ce la siamo fatta 28

La provincia di Ravenna, così anti vairus e politicamente corretta, ha ricevuto una brutta botta tra Cotignola e Ravenna, un ragazzino incurante delle poche linee di febbre si è imbucato in un paio di festini: risultato, un centinaio di persone il cui stato di salute è da verificare.
Lo volete capire o no che il vairus è sempre in agguato e non si deve abbassare la guardia? Pingoni che sono sempre in agguato!
Siamo di nuovo in emergenza: ci siamo inimicati il cartello Gelatai Violenti. Dopo aver chiesto un cono da 3 euro con limone, baccalà e cipolla, alla richiesta di pagamento della merce, Cobra ha risposto con un classico: Tu sei il male, io sono la cura; poi cantando Il carretto passava e quell’uomo gridava gelatiiiiiiii se ne è andato ridendo. Non sapeva di avere a che fare con il presidente dei Gelatai Violenti in persona. Stamani infatti, al risveglio, Agone ha notato il primo segnale inquietante, mentre si preparava il solito caffelatte alla fiorentina e si guardava il programma “Non è la D’Urso” come sempre in differita, ha notato qualcosa di inquietante. Non soltanto la first lady che mollava le classiche bronze del risveglio…
Fuori, nella moschea a fianco sulla porta era appeso uno striscione inquietante:
Sammontana TI vede!
Penso dovremo, in qualche modo, rimediare. Suggerimenti?

diecimila pezzi

è possibile dimostrare l’orbita
di tutto quanto oltre Plutone?

quanti falchi ha incappucciato William B.
dal giorno in cui lasciò Coole e morì?

il declino, cui non siamo esenti,
dispettoso al fianco inciampa

sperando nel giorno in cui diventerà saggio
diecimila pezzi per ritrovarsi a morir bene

nostalgia inutile del superfluo:
la violenza è pasto nascosto in frigo

il futuro ha un numero limitato di gambe
ma gatto Proust fa una nuotata

ce la siamo fatta 26

Ed ecco Luglio (col bene che ti voglio, ti sfilo il portafoglio), non oso rientrare in moschea, anche perché ho saputo che Agone continua a divorare il divorabile, e non vorrei mi addentasse. Sono andato dunque a verificare presso l’agenzia di viaggi Bestia tours la situazione legata a una mia vecchia prenotazione fatta prima del vairus per un week end pasquale a Riccione. A parte la battuta iniziale del tizio dell’agenzia, che mi ha accolto con un: – Oh, Almerighi! Non era morto di vairus? – mi sono subito sentito a mio agio, specie per la sua mise. Indossava un tutone con il logo della centrale di Chernobyl, molto pendant con il casco della Moto Guzzi indossato al posto della mascherina. Il ragazzo dunque era ben protetto. Il dialogo breve e serrato è stato questo:
– Come è ben noto, causa lockdown, non ho potuto usufruire della minivacanza pasquale alla pensione La Busona di Riccione, e nemmeno della russa che mi era stata promessa con supplemento. Dunque vorrei il rimborso. –
– Lei sa che il rimborso è praticamente impossibile. – mi ha risposto il tour operator con aria di sufficienza.
– E va beh, ma siccome eravamo in lockdown, penso si tratti di una causa di forza maggiore indipendente dalla mia volontà. – ho risposto.
– Taccia, altrimenti le scaglio contro il mio raccoglitore da collezione di autocertificazioni, ed esca da qui!! –
– Eh no caro signore! A questo punto se non mi restituisce i soldi, quanto meno mi deve offrire un pacchetto alternativo! – Il tizio mi ha guardato e ha ghignato.
In poche parole sono uscito di là con un voucher per il 2 novembre pv sempre alla Busona; però mi ha regalato una polizza antigrandine e una lettera di assunzione come manovale specializzato presso l’impresa edile F.lli Pietroni di Riccione. Eh, se non avessi insistito!

