In aperto soliloquio

Nessun pentimento è riscattabile
da una complice Ave Maria.

I sosia non hanno quaderni,
ma componenti vaghe, particolari
che non fanno quadro, sì:
complicano la menzogna
di tante ossa fredde
lanciate al destino.

L’amore e tutta la dolcezza
in dote dentro, riposano l’attesa.
La panca sul lungomare, sale,
è brillante rappresentazione
del motivo e del luogo
dove si vorrebbe morire.

Il tuo sesso è la rosa.
Il tuo sesso non ha lividi.
Piove, è il cielo
mentre si rifà le trecce.
E ti scrivo, amore.

Dopo aver mangiato
scrivo per piacere, per sapere
se abbiamo dentro
le stesse cose, complice il vento.
Non si ferma mai,
ovunque sia.

Cosa potrò lasciarti amore
oltre tutto il mio ozio?

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rincorrere il destino

Poi un giorno scoprimmo il metallo.
Lasciamole ai disonesti mestieranti
asole, ricuciture, cuori infranti.
Una lima dimenticata nel cuore
per poter segare le sbarre, invadere,
evadere, molto più di un tempo, o come,
quanto, avresti voluto, contrariata
com’eri a qualunque ripresa, l’andare
a capo è complice soltanto di pochi,
si fa poesia in quattro parole,
dovendo poi pagare scotto a chi
vorrebbe rileggere la sua poesia
e non quanto sta sfogliando, per caso
la lima, la penna, per caso le sbarre
sono cadute a terra, abbandonate,
qualcuno le pesta, capita a volte
l’inciampo, ritrovarsi feriti, distorti
e qualche altro giorno passa
nello stridore convinto e senza pace,
nel continuo pensiero, ricalcolo,
in tempo reale della negazione, poi
torna sete, il sangue scorre
i denti reclamano la loro parte,
il cuore debole riprende e si misura
nel continuo rincorrere il destino.

Anche gennaio è estate

Quel frutto piccolo piccolo
Molto più di quanto sembri
E’ amore dentro ogni pensiero
Non curiosità e tenerla nascosta
Sotto l’uniforme grigia

E’ saperli di spalle i capelli
Con tutto il fruscio.
Fidare un po’ di speranza
Non dimenticarla dentro.
Anche gennaio è estate

Profumato di fiori e sorgenti
Ogni giorno l’ultimo
Ovunque sia, troverà rifugio
Amore di passi, voci affilate
Risate d’argento

Acqua

La neve svela cognizioni di belligeranza:
copre. Sotto, tra erba, terra, asfalti,
nevica ancora, finché qualcosa di più caldo
toglierà il respiro, sarà acqua.
Non piove sul mercato della carne. Singoli
il cui cesto di fragranze è all’incanto.
I cercatori di infinito chiudono gli occhi,
ma bevi il mio sangue, lupa, non mancare.
Il bianco scioglie nel ritorno ai passati colori.
Innocente perifrasi, due zigomi orgogliosi
piegano l’impossibile all’unicità del bacio.

Alla fine

Incrociando rotaie, seduto su vagoni deserti
ho guardato il presente solcare il passato
fermandomi al vetro. (Federico Fiumani, Elena)

Ogni entrata scandaglia la propria stanza.
Prima della soglia le porte non parlano
nemmeno tra loro.
Alla fine non ci accontenteremo:
quattro quadretti sopra il televisore,
tre, uno non c’è più.

Lacrime avanzate solo per dimenticare
il muro ingiallito, la Chevrolet color panna,
le zebre figlie di omaggi.
Parcheggiando, ho avuto
la netta sensazione di trovarmi altrove.

La vita è toccare cuori.
Non abbiamo altro.
Hai il mio, ho il tuo.

Alla fine smetteremo di inseguirci,
i voli radenti spetteranno alle rondini.
Ogni mattina lascerò un bacio sul comodino,
lo troverai al risveglio.
Non avrà mai fine.

A un passo da qui

Metti la sciarpa cuore, fuori c’è vento
non so se farà pioggia, più facile cada
lo sai, le salite al ritorno saranno
le discese di stamani dopo bacio e caffè;
poi le mode, sai bene, cadono
alla fine è solo Dio a far quadrare tutto.
Questo paese omaggia la propria morte,
l’abbraccia coi ferini, i divorzi senza lite.
Questo per tutti è amore, tranne il giorno
in cui ci afferrammo non già sconosciuti.
Qualcosa muove l’aria tra le canne
della vecchia pianola, chissà dov’è la stanza
della poesia, quante sedie vuote avrà.
Fuori siamo tutti estranei, tutti uguali,
a un passo da qui ognuno si crede unico
allo stesso modo dentro gli stessi fumi.
Per questo mi aspetto di viverti a lungo.
Sistemati la sciarpa, un altro bacio.

Stella della sera

ottomila o quattrocento
siano i baci pronti
a partire verso il tuo fronte,
non importano gli zeri,
nemmeno i battiti

quanto importi tu,
punteggiata di baci
stella della sera aperta,
vibrante,
a ritrovarci necessari

domani le mie labbra
ti sapranno
finalmente la pioggia riavrà
senso e protezione

che non c’è bene migliore
di quello pronto
a chiudere ogni finestra,
baciare la prima
e la seconda volta,
senza più fine