Acqua

La neve svela cognizioni di belligeranza:
copre. Sotto, tra erba, terra, asfalti,
nevica ancora, finché qualcosa di più caldo
toglierà il respiro, sarà acqua.
Non piove sul mercato della carne. Singoli
il cui cesto di fragranze è all’incanto.
I cercatori di infinito chiudono gli occhi,
ma bevi il mio sangue, lupa, non mancare.
Il bianco scioglie nel ritorno ai passati colori.
Innocente perifrasi, due zigomi orgogliosi
piegano l’impossibile all’unicità del bacio.

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Alla fine

Incrociando rotaie, seduto su vagoni deserti
ho guardato il presente solcare il passato
fermandomi al vetro. (Federico Fiumani, Elena)

Ogni entrata scandaglia la propria stanza.
Prima della soglia le porte non parlano
nemmeno tra loro.
Alla fine non ci accontenteremo:
quattro quadretti sopra il televisore,
tre, uno non c’è più.

Lacrime avanzate solo per dimenticare
il muro ingiallito, la Chevrolet color panna,
le zebre figlie di omaggi.
Parcheggiando, ho avuto
la netta sensazione di trovarmi altrove.

La vita è toccare cuori.
Non abbiamo altro.
Hai il mio, ho il tuo.

Alla fine smetteremo di inseguirci,
i voli radenti spetteranno alle rondini.
Ogni mattina lascerò un bacio sul comodino,
lo troverai al risveglio.
Non avrà mai fine.

A un passo da qui

Metti la sciarpa cuore, fuori c’è vento
non so se farà pioggia, più facile cada
lo sai, le salite al ritorno saranno
le discese di stamani dopo bacio e caffè;
poi le mode, sai bene, cadono
alla fine è solo Dio a far quadrare tutto.
Questo paese omaggia la propria morte,
l’abbraccia coi ferini, i divorzi senza lite.
Questo per tutti è amore, tranne il giorno
in cui ci afferrammo non già sconosciuti.
Qualcosa muove l’aria tra le canne
della vecchia pianola, chissà dov’è la stanza
della poesia, quante sedie vuote avrà.
Fuori siamo tutti estranei, tutti uguali,
a un passo da qui ognuno si crede unico
allo stesso modo dentro gli stessi fumi.
Per questo mi aspetto di viverti a lungo.
Sistemati la sciarpa, un altro bacio.

Stella della sera

ottomila o quattrocento
siano i baci pronti
a partire verso il tuo fronte,
non importano gli zeri,
nemmeno i battiti

quanto importi tu,
punteggiata di baci
stella della sera aperta,
vibrante,
a ritrovarci necessari

domani le mie labbra
ti sapranno
finalmente la pioggia riavrà
senso e protezione

che non c’è bene migliore
di quello pronto
a chiudere ogni finestra,
baciare la prima
e la seconda volta,
senza più fine

bozzetti di Luna

tutto il passato sta nel
presente,
bozzetti di Luna in Terra
i nostri padri sbagliati.
dici, non credermi

se in quel momento folle
dovessi dirti finiamo qui.
continueremmo ad affacciarci
allo specchio appannato
su cui riflettiamo

oggi non sono riuscita a
trovare
quel piccolo varco per dirti
non avere paura,
sono ancora qui e ti amo

perché noi due,
nel malore del tempo,
non lontano dal respiro,
siamo quel pezzo mancante
a entrambi

ascolti amArgine: Mexican Radio – Wall of Voodoo (1983)

I Wall of Voodoo sono stati un gruppo musicale new wave fondato a Los Angeles nel 1977. Sono noti soprattutto per i singoli Mexican Radio del 1983 e Far Side of Crazy del 1985. Il loro suono era caratterizzato da un mix synth-elettro-acustico, in cui spiccano sonorità da spaghetti western impostate sulla chitarra di Marc Moreland e sul tappeto percussivo del batterista Joe Nanini, su tutto la voce di Stan Ridgway. C’è stato metodo nella pazzia dei Wall of Voodoo, e tanta America, davvero tanta. La stampa di settore etichettò il loro genere, piuttosto originale per quei tempi, Morricone Rock. Li amati per due album, Dark Continent e Call of the West, usciti rispettivamente nel 1981 e 1982. Il singolo, è tratto da Call of the West. Quando uscì Mexican Radio, Stan Ridgway aveva già un piede fuori dalla band. L’abbandono definitivo, nel 1983, è paragonabile all’uscita di Jim dai Doors.

RADIO MESSICANA

Sento un forte vento sulle spalle
Il tocco di un mondo che è più vecchio
Gira l’interruttore e controlla il numero
Lascia fare, me ne sto a letto dormo

Ascolta il ritmo della musica
Acquista il prodotto, non usarlo mai
Ascolta il parlare del DJ
Non capisco, cosa dice?

Sono su una stazione radio messicana

Chiamala, sintonizza la stazione
Parlano dell’inflazione negli Stati Uniti
Capisco solo un po ‘
No lascia stare – è solo un indovinello

Vorrei essere a Tijuana
Mangiare iguana alla brace
Prenderò le richieste al telefono
Sono su una lunghezza d’onda lontana da casa

Sento il vento caldo sulle spalle
Compongo il numero, a sud del confine
Ascolta …

TESTO ORIGINALE

I feel a hot wind on my shoulder
And the touch of a world that’s older
Turn the switch and check the number
Leave it on, in bed I slumber

Hear the rhythm of the music
Buy the product, never use it
Hear the talking of the DJ
Can’t understand, what’s he say?

I’m on the Mexican radio
I’m on the Mexican radio

Dial it in, tune the station
They talk about U.S. inflation
I understand just a little
No comprende – it’s a riddle

I’m on the Mexican radio
I’m on the Mexican radio

Wish I was in Tijuana –
Eating barbecued iguana
I’d take requests on the telephone
I’m on a wavelength far from home

I feel the hot wind on my shoulder
I dial in, south of the border
Hear the…

la dolcezza sa dire

gli anni assorbono, rubano
ogni fluido,
si dirà:
erano talmente concentrati
da farne uscire
un brodo squisito,

certamente a qualcuno
piacerà sorridere

nudo fino alle ossa,
alzato da un bacio
ogni giorno infetto
mandato dal calendario,
giorni senza Ave Maria;
riposta dentro gli occhi
la dolcezza sa dire
nessuno può ascoltare

ma i legni
nascondono musica,
il vento sarà buona granata
a snidare ogni tarlo
sotto tappeti da preghiera,
anch’essi pronti
a prendere il volo,
ovunque siano destinazione
e partenza