ce la siamo fatta 21

Provateci voi a non avere jella. Francamente da quando ho fondato il Manipolo di Eroi anti Covid 19, non me ne va più bene una. Ho abbandonato Agone in discarica, mentre si danneggiava la vista in attente osservazioni scientifiche delle chiappe di Michelle Hunziker. Ho poi appreso che ha ritrovato la Prinz (vostra la sfiga della Prinz!) ed è tornato in moschea con due carmelitane scalze. Mentre vagavo in preda alle allucinazioni, dietro di me ho sentito un campanello di bicicletta, era Daniela l’ormai arcinota ragazza delle pizze, quella che passa per l’Armenia per arrivare a Castello. Ho accettato volentieri un passaggio sul cannone della sua bici, anche e soprattutto perché il vairus non è che sia sparito, quel che sta succedendo tra ieri e oggi a Bologna la dice lunga. Il guaio è che la ragazza non è organizzata bene, e sfiga ha voluto che i freni si rompessero simultaneamente. Fatto sta che la discesa era ripida, ed è stato così che abbiamo scoperto il nuovo modo di infrattarci… insomma il burrone era profondo. Scrivo dal reparto ortopedico del reparto grandi traumatizzati, la ragazza, vistosamente ingessata, si lamenta e bestemmia senza soluzione di continuità.

ce la faremo 29

Giornata memorabile! Abbiamo cambiato il corso della storia! Dopo una lunga opera di mediazione compiuta tra Zaia per il Veneto e De Luca per la Campania, Agone e io abbiamo scongiurato la prima guerra di secessione italiana di sempre! E’ stato semplice, Zaia voleva andare in Grecia passando per la Campania, De Luca pretendeva da Zaia in cambio una fornitura di raddrizzatrici di banane, li abbiamo accontentati entrambi. Abbiamo spedito a De Luca una tradotta di tose vicentine attualmente disoccupate e relativamente attempate, ex mondine, De Luca non ha creduto ai suoi occhi e ha fatto rientrare immediatamente l’esercito borbonico nelle caserme. A Zaia abbiamo mandato otto fette di feta (in realtà era una partita di ricottaccia cinese scaduta), allegando un biglietto di felicitazioni del suo rivale campano. Zaia, felice, ha fatto rientrare immediatamente in Val Seriana i rinforzi che aveva chiesto al suo amico Fontana. Ora, che abbiamo risolto con la diplomazia la primi crisi politica e militare tra due regioni italiane, ci apprestiamo a spedire Trump su Plutone, il piano è di una semplicità sconcertante, basterà un cofanetto di caramelle Sperlari, qualcuno ne ha uno da prestarci?

ce la faremo 28

Oggi Agone ha passato il segno. (nella foto il tradizionale bracciatello della croce, unica specialità alimentare propria di Castelbolognese, ognuno dunque porti la sua croce, a me tocca portare Agone) In vista della riapertura dei confini regionali, stamani vendeva i giornali senza alcun dispositivo di protezione, sbarbato e a mani nude, mentre alle sue spalle, al posto degli ormai tradizionali ritratti dei presidenti nord coreani, campeggiavano le foto di fontana e gallera. Insomma, un’apocalisse, tra l’altro ha deciso anche di farsi un viaggio fuori regione, un tour attraverso Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, tutto in bicicletta: lo ha già battezzato I ❤ Covid Tour, le magliette col logo sono già in vendita. Tra l’altro mi ha anche chiesto se durante i suoi mesi di Tour potrò mandargli avanti l’edicola: ho già contattato una serie di immobiliaristi per trovare un acquirente, chissà come sarà felice al suo ritorno. Gli ho anche chiesto un assitente che fungerà da sputtanatore di tutti quelli che comprano Avvenire e Famiglia Cristiana per poi nascondere in mezzo l’ultimo Corna Vissute. Quest’anno è una Pentecoste bellissima, maltempo a parte il vairus ha impedito la sagra, quindi niente ubriachi che suonano le campane alle 4 del mattino, niente tagadà, niente porcherie bisunte da far svenire un epatologo, niente bisogni corporali sul portone, niente intossicazioni da ossido di carbonio causa gli scarichi dei trattori vintage che trascinano i carri in piazza. Chiedetemi se sono felice… hihihihihih (risata da pipistrello)

