credo fossi là a raccoglierla sulla pianura

fanno ventiquattro nella danza delle ore,
amo la tua storia: passi avanti e indietro,
ognuno ha in serbo un destino.

(a mia figlia nel giorno del suo 24mo compleanno)

Seduta accanto alla bottiglia del tè

Lunghissima gugliata di margherite,
ognuna legata all’altra.

In direzione opposta
file quadrate e infinite di guerrieri
senza più casa.

Seduta accanto alla bottiglia del tè,
assorta in quel che porti,
un lato delle labbra nascosto
nel bavero, poco prima di Forlì.

Tanta pioggia, deriva ovunque sia
a polverizzare un videogioco.
Raggiungere il punteggio minimo
per vincere un’altra vita.

Non sia deriva, spero,
nemmeno un letto in sassi
dentro il torrente inaridito.

Odio quel Due Agosto

Tua figlia s’imbarcherà per l’oceano.
Dice -“Posso remare, ho forti le braccia!”
(Antonio Pibiri)

Odio quel Due Agosto sempre più lontano.
Odio il polverone, l’odore intriso di calore
sempre sospeso e mai posato a terra.
Odio chi non sa o finge di non sapere.
Odio i quartieri residenziali invasi d’erbacce,
le case vuote arrangiate ad ambulatori,
il continuo via vai
e la paura di fermarsi là di notte.
Odio i quarant’anni trascorsi
in cerca di verità risapute.
Certe, ma non ho le prove.
Odio pregare per chi ci governa,
i governanti sono pseudonimi.
E le fughe verso l’estremo:
odio l’estremo lembo occidentale:
tanti chilometri di costa senza entroterra.
Odio Bologna, non è più la stessa,
i suoi reduci drogati, rievocatori
dei bei tempi andati che, alla fine,
non erano così belli.
Tutto si allontana, il rimanente è duro,
immangiabile. Il Due Agosto
è ogni giorno, brutto giorno,
e l’odio, unica fabbrica
impossibile a delocalizzare,
tu vai, vai, hai braccia forti,
puoi remare.

Si ringrazia per la gentile concessione dell’immagine qui sotto, l’artista Lori Milos- Ivanski

https://lorimilosivanskistudio.wordpress.com/