Cenozoica

incubi da salotto,
concause sconosciute,
sei necessaria:
nessuno e niente
ti abbaglia

senso di mare affondi,
nella marea tiepida
improvvisa e gravida
dove pesci dorati
sfuggono a qualsiasi
mano, rete

naso e collo perduti
dal Colle Infinito
fino alle scie di lassù

fortissima emozione
inventa un sole inedito
sulla pelle
altrimenti smarrita

i capelli tirati a sorte
ondeggiano sul cuore
e monta, elementare
il bisogno di un bacio,
che non sparirà

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non so cosa sia una montagna

Un tempo, prima di qualsiasi cosa,
fu spiaggia baciata di mare, oggi
non so cosa sia questa montagna.

In genere è orizzonte, cime bianche,
so cos’è una cima. E so
cos’è una vertigine.

In cima ti vedi già per terra.
Quando il fondo chiama, inevitabile
rispondere, precipitare naturale.

Quel ci vediamo a cena pura statistica.
Non so cos’è una montagna,
ma lo so, cenerò solo.

barbari

Sbarcano barbari con passo di felpa,
li trovi ovunque a buon prezzo.
Il vecchio sa di dov’è.
Il giovane non sa dove va.

Parlammo a sproposito di lettere:
le monete caddero non si sa dove
tutte in successione, testa, croce.
Noi altrove, infreddoliti e scossi,
senza trovarle.

Il sogno americano scavallò lucido
aree di sepolcri imbiancati
dentro giardini ornati a maggio.
Poi fai l’amore, scalci,
appena sfiorata di brezza.

In principio fu Gregor Samsa
poi la metamorfosi, ricordi?

La bonaccia d’Agosto doppiò dicembre,
le sedie fuori stremate di brine.
La noia al governo ci sapeva fare.
Questi barbari non sono Brenno,
non aspettano, sanno procurarsi.

Mentre scriviamo nessuno legge,
già detto tutto:
emozione perfida in chi non può
rinunciare nemmeno a un quarto d’ora.

Ascolti amArgine: Summertime – Janis Joplin (1967)

Summertime è un’aria composta da George Gershwin per l’opera Porgy and Bess del 1935. Il testo è di DuBose Heyward e Ira Gershwin. Un brano epocale, indimenticabile, è una tipica ninna nanna, qui interpretata da Janis Joplin.

Tempo d’estate

Tempo d’estate, tempo, tempo
Piccolo, vivere è facile.
I pesci saltano fuori
E il cotone, Dio,
Il cotone è alto, Dio così alto.
Il tuo paparino è ricco
E tua madre è molto affascinante, piccolo.
Si porta bene ora
Silenzio, bambino, bimbo, bimbo, bimbo ora
No, no, no, no, no, no, no

Non piangere.
Una di queste mattine
Ti alzerai cantando
Aprirai le ali, bambino
E prenderai il cielo
Dio, il cielo.
Ma fino a quella mattina, dolcezza
Niente ti farà del male
No, no, no, no, no no, no…
Non piangere.

Testo originale

Summertime, time, time,
Child, the living’s easy
Fish are jumping out
And the cotton, Lord,
Cotton’s high, Lord so high

Your daddy’s rich
And your ma is so good-looking, baby
She’s a-looking good now,
Hush, baby, baby, baby, baby now,
No, no, no, no, no, no, no,
Don’t you cry, don’t you cry

One of these mornings
You’re gonna rise, rise up singing,
You’re gonna spread your wings, child,
And take, take to the sky,
Lord, the sky

But until that morning,
Honey, n-n-nothing’s going to harm ya,
No, no, no no, no no, no,
Don’t you cry, don’t you cry

Mezzogiorno

se sei paese davvero,
nell’ora di Honduras e Cile
non ti unirai
alla piatta apparenza del vino

chi fa Storia ama i propri figli,
da la vita per loro, si batte,
rimedia pranzo e cena

non è Paese chi ha la vita
immersa nel danaro.
Unisciti, esci! E’ Mezzogiorno.

Grida quando hai ragione,
non temere. Nessun nemico
è più forte di te.

selce e bastone

Un cane, Arma fedele,
squadra attento il perimetro
e abbaia, quando è certo
non vi siano intrusi.
Merita fiducia, guadagna il pasto.
Onesto. Chissà se prima di lui
è nato il suo appetito.

La primavera, bella donna
com’è, ai primi caldi
decide di mostrarsi, vergognosa
si ritrae subito dopo.
Nel silenzio domenicale è terra,
Greta Garbo perduta in un fosso,
assetata ringhia.

Domani mattina poca pioggia
rifiorirà il giardino. Invisibile,
molto lontano da qui, un bimbo
armato di selce e bastone
sembra giocare, prepara
la prossima guerra mondiale.

in basso a destra

qualcuno, sempre in basso a destra,
ha un’aria da fine impero, all’ultimo
sopravvive ammaccato: giù da terra
guarda e si nota parecchio tormento.
era così, anche durante l’occupazione,
innamorato delle maestrine, pronto
a fuggire al primo soffio d’aria cattiva,
diario nascosto, pantaloni cortissimi,
troppo per la sua età, e oggi
sembra dire, sono qui e non mi va
perché sono venuto male,
per tutta la vita mi rideranno dietro:
com’eri buffo! Sei tu in questa foto?

La virata in bianco e nero, insolente
scoloritura d’autore che, potendo,
nuoce ancor più, soprattutto in basso
a destra, dove i reietti irrigidiscono.
non parlano, non fanno domande,
specie quelle inutili, senza risposta
a destra dentro la busta della spesa,
a sinistra nel sacchetto dell’immondizia