lettera per niente

dov’è il poeta
quando Dio chiede all’uomo
di restituire una gamba;
o la conversazione, lontana,
perché vicino non c’è niente,
si arena sulle secche
di tutto quanto non si ha coraggio
a dire, misurare,
maledette volute in slanci
di autoflagellazione e ci si chiede
cosa facciano in solitudine,
maledetti per costituzione,
picchiettare che vibra
dentrofuori dentrofuori
ma non si vede,
sensibili e incapaci
di lasciarsi uscire dalle mani
qualcosa che non sia parole,
capaci di scorgere
tutto quanto è lontano,
inadatti alla prossimità

ce la faremo 12

‘mazza, da un po’ di giorni la Via Emilia è tornata quella bella e polverosa, di polveri sottili, trafficata arteria stradale di un tempo: solo il tipo di traffico è cambiato, più traffico pesante, più camion carichi di botti di vino, birra, liquori di ogni genere. L’Italia riparte! Dentro i bar ferve un’attività intensa, tra fogli di plexiglas, nastro e strofinacci per la polvere. Lunedì 18 si avvicina, tutti ci prepariamo a una sbronza epocale, una volta svolto il rito del cappuccino, per me al ginseng tiepido! Speriamo che il vecchio Bedoncino non si sbagli! Poi andrò in edicola da Agone a portargliene uno incandescente, così per scherzare, roba da centro grandi ustionati: me ne sarà grato. Il fenomeno “prossima riapertura” non è da confondersi col fenomeno “ripartiremo”, nemmeno col fenomeno “liberi tutti”, come spesso viene equivocato dalle parti del pirellone. D’altra parte in Lombardia mica si sono mai fermati, specie i contagi. Il simpatico Attilio “Van Helsing” Fontana, m’briaco come una muta di cinghiali, è fiero di avere contenuto il vairus, specie dentro di sé. Quindi da lunedì beviamo con moderazione, per non fare la stessa fine del Governatur! Lo so, lo so, in Veneto Zaia sta già tirando pronostici, e forse qualche bestemmia.

in strada, credendola libera

ponti, non più parapetti,
senza fiumi o strade da scavalcare.
con quel vezzo sottile,
tutto italiano, di lasciarli cadere:
sono celebri le punizioni a foglia morta.
empi scarabocchi creduti primavere,
continuando lo stesso solco fino al mare
dove sono isole di sterpaglie e rifiuti.
tutto così lontano da sembrare impossibile,
le mani date in pegno, gli sguardi in affitto,
il pensiero all’ammasso.
balaustre e non più ponti.
là dove si passava cantando,
ora è dovuto il pedaggio

Noccioline & Banane: Cani arrabbiati (Mario Bava – 1974) – road movie all’italiana

Io penso che se Tarantino, anche solo sospettasse l’esistenza di questo film assai poco conosciuto, farebbe subito un suo remake di Cani Arrabbiati, film italiano del 1974. Eh… un tempo eravamo maestri in questo genere. La trama è semplicissima. Alcuni rapinatori prendono una donna in ostaggio, sequestrano auto e automobilista che porta con sé un bambino addormentato, e in una spirale di violenza inaudita il finale sarà il più imprevedibile, perché non sempre le vittime sono … vittime. Su tutte, due prove d’attore rilevanti, il primo è Don Backy (il cantante) nel ruolo di un accoltellatore sanguinario e psicopatico (blade) e Riccardo Cucciolla (l’ignaro automobilista, sic!) … vedetevelo! Gli americani, all’epoca, ci facevano un baffo!