Questione di metodo?

Su un social ho trovato questo video, a mio avviso molto significativo, il contenuto è molto semplice: due nazisti, il primo in divisa da SS, il secondo in uniforme da SA, negano di essere nazisti di fronte a un malcapitato che li apostrofa. Malgrado i due neghino di essere nazisti, il povero malcapitato verrà arrestato. L’oppressione quindi non ha colorazione né matrici ideologiche, è solo questione di metodo?

Annunci

città perduta

cosa vuole l’uomo all’angolo,
nulla, solo nel momento
in cui tenderà la gamba
per far cadere a terra il primo
ci si accorgerà di lui;
e non c’è voglia di scherzare
nello sgambetto,
ma anni su anni di preparazione,
amori e amicizie
con una data di scadenza
ben impressa sul retro
di rivalità e scemenze
date in pasto alle tortore,
voglia di città perduta
oltre le case di questa,
anni di torpore e finto benessere
fingendo di ignorare
alcuni avvoltoi poco più in alto,
e mai trovarsi nel luogo giusto,
ovunque esso sia

contrappello al voto

La lega non esiste più, c’è salvini che, per un paio d’anni, farà lo sborone come il suo omonimo renzi cinque anni fa: di maio non è mai esistito, e i cinquestelle con le botte che hanno preso a questo giro, ne vedranno almeno altre cinque. Al partito desertificato, ultimo baluardo di civiltà, lasciate credere che il loro (quasi la metà dei voti in meno rispetto a cinque anni fa) sia un risultato incoraggiuante; poverini, non svegliateli di colpo. Sarà poi la volta di qualche altro utile idiota, ma utile a chi, a cosa? Of course alla finanza, alla massoneria e compagnia brutta. La politica esige integrità e impegno personale, non tifo non fans, perché altrimenti si finisce in un vicolo cieco, tipo questo.

frequenza ottantasette

hai paura?
il farmacista prende la pressione,
alta, da pneumatico

il cuore batte dentro il braccio
e fa un po’ senso,
passo in rassegna ogni paura
nell’adunata generale,
una ha la barba malfatta,
l’altra una piega sulla giubba,
la baionetta senza sicura,
i pensieri altrove

a ognuna manca qualcosa,
sembrano amori trascorsi
saltando sulla corrente
da un tronco all’altro,
tra maree poco distanti:
dovrei cambiarmi le mutande,
impegnarmi di più

frequenza ottantasette battiti,
sono vivo, me ne vado

la poesia

sono tua moglie, le tue doglie,
il serpente piumato dell’età d’oro

mi accanisco sui tuoi resti
per restare sul mio piacere

salto improvvisa sul tavolo
a unghie spianate rovescio l’architettura

a volte spalanco le cosce
ma la visione è limitata, sono ovvia

non mi lasciare
non ho altri che te

eppure non c’è odio migliore
nel sentimento di ogni giorno

quando il portacenere è colmo
e turba il più accanito dei fumatori

non ho pubblico, ho privato
non smetto l’impossibile. mai

Café Trieste

ci vediamo domani
solita ora, solito posto
per contare feriti e morti
a scontare la verità dell’Essere
a dire non so

Café Trieste, tavolini pieni,
stipato di vedove,
gravidanze isteriche e madri
i cui figli non tornano più,
porta i libri

prenderemo il solito caffé:
tu orzo, io ginseng,
non siamo avanguardia
ma ferite e lesioni
per altri

il passato, buco nero,
ha qualcosa di sconosciuto
tutto il dimenticabile
torna a esserlo,
re e regine senza gloria

ci vediamo domani,
dopo aver tardato all’eccesso
la sveglia, niente
vale la pena di un risveglio
tutto vale una primavera

e una canzone nuova,
metti un disco e riprenditi
il mio cuore infranto

ancora mare

Avrò tempo di riflettere
sull’infinita concia del pensiero,
che la mia vita non vale l’altra

sibila ogni steccato,
il passato emozionato dimentica
ossida ogni argento

sul mio bagaglio di fragori vuoti
differenza con quel che sono,
avrò tempo di riflettere

ancora mare, il mare
indimenticato rigurgito di spine
mi dà il braccio.