RETORNOS DEL AMOR EN LAS ARENAS di Rafael Alberti (versione originale con traduzione italiana)

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RETORNOS DEL AMOR EN LAS ARENAS

Esta mañana, amor, tenemos veinte años.
Van voluntariamente lentas, entrelazándose
nuestras sombras descalzas camino de los huertos
que enfrentan los azules de mar con sus verdores.
Tú todavía eres casi la aparecida,
la llegada una tarde sin luz entre dos luces,
cuando el joven sin rumbo de la ciudad prolonga,
pensativo, a sabiendas el regreso a su casa.
Tú todavía eres aquella que a mi lado
vas buscando el declive secreto de las dunas,
la ladera recóndita de la arena, el oculto
cañaveral que pone
cortinas a los ojos marineros del viento.
Allí estás, allí estoy contra ti, comprobando
la alta temperatura de las odas felices,
el corazón del mar ciegamente ascendido,
muriéndose en pedazos de dulce sal y espumas.
Todo nos mira alegre, después , por las orillas.
Los castillos caídos sus almenas levantan,
las algas nos ofrecen coronas y las velas,
tendido el vuelo, quieren cantar sobre las torres.

Esta mañana, amor, tenemos veinte años.

§

Stamane, amore, abbiamo vent’anni.
Vanno volutamente piano, intrecciandosi,
le nostre ombre scalze per la strada tra i giardini,
che oppongono agli azzurri del mare i loro verdi.
Tu sei sempre un’apparizione,
sei la luce giunta una buia sera,
quando il giovane senza meta dalla città ritarda,
pensoso, di proposito il suo ritorno a casa.
Tu sei sempre quella che al mio fianco
va cercando il segreto declivio delle dune,
il recondito pendio della sabbia, il celato
canneto che crea
cortine agli occhi marini del vento.
Là sei, là sono davanti a te, controllando
l’alta temperatura delle onde felici,
il cuore del mare ciecamente sorto,
morendo in frammenti di dolce sale e di spume.
Poi, tutto ci guarda allegro, sulle rive.
I castelli in rovina sollevano i loro merli,
le alghe ci offrono corone e le vele,
preso il volo, vogliono cantare al di sopra delle torri.

Stamane, amore, abbiamo vent’anni.

Flavio Almerighi: Lettere a cura di Maria Allo

Una lettura di Lettere a cura di Maria Allo, che ringrazio.
A chi interessasse procurarsene una copia, il libro è reperibile qui:
https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/148-lettere

il giardino dei poeti

almerighi lettere

Presenza e assenza dell’interlocutore-destinatario

in “Lettere” di Flavio Almerighi
Per conto di Macabor Marzo 2021

Desidero essere Te,
amore è sequenza di metastasi benigne
e anticorpi a renderle felici

diventiamo l’un l’altro per osmosi
con rapidi cambi di ruolo
e il nome non è più tuo né mio,
ma tutto è verità
da “Lettere” pag.63

-flavio-almerighi-

 

“Lettere” di Flavio Almerighi si configura come un’allegoria dell’atto poetico. Non a caso la genesi diaristica dei testi di Lettere, frammentata e composita, concepita e ambientata nella terra di nessuno, (Dentro il nulla di lettere mai scritte) trova via via un suo ritmo spoglio e si fa testimone di una condizione esistenziale, di una volontà di aderire al proprio vissuto, anzi di ricostruirlo attraverso i luoghi (il lago, la Lunetta, Caffè del mare) visitati, anche quando il senso di appartenenza continua a sfuggire. In Lettere, Almerighi compie un viaggio iniziatico…

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Poesie di Flavio Almerighi, da “Lettere”, edizioni Macabor, 2021

Con un grosso grazie a Daniela Cerrato.
Per chi fosse interessato, il libro è reperibile qui:
https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/148-lettere

Il Canto delle Muse

Quartetto d’archi

Mai visto un quartetto d’archi
suonare nella corte di un parcheggio,
un uomo d’aspetto indurito
tenere nel pugno chiuso un uccellino
dal capo reclinato
per accarezzarlo, chiedere il risveglio
da tutta la malinconia che stagna
silenziosa in città
nel momento dell’impossibile comunicare,
riconoscersi e dire qualcosa
per niente infastiditi
dall’ombra o dall’altrui respiro,
l’uccellino fuggire
dal pugno dell’uomo indurito,
rinfrancato dal gesto d’affetto,
nessuno più ne ricorda il nome.

***

Signor Qualcuno

Un Dio che può essere compreso
non è un Dio (W. S. Maugham)
Ogni giorno Dio fa il mio lavoro,
io faccio il suo. Ogni giorno baci,
pochi abbracci, tanta asprezza.
Sperso capriccio di Venere e Marte,
Troia giace sottosuolo dimenticata.
I compiti assegnati con ordine:
tu fai Dio, io faccio l’uomo.
Macchino, nego, resisto un po’.
Capire una donna o un figlio, credi,
è molto più semplice, ma sono certo
di essere qui per scelta…

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