LOmbra delle Pinzillacchere

Contestare un ambiente letterario asfittico, stratificato di lecca culo e auto referente è cosa sacrosanta, in primis perché i baroni rendono la letteratura letteramorta. Volere però sostituire un establishment con un altro è disonesto e manipolatore, perché finisce che qualcuno almeno all’inizio ci crede, salvo gli opportunisti e i disperati cercatori di visibilità, quelli ci credono finché si può e poi spostano altrove la loro lingua a strascico. Succede così che un Luciano Nota, per aver definito “scolastica” una delle sue scolastiche traduzioni di un maledetto francese, finisce per censurarti. Finisce anche che un Linguaglossa, che giurava e spergiurava su pile di bibbie e corani che giammai avrebbe censurato nessuno, e che definiva “poveraccio” chi lo faceva, cerca e trova un “casus belli” per eliminare prima e censurare poi chiunque non possa più portargli utilità. Il caso “Letizia Leone” fu eclatante. Qui invece il contraddittorio si accetta, attenti però ai codici ID dei commenti, perché è già successo che qualcuno che voleva sembrare qualcun altro è stato sgamato.

La guerra di Troia è finita ormai da tanto tempo che il protagonista, Odisseo, non ricorda più chi l’abbia vinta. Il mondo è diventato ampio, talmente ampio che l’uomo ha perduto la concreta esperienza dello spazio («Dilatava lo spazio Poseidone») e del tempo («mentre laggiù noi perdevamo il tempo»), il ritorno è diventato problematico («la strada / di casa è risultata troppo lunga»). Non c’è più un «ritorno» poiché esso è possibile soltanto in un orizzonte dove il tempo e lo spazio possono essere conteggiati e vissuti, ma in un mondo debordante e ampio non è più possibile alcuna esperienza del tempo e dello spazio, e quindi della storia. La storia si è allontanata così tanto che la memoria vaga alla rinfusa alla vana ricerca di un appiglio, di un ricordo. Nel mondo di Brodskij la memoria ha perduto il contatto con la storia, e anche con la propria storia personale. (G. Linguaglossa)

Personalmente ritengo che la guerra di Troia e il suo esito finale per il Nostro non siano altro che una metafora della seconda guerra mondiale. I russi (soprattutto i baltici e gli ucraini) all’inizio videro i nazisti come liberatori dalla tremenda tirannide staliniana. Se i tedeschi fossero stati più accondiscendenti con le popolazioni di quei territori, anziché darsi al saccheggio e allo sterminio, avrebbero probabilmente vinto la guerra. Finita l’occupazione nazista, negli stessi sterminati e ancor più devastati territori (parliamo di mezza Europa, Ucraina, Bielorussia, paesi baltici, Caucaso, fino alle porte di Mosca) è tornò il terrore staliniano, sotto forma di rappresaglie persino contro i prigionieri di guerra tornati dalla Germania, persino contro i pochi ebrei scampati ai lager, uccisi o costretti a fuggire. Brodskij stesso fu considerato un “parassita sociale” perseguitato ed esiliato. Mi sembra chiaro che l’eminente critico non conoscendo affatto la storia o avendone perso memoria, imputi lo stesso handicap al povero poeta, che afferma di non ricordare chi abbia vinto la guerra, semplicemente perché non c’è stata nessuna liberazione, nessun dopoguerra, dopo Stalin Hitler, dopo Hitler di nuovo Stalin. Resta il fatto che, essendo morto nel 1996, Brodskij non è in grado di confermare o meno né il mio punto di vista (che non è vangelo) e nemmeno quello dell’eminente critico (che ha la pretesa di essere vangelo), che tra l’altro respinge, fino alla censura e con metodi squadristici ogni pensiero diverso. Ultimamente Borghi e Inchierchia (due fini e preparati intellettuali) ne hanno fatto le spese. Qui qualcuno si è ridotto a limare le pietre delle piramidi per provare che le “misure” si adattano alle sue teorie. Tralasciando per carità umana la mirabolante rivelazione della verità postuma pasoliniana sulla necessità di una NOE (c’è un medium nella redazione dell’Ombra delle Pinzillacchere?) dove anche qui si tira in ballo una altro defunto che non può più parlare.
Fortunatamente la puttana ingiallita si sa difendere molto bene da sola. E’ incontenibile, animalesca, epica, lirica, teatrale, se le tagli una testa, questa subito rispunta. E se ne fotte dei secoli.
Infine una domanda, cosa ha prodotto la Nuova Ontologia Estetica, a parte una decina scarsa di apostoli fanatici e deliranti, e roba tipo questa, che chiamarla poesia è darsi la zappa sui coglioni?

Si fa respiro il pianto

Contro i muri la resa dell’estate.
Batte in petto un tempo lento.
Il pianto reiterato della tortora sale
dalla grondaia al sonno d’alba.
Si fa respiro la stanza che rischiara
attutita di sogni.

