Quarantena 2

Due, come il numero complessivo dei testicoli in una persona normodotata. Dopo l’ora d’aria (solito giro in bici per pane, tabacco e cappuccino, finché dura) ho deciso di tirare a nuovo una stanza ogni giorno e di insegnare al siamese ad abbaiare, per uno pseudopoeta cane come me non dovrebbe essere difficile, in modo che lo si possa far credere un Fido e portarlo fuori per l’operazione bisognini. Ogni tanto provo anche a chiamare qualcuno per un “come stai?”, ma sovente non risponde, forse non è in casa.
Ho iniziato a leggere Yeats. Castello è deserto, la Via Emilia mai così vuota, se non durante e dopo la nevicata dell’84/’85: in assenza di mascherine ho comprato un etto e mezzo di mortazza e tenterò il fai da te. La Carolina ha iniziato con la menata dello shopping on line, in 12 ore tre corrieri (cui segue una nutrita dose di imprecazioni). Confido in un’anima pia che mi presti una fionda per impallinare chi si metterà a cantare sui terrazzi. Grande appuntamento serale, che attendo con visibile ansia, con la puntatona del lunedì di The Walking Dead: iniziò tutto come un’influenza…

Quarantena 1

Ultima domenica d’inverno, qualcuno se ne è ricordato? Ho preso l’abitudine di uscire prestissimo al mattino in bici: pane, sigarette, e una pedalata di mezz’ora (tanto per non morire grasso) poi rispetto rigorosamente leggi e ordinanze. Nemmeno al militare ho avuto una simile consegna di rigore. Per la Carolina è più difficile, i ragazzi hanno voglia di muoversi, vivere, trovarsi: ma anche lei oggi ha capito che non è il caso di muoversi troppo. Da una pagina Facebook apprendo che tra i nuovi 23 casi (ieri 14) di contagiati in Provincia di Ravenna, c’è una persona residente a Castel Bolognese che sta bene ed è attualmente in quarantena. La persona avrebbe contratto il virus fuori provincia, e non ha frequentato posti nella nostra città da quando l’ha contratto. Ecco, nemmeno la Linea Gotica ha resistito al virus.

l’inverno secco

contegno di una vite,
sconfitto il ciclo
delle stagioni e del vino,
osservando una campagna
piatta e senza canto
data in pasto al secco
dell’inverno tiepido
senza cronache

gli occhi sordi
al pur misero movimento
che il trascorrere comporta,
nella speranza di essere almeno
qualcosa già stato;
l’aceto dentro
non causa infelicità
ottunde ogni anacronismo

piccola gemma perduta nella nebbia,
avvolta di silenzio,
ora sei ovunque andrà
il mio sguardo

sopra questa pianura

penso sia fin troppo facile
tenere i piedi a terra
sopra questa pianura
tagliata in due dalla strada
e dalla storia, salda
dov’è sempre uguale,
terremoti gli abitanti,
prede non facili
di tanta guerra, carestia,
tumori, dialetti diversi
per destini simili:
ci scuote così grande
il peso dell’andirivieni
qualunque sia il dire
o l’inflessione.
tu sei la stella,
tu sei l’amore.

ci si sveglia in un mondo
fluido, incerto
mai come il giorno prima.
il piano è qui, aspetta
non gela, snebbia, e stamani
si potrebbe navigarne l’oceano
in fiori di pesco

l’ossido tra i capelli

non che sia definibile
il mistero segreto
in base al quale
ci sentiamo soli e vorremmo
strapparci il cuore

a domande come questa
si risponde sbagliato,
ottone per oro,
con sputi senza pietà
il giorno dopo

gli innamorati si baciano
su panchine ben messe
di una città trascorsa,
ma non sanno di avere già
l’ossido tra i capelli

fuoriclasse

a sera, durante l’ovvio bilancio,
non si scontano virgole e accenti.
milioni di parole non hanno sapore
tantomeno nutrimento, troppa fede
ha l’omicida convinto del giusto.
il vento impetuoso fa bene al filo
della biancheria appena appesa
e ritirata in tempo per salvarla
dalla polvere nell’aria.
la nebbia ha perduto fascino
non macina più fantasie ai miopi;
fuggita, lascia i pavimenti
allo sporco annidato in città
dove ogni tappeto nasconde l’ovvio
pronto a scalfire tutta sera
i sentimenti del dopo cena.
qualcuno esce, scalcia barattoli,
libero e ignoto fuoriclasse.
è un attimo d’avventura nascosta
a poco prezzo, vetri appannati
dietro un distributore in malora

Di tanta melassa scaduta

Vagisce infinito il treno
lanciato tra i sentori della Bassa.

Facciamo amore vero
di tanta melassa scaduta.

Salti su la Luna, stanchissima,
interrompa ogni vaniloquio.

Ripetitiva e sgarbata
com’è sopra ogni strada.

Indecisa sul da farsi,
esitante in mille rivoli di luce.

Le implicazioni saranno moltissime
sul ritardo già accumulato.

amnesia

è tutto lieve
nel momento precedente il sonno,
nemmeno è chiaro il tempo di domani
i cui notiziari
porteranno storie, nessuna nuova

troppe, imprecisate volte
torna la parola fine
da non saperla più pronunciare.
in fondo è amnesia
successiva alle tante promesse

Basta poco

Basta poco. Formare il numero, parlare del tempo.
Bene o male, tempo talmente ampio
da incollare dolore e rabbia col cemento della nostalgia.

La parte migliore è mancarsi.

Smettere l’oceano di sputi, le sentenze a dozzine,
il furore iconoclasta pronto ad annichilire tutto quanto sfiora.
Facile dir male dei poeti per entrare nel novero.

Parlano di morte, ungono menzogna.
Il loro amore è odio senza scrupoli. Divora con finta indifferenza.
Basterebbe poco, solo tu esistessi.

Nubi in corso

Ricordo un sogno fianco a fianco
in passeggio verso infelicità e nostalgie.
A volte il commiato copre i piedi
sotto un plaid di sabbia.
Non è stata sabbia né ghiaia.

L’alba svela un’isola,
il tempo prosegue deciso sullo stesso corso.
Notti più lunghe e tutto meno
anche una sigaretta è più breve.

Nubi in corso
da coprire ovunque sia il lumicino.
Niente mare tutto intorno.
Spengo