Anche le pulci prendono la tosse di Roberto Costantini (romanzo, 2020)

Raymond il poliziotto, Beatrice l’infermiera, Salvatore il piccolo imprenditore e Regina l’insegnante entrano nel tunnel del coronavirus con tutti gli altri, a fine di febbraio 2020 ad Adeago, in provincia di Bergamo. Ci entrano con le loro vecchie paure, frustrazioni, amori perduti e sconfitte, e con umana meschinità. Quando comincia il contagio, il poliziotto ne approfitta per defilarsi dalle indagini su un furto di macchine da cucire, l’infermiera simula un incidente per sfuggire al Pronto Soccorso sovraccarico, l’imprenditore pensa di fare soldi fabbricando e smerciando mascherine di dubbia qualità e l’insegnante elude le lezioni online per liberarsi di studenti svogliati e genitori aggressivi. Il virus però non è solo vento di morte, è anche un formidabile acceleratore di destini. E i loro deflagrano. Dalle feste per le vittorie dell’Atalanta si passa al deserto e poi al terribile corteo delle bare nei camion militari, e le storie dei quattro protagonisti si intrecciano e si coagulano intorno al vergognoso business delle mascherine finanziato da veri malviventi, alcuni con la pistola, ma i peggiori in giacca e cravatta. Nel momento più buio, uomini e donne che pensavano di non avere più niente da chiedere o da perdere si troveranno di fronte l’occasione per riscattare una vita spenta. Un noir grottesco e travolgente come una Fargo lombarda.

Prima di dormire

Si vive d’arte, si muore d’arte,
il resto è commercio, scampoli, saldi
se la stagione finisce troppo presto:
i camerieri dal mare finiscono in montagna
per fare le stesse cose, giocare a scacchi
con appetiti sempre uguali, gli stessi cavalli
scommesse perse al primo sparo,
nessun arrivo e una sigaretta
prima di dormire.

Il Vaccinone 95

La vita continua, le scuole sono in sicurezza salvo qualcuna che ti cade in testa, e fra tutte queste certezze un ricordo. Quando ero militare, i nuovi arrivati venivano accolti con affettuosi nomignoli tipo, burba, spina, il più singolare era missile: appena giunto a destinazione mi informai e mi spiegarono che i missili prima o poi scoppiano. Profeticoooo! Mi viene da ripensare a quel missile cinese (andlà tutto bene) che ha vagato per l’orbita terrestre in completa anarchia per qualche giorno: i giornalisti si sono sbizzarriti seminando terrore tra noi candidi gigli di campo. La paura che il missile ci cadesse sulla testa si è trasformata in psicosi, c’é chi per pararlo ha innalzato gazebi nei luoghi più impensati, io ho girato sempre con l’ombrello aperto; alcuni hanno pregato che cadesse su arcore o rignano. Che delusione, quando il missilone cinese si è tuffato nell’Oceano Indiano, e una petroliera piena di maionese si è fiondata da quelle parti per condire tutto quel pesce lesso. Un appello, non è possibile che un po’ di quel missile possa rimbalzare su arcore o rignano?

Ascolta & Leggi: Mark Isham con poesie di Ernest Hemingway

Raccomandazione a un figlio
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Non fidarti d’un bianco,
Un ebreo non ammazzare,
Non firmare mai un contratto,
Un banco in chiesa non affittare.
Non arruolarti nell’esercito;
Pigliare troppe mogli non bisogna;
Non scrivere mai per le riviste;
Non grattarti la rogna.
Metti sempre una carta sul sedile del cesso,
Con la guerra sta in campana,
Tienti pulito, non essere malmesso,
Non sposare una puttana.
Non pagare i ricattatori,
Gli avvocati tieni a bada,
Non fidarti degli editori,
O finirai in mezzo a una strada.
Tutti gli amici ti lasceranno
Prima o poi moriranno, lo sai,
Che la tua vita sia sana e pulita
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Tutti gli eserciti sono uguali
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Tutti gli eserciti sono uguali
È quel che sembra e non quel che vali
L’artiglieria fa il solito rumore
Attributo dei giovani è il valore
Stanchi sono gli occhi dei vecchi soldati
Gli rifilano le solite menzogne
Le mosche han sempre amato le carogne.
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D’Annunzio
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Mezzo milione di mangiaspaghetti morti
E che gusto ci ha provato
Quel figlio di puttana
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A certi bravi ragazzi morti
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Ci hanno potuto;
Il re e la patria,
Cristo Onnipotente
E tutto il resto.
Patriottismo,
Democrazia,
Onore…
Parole e frasi,
Ci hanno ferito o ucciso.
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Tu non sei i tuoi anni
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Tu non sei i tuoi anni
né la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette delle tue guance.
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Sei tutti i libri che hai letto
e tutte le parole che dici,
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte
quando sapevi di esser tutta sola.
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Sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
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Sei fatta da così tanta bellezza,
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso
di esser tutto quello che non sei.
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(questa poesia è attribuita, ma non è certo che sia di Hemingway)
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Ernest Miller Hemingway, soprannominato Papa (Oak Park, 21 luglio 1899 – Ketchum, 2 luglio 1961)  scrittore e giornalista americano. Ha scritto romanzi e  racconti è stato vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1954.