*
l’oscillatore
con le ombre sul muro girevole.
Lo stesso ErgoSum ci passa
con l’alito del sidro patogeno. Dal mio sistro
lunare. Nell’incrocio scorza-buco-licantropo.
Nullamsolubitum.
___ L’ascia genetica.
Prendi l’usignolo senza rossiccio.
Alza quei pochi steliflorus verso gli amanti castigati .
Sotto il nostro fossile subanemico.
L’ultima spremitura delle vespe.
Alture d’autunno.
Fuhrergendarmen nel frantoio-ossidana.
Geyser.
Da qualche parte il nostro braccio metallurgico.
Di nuovo un altro fotonEleusino.
La zavorra di vetro.
>…>
Per gli Alberi-Mango.
Seimicentodiciassette bombole d’ossigeno.
Abiti-vetiver per farsi glutine
nel silenzio.
Mama Barack.
L’oboe dentro un tamburo.
Il taglio.
Lo shampo e il rimasuglio della lozione
sulla mensola- specchio.
Millesimicentenari.
La mia bottiglia d’acqua affollata
di biglie.
Calze vuote.
Ti guardavo per ricadere.
(a parte il fatto che si scrive shampoo, poesia o frasi gettate là ‘a la chezz?)

(164.517) il destino è uno sguardo distratto

Siamo nati, ometto Noi, una generazione dopo il secondo dopoguerra. L’Italia ricostruita, la televisione ancora piccola, Modugno che volava. L’unico vero valore, inculcato fin dai tempi del catechismo, è stato quello di farsi strada: farsi “una posizione”. Insomma, bastava avere voglia di lavorare, conoscere le persone giuste, e il mondo sarebbe diventato un’ostrica. Siamo stati i primi cui il valore dell’appartenenza è stato omesso. Passeremo alla storia come baby boomers, i primi individualizzati perché non fossimo più popolo. Abbiamo letto di tutto da Kafka a Dario Bellezza a Topolino. Non abbiamo “fatto” il Sessantotto, abbiamo fatto la patente negli anni di piombo, e nel decennio successivo abbiamo avuto tanti soldi.
E ci siamo persi. I nostri figli, è abnorme, sono molti meno di noi. Tribuni senza popolo, filosofi senza preparazione, poeti senza pubblico e analfabeti di ritorno. Il mondo cambia in fretta, la barbarie non è mai finita, anzi…
Il futuro è ipotecato e improbabile. Il moto di appartenenza limitato a parrocchie senza accoglienza.
Perduta la memoria ne conserviamo frammenti, polvere di ostie consacrate annidate in una pisside terminata la messa. Ci hanno dato il consumismo perché noi e i nostri figli non potessimo più farne a meno, poi ce lo siamo lasciati sfilare mentre eravamo al telefono, addormentati davanti al televisore. La democrazia, ci è stato detto, è un bene retorico e deperibile. Rimane il silenzio di noi abulici, tutti uguali, che non sappiamo più fare. L’uomo saggio si identifica con il cazzaro.

fauna amArgine: un calcetto al cosidetto ministro del Lavoro Poletti

Rimanga tra noi e i due o trecento che leggeranno. Poletti il presunto ministro, è appena normodotato nel senso che ha il pollice opponibile come tutti i primati e qualche bancario. Ha fatto carriera partendo dalla FGCI, facendosi un culo così a forza di chiudere cappelletti per i festival de l’Unità. Cosa lo distingueva dagli altri, a parte le non eccelse doti intellettuali? Una non comune capacità di maneggio (non dei cavalli) lo stare sempre dalla cosca, ehm… pardon, dalla parte che vinceva. Il PD (nelle sue varie sigle e declinazioni dal rossissimo al rosè al profondo renziano, governa la mia amata Emilia Romagna da 71 anni. Trovatemi un altro paese al mondo dove lo stesso partito tiene il potere da così tanto tempo. Finiti i galantuomini, come i dinosauri purtroppo estinti, e non dite Bersani, perché farebbe bene ad aprire una pulitintolavanderia per giaguari. Il PCI/PDS/DS/PD è diventato partito degli affari peggio della peggior DC, delle coop miliardarie della finanza. Tutta bella gente col cuore (forse) a sinistra, ma con la saccoccia ben salda a destra. Concludendo, in Calabria c’è la ‘ndrangheta, in Sicilia Cosa Nostra, in Campania Jenny ‘a Carogna. Cosa c’è in Emilia Romagna, chi fa sì che non si muova appalto che dio non voglia? Lo scrivo sanguinando lacrime di sangiovese. Glielo darei io un bel calcetto a costui, soch!

fuck the system: lettera aperta alla lettrice di una rivista letteraria internazionale

