Ti muovi come futuro

non sei sola,
nemmeno là, dove cerchi ombra
e l’Aurelia sibila traffico

dove l’unico bicchiere d’acqua
è in mezzo a due parole,
e tutto il resto finti bisogni

sarei solo, non potrei respirare
se non ti sapessi, amo
i vestitini estivi cuciti a fiori

ed eleganza accorta,
quando le cose non si fermano,
né passano, là dove sei tu

dove sono anch’io, e le finestre
danno tutte sui tuoi occhi,
che poi sono i miei

ti muovi come futuro,
certo esisti

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Da accese latitudini (a quattro mani con Anna Leone)

So di te, mi attraversi
come, da larghe sere,
una radianza,
nel catino di rose,
il verde fluttuante di foglie riflesse.

Carezzi gli specchi nell’esatto rimando,
collimano i polsi, fecondi i palmi,
trasudano scoscese tenerezze,
dell’essere tuo, in infiniti abbracci,
pur da queste accese latitudini.

So di un giorno in cui
il mio cuore batterà sul tuo;
niente, più della pelle,
li dividerà.

So, le sterminate previsioni
chiedere luogo e tempo,
ma tu già sei il mio tempo,
la mia dimora.

il blog di Anna Leone:
https://vocisottili.wordpress.com/

Giornata di vigilia

Giornata di vigilia,
obblighi di pane e mattina
sorridendo, suoni d’argento.
Manchino pure le rondini,
sono distanti anch’esse,
ma ci sei tu.

Amore non è plenilunio rosa,
tranne giornate come questa,
in eccesso d’iperboli
a definire bellezza, oltre l’oggi
altro futuro.

Quando mi racconti la tua vita,
io la mia,
libellula sudata,
vibrano le ali
sul mio cuore.

Ci si incontra e scontra
sui condizionali,
nei caffè con poco zucchero.
Ti voglio con semplicità,
sono seduto, scrivo.
Penso a te.

Edith

che tanto amore sia defluito
e diventato scorso
in così pochi momenti,
specie di marea senza Luna,
ne definisce l’umanità

conchiglia lasciata persa
da chi o cosa non è stato,
sola, atterrita, infelice,
certo il bisogno dell’abbraccio
così come non è mai stato

dopo tutto
è accaduto niente,
l’acqua manterrà il suo nome,
i figli scorderanno i padri,
i maschi a coprirsi di ridicolo

fumando
penso questa beffa
di te nemmeno l’ombra,
una rondine si racconta in volo.
poi tre

Becco di rondine

Memorizzare, puntare
l’ora appesa al portone.
Un bacio in ascensore
dov’è gloria una carezza
su madonnine tatuate,
disegnate col compasso.

L’umidità appostata
cecchina sui tetti,
e sulle circostanze
di un piacere rappreso,
risentito.
Fragilità estrema
è la bellezza dei capelli.

Lei è forme d’attrice,
mani forti, fragili a volte.
E’ un caffè.
S’accendesse a modo
il becco di rondine
mezzo assopito.

ascolti amArgine: Thank U – Alanis Morisette (1998)

Scritta da Alanis Morissette e Glen Ballard e pubblicata il 6 ottobre 1998, Thank U è una canzone estratta da Supposed Former Infatuation Junkie, quarto album della cantautrice canadese, pubblicato nel novembre 1998. La Morissette ha scritto Thank U dopo essere tornata da un viaggio in India nel 1997.

GRAZIE

Che ne pensi di buttare via questi antibiotici
Che ne pensi di smettere di mangiare quando sono piena
Che ne pensi di quelle carote trasparenti che penzolano
Che ne pensi si quella fama sempre elusiva

Grazie India
grazie terrore
grazie disillusione
grazie fragilità
grazie conseguenza
grazie, grazie, silenzio

E se smettessi di incolparti di tutto?
e se per una volta cogliessi l’attimo?
Che ne pensi di quanto sembri bello perdonarti finalmente
Che ne pensi di piangere tutto uno alla volta

Grazie India
grazie terrore
grazie disillusione
grazie fragilità
grazie conseguenza
grazie, grazie, silenzio

Il momento in cui ho mollato è stato il momento
in cui avevo troppo tra le mani,
il momento in cui sono saltata giù
è stato il momento in cui ho toccato terra

Che ne pensi di non essere più masochista
Che ne pensi di ricordare la tua natura divina
Che ne pensi di piangere sfrontatamente fino a finire le lacrime
Che ne pensi di non considerare la morte come un farla finita

Grazie India
grazie terrore
grazie disillusione
grazie fragilità
grazie conseguenza
grazie, grazie, silenzio

TESTO ORIGINALE

How ‘bout getting off these antibiotics
How ‘bout stopping eating when I’m full up
How ‘bout them transparent dangling carrots
How ‘bout that ever elusive kudo

Thank you india
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

How ‘bout me not blaming you for everything
How ‘bout me enjoying the moment for once
How ‘bout how good it feels to finally forgive you
How ‘bout grieving it all one at a time

Thank you india
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

The moment I let go of it was the moment
I got more than I could handle
The moment I jumped off of it
Was the moment I touched down

How ‘bout no longer being masochistic
How ‘bout remembering your divinity
How ‘bout unabashedly bawling your eyes out
How ‘bout not equating death with stopping

Thank you india
Thank you providence
Thank you disillusionment
Thank you nothingness
Thank you clarity
Thank you thank you silence

da questo tempo

Quante mitologie da questo tempo
di per sé insopportabile,
si potesse averne indietro
la metà trascorsa ad aspettare
sarebbero ancora anni migliori
e, amore mio,
potremmo pensare a un figlio
a scavalcare onde e maree
su una tavola di legno:
sarebbero altri mille e mila
mercoledì da leoni. Oggi piove,
troverai il giusto ferro da stiro
per ripianare tutte le pieghe
dimenticate dall’avanti e indietro
nel tempo. Sono certo,
non saremmo così curvi e attenti
a percepire ogni suono,
ogni lettera muta, ogni speranza,
che tutto tende a svanire
e noi, svaniti, dietro vetri,
paraventi, tulle, dove
ci si potrebbe baciare
ogni giorno: occhi aperti
o chiusi, poco importa.