L’aria è felice

Sarà la Stella di Urano
un legno rimasto tra le braccia
a rassicurare i piedi
che non toccano terra,
ma l’aria è felice
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nei sottointesi più bui
si avvertono interiorità
impossibili in pieno giorno
tra odori acri, rumori
e al continuo sapore d’attese
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in realtà non so quali,
quanti passi siano immaginabili
a percorrere una notte sola
per scoprire l’altro me
e imbrogliar le stelle.

Mamma Giustizia – Nomadi

Con grandi occhi vede per te
Con forte voce parla per te
Con larghe braccia lei ti proteggerà
Mamma Giustizia sa quello che fa
Se vedi uno che mangia per tre
E un altro che non ha niente per sé
Non ci pensare non sono affari tuoi
Mamma Giustizia ci pensa per te

Storia di Carlone

Anche Castelbolognese, a suo modo, ha avuto il suo  Hachikō. Carlone era un bel cane di media taglia, adulto, dal pelo rossiccio e col muso largo, di razza sconosciuta. La sua presenza a Castel Bolognese risale ai primi anni sessanta, quando lo si vedeva vagare per il paese, ovvero nell’atrio della stazione ferroviaria che lui elesse a residenza. Come fosse giunto a Castel Bolognese, nessuno riuscì mai a scoprirlo, ma proprio l’aver scelto come rifugio la stazione, faceva pensare che fosse un superstite del disastro ferroviario di Castel Bolognese accaduto la notte del l’8 marzo 1962; certamente, in tutti gli anni di permanenza in stazione, Carlone non varcò mai, quasi terrorizzato, la porta che dà sui binari. I ferrovieri, che per primi lo accolsero tra loro, gli prepararono una cuccia nell’atrio della biglietteria, proprio all’angolo fra la porta d’ingresso dell’abitazione del Capo Stazione e lo sportello dell’ufficio biglietti. Sempre loro, che provvedevano spesso a nutrirlo, gli diedero il nome di Carlone. La morte di Carlone, già vecchio e malandato, avvenuta nella seconda metà degli anni Settanta, fu una notizia sofferta per i bambini del viale che perdettero un compagno di giochi, ma lo fu anche per tutti i ferrovieri di Castel Bolognese, per gli autisti dei bus per Riolo Terme, per i taxisti e per i tanti castellani che prendevano il treno e che ne avevano fatto una presenza fissa per l’inizio dei loro viaggi.

 

Questo articolo condensa un articolo di Paolo Grandi, che trovate qui in forma integrale:
http://www.castelbolognese.org/miscellanea/carlone-il-cane-della-stazione/

Intervista a Giuseppe Ungaretti

Nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi che vi si trasferirono in cerca di lavoro negli anni in cui cominciò lo scavo del canale di Suez. In seguito nel 1912 si trasferì a Parigi per studiare alla Sorbona. Visse nella capitale francese molti anni dove maturò le sue prime esperienze letterarie entrando in contatto con l’ambiente simbolista, che tanto influenzò la sua poesia.Frequentò esponenti di spicco della classe intellettuale europea, tra i quali Apollinarre, De Chirico, Modigliani, Picasso, Braque. Nel 1914 partecipa come volontario alla Prima Guerra Mondiale, combattendo da soldato semplice in Francia e sul Carso. Nel 1915 pubblica le prime poesie sul giornale “Lacerba” e nel 1916 vide le stampe la sua prima raccolta di liriche, Il porto sepolto alla quale seguirà Allegria di naufragi nel 1919. Le due raccolte con l’aggiunta di alcune poesie verranno riproposte in un unico volume dal titolo L’Allegria (1931). Fu attivo collaboratore di alcune riviste letterarie e inviato speciale di quotidiani tra cui “Il Popolo d’Italia”, “La Gazzetta del Popolo” di Torino. Al termine della guerra ritornò alcuni anni a Pargi lavorando per l’ambasciata italiana. Nel 1936 fu nominato docente di Letteratura italiana all’Università di San Paolo in Brasile dove rimase fino 1942. Tornato in Italia fu docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma. Sempre nel ’42 Ricevette la nomina di Accademico d’Italia. Le raccolte poetiche del secondo dopoguerra (Il dolore, 1947; La terra promessa, 1950) risentono dei lutti vissuti dal poeta: prima morì il fratello nel ’37 e dopo due anni il figlio Antonietto di nove anni. Nella produzione ungarettiana annoveriamo anche prose e saggi. Prima di morire nel giugno 1970, Ungaretti riuscì a vedere pubblicata da Mondadori la raccolta definitiva dei suoi versi: Vita d’un uomo. Tutte le poesie.