Cara Signora, il suo intento è ammirevole, parte dall’umiltà, che tutti dovremmo avere, di chi si ritiene nella condizione e nella curiosità di volere imparare qualcosa da chi ne sa più di noi. Anch’io mi avvicinai a questo luogo e a questa gente con la stessa volontà, e in effetti per un lungo tempo ho appreso. A volte si sono verificati malaugurati incidenti, dovuti più che altro all’incomprensione o all’eccessiva franchezza, ma nel complesso, quando si vuole imparare, quando si vogliono allargare gli orizzonti non si fa molto caso a qualche inciampo, si prova a riprendere il cammino considerando il valore aggiunto che può essere l’esperienza di uno SCAMBIO con determinate persone di cui hai soprattutto stima e per le quali, con l’andare del tempo e della condivisione, inizi a nutrire persino affetto. Questo gruppo è formato da alcuni maschi alfa, preparati, e come tutti i creativi pieni di se stessi, poi c’è una piccola corte dei miracoli che, pensando di trarne qualche vantaggio, gira intorno. Quello che molti non capiscono, o non vogliono capire, è che un contributo fattivo non si può e non si deve limitare a un semplice “trarne qualcosa, trovare l’occasione per auto promuoversi o farsi promuovere”, il tutto deve essere un libero scambio: “io ho questa idea ve la sottopongo”, “io conosco questi autori, cosa ne pensate?”. Finché ha girato così andava bene, ora per una svariata serie di motivi, e qualche marchetta di troppo, il giocattolo sembra essersi inceppato. Se posso permettermi un consiglio, la prego, tragga da questa frequentazione il meglio e per il resto non si occupi troppo delle sindromi o delle idiosincrasie che qualcuno ogni tanto lascia inavvertitamente affiorare. Qui c’è stato molto da imparare, vada a ritroso negli anni, questo blog è un’autentica miniera. Ora è un po’ ripiegato a rimirarsi l’ombelico, ma non è detto che l’impasse, grazie all’interscambio con persone intelligenti, come suppongo Lei sia, possa essere superato. Questo è quello che auguro a Lei, e a tutti quanti. Il resto è scorie, è velleità, autoreferenzialità, maleducazione, incapacità nel saper gestire al meglio un luogo aperto al pubblico se pur virtuale. Un saluto.

Flavio Almerighi

tipico topic topizzato

Magico inchiostro, docilmente si spande in punta di penna. Luccica per un po’ e assume solenne sembianze di suono. Tutto quanto è aria, diventa solido in mano, tenta presuntuoso di chiamarsi pensiero originale.
Guardo fuori, il grigio è tentazione di noia.
Dietro il grigio, un freddo affilato si fa strada fino alle ossa e dentro i piedi. Sono uomo non pensiero: accadde oltre mezzo secolo fa, rimane un testimone.
Guardo fuori e qua dentro si sta bene, sono al sicuro almeno per un poco, tra un Van Gogh e un altro, in cerca di una verginità mai più conseguita se non per diritto di nascita.
Scrivo, è qualcosa di simile.la_ronda_dei_carcerati_van_gogh_1890

Flavio Almerighi, Caleranno i vandali – nota di lettura di Angela Greco

Il sasso nello stagno di AnGre

Gianni Gianasso - studio per Breaking - Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015

La poesia di Flavio Almerighi, come ho scritto di recente in un commento, taglia, come un foglio preso nello stesso verso, quando nemmeno senti il lacerare della pelle e vedi direttamente il sangue. Ogni elemento della sua poesia ha un ruolo preciso, non casuale, e solo in apparenza versi così contratti potrebbero sembrare anche semplici da realizzare. Invece, più è asciutto il verso, maggiore è il peso dei suoi costituenti, senza dubbio.

Caleranno i Vandali, edito dalla Samuele Editore nel 2016 – con prefazione di Rosa Pierno ed una efficace copertina, che ritrae un uccello nero posato su un filo nel terzo inferiore di un cielo dalle tonalità temporalesche, opera di Gabriella Kuferzin – offre un’ampia scelta della produzione poetica del poeta romagnolo, nato a Faenza il 21 gennaio 1959.

Il volume è suddiviso in due sezioni, “Le parole cambiano” e “Le parole finiscono”, ed offre al lettore testi…

View original post 754 altre parole

Caleranno i vandali – Breve viaggio nel libro di Flavio Almerighi

Un grazie a Simonetta Meth Sambiase

Il Golem Femmina

almerighi, caleranno i vandali, il golem femmina, golem f, simonetta sambiase, met sambiase,

Con un esergo di Opis Mandel’štam si apre il corposo libro di Flavio Almerighi, Caleranno i Vandali, di Samuele Editore. Versi limpidi di scrittura e grigi di malinconia come possono essere stati i giorni della fine dell’impero dell’innocenza, quando sono calati i vandali a devastare le illusioni e le speranze. Il “giorno incinto che partorisce solitudini bastarde”, “il fruscio della solitudine”, l’Eredità di Caino portata via dal teatro per approdare sulle pagine di poesia del terzo Millennio, e le strade sono più vuote che piene, come i mesi, i luoghi, il lavoro. E’ questa l’eredità che bisogna cantare? In parte si. E’ la parte dove lo sguardo è anarchico e la scrittura lo segue, fra spazi stretti e strofe larghe e viceversa, escludendo rime e assonanze se non in rare comparse, perché la stesura del paesaggio umano non ritorna mai su se stesso con armonia…

View original post 799 altre parole